Adelaide Antici e conte Monaldo


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Sana08.07.2018
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Adelaide Antici e conte Monaldo

  • Adelaide Antici e conte Monaldo

  • 11 fratelli (Carlo, Paolina,e gli altri…)

  • Ambiente familiare severo e povero d’affetti

  • 10 anni: senza necessità di maestro





I comunione e permesso di usare biblioteca paterna

  • I comunione e permesso di usare biblioteca paterna

  • 14 anni: sa il greco, il latino, l’ebraico, il francese, l’aramaico

  • Vastità di conoscenze (tragedie e saggi, Storia dell’astronomia)

  • Isolamento e derisione

  • Gertrude Cassi (Diario del primo amore)

  • 17-18 anni: dall’erudizione al bello (Orazio, Virgilio, Omero, Dante, Alfieri, Foscolo)

  • 1816: legge Madame de Stael

















1817: inizia corrispondenza con Pietro Giordani (“Qui tutto è morte”, “Sono come una canna secca”)

  • 1817: inizia corrispondenza con Pietro Giordani (“Qui tutto è morte”, “Sono come una canna secca”)

  • Inizia a scrivere lo Zibaldone

  • ( fino al 1832)

  • 1818: conosce Pietro Giordani

  • 1819: dal bello al vero (dalla poesia alla filosofia)

  • dal buio L’infinito

  • tentata fuga e intercettazione









1820: La sera del dì di festa

  • 1820: La sera del dì di festa

  • 1819-21: I piccoli Idilli

  • 1822: a Roma (circa un anno)

  • Le canzoni filosofiche: Ultimo canto di Saffo

  • ritorno nella gabbia dorata, al caro sepolcro

  • 1823- 24: Le operette morali (il silenzio poetico)

  • 1825-26 : Milano e Bologna (Stella e Cicerone)

  • Rifiuto collaborazione “Antologia”

  • dopo 15 mesi ritorno a Recanati

  • 1827-28: Bologna, Firenze (Ranieri e Manzoni)

  • 1828: A Silvia



Dalla solitudine e dall’abbandono le sue più grandi poesie (Recanati)

  • Dalla solitudine e dall’abbandono le sue più grandi poesie (Recanati)

  • Il passero solitario, Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il canto notturno di un pastore errante nell’Asia

  • 1830: invito amici di Toscana

  • Pubblicazione Canti

  • a Firenze vita di società

  • Fanny Targioni Tozzetti (Il ciclo di Aspasia)





Antonio Ranieri

  • Antonio Ranieri

  • 1833: a Napoli con Ranieri

  • 1835: edizione editore Saverio Starita

  • 1836: La ginestra



14 giugno 1837 Fuorigrotta

  • 14 giugno 1837 Fuorigrotta

  • 1900: tomba monumento a Torre del Greco

  • Cripta di San Vitale nazionale ( violato!!!)

  • 1939: collina di Posillipo

  • PARCO VIRGILIANO

  • AL CONTE GIACOMO LEOPARDI RECANATESE

  • FILOLOGO AMMIRATO FUORI D’ITALIA

  • SCRITTORE DI FILOSOFIA E DI POESIA ALTISSIMO

  • DA PARAGONARE SOLAMENTE COI GRECI

  • CHE FINI’ DI XXXIX ANNI LA VITA

  • PER CONTINUE MALATTIE MISERISSIMA

  • FECE ANTONIO RANIERI

  • PER SETTE ANNI FINO ALLA ESTREMA ORA CONGIUNTO

  • ALL’AMICO ADORATO.





Nel pensiero di Leopardi possono evidenziarsi alcuni nuclei tematici che costituiscono le strade maestre della sua riflessione. Ne segnaliamo tre, che prendono la forma di contrapposizioni dense di significato e ricorrono più volte cambiando fisionomia nel corso degli anni

  • Nel pensiero di Leopardi possono evidenziarsi alcuni nuclei tematici che costituiscono le strade maestre della sua riflessione. Ne segnaliamo tre, che prendono la forma di contrapposizioni dense di significato e ricorrono più volte cambiando fisionomia nel corso degli anni



L’esperienza soggettiva del dolore fisico, del disagio familiare e della insofferenza nei confronti dell’ambiente sociale di Recanati determinano in L. una visione pessimistica della condizione umana, che si articola in tre fasi fondamentali

  • L’esperienza soggettiva del dolore fisico, del disagio familiare e della insofferenza nei confronti dell’ambiente sociale di Recanati determinano in L. una visione pessimistica della condizione umana, che si articola in tre fasi fondamentali





pessimismo storico: causa del nostro soffrire è la Ragione. La Natura madre benevola e premurosa, nasconde all’uomo la sua vera condizione, generando in lui le illusioni. La Ragione scopre l’inganno, facendo apparire la realtà di sofferenza e di dolore della vita umana. Felice l’età della fanciullezza, età delle illusioni e dei sogni fatti in assenza della ragione. Questa condizione si perde con l’età adulta, e ne subentra un’altra di perenne sofferenza. Alla fanciullezza degli individui corrisponderebbe quella dei popoli. Le età antiche furono dominate dalla fantasia e dalle illusioni, non avendo conosciuto il razionalismo dei tempi moderni gli antichi erano felici; infelici gli uomini dell’età presente, ormai dominata dalla ragione.

  • pessimismo storico: causa del nostro soffrire è la Ragione. La Natura madre benevola e premurosa, nasconde all’uomo la sua vera condizione, generando in lui le illusioni. La Ragione scopre l’inganno, facendo apparire la realtà di sofferenza e di dolore della vita umana. Felice l’età della fanciullezza, età delle illusioni e dei sogni fatti in assenza della ragione. Questa condizione si perde con l’età adulta, e ne subentra un’altra di perenne sofferenza. Alla fanciullezza degli individui corrisponderebbe quella dei popoli. Le età antiche furono dominate dalla fantasia e dalle illusioni, non avendo conosciuto il razionalismo dei tempi moderni gli antichi erano felici; infelici gli uomini dell’età presente, ormai dominata dalla ragione.



Tornando sul problema, il poeta, si chiede da dove vengano le illusioni, e ribalta il suo giudizio sulla Natura, arrivando a pensare che essa stessa le farebbe nascere negli uomini per un suo gioco perverso e maligno. La Natura, non la ragione, sarebbe la vera causa dell’infelicità dell’uomo, poiché gli fa sperare, intravedere, sognare una felicità che non potrà mai raggiungere; essa dunque non sarebbe una madre benevola, bensì una matrigna. Gli uomini sono stati infelici in tutte le epoche storiche, e non solo nella presente. Questa infelicità non è solo dell’umanità, ma di tutti gli esseri viventi animali e vegetali, e non solo in questo mondo, ma in tutto l’universo. Il dolore sarebbe condizione universale e cosmica. Di qui la denominazione di questa fase del pensiero leopardiano come del pessimismo cosmico

  • Tornando sul problema, il poeta, si chiede da dove vengano le illusioni, e ribalta il suo giudizio sulla Natura, arrivando a pensare che essa stessa le farebbe nascere negli uomini per un suo gioco perverso e maligno. La Natura, non la ragione, sarebbe la vera causa dell’infelicità dell’uomo, poiché gli fa sperare, intravedere, sognare una felicità che non potrà mai raggiungere; essa dunque non sarebbe una madre benevola, bensì una matrigna. Gli uomini sono stati infelici in tutte le epoche storiche, e non solo nella presente. Questa infelicità non è solo dell’umanità, ma di tutti gli esseri viventi animali e vegetali, e non solo in questo mondo, ma in tutto l’universo. Il dolore sarebbe condizione universale e cosmica. Di qui la denominazione di questa fase del pensiero leopardiano come del pessimismo cosmico



L’ultimo periodo, o del pessimismo eroico, è caratterizzato da un atteggiamento nuovo del poeta che, cessando di lamentare la scoperta infelicità sua come di tutti gli esseri viventi, non si piega più su se stesso a piangere il suo dolore, né impreca contro la malvagità della natura, ma è animato da un desiderio di vita e di lotta, pur nella coscienza della inevitabile sconfitta; afferma la volontà di lottare contro la Natura, dando vita ad una forma di titanismo; invita tutti gli uomini alla solidarietà e a coalizzarsi per combattere quella che sola considerava la comune nemica, cioè la Natura. Questo il suo estremo messaggio lanciato con “La Ginestra”.

  • L’ultimo periodo, o del pessimismo eroico, è caratterizzato da un atteggiamento nuovo del poeta che, cessando di lamentare la scoperta infelicità sua come di tutti gli esseri viventi, non si piega più su se stesso a piangere il suo dolore, né impreca contro la malvagità della natura, ma è animato da un desiderio di vita e di lotta, pur nella coscienza della inevitabile sconfitta; afferma la volontà di lottare contro la Natura, dando vita ad una forma di titanismo; invita tutti gli uomini alla solidarietà e a coalizzarsi per combattere quella che sola considerava la comune nemica, cioè la Natura. Questo il suo estremo messaggio lanciato con “La Ginestra”.



LA TEORIA DEL PIACERE

  •  Profondamente radicato nell’uomo è il desiderio di felicità. Ogni uomo tende per legge di natura verso ciò che gli sembra bene, e poiché poi gli sembra bene tutto ciò che gli procura piacere, egli cerca naturalmente il soddisfacimento dei suoi desideri. Ma questa soddisfazione non può essere che momentanea, di breve durata. Subito dopo aver soddisfatto un desiderio l’uomo desidera di nuovo qualcosa, tornando nella precedente situazione di sofferenza, determinata dalla mancanza di ciò che si desidera. Il piacere pertanto sarebbe costituito da una breve parentesi tra momenti successivi, ma non contigui, di sofferenza. Da una momentanea interruzione del dolore, tale da non poter durare nel tempo. Ma anche quando non esistano ragioni esterne a determinare la sofferenza dell’individuo, questi si troverebbe in una situazione di infelicità, l’animo umano infatti sarebbe costantemente dominato dalla noia. L’uomo riuscirebbe a trovarsi in una situazione di piacere solo nel momento in cui si liberasse da questa sua condizione. Ma non c’è via di scampo, essendo ciò possibile solo con la morte, eterna quiete, cessazione di tutto, oppure, non volendo morire, in ciò che alla morte maggiormente somiglia, cioè o il sonno naturale, o lo stato di incoscienza procurato dall’oppio. Soluzioni però che Leopardi rifiuta sia concretamente che ideologicamente.



1816/20: dopo la conversione dall’erudito al bello, considera la ragione come una limitazione della Natura, benigna dispensatrice di illusioni. Distingue due fasi nella storia umana:

  • 1816/20: dopo la conversione dall’erudito al bello, considera la ragione come una limitazione della Natura, benigna dispensatrice di illusioni. Distingue due fasi nella storia umana:

  • primitiva e felice (coincidente con l’infanzia del singolo individuo);

  • moderna e infelice (che rimanda alla maturità)





Dal 1816, quando partecipa al dibattito fra classicisti e romantici, L. va elaborando una sua concezione della poesia. In parallelo con le evoluzioni del suo pensiero, anch’essa assume aspetti diversi nel corso del tempo

  • Dal 1816, quando partecipa al dibattito fra classicisti e romantici, L. va elaborando una sua concezione della poesia. In parallelo con le evoluzioni del suo pensiero, anch’essa assume aspetti diversi nel corso del tempo




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