Analisi del territorio


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COMUNE DI SAN SEVERINO LUCANO

Provincia di Potenza

ANALISI DEL TERRITORIO

Il Progettista



dott. geol. Marco Cavallaro

ELAB.


A.1.1

Data Settembre 2017 - Rev. 0 



RELAZIONE DI ANALISI TERRITORIALE

Timbro dell'Ente



 

    


 

PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE 

Comune di San Severino Lucano (PZ) 



Elaborato A.1.1 – Relazione di analisi territoriale 

Aggiornamento Settembre 2017 

 

 

 



dr. geol. Marco Cavallaro 

Cell. 3490862005 – Mail mcgeostudio@gmail.com 

 

1

INDICE 



 

1.

 

INTRODUZIONE



 ......................................................................................................... 2

 

1.1.



 

R

IFERIMENTI NORMATIVI



 ............................................................................................... 3

 

1.2.



 

S

ERVIZIO NAZIONALE DI 



P

ROTEZIONE 

C

IVILE


 .................................................................. 6

 

1.3.



 

S

TRUTTURA DEL PIANO



 ................................................................................................. 9

 

1.4.



 

S

VILUPPO DEL PROGETTO SU PIATTAFORMA 



GIS .......................................................... 12

 

2.

 

ANALISI TERRITORIALE

 ........................................................................................ 14

 

2.1.



 

I

NQUADRAMENTO TERRITORIALE



 .............................................................................. 14

 

2.1.1 Popolazione



 ...................................................................................................................................... 18

 

2.1.2 Il sistema della viabilità



 ..................................................................................................................... 20

 

2.1.3 Reti di servizio



 .................................................................................................................................. 20

 

2.2



 

I

NDIVIDUAZIONE EDIFICI STRATEGICI E DI INTERESSE PUBBLICO



 .................................. 23

 

2.3



 

S

TRUMENTI DI PIANIFICAZIONE



................................................................................. 30

 

2.4



 

I

NQUADRAMENTO GEOLOGICO ED AMBIENTALE



 .......................................................... 31

 

2.4.1 Morfologia e altimetria



 ...................................................................................................................... 31

 

2.4.2 Geologia e geomorfologia



 ..................................................................................................................  33

 

2.4.3 Idrografia e idrogeologia



 ....................................................................................................................  36

 

2.4.4 Il clima



 ............................................................................................................................................. 39

 

 



 

 

Elenco Elaborati: 

 

A.1.1 Relazione di analisi territoriale 



 

A.1.2÷A.1.9 Cartografia di analisi 

 

A.2.1 Relazione sugli scenari 



 

A.2.2÷A.2.16 Cartografia degli scenari 

 

B.1.1 Relazione descrittiva del modello di intervento 



 

B.1.2 Schede del metodo Augustus 

 

B.1.3 Schede del piano stralcio per gli incendi di interfaccia 



 

B.1.4 Schede dell’analisi per la condizione limite per l’emergenza (CLE) 

 

B.2.1 Cartografia delle aree di attesa per la popolazione e delle vie di fuga 



 

B.2.2 Cartografia delle aree per l’ammassamento dei soccorritori e delle risorse, delle aree di 

ricovero della popolazione e degli edifici strategici 

 

 

 



 

 


 

    


 

PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE 

Comune di San Severino Lucano (PZ) 



Elaborato A.1.1 – Relazione di analisi territoriale 

Aggiornamento Settembre 2017 

 

 

 



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1.

 

INTRODUZIONE 

                ________________________________________________________________________ 

 

La recente modifica della legge 225/92 operata dal legislatore attraverso la legge 100/2012, del 



servizio nazionale di protezione civile, ha introdotto precisi adempimenti per le amministrazioni 

comunali. In particolare all’art. 15 (competenze del Comune ed attribuzioni del Sindaco), la legge 

introduce il termine di novanta giorni dalla sua entrata in vigore (entro il 12 ottobre 2012) per 

l’approvazione con delibera consiliare del piano comunale di protezione civile, da redigere secondo 

criteri e modalità di cui alle indicazioni operative emanate dal Dipartimento della protezione civile e 

dalle giunte regionali. L’art. 3-ter prevede che il piano venga periodicamente verificato, aggiornato 

e tramesso agli organi sovraordinati di competenza. Inoltre, il piano di protezione civile assume un 

ruolo cardine nella pianificazione territoriale; si ribalta infatti la precedente impostazione che 

prevedeva l’armonizzazione dei Piani di Emergenza di Protezione Civile ai Piani Territoriali. Difatti 

la legge 100/12, all’art. 3 (attività e compiti di protezione civile) prescrive che “i piani e i 

programmi di gestione, tutela e risanamento del territorio devono essere coordinati con i piani di 

emergenza di protezione civile, con particolare riferimento a quelli previsti all’articolo 15, comma 

3-bis, e a quelli deliberati dalle regioni mediante il piano regionale di protezione civile”. 

La redazione del Piano Comunale di Protezione Civile  (in seguito denominato PCPC) è stata 

realizzata con il riferimento normativo regionale relativo alla Delibera n.24 del 19/01/2016 della 

Giunta della Regione Basilicata che introduce le linee guida per la pianificazione comunale di 

protezione civile. 

L’ultima redazione del PCPC  del Comune di San Severino Lucano è datata 2008.  Tale piano, 

inoltre, è stato valutato incompleto e con esplicita richiesta di integrazioni dal Dipartimento di 

Protezione Civile della Regione Basilicata. 

Si è, pertanto, realizzato il presente aggiornamento anche alla luce dell’introduzione del recente 

quadro normativo di cui sopra, fornendo la migliore risposta possibile ai dettami delle linee guida 

sia nazionali che regionali. 

In tal senso il PCPC è da intendersi come uno strumento che deve definire le attività coordinate e le 

procedure da adottare per fronteggiare un evento calamitoso atteso e/o in atto nel territorio 

comunale. Ciò al fine di garantire una risposta efficiente ed efficace mediante l’impiego delle 

risorse disponibili e necessarie ad organizzare i primi interventi, per prevenire, soccorrere e 

superare un’emergenza e favorire il ritorno alle normali condizioni di vita. 



 

    


 

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A supporto della redazione del presente piano sono state consultate le seguenti risorse web: 



 

www.protezionecivile.gov.it/ 



 

www.ingv.it 



 

www.istat.it/ 



 

http://sici.irpi.cnr.it/ 



 

www.protezionecivilebasilicata.it 



 

http://centrofunzionalebasilicata.it/it/ 



 

http://microzonazione.regione.basilicata.it  



 

www.adb.basilicata.it 



 

http://193.206.192.136/cartanetiffi/ 



 

http://rsdi.regione.basilicata.it/web 



 

https://cinid.it/ 



 

www.comune.sanseverinolucano.pz.it 



 

1.1. Riferimenti normativi  

Normativa di riferimento nazionale: 

 

Legge 8 dicembre 1970, n° 996 – Norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite 



da calamità – Protezione Civile. 

 



D.P.R. 6 febbraio 1981, n° 66 – Regolamento di esecuzione della Legge 996/70, recante 

norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità. 

 

Legge 11 agosto 1991, n° 266 – Legge Quadro sul Volontariato. 



 

D.P.R. 194/2001. 



 

Legge 24 febbraio1992, n° 225 – Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile. 



 

D. lgs. 31 marzo 1998, n° 112 – Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello 



Stato alle Regioni ed agli Enti Locali, in attuazione della L. 15 marzo 1997, n°59. 

 



Titolo III – Territorio, Ambiente e Infrastrutture. 

 



Capo I – Art. 51; Capo VIII – Protezione Civile – Art. 108; Capo IX – Disposizioni finali – 

Art. 111. Servizio meteorologico nazionale distribuito; 

 

Titolo IV– Servizi alla Persona e alla Comunità. 



 

Capo I – Tutela della salute – Art. 117 - Interventi d'urgenza. 



 

Legge 21 novembre 2000, n. 353 – Legge quadro in materia d’incendi boschivi. 



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 Decreto Legge n° 343 del 7 settembre 2001 - convertito con la Legge 9 novembre 2001, n°



401, “Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte

alle attività di protezione civile e per migliorare le strutture logistiche nel settore della difesa

civile”.

 DPCM 20 dicembre 2001 – Linee guida ai piani regionali per la lotta agli incendi boschivi.

 D.P.C.M. 27 febbraio 2004: Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del

sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico

ai fini di protezione civile.

 Decreto Legge n° 90 del 31 maggio 2005, convertito in Legge 152 del 26 luglio 2005.

 Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. !52, e successive modificazioni, recante "Norme in

materia ambientale".

 l'O.P.C.M. n. 3624 del 22 ottobre 2007 "Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a

fronteggiare lo stato di emergenza in atto nei territori delle regioni: Abruzzo, Basilicata,

Emilia-Romagna, Marche, Molise, Sardegna ed Umbria, in relazione ad eventi calamitosi

dovuti alla diffusione di incendi e fenomeni di combustione", che fornisce, ai sensi dei commi

8 e 10, dell'articolo l, le indicazioni per indirizzare le regioni nell'attività ivi prevista mediante

un "Manuale Operativo" contenente gli elementi per l'elaborazione speditiva degli scenari di

rischio e dei corrispondenti modelli di intervento - per la predisposizione dei piani comunali

di emergenza di cui al comma 9 - in relazione sia al rischio di incendi di interfaccia che al

rischio idrogeologico.

 Atto del Presidente del Consiglio dei Ministri, recante ”Indirizzi operativi per fronteggiare il

rischio incendi boschivi” per la stagione estiva 2007 (Prot. Nr. 1947/2007/PCM).

 OPCM 3606/2007 – Incendi d’interfaccia.

 Il Decreto Legislativo 23 febbraio 2010, n. 49, recante "Attuazione della direttiva 2007/60/CE

relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni", che ha provveduto al

recepimento della direttiva europea nell'ordinamento italiano, ed in particolare: l'art. 7 del

D.L.vo n. 49/2010, sopracitato, che individua le indicazioni operative che devono essere

contenute nel piano di gestione dei rischi alluvione quali:

1) previsione, sorveglianza e allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri

funzionali; 

2) presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti

interregionali, regionali e provinciali



 

    


 

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3) regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione; 



4) supporto all’attivazione dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di 

protezione civile ai sensi dell'art.67, comma 5, del D.L.vo n. 152 del2006; 

5) sintesi dei contenuti dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di protezione 

civile ai sensi dell'art.67, comma 5, del D.L.vo n. 152 del2006; 

 

Decreto Legge n. 59 del 15 maggio 2012 convertito dalla legge n. 100 del 12 luglio 2012- 



Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile.  

 



Decreto-legge n. 93/2013, convertito con modifiche dalla legge n.119/2013 con disposizioni 

in tema di protezione civile. 

 

la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 febbraio 2015, recante indirizzi 



operativi inerenti la predisposizione della parte dei piani di gestione relativa al sistema di 

allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile di 

cui al D.L.vo 49/2010, di recepimento della direttiva 2007/60/CE; 

 



Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della protezione civile, 10 Febbraio 2016. 

Indicazioni per l’omogeneizzazione dei messaggi del Sistema di allertamento nazionale: 

livelli di criticità e di allerta e relativi scenari d’evento. 

 

Normativa di riferimento regionale: 



 

L.R. n° 25 del 17 agosto 1998 Disciplina delle attività e degli interventi regionali in materia di 



protezione civile- Abrogazione L.R. 19.12.1994, n. 46. 

 



D.G.R. n° 1157 del 26/09/2014 "D.P.C.M. 27 febbraio 2004: approvazione Procedure di 

Allertamento del Sistema Regionale di Protezione Civile per Rischio Meteorologico, 

Idrogeologico ed Idraulico ed avvio Centro Funzionale decentrato di Basilicata. 

 



D.G.R n° 819 del 23/06/2015 L.R. 25/98 - Approvazione procedure della Sala Operativa 

Regionale. 

 

D.C.R. n. 295 del 05/08/2015 "Piano Antincendio Regionale (P.A.R.) 2015-2017 e schema di 



accordo quadro con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco - Approvazione.". 

 



D.G.R n° 24 del 19/01/2016 - Approvazione Linee guida per la pianificazione comunale di 

protezione civile. 

 


 

    


 

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1.2. Servizio nazionale di Protezione Civile 

La “protezione civile” è l’insieme delle attività messe in campo per tutelare l’integrità della vita, i 

beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni che derivano dalle calamità: 

previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento 

dell’emergenza e mitigazione del rischi.  

La protezione civile non è un compito assegnato a una singola amministrazione, ma è una funzione 

attribuita a un sistema complesso: il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Istituito con la 

legge n. 225 del 1992, il Servizio Nazionale ha come sue componenti le amministrazioni 

centrali dello Stato, le Regioni e le Province Autonome, le Province, i Comuni e le Comunità 

montane.  

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo Forestale 

dello Stato, la Comunità scientifica, la Croce Rossa Italiana, le strutture del Servizio Sanitario 

Nazionale, le organizzazioni di volontariato, il Corpo Nazionale di soccorso alpino e speleologico 

costituiscono le strutture operative. 

Il Servizio Nazionale opera a livello centrale, regionale e locale, nel rispetto del principio di 

sussidiarietà. Il contesto territoriale del nostro Paese, soggetto ad una grande varietà di rischi, rende 

infatti necessario un sistema di protezione civile che assicuri in ogni area la presenza di risorse 

umane, mezzi e capacità operative in grado di intervenire rapidamente in caso di emergenza, ma 

anche di operare per prevenire e, per quanto possibile, prevedere eventuali disastri. 

Al fine di inquadrare la suddetta attività nel contesto normativo nazionale definito dalla legge 

225/92 e successive modifiche e integrazioni (legge 100/2012)



1

, un utile riferimento è rappresentato 

dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008 “Indirizzi Operativi per 

la Gestione dell’Emergenza”, che ha stabilito il modello organizzativo per la gestione 

dell’emergenza a cui si devono conformare le amministrazioni. In funzione dell’intensità e 

                                                 

1

 

La legge n. 225 del 1992 e successive modifiche e integrazioni, che ha istituito il Servizio Nazionale di Protezione 



Civile, ha codificato le sue quattro attività fondamentali: previsione, prevenzione, soccorso e superamento 

dell’emergenza. A tale attività partecipano diverse amministrazioni, pubbliche e private, sulla base di una precisa 

classificazione degli eventi, di tipo "a", "b" e "c". In caso di eventi di tipo “a”, il Sindaco ha il compito di provvedere ad 

assicurare i primi soccorsi alla popolazione, coordinando le strutture operative locali, tra cui i gruppi comunali di 

volontariato di protezione civile. Se il Comune non riesce a fronteggiare l’emergenza (evento di tipo "b"), su sua 

richiesta intervengono la Provincia, gli Uffici territoriali di governo, cioè le Prefetture, e la Regione, che attiva risorse di  

cui dispongono. In caso di eventi di tipo "c", su richiesta del Governo regionale, subentra il livello nazionale, con la 

dichiarazione dello stato di emergenza. Questi eventi devono essere fronteggiati con poteri straordinari da impiegare 

durante limitati e predefiniti periodi di tempo (così come previsto dalla D.L. n. 59/2012 convertito con modificazioni 

dalla L.100/2012). 

 

 


 

    


 

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dell’estensione dell’evento, nonché della capacità di risposta del sistema locale, per garantire il 



coordinamento delle attività di gestione dell’emergenza, si attiveranno sul territorio, ai diversi livelli 

di responsabilità, i centri operativi e di coordinamento presso i quali sono rappresentate le 

componenti e le strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile. 

A livello comunale, la prima risposta all’emergenza, qualunque sia la natura dell’evento che la 

genera e l’estensione dei suoi effetti, deve essere garantita dalla struttura locale, preferibilmente 

attraverso l’attivazione di un Centro Comunale (generalmente denominato Centro Operativo 

Comunale - C.O.C.), dove siano rappresentate le diverse componenti che operano nel contesto 

locale. L’individuazione della sede ove localizzare i C.O.C. è in carico al Sindaco (o suo delegato) 

che ha il compito di individuarla in fase di pianificazione comunale. Le Amministrazioni comunali 

sono tenute ad approvare, con delibera consiliare, i piani comunali di emergenza secondo i criteri e 

le modalità di cui alle indicazioni operative adottate dal Dipartimento della protezione civile e dalle 

giunte regionali. 

Il Sindaco assume la direzione dei servizi di emergenza che insistono sul territorio del Comune, 

nonché il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita e provvede 

ai primi interventi necessari a fronteggiare l’emergenza, dando attuazione a quanto previsto dalla 

pianificazione di emergenza. In particolare, anche utilizzando il potere di ordinanza, il Sindaco, 

attraverso il personale della sua struttura comunale, chiede l’ausilio delle componenti e strutture di 

protezione civile presenti ed operanti sul territorio (vigili del fuoco, forze di polizia, strutture 

sanitarie, enti gestori della rete idrica, elettrica, del gas, dei rifiuti e della telefonia, volontariato 

locale, etc.) 




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