Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro Squillace via Arcivescovado, 13


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Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro - Squillace 

   via Arcivescovado, 13 

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   tel. 0961.721333 - fax 0961.701044  

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Festa di San Vitaliano

 

Discorso del Vescovo dopo la Processione

 

Catanzaro, P.zza Duomo 16 luglio 2011



 

 

Carissimi confratelli nel sacerdozio, signor Sindaco, signor Prefetto, gentile 



Presidente della Provincia, Autorità civili e militari, carissimi fratelli e sorelle,  

                                                        la  vostra calorosa e numerosa partecipazione ad 

una delle celebrazioni più importanti di  una Chiesa particolare, qual è la memoria del 

proprio Patrono, è per me motivo di intima partecipazione, dal momento che per la 

prima volta, ho presieduto  questo rito, non senza emozione. 

A voi tutti rivolgo, pertanto, un sentito ringraziamento per  aver partecipato ad un 

appuntamento che conferma una consolidata tradizione: prendere parte insieme, col 

giusto afflato ed il doveroso spirito di raccoglimento e preghiera, alla solenne 

celebrazione del Patrono, per rafforzare anche visibilmente il rapporto tra la nostra 

Chiesa e l’intera comunità civile, in forza delle antichissime radici dalle quali sono 

fiorite le innumerevoli iniziative ed il costante impegno comune per una società 

sempre più giusta e perciò capace di esprimere la benevolenza e l’accoglienza per le 

quali  la nostra terra e la nostra gente sono giustamente conosciute e stimate. 

In particolare, nella festa di san Vitaliano la comunità catanzarese si ritrova  insieme  

per  ascoltare   quanto il Signore stesso desidera dire alla nostra città affinché continui 

il suo cammino di crescita in un frangente storicamente e socialmente delicato  ma 

anche  nella testimonianza di una fede che sa riconoscere il primato di Dio.  

 

Anche san Vitaliano visse in  un’epoca per nulla facile, aggravata  dalla 



difficoltà di consumare  la  sua vita  per Cristo. Sappiamo che Egli ha sofferto molto, 

anche dentro la Chiesa, per la sua fedeltà al Vangelo, ma come Paolo “ha sempre 



avuto il coraggio di annunciare il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte” (1Ts 2,2). E 

oggi che  i cristiani sono portati  spesso a dividersi sulle scelte di merito, pur 

necessarie per il cammino sociale, piuttosto che riconoscersi prima nei suoi valori 

fondanti e il richiamo al vangelo risulta spesso strumentale,  la figura di san Vitaliano 

si pone  come saldo punto di riferimento. 

Ne è conferma la lunga processione di pellegrini che attesta la persistenza della 

religiosità  popolare nei suoi riguardi, una peregrinatio ad Deum che vede nel  nostro  

Patrono, molto amato e invocato, una sorta di icona vivente della santità. Egli  è tale, 



 

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in primis, perché ispiratore del vivere in maniera evangelica: col suo esempio, offre la 

possibilità di misurare eventi e sentimenti in rapporto all’esempio di Gesù e di farne 

costante modello nel vivere quotidiani. Ma la figura di san Vitaliano è anche fonte di 

una preghiera del cuore, colma di un’affettività che manifesta un coinvolgimento 

profondo di tutto ciò che compone la persona umana. 

Quella del nostro santo patrono è, infine, anche preghiera di comunione. Egli è 

limpido monito a pregare per fare comunità  perché nel pregare si costruisce la 

partecipazione. È l’alleanza nuova e definitiva che, fondata nel sangue di Gesù, va 

ben oltre le inevitabili divisioni di scelte di campo, richiamando con forza all’onestà 

di pensiero ed alla responsabilità dell’agire. 

Già questi pochi cenni ci presentano un uomo semplice ed affettuoso, alfiere d’una 

santità da considerare avventura possibile non solo a pochi, ma destino di tutti, 

mediante la rinuncia a piccole mete ed a progetti mediocri. Uomini e donne 

messaggeri di speranza: è questa la missione terrena di ciascuno. Chi s’impegna a 

fare il bene, ma non a fare bene il bene, diviene, secondo la definizione coniata da 

Giovanni XXIII, «profeta di sventura». Per contro, san Vitaliano ci ricorda che se si 

spera contro ogni speranza si generano vita nuova e rinnovamento delle coscienze e 

delle strutture sociali. 

 

Orizzonti e traguardi audaci e forse di difficile conquista, ma nient’affatto 



impossibili per quanti, credenti o no, intendono dare un senso alla propria esistenza, 

attraverso uno stile di vita improntato all’amore, all’impegno civile, alla 

testimonianza. Infatti, «dentro il cuore di ognuno c’è una gemma di santità pronta a 

sbocciare. Bisogna però spezzare l’involucro che la imprigiona per trasformarla da 

gemma di ghiaccio in gemma d’amore». Ciò che lo scrittore giapponese Shusaki 

Endo afferma riecheggiando lo spirito delle Confessioni agostiniane è indice d’un 

dato indiscutibile: in ogni uomo, in quanto creato da Dio, c’è un orientamento alla 

santità. E quando, come rilevava Giovanni Paolo II, «l’uomo si consegna al solo 

potere dell’uomo, mutilando da sé le sue aspirazioni religiose, esso diventa un 

numero o un oggetto», alimentando quel che papa Benedetto XVI ha definito «una 

nuova forma di inquinamento che rende i nostri volti meno sorridenti e ci porta a non 

salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia». 

Anche nel presente della nostra città, dunque, san Vitaliano ci sprona a  manifestare 

l’amore misericordioso di Dio. Catanzaro, come il resto del Paese, sta vivendo un 

tempo di grandi sfide sul piano culturale, sociale, economico, etico e religioso. 

Guardare in faccia i problemi, tuttavia, è stimolo non a cedere allo sconforto, bensì a 

crescere nella responsabilità. È chiaro per tutti che il volto di Catanzaro sta 


 

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cambiando anche per la presenza di gran numero di fratelli  provenienti da altri Paesi, 



con altre culture e convinzioni religiose. È evidente, persino umanamente 

comprensibile, che questa diversità possa suscitare sentimenti di incertezza, di 

smarrimento e addirittura di sconcerto e paura. L’occhio misericordioso di Dio, però, 

ci aiuta a non fermarci alla superficie della questione. Così come capitò nel difficile 

momento del primo incontro tra le comunità cristiane provenienti dal giudaismo e 

quelle di origine pagana, anche noi dobbiamo procedere ad una seria meditazione alla 

luce della Parola di Dio. Un discernimento che ci aiuti  a comprendere che il futuro 

della nostra comunità va costruito insieme “per e non contro,  perché questo esige la  

logica evangelica del bene comune, che pone nelle mani di ciascuno  la responsabilità 

verso tutti, rammentando che tutti siamo ad un tempo depositari di diritti, ma anche di 

doveri . 

Nella medesima logica  evangelica  di rispetto e di tolleranza, va coltivato anche  il 

dialogo a tutti i livelli, perché la conoscenza reciproca giovi all’abbattimento della 

paura. Ma, nello stesso tempo e con pari sforzo, tutti, anche i migranti, devono vivere 

da cittadini  nel rispetto totale dei singoli e della collettività. E ciò vale soprattutto per 

coloro i quali,  sembrano - o sono ritenuti - lontani dalla possibilità di inserimento. 

Mi riferisco, ad esempio, ai fratelli e sorelle, specie ai bambini, delle etnie Rom: v’è 

coscienza della tipicità culturale che li contraddistingue e dei molteplici elementi che 

rendono oggettivamente difficili forme avanzate di incontro. Eppure, da anni 

Catanzaro sta pazientemente sperimentando percorsi di integrazione sostenibili. Un 

lavoro discreto , lontano dalla ribalta delle cronache, che però ci assicura che c’è la 

possibilità di fare qualcosa di significativo. Tuttavia, questo obiettivo va coniugato 

con l’accompagnamento; il presidio del territorio va sostenuto con concrete azioni di 

coinvolgimento sociale; la legalità va ricercata con una decisa volontà educativa. Si 

deve cominciare con quanti sono disponibili a fare questo attraverso il vasto e 

fiorente campo del volontariato. 

Certo, non siamo di fronte ad un obiettivo facile da perseguire, e neppure immediato: 

si tratta di impegnarsi per instaurare un processo che investa la nostra società e porti 

alla formazione di un rinnovato modello di cittadinanza. Per questa via, la festa del 

Patrono diventa occasione per invitare a prendere anche coscienza del crescere, di 

giorno in giorno,  nella percezione della vulnerabilità e della fragilità soprattutto in 

relazione alla diminuita disponibilità di risorse economiche e delle sempre più 

frequenti difficoltà relazionali nelle famiglie: non ci sono soltanto i casi di povertà 

estrema che non devono mai essere dimenticati, ma anche quelli riferibili a molte 

famiglie, fino a ieri garantite economicamente, cadute quasi di colpo in quella 

povertà di soglia che, oltre ad avvilire queste persone, crea non poche difficoltà alla 



 

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società. Ancora: è troppo scarsa, per i giovani, la certezza di avere un lavoro sicuro 



che dia loro la possibilità di poter progettare un futuro di famiglia e di vita. Ci sono 

poi giovani coppie  la cui situazione economica appesantita da mutui o  altre rate, 

anziani rimasti soli a fare spesso i conti con una salute malferma e con risorse 

economiche sempre più ridotte.  

Ad essi , a voi, dico: la Chiesa particolare che è in Catanzaro-Squillace  con le 

comunità parrocchiali sente di avere ancora una parola  di solidarietà e di speranza  

da dire a quanti vivono in queste situazioni. Ma, insieme a noi, l’intera città deve 

ritrovare più coraggio per ripartire dai più poveri. Perché il Vangelo ci insegna che il 

povero è il primo dopo l’Unico che è Cristo. Si deve osare di più per  dare risposte 

concrete ed adeguate ai bisogni antichi e nuovi delle persone. Dobbiamo conservare 

la sensibilità di saper ascoltare e vedere il  Volto del Signore impresso in quello dei 

più piccoli e poveri. 

Come vostro compagno di viaggio attraverso i complicati  percorsi  della 

contemporaneità, sento il dovere di sostenere e spronare tutti ad intensificare e 

coordinare gli sforzi che a più livelli si mettono in campo per farsi carico di queste 

nuove povertà, e tutti esorto a prestare attenzione affinché le maggiori difficoltà non 

dividano, non portino a spinte corporativistiche e ad un riflusso nell’individualismo.  

E come per Giovanni l’austerità della vita nel deserto fu occasione di maturazione e 

di unione con Dio, così la situazione attuale diventi, per ciascuno di noi, un richiamo 

a riscoprire il valore d’una vita meno orientata su cose materiali non strettamente 

necessarie e più attenta ai bisogni dei più poveri.  

 

La città delle aquile e dei due mari è dunque chiamata al coraggio di andare 



oltre, a proporsi come  laboratorio, ad approfondire il ruolo di esperta in umanità che 

la grande storia dei suoi santi e martiri le ha consegnato, facendone una città dove 

non mancano le risorse di cuore, di intelligenza e di capacità utili per accogliere 

l’appello che i segni dei tempi propongono anche attraverso eventi complessi e, 

talvolta, di forte impatto. La Catanzaro del futuro dovrà  vivere con più convinzione 

ed impegno, scelte di sobrietà orientate al rispetto all’attuazione dei principi 

evangelici. Si tratta di fare qualche rinuncia che ci  consenta  di realizzare una 

solidarietà più incisiva , la quale darà un valore aggiunto al nostro esistere perché il 

Signore ci ricorda che “c'è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35). Quella 

stessa gioia che san Vitaliano provò donando tutto se stesso al popolo che l’aveva 

entusiasticamente voluto e poi rinchiuso in un sacco e gettato nel fiume Garigliano, 

prima di far ricorso a lui, sopravvissuto miracolosamente, nei giorni della carestia, 

della siccità e della peste. 


 

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Dio onnipotente, che chiami la nostra Chiesa che è in Catanzaro ad essere popolo 



radunato dall’unità del Padre, del Figlio, dello Spirito, donaci, per l’intercessione del 

nostro Patrono san Vitaliano, di essere segni credibili di comunione, di speranza, di 

amore. 

Amen. 


 

 

  



 

 Vincenzo Bertolone 



 



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