Dante Dante Alighieri 1265-1321 Perché Dante è così importante


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Sana14.08.2018
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Dante


Perché Dante è così importante

    • È il primo che costruisce un complesso di opere in volgare che riassumono la mentalità medioevale
    • È il primo a teorizzare l’uso del volgare in letteratura(DE VULGARI ELOQUENTIA)
    • È il primo intellettuale consapevole del proprio ruolo e funzione (intellettuale “comunale”)
    • È un intellettuale militante (poetapolitica)


La situazione a Firenze e in Italia ai tempi di Dante

  • In Italia perdurano per tutto il XII secolo e parte del XIII i conflitti tra papato e impero.

  • Al tempo di Federico II (fino al 1250) l’impero è in fase di affermazione. Con la sua morte l’impero si indebolisce

  • A Firenze si crea un governo “comunale” guidato da un Capitano del popolo e affiancato da un consiglio di rappresentanti delle ARTI.

  • In un primo tempo i ghibellini, guidati da Farinata degli Uberti, nella battaglia di Montaperti -1260 vincono.

  • Ma dopo il 1266 gli eredi di Federico II sono sconfitti da Carlo d’Angiò, re di Francia chiamato in Italia dal papa.

  • Dovunque i guelfi riprendono vigore. Nel 1289 a Campaldino i guelfi fiorentini sconfiggono aretini e senesi (ghibellini)



Guelfi Bianchi e Neri

  • Dal 1251 Firenze è comune, fino all’ascesa dei Medici nel 1434

  • Governano dapprima l’aristocrazia poi i grandi borghesi esponenti delle professioni.

  • Si scontrano due fazioni del partito guelfo



Dante Alighieri



Le origini e la giovinezza (1265-1290)

  • Nasce tra il 21 maggio e il 20 giugno del 1265 a Firenze ( segno dei GEMELLI)

    • Il padre si dedica alla vendita di terreni e a traffici valutari
  • Segue un normale corso di studi

  • 1274: primo incontro con Beatrice (identificata con Bice di Folco Portinari poi sposata a Simone dei Bardi, n.1266- m .1290)

  • 1277: contratto di matrimonio con Gemma di Manetto Donati, sposata nel 1285, da cui avrà Jacopo, Pietro, Antonia (forse Giovanni)

  • Ha rapporti con Gianni Alfani, Lapo Gianni e corrispondenza poetica, amicizia, sodalizio culturale con Guido Cavalcanti

  • 1287: soggiorno a Bologna e conoscenza della poesia guinizzelliana



Il “traviamento” e la “conversione” 1290-1295

  • Traviamento successivo alla morte di Beatrice:

    • morale (vita non irreprensibile)
    • culturale (abbandono dell’ideale amoroso rappresentato da B. e conversione alla filosofia)
  • Approfondisce gli studi filosofici grazie all’amicizia con il “maestro” Brunetto Latini, esperto di ars dictaminis e lett. francese

  • Reinterpreta la sua esperienza poetica giovanile nella Vita Nuova

  • Frequenta le scuole dei religiosi:

  • Domenicani di S.Maria Novella (sostenitori del pensiero di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino)

  • Francescani di S.Croce (testi di mistici medievali e problematiche legate al rinnovamento della Chiesa)



Vita pubblica:

  • Vita pubblica:

  • Militare-1289: è feditore a cavallo nella battaglia di Campaldino contro i ghibellini di Arezzo e nell’assedio al castello di Caprona

  • 1294: Modifica degli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella, istituiti nel 1293 > …ma i magnati RESTANO ancora esclusi dalle cariche,

  • accettata la piccola nobiltà purchè iscritta a un’Arte

    • 1295: Dante si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali


L’impegno politico 1295-1304 E LA CONDANNA

  • Dante è guelfo bianco

    • 1300: è priore, è costretto ad esiliare Corso Donati e Guido Cavalcanti in seguito a violenti scontri fra le fazioni
  • 1301: è uno dei 3 ambasciatori inviati a Bonifacio VIII per dissuaderlo dalla sua ingerenza nella politica di Firenze.

    • Carlo di Valois formalmente viene inviato dal papa in Toscana come paciere, in realtà favorisce i Neri e consegna loro Firenze.
  • Dante viene accusato di BARATTERIA(=TRAFFICO DI FAVORI POLITICI)

    • (CONDANNATO A UNA multa + 2 anni di confino, sequestro dei beni entro 3 giorni), ma rifiuta di rientrare a Firenze, così il 10 marzo 1302 la sua pena è commutata in contumacia in quella di morte.


L’esilio

  • Partecipa ai tentativi di rientro a Firenze da parte dei bianchi esiliati, poi, sperando nella mediazione del nuovo papa Benedetto XI, fa “parte per se stesso”.

  • 20 luglio 1304: non partecipa alla disastrosa battaglia della Lastra, in cui i fuorusciti sono sconfitti duramente.



1305-1312

  • 1305: estensione della condanna ai figli.

    • Dante vuol dimostrare il proprio genio ai fiorentini con le opere letterarie
  • 1305-1306: “come sa di sale lo pane altrui”…

    • è ospitato a Treviso, Padova, Venezia, Casentino, Lunigiana… Scrive l’Inferno, il Convivio (1304-07)
  • 1307-11:IN TOSCANA

    • è a Poppi da Guido di Battifolle (1308 Purgatorio)
  • 1310:

    • discesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo. Dante spera in una restaurazione imperiale e si reca a Milano per rendergli omaggio. Teoria dei DUE SOLI (1310-11 Epistole ai pricipi italiani, ad Arrigo, contro i Fiorentini)
  • 1313: morte di Arrigo e delusione di Dante



1312-1321

  • 1312-1318: con i figli Jacopo e Pietro si rifugia a Verona, ospite di Cangrande della Scala

    • 1315: umiliante proposta di amnistia da parte del Comune di Firenze. Dante dovrebbe pagare una multa e riconoscersi colpevole in atto di penitente, ma rifiuta con l’Epistola all’amico fiorentino; viene proclamato ribelle con la conferma della condanna a morte
  • Diffusione di Inferno e Purgatorio

  • 1313-18: Monarchia

  • Dante lavora al Paradiso (1316 Epistola dedicatoria a Cangrande)

  • 1318: è a Ravenna da Guido Novello da Polenta

  • 1319-20 scrive le Egloge, la Quaestio de situ et forma aquae et terrae

  • Rientrato da una missione diplomatica a Venezia, contrae febbri malariche e muore a Ravenna il 14 settembre 1321. Viene sepolto nella chiesa di S.Piero Maggiore, divenuta oggi S.Francesco.



Dante e Firenze

  • Amore-odio: indissolubilmente legato alla città, di cui però deve constatare l’ingratitudine



Cronologia delle opere di Dante



La “biblioteca” di Dante

  • Inferno IV (biblioteca “pagana”):

    • Virgilio Orazio Ovidio Lucano Cicerone Aristotele (in latino)
  • Paradiso X (biblioteca cristiana):

    • Tommaso, Alberto Magno, Boezio
    • Isidoro di Siviglia, Paolo Orosio, Graziano, etc
    • Agostino
      • Scuole religiose di Firenze.
          • Domenicani (S.M.Novella- Aristotele, Tommaso)
          • Francescani (Santa Croce- Gioacchino da Fiore)
          • Agostiniani (Santo Spirito- Agostino)


La teorizzazione dell’uso del volgare

    • Illustra una tradizione poetica all’interno della quale egli si colloca
    • Crea la prima storia della letteratura in volgare e un CANONE degli autori
    • Usa consapevolmente il volgare per elargire il sapere a un più vasto pubblico, contro la tradizione dell’epoca che vedeva nel latino la lingua della cultura


La vita nuova

  • Raccoglie rime precedentemente composte, assemblate in una cornice narrativa da parti in prosa



Il saluto

  • Dispensa salus (grazia e salvezza eterna)

  • Infonde sentimenti di carità e umiltà, prefigurando la beatitudine celeste

  • Trasforma l’amore terreno in mezzo per avvicinarsi a Dio

  • Quando Beatrice nega il saluto a Dante non rimane che la lode di lei



La loda

  • Stilo de la loda →Donne ch’avete intelletto d’amore

  • L’amore non è brama di essere corrisposti ma gioa nel semplice lodare la perfezione di lei

  • Dio stesso ha mandato Beatrice “da cielo in terra a miracol mostrare” quindi a differenza di Guinizzelli Dante non deve giustificarsi per le lodi che le tributa



Dante  Cavalcanti



DANTE incontra Beatrice a nove anni, e la rivede nove anni dopo; lei lo saluta

  • DANTE incontra Beatrice a nove anni, e la rivede nove anni dopo; lei lo saluta

  • Per nascondere il suo amore ricorre per due volte all’espediente della donna-schermo; ha fama così di amante volubile e Beatrice gli nega il saluto

  • Dante decide di amarla solo attraverso la loda

  • Presagi che alludono alla morte di Beatrice, che poi avviene

  • Dante chiude l’opera dicendo che non parlerà più di lei fino a quando non potrà dirne “quello che mai non fue detto di alcuna”



Vita nuova

  • Primo incontro a Nove anni (la rivede dopo altri Nove)

  • RITRATTO di Beatrice

  • Abbigliamento

  • angelicazione



Capitolo III

  • 2° incontro con Beatrice, 1283

  • Saluto della donna

  • Isolamento del poeta nella propria camera

  • Sogno-profezia

  • Sonetto-epistola in versi



Capitolo XVIII

  • Materia del comporre: “sempre mai quello che fosse loda di questa gentilissima” (cap XVIII)



Cap XIX

  • Donne ch'avete intelletto d'amore, i' vo' con voi de la mia donna dire, non perch'io creda sua laude finire, ma ragionar per isfogar la mente. Io dico che pensando il suo valore, Amor sì dolce mi si fa sentire, che s'io allora non perdessi ardire, farei parlando innamorar la gente: E io non vo' parlar sì altamente, ch'io divenisse per temenza vile; ma tratterò del suo stato gentile a respetto di lei leggeramente, donne e donzelle amorose, con vui, ché non è cosa da parlarne altrui



Cap XIX

  • Angelo clama in divino intelletto e dice: «Sire, nel mondo si vede maraviglia ne l'atto che procede d'un'anima che 'nfin quassù risplende». Lo cielo, che non have altro difetto che d'aver lei, al suo segnor la chiede, e ciascun santo ne grida merzede. Sola Pietà nostra parte difende, ché parla Dio, che di madonna intende: «Diletti miei, or sofferite in pace che vostra spene sia quanto me piace là ov' è alcun che perder lei s'attende, e che dirà ne lo inferno: «O malnati, io vidi la speranza de' beati».



Cap XIX

  • Madonna è disiata in sommo cielo: or vòi di sua virtù farvi savere. Dico, qual vuol gentil donna parere vada con lei, chè quando va per via, gitta nei cor villani Amore un gelo, per che onne lor pensero agghiaccia e père; e qual soffrisse di starla a vedere diverria nobil cosa, o si morria; E quando trova alcun che degno sia di veder lei, quei prova sua vertute, ché li avvien ciò che li dona salute, e sì l'umilia ch'ogni offesa oblia. Ancor l'ha Dio per maggior grazia dato che non pò mal finir chi l'ha parlato.



Cap XIX

  • Dice di lei Amor: «Cosa mortale come esser pò sì adorna e sì pura?» Poi la reguarda, e fra se stesso giura che Dio ne 'ntenda di far cosa nova. Color di perle ha quasi in forma, quale convene a donna aver, non for misura; ella è quanto de ben pò far natura; per esemplo di lei bieltà si prova. De li occhi suoi, come ch'ella li mova, escono spirti d'amore inflammati, che fèron li occhi a qual che allor la guati, e passan sì che 'l cor ciascun retrova: voi le vedete Amor pinto nel viso, là 've non pote alcun mirarla fiso.



Cap XIX

  • Canzone, io so che tu girai parlando a donne assai, quand'io t'avrò avanzata. Or t'ammonisco, perch'io t'ho allevata per figliuola d'Amor giovane e piana, che là ove giugni tu dichi pregando: «Insegnàtemi gir, ch'io son mandata a quella di cui laude so' adornata». E se non vuoli andar sì come vana, non restare ove sia gente villana; ingègnati, se puoi, d'esser palese solo con donne o con omo cortese, che ti merranno là per via tostana. Tu troverai Amor con esso lei; raccomàndami a lui come tu dei.



Cap XXVI

  • Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia, quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l'ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d'umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mòstrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che 'ntender no la può chi non la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore, che va dicendo a l'anima: «Sospira!»



Le Rime

  • Dante Alighieri



esordi

  • Rime di corrispondenza con amici: in particolare con Guido Cavalcanti, con Dante da Maiano, con Cino da Pistoia

  • Sonetto Guido i’vorrei



La tenzone con Forese Donati

  • Tre coppie di sonetti (tre di Dante e tre di Forese) nei quali i due si scambiano insulti (topici)

  • Anteriore al 1296 anno della morte di Forese (fratello di Corso). Dante poi immagina di incontrare Forese nel Purgatorio, fra i golosi (un vizio che gli aveva rimproverato nella tenzone) e di ritrattare le accuse (palinodia)

  • Utilizza il registro comico e della invettiva che si sviluppo’ soprattutto nella poesia senese il cui più importante esponente è Cecco Angiolieri)

  • Plurilinguismo: Dante sperimenta diversi registri linguistici che utilizzera’ nella Commedia



Chi udisse tossir la malfatata

  • DANTE A FORESE

  • 1 Chi udisse tossir la malfatata

  • 2 moglie di Bicci vocato Forese,

  • 3 potrebbe dir ch'ell'ha forse vernata

  • 4 ove si fa 'l cristallo, in quel paese.

  • 5 Di mezzo agosto la truovi infreddata:

  • 6 or sappi che de' far d'ogni altro mese...;

  • 7 e non le val perché dorma calzata,

  • 8 merzé del copertoio c'ha cortonese.

  • 9 La tosse, 'l freddo e l'altra mala voglia

  • 10 no l'addovien per omor' ch'abbia vecchi,

  • 11 ma per difetto ch'ella sente al nido.

  • 12 Piange la madre, c'ha più d'una doglia,

  • 13 dicendo: «Lassa, che per fichi secchi

  • 14 messa l'avre' 'n casa del conte Guido».



Ben ti faranno il nodo Salamone

  • DANTE A FORESE

  • 1 Ben ti faranno il nodo Salamone,

  • 2 Bicci novello, e' petti de le starne,

  • 3 ma peggio fia la lonza del castrone,

  • 4 ché 'l cuoio farà vendetta de la carne;

  • 5 tal che starai più presso a San Simone,

  • 6 se tu non ti procacci de l'andarne:

  • 7 e 'ntendi che 'l fuggire el mal boccone

  • 8 sarebbe oramai tardi a ricomprarne.

  • 9 Ma ben m'è detto che tu sai un'arte

  • 10 che, s'egli è vero, tu ti puoi rifare,

  • 11 però ch'ell'è di molto gran guadagno;

  • 12 e fa sì, a tempo, che tema di carte

  • 13 non hai, che ti bisogni scioperare;

  • 14 ma ben ne colse male a' fi' di Stagno.



Bicci novel, figliuol di non so cui

  • DANTE A FORESE

  • 1 Bicci novel, figliuol di non so cui

  • 2 (s'i' non ne domandasse monna Tessa),

  • 3 giù per la gola tanta roba hai messa

  • 4 ch'a forza ti convien tòrre l'altrui.

  • 5 E già la gente si guarda da lui,

  • 6 chi ha borsa a lato, là dov'e' s'appressa

  • 7 dicendo: «Questi c'ha la faccia fessa,

  • 8 è piuvico ladron negli atti sui».

  • 9 E tal giace per lui nel letto tristo,

  • 10 per tema non sia preso a lo 'mbolare,

  • 11 che gli appartien quanto Giosepp'a Cristo.

  • 12 Di Bicci e de' fratei posso contare

  • 13 che, per lo sangue lor, del malacquisto

  • 14 sanno a lor donne buon' cognati stare.



Le rime petrose

  • Un gruppo di canzoni tra cui 2 sestine

      • (forma praticata da Arnaut Daniel, “lo miglior fabbro del parlar materno” secondo Dante e l’unico che nella Commedia si esprime nella sua lingua, il provenzale)
    • Sono dedicate a una donna che ha il nome-senhal di Petra (per indicare la sua durezza, e il fatto che non corrisponde all’amore di Dante)
    • In esse D. sperimenta lo stile “aspro” con suoni duri,termini violenti o anche volgari, metafore tratte da campi semantici come la guerra, il cibo, i mestieri


Così nel mio parlar vogl’i esser aspro

  • Il pensiero d'Amore è così forte da rendere sempre meno efficace la difesa dei sensi, per cui il poeta teme di tradirsi e rivelare il suo sentimento;

  • il poeta ormai è atterrato da Amore e corre verso la morte, che non sarebbe atroce perché renderebbe vano il colpo doloroso inferto da Amore.

  • La donna dal cuore di pietra sa resistere agli assalti di Amore e della passione amorosa, ed anzi dà la caccia al poeta;

  • Amore divora l'innamorato e lo minaccia di morte con la spada, come è successo a Didone;

  • il poeta sogna violenta vendetta sulla donna e vorrebbe diviso a metà il duro cuore di lei.



Così nel mio parlar voglio esser aspro 1a stanza

  • Così nel mio parlar voglio esser aspro Com'è ne li atti questa bella petra, La quale ognora impetra Maggior durezza e più natura cruda, E veste sua persona d'un diaspro Tal che per lui, o perch'ella s'arretra, Non esce di faretra Saetta che già mai la colga ignuda; Ed ella ancide, e non val ch'om si chiuda Né si dilunghi da' colpi mortali, Che, com'avesser ali, Giungono altrui e spezzan ciascun'arme: Sì ch'io non so da lei né posso atarme.



2a stanza

  • Non trovo scudo ch'ella non mi spezzi Né loco che dal suo viso m'asconda: Ché, come fior di fronda, Così de la mia mente tien la cima. Cotanto del mio mal par che si prezzi Quanto legno di mar che non lieva onda; E 'l peso che m'affonda è tal che non potrebbe adequar rima. Ahi angosciosa e dispietata lima Che sordamente la mia vita scemi, Perché non ti ritemi Sì di rodermi il core a scorza a scorza Com'io di dire altrui chi ti dà forza?



3a stanza

  •   Che più mi triema il cor qualora io penso Di lei in parte ov'altri li occhi induca, Per tema non traluca Lo mio penser di fuor sì che si scopra, Ch'io non fo de la morte, che ogni senso Co li denti d'Amor già mi manduca: Ciò è che 'l pensier bruca La lor vertù sì che n'allenta l'opra. E' m'ha percosso in terra, e stammi sopra Con quella spada ond'elli ancise Dido, Amore, a cui io grido Merzé chiamando, e umilmente il priego: Ed el d'ogni merzé par messo al niego.



4a stanza

  • Egli alza ad ora ad or la mano, e sfida La debole mia vita, esto perverso, Che disteso a riverso Mi tiene in terra d'ogni guizzo stanco: Allor mi surgon ne la mente strida; E 'l sangue, ch'è per le vene disperso, Fuggendo corre verso Lo cor, che 'l chiama; ond'io rimango bianco. Elli mi fiede sotto il braccio manco Sì forte che 'l dolor nel cor rimbalza: Allor dico: "S'elli alza Un'altra volta, Morte m'avrà chiuso Prima che 'l colpo sia disceso giuso".



5a stanza

  •      Così vedess'io lui fender per mezzo Lo core a la crudele che 'l mio squatra; Poi non mi sarebb'atra La morte, ov'io per sua bellezza corro: Ché tanto dà nel sol quanto nel rezzo Questa scherana micidiale e latra. Omè, perché non latra Per me, com'io per lei, nel caldo borro? Ché tosto griderei: "Io vi soccorro"; E fare'l volentier, sì come quelli Che nei biondi capelli Ch'Amor per consumarmi increspa e dora Metterei mano, e piacere'le allora.



6a stanza

  • S'io avessi le belle trecce prese, Che fatte son per me scudiscio e ferza, Pigliandole anzi terza, Con esse passerei vespero e squille: E non sarei pietoso né cortese, Anzi farei com'orso quando scherza; E se Amor me ne sferza, Io mi vendicherei di più di mille. Ancor ne li occhi, ond'escon le faville Che m'infiammano il cor, ch'io porto anciso, Guarderei presso e fiso, Per vendicar lo fuggir che mi face; E poi le renderei con amor pace.



- congedo

  •          Canzon, vattene dritto a quella donna Che m'ha ferito il core e che m'invola Quello ond'io ho più gola, E dàlle per lo cor d'una saetta, Ché bell'onor s'acquista in far vendetta.



Il FIORE

  • Attribuito a Dante, è la traduzione rimaneggiata di un poemetto allegorico (il ROMAN DE LA ROSE) in cui si rappresenta il processo dell’amor cortese fino alla conquista vera e propria della donna, che si concede

  • 232 sonetti tutti con lo stesso schema



La sestina - l’imitatio arnautiana

  • Al poco giorno e al gran cerchio d’ombra   son giunto, lasso, ed al bianchir de’ colli, quando si perde lo color ne l’erba: e ’l mio disio però non cangia il verde, sì è barbato ne la dura petra che parla e sente come fosse donna.

  • Similemente questa nova donna si sta gelata come neve a l’ombra: ché non la move, se non come petra, il dolce tempo che riscalda i colli e che li fa tornar di bianco in verde perché li copre di fioretti e d’erba.

  • Quand’ella ha in testa una ghirlanda d’erba, trae de la mente nostra ogn’altra donna: perché si mischia il crespo giallo e ’l verde si bel, ch’Amor lì viene a stare a l’ombra, che m’ha serrato intra piccioli colli più forte assai che la calcina petra.

  • La sua bellezza ha più vertù che petra, e ’l colpo suo non può sanar per erba. ch’io son fuggito per piani e per colli, per potere scampar da cotal donna; e dal suo lume non mi può far ombra poggio né muro mai né fronda verde. .



Il Convivio il De vulgari eloquentia il Monarchia

  • Dante Alighieri



Dopo la morte di Beatrice

  • Dante si dedica agli studi filosofici (De consolatione philosophiae di Boezio)

  • Compone canzoni allegorico-dottrinali per la donna gentile (allegoria della filosofia)

    • Alcune di queste canzoni furono successivamente commentate da Dante stesso nel Convivio


Convivio

  • 1304\06 primi anni di esilio

  • enciclopediail banchetto del sapere

        • Commento a canzoni dottrinali che trattavano grandi questioni filosofiche: ma è interrotto al 4° libro poiché Dante si dedica alla Commedia


De vulgari eloquentia

  • 1304\07

  • Incompiuto

        • Circolò pochissimo, si diffuse solo nel Cinquecento e ne abbiamo 3 soli esemplari


I volgari italiani

  • Li analizza per individuare il volgare adatto alla lirica di argomento elevato (VOLGARE ILLUSTRE)



Monarchia

  • Composto forse nel 1313

  • In latino

  • 3 libri



La teoria dei due soli

  • Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento si riaccende il conflitto tra i poteri universali, papato e impero (entrambi in declino poiché stanno emergendo le monarchie nazionali)

  • Teoria teocratica:

      • il potere supremo è del Papa (Sole) diretto emissario di Cristo sulla terra
      • L’imperatore deriva il suo potere dal papa che glielo concede (come la luna, è illuminato di luce riflessa)
  • Teoria di Dante:

  • Impero e papato sono entrambi soli, e il loro potere deriva direttamente da Dio che li ha preposti ciascuno al raggiungimento di uno dei fini propri dell’uomo



Dimostrazione della indipendenza del potere dell’impero da quello del Papa

  • Dante ≠




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