Direttore responsabile domenico paravati registrato presso IL Tribunale di Tivoli al n. 13 del 2007 Editore-Proprietà-Dir ne-Red ne: Domenico Paravati V. le Trieste 19 00068 Rignano Flaminio (RM)


Download 0.66 Mb.

bet1/8
Sana21.07.2018
Hajmi0.66 Mb.
  1   2   3   4   5   6   7   8

Periodico trimestrale in distribuzione gratuita - Direttore responsabile DOMENICO PARAVATI - Registrato presso il Tribunale di Tivoli al n. 13 del 2007

Editore-Proprietà-Dir.ne-Red.ne: Domenico Paravati - V.le Trieste 19 - 00068 Rignano Flaminio (RM)

Tel./Fax 0761.597431- e-mail: dopar@tiscali.it - Stampato da Tipografia Vallelunga - Via Monte Razzano 11 - Campagnano di Roma - Tel. 06/9043081

La collaborazione è sempre gratuita. I testi, pubblicati o no, non si restituiscono - Responsabile dati personali: Domenico Paravati

Attività editoriale senza fini di lucro (art.4 D.P.R. 26.10.1972 n.633 e successive modifiche) - Per controversie legali foro competente è quello di Tivoli

Per consegna a domicilio (Abbon. annuale per posta): euro 20; sostenitore euro 50; benemerito euro 100.

C/C postale n. 54078100 intestato Domenico Paravati – Per bonifico (anche dall’estero) : IT66D0760103200000054078100

In caso di sospensione della pubblicazione l’abbonamento non viene rimborsato

Anno V - N° 3

Luglio-Agosto-Settembre 2011

Corriere di San Floro

Calabria

e della

SORPRESE AGOSTANE

Marta Amoroso, la nuova Callas

Corriere di San Floro e della Calabria

Direttore responsabile: Domenico Paravati

Vice Direttori (ad honorem):

Feliciano Paravati (per i servizi fotografici)

Antonio Zaccone (per Borgia e Catanzaro)

Angiolino Guzzo (per i servizi tecnologici)



PERSONAGGI

Nicola Pignatari

Nato a Borgia, si impegnò nella pittura

e nell’arte del restauro

In piazza a San Floro una serie di interessanti spettacoli curati

dall’Associazione “Castellitini” - Perchè non si sostituiscono con questi

prodotti nostrani  le rumorose esibizioni di cantanti ed orchestre supercostose

e “straniere”? - Valanga di applausi per la nostra compaesana

che si è esibita in un brano di “Romeo et Juliette” di Gounod

Nemo propheta

acceptus est

in patria sua

(Luca 4,24)

EMIGRAZIONE “ANTICA”

Il borgese Enrico Ferro

tra i 100 “migliori” a Yale

PROVOCAZIONI

Chiudiamo

le discoteche?

A pag. 3 e 4

NOTIZIARIO

SANFLORESE

di Floro Varano

A pag. 2

Il Presidente

della Provincia

Wanda Ferro risponde

alla “Lettera aperta”

sul numero scorso

MARTA AMOROSO subito

dopo l’esibizione a S. Floro

(Foto Feliciano Paravati)

   Chiamatela provocazione,

chiamatela come vi pare. Ma io

dico: chiudiamo le discoteche,

ovviamente non solo quelle

calabresi, quelle di tutt’Italia e

del mondo.

   Vi pare possibile che migliaia e

migliaia di giovani italiani e

milioni in tutto il globo  tornino a

casa all’alba dopo aver passato la

notte in quei micidiali dancing

dove si balla a ritmi scatenati e

magari ci si droga; e poi si alzino

nel pomeriggio, quando la

giornata per gli altri umani è

giunta quasi al termine? Questi

ragazzi hanno una famiglia dove

puntellare la loro fame di

divertimento e di scarsa voglia di

lavorare duro, dopo magari aver

preso una laurea, che serve a poco

o a niente. Questo accade mentre

torme di giovani stranieri li

sostituiscono nelle imprese edili

o nelle campagne o aiutando gli

anziani malati.

   Quanto durerà questa follia

mondiale, proprio mentre si parla

di recessione e di consumi

superiori alle entrate? Dovremo

aspettare, come per il debito

pubblico, che si giunga sull’orlo

del baratro per prendere drastici

provvedimenti? Una nonna di

San Floro mi ha detto quasi

piangendo: “Vedere i nipoti che

tornano all’alba e poi dormono

fino a sera mi fa tremare il cuore,

mentre noi faticavamo duro,

andavamo due volte al giorno a

Cannàlica per portare, sulla testa,

l’acqua a casa… Però comincio

a rassegnarmi, perché la

televisione dice che accade la

stessa cosa in tutto il mondo. Ma

cosa sarà di questi ragazzi

quando noi, genitori e nonni che

li manteniamo, non ci saremo

più?”

  Già: cosa sarà di loro? Ovvio:



saranno soppiantati da chi -

indigeno o straniero -  non ha

paura di sporcarsi le mani e,

come una volta, lavora e lavora

sodo, anche tra la polvere.

Magari usando la zappa (o un

piccolo trattore) per far fruttare

terre che non producono più

perché abbandonate dalla civiltà

del tavolino.



Aristarco Scannabue

   Che serata piacevole quella

del 19 agosto a San Floro!

Finalmente un po’ di musica,

non rumori e urla, fastidiosi

oltre ogni dire in certi giorni,

soprattutto alla vigilia della

festa del Patrono. Abbiamo

sentito - grazie all’associazione

Castellitini di Tonino Bressi -

una simpatica “mini-banda”

(provenienza Girifalco, che si

è esibita su marce suonate negli

Anni Cinquanta-Sessanta in

occasione dell’ Immacolata, la

cui processione e festa erano

volute da Rosuzza Amoroso);

ha cantato l’autore Domenico

Aracri, detto “Mimmo del Sud”

(di origine cortalese) della

famosa canzonetta “Tuppi

tuppi, Marescià…”;  qualche altro

personaggio ci ha fatto morire dalle

risate; un bambino di cinque anni

in bombetta ha interpretato la

spassosissima canzone “E Berta

filava” di Rino Gaetano.

  Ma soprattutto abbiamo scoperto

che una giovane signora sanflorese,

Marta Amoroso, moglie di Angelo

Pugliese (sono residenti a Biella,

dove lei dà lezioni), ha grandissime

qualità di canto classico. Per la

piazza di San Floro si è esibita

in Je veux vivre dans le reve…,

tratto dal “Romeo et Juliette

di Charles François Gounod.

La voce di Marta è veramente

superba, potente, affascinante,

sicura, degna di ben altre e

competenti platee. Comunque,

anche la nostra platea

“popolare” è andata in delirio

e gli applausi si sono ripetuti.

   Questa “nostra” Marta ci ha

fatto ricordare le voci classiche

fino a metà del secolo scorso,

quando sul palco a cupola e

milleluci, allestito sempre

Sutta l’Urmu, si esibivano

personaggi e complessi di

rilievo nazionale (c’è chi cita

il Petruzzelli di Bari). Ma la voce

della signora Pugliese Amoroso è

ancora più bella tra quelle sentite

finora dalle nostre parti. Sarà lei la

nuova Callas?

   Ad maiora, Marta!

Domenico Paravati

   Nato nel 1890 a Borgia da

Bernardo, uomo impegnato nella

pittura, restauro e decorazione

(attività artistiche che la “società”

gli aveva riconosciuto e lo aveva

premiato con medaglia d’oro) e da

Maria Rosa Maletta, donna

religiosa, sensibile e virtuosa,

Nicola comincia fin da ragazzo a

manifestare interesse per la pittura;

dipinge cose immaginarie e reali.

Il padre gli fa presto acquisire

qualche conoscenza sulla tecnica

del disegno.

   In seguito, egli frequenta la

scuola di Belle Arti di Pavia e ne

esce con le necessarie conoscenze

culturali e tecniche di cui ha

bisogno chi deve praticare l’arte

del dipingere.

NICOLA PIGNATARI

   Gli avvenimenti di guerra lo

distolgono, per alcuni anni, dagli

impegni professionali.

 Nel 1911 partecipa da

Antonio Zaccone

(segue a pag. 2)

È rispuntato il “corvo” di San Floro

   Chissà se è lo stesso corvo, ma

sempre corvo è. Dopo alcuni

anni di silenzio (prima era stato

preso di mira il sindaco di allora

Floro Vivino ed alcuni suoi

collaboratori o amici) negli

scorsi mesi estivi è stata la volta

del sindaco attuale, Maria Teresa

Procopio.

  In entrambi i casi di uno o più

imbecilli si tratta; se non altro

perché l’anonimo, sia ora che

in passato, pur di buttare fango

ha sciorinato  fatti veri o

presunti ma strettamente

personali. Questo o questi

imbecilli dimenticano che non



Paolo Casadonte, da San Floro

a Jersey City (N.York, USA)

Salvatore e Teresa

italo-americani

   Risultare tra i cento migliori

studenti di Yale deve essere una

grande soddisfazione. Se poi tale

risultato è raggiunto da un nostro

concittadino, la soddisfazione è

estesa a tutto il nostro paese.

Enrico Ferro, originario di

Borgia, genitori borgesi e parenti

in loco, ha ottenuto il prestigioso

riconoscimento: tra i cento

migliori in una delle università più

prestigiose al mondo.

   L’Università di Yale è la terza

istituzione di istruzione superiore

più antica degli Stati Uniti. Nel

corso dei secoli ha formato diversi

presidenti statunitensi, Premi

Nobel e accademici.

   Entrare a Yale equivale ad

essere il migliore tra i migliori.

L’ammissione ai corsi è molto

difficile. Basti pensare che la

percentuale degli ammessi si

aggira al di sotto del 10%. Spesso

non basta avere nemmeno un



curriculum eccellente perché tra i

partecipanti ci sono ragazzi che

hanno vinto le olimpiadi di

matematica, di chimica e di fisica;

o poliglotti capaci di parlare cinque

lingue. Questo a dimostrazione

che a Yale vengono scelti i

migliori.

   Se poi tra i pochissimi ammessi

vengono scelti i cento migliori per

ogni anno accademico, si capisce

bene perché quella su Enrico è

una notizia di primo livello. Il

nostro giornale vuole tributare ad

Enrico Ferro il giusto

riconoscimento al suo merito e

alle sue capacità. In bocca al lupo

al “nostro” studente, con la

certezza di vederlo un giorno tra

i medici più bravi al mondo.



Domenico Procopio

A pag. 9

“ ’A Spartenza ”

o la voglia di rimanere

di Francesca Cosentino

SQUILLACE

Premio Cassiodoro: Nemo propheta in patria

   Il mondo è bello perché vario.

O anche assurdo. Come accaduto

a Squillace, dove il Premio

Cassiodoro il Grande, è stato

assegnato, in agosto, non a chi

di Cassiodoro sa vita, morte e

fors’anche miracoli (esempio: il

nostro collaboratore Lorenzo

Viscido, che vive a New York ma

è originario di Squillace, e che di

Cassiodoro e dell’agiografia e

letteratura  cristiana dell’Alto

Medioevo sa veramente tanto)

ma ad un arcivescovo emerito,

Mons. Cantisani (che però  solo

da poco  si interessa all’ex

ministro dei re Goti, con un

commento ai Salmi), ad un

cardiochirurgo (ma cuore e

chirurgia hanno poco a che fare

con i biblisti  della cosiddetta

“prima università d’Europa” e

con il loro maestro), ad un

giovane giornalista  (che ha

ancora tante tappe da percorrere

nell’antichità cristiana) e ad un

imprenditore, mi dicono, di

autolinee. I quali signori, con

tutto il rispetto, possono avere

mille meriti di altro genere, ma

forse non quello di essere

profondi conoscitori dell’opera



cassiodorea. Il nostro Viscido è

un filologo, vincitore in passato

di classici premi riservati ai

latinisti. E di Cassiodoro, il quale

scriveva ovviamente in latino ed

ha fondato il Vivarium, è pure

traduttore.

   Il sindaco Rhodio, socio

fondatore del Centro Culturale

Cassiodoro e certamente persona

benemerita per tante altre cose, si

era premurato di segnalare al

Presidente di quel Centro il nome

di Viscido? O la segnalazione non

è stata tenuta in alcun conto? E

perché mai? Forse perché

Lorenzo ha un carattere spigoloso

in quanto non accomodante,

soprattutto nel suo campo? E che

c’entrano gli spigoli con un

premio alla cultura?

   In ogni caso, ripeto: il mondo

è bello perché vario. O anche

assurdo. E quindi, pazienza,

Lorenzo. Ricordi? “Nemo

propheta acceptus est in patria

sua” (Luca 4, 24).

D.P.

A sinistra:

PAOLO CASADONTE in una

foto conservata dai discendenti

sparsi negli Stati Uniti. (A pag.

9 un’altra foto della famiglia)

A destra:

SALVATORE  CASADONTE

e TERESA MARINO il giorno

delle nozze. Teresa è deceduta

lo scorso anno all’età di 89

anni. Uno dei tre figli, Paul

Casadonte, è un famoso

psichiatra a New York

interessano i fatti privati degli

amministratori, ma solo il loro

comportamento nei confronti

degli amministrati. Quindi c’è

da sperare che la cittadinanza

ignori e disprezzi nel modo più

assoluto anche il corvo o i corvi

degli ultimi mesi.

                                                                  Barbabianca



ABBONATEVI:

c/c/p 54078100

intestato

Domenico Paravati

2

Corriere di San Floro e della Calabria

Anno V - N° 3 - Luglio - Agosto - Settembre 2011

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

Wanda Ferro (Provincia) ribatte alla nostra “lettera aperta”

Si allarga il parco eolico?

SAN FLORO

SAN FLORO

Facciamo

il paese più bello

QUANDO LE ISTITUZIONI RISPONDONO

Nicola Pignatari

combattente  all’occupazione della

Libia e in seguito prende parte al

primo conflitto mondiale (1915-

’18).

   Un suo quadro si intitola “La



ritirata di Caporetto, 1917”.

  Ancor giovane, sposa la gentile

e virtuosa Teresa Pinnarò. Dal

matrimonio nascono cinque

figli: Bernardo, Maria Rosa,

Domenico, Concetta ed Elena.

   Nicola Pignatari utilizza l’arte

per esprimere principalmente

motivi religiosi. Su di lui esercita

una certa influenza la pittura dei

Carracci (Ludovico, Agostino e

Annibale), artisti bolognesi che,

nel passato, si erano dedicati di

preferenza ai soggetti sacri ed

avevano rivolto la loro

attenzione verso il dato naturale,

e i cui ideali (le grandi forme

decorative) informarono gran

parte della pittura italiana del

Seicento. I dipinti giovanili del

Pignatari evidenziano, in parte,

lo stile inaugurato dai Carracci,

senza che i lavori nascondano

l’originale creazione artistica del

pittore borgese.

   A Borgia, nella chiesa

dell’Immacolata, vi è raffigurata

su muro la Pietà di Annibale

Carracci, riprodotta dal Pignatari

in maniera personale. Le sue opere

fanno trasparire un importante

significato: “la relazione uomo-

divino”.

  Oltre all’arte del dipingere, egli

esplica l’attività del restauro e della

decorazione (risana affreschi

nell’interno di chiese e abbellisce

interni ed esterni di palazzi e di

sale). Per il suo modo di restaurare,

bene intonato al tema religioso,

ricevette via via un’infinità di

incarichi da parte di autorità

ecclesiastiche di Calabria, Sicilia,

Basilicata. Portano la sua

“impronta”, fra le tante altre, la

Basilica dell’Immacolata di

Catanzaro, la chiesa di Santa Maria

del Cedro, in provincia di Cosenza,

e la sede vescovile di Patti

(Messina).

   I suoi quadri sono custoditi dai

familiari, e alcuni di essi

abbelliscono salotti di privati.

   Nicola Pignatari terminò i suoi

giorni nel paese natìo, all’età di 74

anni.


Antonio Zaccone

   Ci sarebbe una volontà

istituzionale di ampliare ancora

di più il dissennato parco eolico

che tanti danni ambientali sta

arrecando anche alla nostra

regione. Non sappiamo se l’area

sanflorese sia inclusa in questo

progetto, ammesso che esso

venga realmente  elaborato e

presentato. Ma a questo punto

bisogna tenere orecchie ed

occhi ben aperti per cercare di

bloccare tale eventuale

iniziativa.

Una croce per ogni morto

Tradizione e pietas cristiana vanno

a braccetto evidentemente tra gli

emigrati sanfloresi. O almeno uno

di questi, Paolo Pugliese, residente

a Casorate Sempione, in provincia

di Varese, ma molto legato alla sua

terra di origine, ha deciso di fare un

piccolo intervento a favore del

cimitero di San Floro. Ha notato che

nel nostro camposanto le tombe

nell’area riservata ai più poveri,

sepolti nella nuda terra, erano in

massima  parte sprovviste di croci,

ormai distrutte dal tempo. E così ha

pensato di fornirne al Comune prima

una ventina, preparate di persona;

poi, in seguito ad  un sopralluogo

diretto in agosto, notato che queste

tombe erano di più, ha deciso di

fornirne altre quaranta. Insomma,

sessanta croci in legno elegante da

piantare o già piantate sui tumuli di

terra sprovvisti di ogni segno

religioso, grazie alla eccezionale

sensibilità umana  e cristiana di Paolo

Pugliese. Al quale non può che

andare l’ammirazione di tutti i

compaesani, “ricchi” e poveri.

    Da Wanda Ferro, Presidente



d e l l ’ A m m i n i s t r a z i o n e

Provinciale di Catanzaro,

riceviamo e pubblichiamo:

Egregio Sig. Paravati,

   ritengo doveroso rispondere

alla lettera aperta, pubblicata sul

periodico “Corriere di San Floro

e della Calabria”, in cui lei

chiedeva lumi circa l’evento

franoso che ha interessato

l’ingresso all’abitazione della sua

congiunta Maria Pia Paravati. A

seguito della sua lettera ho

immediatamente chiesto notizie

agli uffici di quest’Ente in ordine

alla problematica esposta e, dalle

informazioni assunte, mi risulta

che i luoghi da lei descritti siano

stati oggetto di numerosi

sopralluoghi da parte dei tecnici

d e l l ’ A m m i n i s t r a z i o n e

Provinciale. Non può quindi

trovarmi d’accordo quando nella

sua lettera sembra paventare una

superficialità della Provincia

nell’affrontare il problema, né

tantomeno quando accusa l’Ente

di “noncuranza” e “insipienza”.

Nella sua lettera sostiene che

anche “un bambino si

renderebbe conto delle cause

della voragine”, cercando

surrettiziamente di attribuire alla

Provincia la responsabilità

dell’accaduto, e suggerendo

persino le modalità tecniche con

cui si sarebbe potuto evitare il

problema (naturalmente a spese

dell’Ente).

   In verità, anche per fornire

un’informazione corretta ai

cittadini, occorre precisare che la

strada di ingresso all’abitazione

della sua congiunta risultava priva

di ogni caratteristica tecnica che

ne consentisse l’innesto alla Strada

Provinciale, sia in termini di

sicurezza stradale e coerenza col

Codice della Strada (era situato in

piena curva), che di caratteristiche

tecniche (la strada privata, peraltro

costruita in zona classificata a

rischio idrogeologico, era priva di

opere di sostegno e realizzata con

materiali quantomeno “inadatti”).

   La sua analisi dell’accaduto

tende ad invertire il processo di

causa/effetto. La realtà dei fatti è

diversa: non è stata la strada

provinciale a franare, bensì la

strada privata della sig.ra Paravati.

È stato proprio il crollo della strada

privata a danneggiare, a sua volta,

la Provinciale mediante un effetto

di “trascinamento”.

   Come spesso accade, anche in

questa vicenda è l’Ente pubblico

ad essere parte lesa rispetto ai

danni che vengono cagionati al

territorio dagli interventi

scriteriati dell’uomo. Eppure

nella nostra terra resiste la

convinzione che debba essere

sempre e comunque l’Ente

pubblico a risarcire e a pagare per

responsabilità non proprie.

   Detto ciò, non posso che

esprimere il mio forte dispiacere

personale per il dramma che vive

la famiglia della sua congiunta,

impossibilitata persino a

raggiungere la propria abitazione.

Di tale situazione mi rammarico,

al pari di tutti i tecnici intervenuti

sul posto, e mi auguro che possa

essere risolta al più presto.

Tuttavia, nell’esercizio del mio

ruolo istituzionale non posso che

confermarle che la Provincia non

ha alcuna responsabilità rispetto

al problema che ha colpito la

sig.ra Paravati, alla quale posso

soltanto offrire la mia personale

solidarietà e confermare la piena

volontà di collaborare, per quanto

di competenza, alla soluzione del

problema.

   Restando sempre disponibile ad

ogni ulteriore chiarimento, porgo

cordiali saluti.



Do'stlaringiz bilan baham:
  1   2   3   4   5   6   7   8


Ma'lumotlar bazasi mualliflik huquqi bilan himoyalangan ©fayllar.org 2017
ma'muriyatiga murojaat qiling