E labra ha di rubino ed occhi ha di zaffiro la bella e cruda donna ond’io sospiro. Ha d’alabastro fino la man che volge del tuo carro il freno, di marmo il seno e di diamante il core. Qual meraviglia, Amore, s’a’ tuoi strali


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Sana07.03.2018
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E labra ha di rubino ed occhi ha di zaffiro la bella e cruda donna ond’io sospiro. Ha d’alabastro fino la man che volge del tuo carro il freno, di marmo il seno e di diamante il core. Qual meraviglia, Amore, s’a’ tuoi strali, a’ miei pianti ella è sì dura? Tutta di pietre la formò natura.

  • E labra ha di rubino ed occhi ha di zaffiro la bella e cruda donna ond’io sospiro. Ha d’alabastro fino la man che volge del tuo carro il freno, di marmo il seno e di diamante il core. Qual meraviglia, Amore, s’a’ tuoi strali, a’ miei pianti ella è sì dura? Tutta di pietre la formò natura.













Nel settecento Il Barocco si diffonde in tutta la Sicilia, alcuni dei suoi elementi più caratteristici sono:

  • Nel settecento Il Barocco si diffonde in tutta la Sicilia, alcuni dei suoi elementi più caratteristici sono:

  • la presenza di mascheroni e putti a corredo di balconi o delle varie parti orizzontali delle trabeazioni degli edifici;

  • balconi sono arricchiti da inferriate panciute in ferro battuto;

  • presenza di scalinate scenografiche all'ingresso di chiese ma anche di ville e palazzi

  • facciate dalla geometria complessa e ricca di elementi e colonne

  • interni, in particolare quello delle chiese, ricche di sculture, stucchi, affreschi e marmi

  • Nella facciata del Duomo di Siracusa, opera di Andrea Palma, nelle chiese di Rosario Gagliardi a Noto, Ragusa e Modica, nelle ville di Tommaso Napoli a Bagheria, come in molti edifici dei centri minori, gli architetti siciliani, pur mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti da Roma e da Napoli, adattano questi modelli alle esigenze e alle tradizioni locali costruendo un gruppo di monumenti che possono catalogarsi fra le più alte creazioni del tardo Barocco.”

















A Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia, si devono i lavori, intrapresi nel 1749, di completamento dell'intero complesso monumentale di villa Palagonia con le decorazioni e gli arredi interni ed esterni che hanno fatto conoscere nel mondo la sua residenza di Bagheria quale la "Villa dei Mostri", dovuta alla particolare decorazione che adorna i muri esterni dei corpi bassi, formata da statue in "pietra tufacea d'Aspra", raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie.

  • A Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia, si devono i lavori, intrapresi nel 1749, di completamento dell'intero complesso monumentale di villa Palagonia con le decorazioni e gli arredi interni ed esterni che hanno fatto conoscere nel mondo la sua residenza di Bagheria quale la "Villa dei Mostri", dovuta alla particolare decorazione che adorna i muri esterni dei corpi bassi, formata da statue in "pietra tufacea d'Aspra", raffiguranti animali fantastici, figure antropomorfe, statue di dame e cavalieri, musicisti e caricature varie.







Filippo Juvarra o Juvara (Messina, 27 marzo– Madrid, 31 gennaio) è stato un architetto e scenografo italiano, uno dei massimi esponenti del Barocco, che operò per lunghi anni a Torino come architetto di casa Savoia.

  • Filippo Juvarra o Juvara (Messina, 27 marzo– Madrid, 31 gennaio) è stato un architetto e scenografo italiano, uno dei massimi esponenti del Barocco, che operò per lunghi anni a Torino come architetto di casa Savoia.

  • Uno dei suoi capolavori fu la Basilica di Superga uno dei suoi capolavori, costruita per un voto del re tra il 1716 e il1731

  • Risale al 1718 invece la facciata di Palazzo Madama in piazza Castello di Torino, ispirata alla fronte posteriore di Versailles, frammento di un ambizioso programma di rinnovamento monumentale del centro antico della città.









La terra sussulta decisamente il 6-7 Gennaio 1727: crolli e lesioni sono evidenti anche nella Chiesa Madre. Nessun danno fortunatamente alle persone. Più disastroso il terremoto del 1769: "la Chiesa Madre trovavasi  diroccata dalle fondamenta"; 

  • La terra sussulta decisamente il 6-7 Gennaio 1727: crolli e lesioni sono evidenti anche nella Chiesa Madre. Nessun danno fortunatamente alle persone. Più disastroso il terremoto del 1769: "la Chiesa Madre trovavasi  diroccata dalle fondamenta"; 

  • il vescovo di Siracusa, Mons. G.B. Alagona il 14 Febbraio 1776 autorizzava che "i notinesi potevano celebrare la festa di S. Corrado nella chiesa di SS. Crocifisso. E ciò perché la Matrice chiesa trovavasi chiusa fin dal 1769 a causa della cupola diroccata".

  •  L'11 Gennaio 1848 alle ore 19 "succedevano tre fortissimi terremoti: due consecutivi e l'altro dopo un quarto d'ora, i quali fecero crollare la cupola della Cattedrale e lesionarono tutto il tempio".

  • I lavori di ricostruzione vennero eseguiti dai capimastri Gaspare Rimmaudo e Primo Muccio da Ragusa. La costruzione era a pomice, materiale fatto venire da Catania, commissionato da Fra Stefano M.Caruso da Catania presso il capo mastro Lao. Finalmente dopo 13 anni dal crollo riparata la cupola sotto la direzione dello stesso Ing. L. Cassone, il vescovo di Noto, Mons. Mario Mirone, ha la consolazione di riaprire al pubblico la Cattedrale il 2 Giugno 1861 festa del Corpus Domini. Quel restauro fu a regola d'arte? non sembra, se dieci anni dopo fu necessario correre ai ripari.



Dopo il crollo del 13 Marzo 1996, l'intera comunità civile e religiosa si diede subito da fare per avviare la ricostruzione dell'edificio Sacro, secondo il principio del dove era e come era.

  • Dopo il crollo del 13 Marzo 1996, l'intera comunità civile e religiosa si diede subito da fare per avviare la ricostruzione dell'edificio Sacro, secondo il principio del dove era e come era.

  • Nel progetto furono coinvolte diverse università, sia italiane che straniere, e numerosi tecnici locali, il cui contributo è risultato essere determinante nell'attività di progettazione prima e di esecuzione dopo.

  • La Cattedrale era crollata a causa della cattiva costruzione dei suoi pilastri originari e ricostruirli voleva dire mettere le mani al cuore del problema, accettando la sfida che mai più una cosa del genere avrebbe potuto ripetersi.



Assai più difficile, perfino rischiosa, è stata la ricostruzione dei pilastri sul lato sinistro. Essi infatti erano rimasti in piedi, ma erano costruiti esattamente come i pilastri di destra, con gli stessi difetti che il crollo avevano determinato di questi. Già in fase di progetto le numerose indagini e prove avevano dimostrato essere impossibile il loro consolidamento e fatto optare per la loro demolizione e ricostruzione

  • Assai più difficile, perfino rischiosa, è stata la ricostruzione dei pilastri sul lato sinistro. Essi infatti erano rimasti in piedi, ma erano costruiti esattamente come i pilastri di destra, con gli stessi difetti che il crollo avevano determinato di questi. Già in fase di progetto le numerose indagini e prove avevano dimostrato essere impossibile il loro consolidamento e fatto optare per la loro demolizione e ricostruzione

  • La ricostruzione è avvenuta un pilastro per volta, per non rischiare pericolosi stati di equilibrio, con un tempo di quattro mesi per ciascuno dei quattro pilastri e sei per quello sotto la cupola: quasi due anni di lavoro solo per questa fase.







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