In quest’immagine rappresenta un banchetto in cui si mangia il pane il quale accompagna i cibi


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Sana03.09.2018
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Il pane era nel Medioevo il simbolo dell’alimentazione umana, come già la religione Cristiana aveva evidenziato sia nella preghiera del "Padre Nostro" che nel sacramento della comunione.

  • Il pane era nel Medioevo il simbolo dell’alimentazione umana, come già la religione Cristiana aveva evidenziato sia nella preghiera del "Padre Nostro" che nel sacramento della comunione.

  • Nacque in questa epoca la superstizione che il pane messo in tavola capovolto portasse sfortuna, credenza popolare derivata da come i fornai consegnavano in segno di disprezzo il "pane del boia", preparato senza compenso per doveri di legge.



In quest’immagine rappresenta un banchetto in cui si mangia il pane il quale accompagna i cibi.

  • In quest’immagine rappresenta un banchetto in cui si mangia il pane il quale accompagna i cibi.



Il pane nell’epoca medioevale era considerato l’alimento fondamentale per la popolazione, ogni famiglia lo preparava in casa propria impastando farina integrale, acqua, sale,lievito per poi cucinarlo nel forno.

  • Il pane nell’epoca medioevale era considerato l’alimento fondamentale per la popolazione, ogni famiglia lo preparava in casa propria impastando farina integrale, acqua, sale,lievito per poi cucinarlo nel forno.



“Item dicto anno [=1311] frumentum et omnia comestibilia cara fuerunt Bononie, preterquam olei et lupini, et valebat corbes frumenti xxx solidos et ultra; et quia non poterat haberi de frumento, rumor fuit in platea et in tribio porte Ravenatis. Qua de causa obtemptun fuit in conscilio populi quod omnes de Lambertatiis, qui erat de casalibus et quibus erat interdictum palatium; iret ad confinia extra civitatem, et sic factum fuit”. Così recita la Cronaca A, compresa all’interno del Corpus chronicorum bononiensium edito da Sorbelli , ripresa quasi parola per parola da tutte le cronache coeve e successive edite. E questa l’unica rivolta cittadina, nel corso del Trecento, per la quale le fonti indichino espressamente la penuria d generi alimentari: l’impossibilità di trovare frumento nel mercato cittadino del trebbio di porta Ravennate, il cui prezzo era già proibitivo per larghi strati della popolazione cittadina, scatenò una rivolta in una città stremata da alcuni decenni di lotte interne e dal conflitto con la signoria estense. Si tratta di una delle poche rivolte scoppiate in Italia nella prima metà del Trecento a causa dell’aumento dei prezzi del pane e del grano, come hanno dimostrato recenti indagini storiografiche.

  • “Item dicto anno [=1311] frumentum et omnia comestibilia cara fuerunt Bononie, preterquam olei et lupini, et valebat corbes frumenti xxx solidos et ultra; et quia non poterat haberi de frumento, rumor fuit in platea et in tribio porte Ravenatis. Qua de causa obtemptun fuit in conscilio populi quod omnes de Lambertatiis, qui erat de casalibus et quibus erat interdictum palatium; iret ad confinia extra civitatem, et sic factum fuit”. Così recita la Cronaca A, compresa all’interno del Corpus chronicorum bononiensium edito da Sorbelli , ripresa quasi parola per parola da tutte le cronache coeve e successive edite. E questa l’unica rivolta cittadina, nel corso del Trecento, per la quale le fonti indichino espressamente la penuria d generi alimentari: l’impossibilità di trovare frumento nel mercato cittadino del trebbio di porta Ravennate, il cui prezzo era già proibitivo per larghi strati della popolazione cittadina, scatenò una rivolta in una città stremata da alcuni decenni di lotte interne e dal conflitto con la signoria estense. Si tratta di una delle poche rivolte scoppiate in Italia nella prima metà del Trecento a causa dell’aumento dei prezzi del pane e del grano, come hanno dimostrato recenti indagini storiografiche.



Cominciò a Bologna ,dopo una serie di lotte interne e la guerra contro Venezia,uno scontro con gli estensi, che mise la città a dura prova e danneggiò gravemente le terre del suo contado. Fin dal primo momento Azzo d’Este mirò a colpire il territorio bolognese e a tentare inoltre di inondarlo, prima ancora di dichiarare guerra, quindi fece costruire argini e sterpate oltre il fiume Panaro e il torrente Muzza, con grave danno alle terre bolognesi.

  • Cominciò a Bologna ,dopo una serie di lotte interne e la guerra contro Venezia,uno scontro con gli estensi, che mise la città a dura prova e danneggiò gravemente le terre del suo contado. Fin dal primo momento Azzo d’Este mirò a colpire il territorio bolognese e a tentare inoltre di inondarlo, prima ancora di dichiarare guerra, quindi fece costruire argini e sterpate oltre il fiume Panaro e il torrente Muzza, con grave danno alle terre bolognesi.

  • Si mirava dunque a chiudere le acque del Panaro e a farle riversare sul territorio bolognese, e il consiglio del popolo, in numerose provvigioni dell’ottobre 1295, fu così costretto a ordinare agli uomini di Castelfranco, Sant’Agata, Crevalcore; San Giovanni in Persiceto; Argelato e Cento,di attivarsi al fine di distruggere ogni argine o manufatto di qualsiasi genere fatto dai modenesi o dai ferraresi.

  • La guerra, si concluse grazie all’arbitrato di Firenze e di Papa Bonifacio VIII, con la cessione a Bologna degli importanti castra limitanei di Bazzano e Savignano sul Panaro.



Già nel 1295 il reggimento bolognese annaspava alla continua ricerca di denaro. Bologna si era estenuata con le continue guerre di Romagna, con il pagamento degli stipendiari da tenere sempre pronti all’occorrenza in città, con il frequente invio di truppe e aiuti degli alleati, e la naturale conseguenza delle lunghe guerre – la devastazione e l’incuria dei terreni – si era già da tempo palesata. Le strategie adottate dal comune per reperire denaro si rincorrono stancamente e sempre simili nelle carte delle riformagioni del consiglio del popolo, conservate in grande quantità presso l’Archivio di Stato di Bologna, a informarci minutamente sulla vita cittadina e sui problemi che di settimana in settimana dovettero affrontare i bolognesi: si toglievano dal bando i Lambertazzi e i magnati, che dovevano presentarsi ad mandata comunis dietro pagamento di una determinata somma; si allargava il consiglio dei duemila a quattromila, per renderlo cespite di maggiori entrate; il 31 gennaio 1295 si ricorreva a una prestanza forzosa di 1.000 lire di bolognini per tutti i prestatores forense,cioè per coloro che, non abitando in città o nel contado, non erano iscritti nelle società delle armi e della mercanzia soprattutto si effettuava la vendita del frumento in modo arbitrario per la quantità da assegnare a ciascuno e per il prezzo.

  • Già nel 1295 il reggimento bolognese annaspava alla continua ricerca di denaro. Bologna si era estenuata con le continue guerre di Romagna, con il pagamento degli stipendiari da tenere sempre pronti all’occorrenza in città, con il frequente invio di truppe e aiuti degli alleati, e la naturale conseguenza delle lunghe guerre – la devastazione e l’incuria dei terreni – si era già da tempo palesata. Le strategie adottate dal comune per reperire denaro si rincorrono stancamente e sempre simili nelle carte delle riformagioni del consiglio del popolo, conservate in grande quantità presso l’Archivio di Stato di Bologna, a informarci minutamente sulla vita cittadina e sui problemi che di settimana in settimana dovettero affrontare i bolognesi: si toglievano dal bando i Lambertazzi e i magnati, che dovevano presentarsi ad mandata comunis dietro pagamento di una determinata somma; si allargava il consiglio dei duemila a quattromila, per renderlo cespite di maggiori entrate; il 31 gennaio 1295 si ricorreva a una prestanza forzosa di 1.000 lire di bolognini per tutti i prestatores forense,cioè per coloro che, non abitando in città o nel contado, non erano iscritti nelle società delle armi e della mercanzia soprattutto si effettuava la vendita del frumento in modo arbitrario per la quantità da assegnare a ciascuno e per il prezzo.



Dalle riformagioni affiora un malessere generale, ben documentato dai provvedimenti presi dal comune contro molti bolognesi che si facevano falsamente chierici e conversi per sfuggire alle collette. Il malcontento è particolarmente profondo nelle terre del contado, sottoposte al pagamento di tasse volte a finanziare la guerra, trattate come paesi di conquista e infestate dai banditi; drammatica è la situazione delle località di confine, che per la loro posizione erano ovviamente più soggette alle scorrerie e alle spoliazioni da parte dei nemici.

  • Dalle riformagioni affiora un malessere generale, ben documentato dai provvedimenti presi dal comune contro molti bolognesi che si facevano falsamente chierici e conversi per sfuggire alle collette. Il malcontento è particolarmente profondo nelle terre del contado, sottoposte al pagamento di tasse volte a finanziare la guerra, trattate come paesi di conquista e infestate dai banditi; drammatica è la situazione delle località di confine, che per la loro posizione erano ovviamente più soggette alle scorrerie e alle spoliazioni da parte dei nemici.

  • Lo scontro si concluse in sostanza senza vincitori né vinti: a Bologna furono sottratte Imola e Dozza, che essa custodiva per la Chiesa; le terre del contado erano state quasi completamente devastate e molte strade risultavano essere distrutte e completamente impraticabili, i due castra conquistati a duro prezzo, Bazzano e Savignano sul Panaro, erano semidistrutti, tanto che il 30 dicembre 1299 il consiglio del popolo prese la decisione di intraprendere i lavori più urgenti nel contado.

  • Fonti tratte da Valeria Braidi “Le rivolte del pane: Bologna 1311 Pagine 251-276

  • A cura di Monique Bourin, Giovanni Cherubini, Giuliano Pinto

  • Rivolte urbane e rivolte cittadine nell’Europa del Trecento in confronto con: Firenze University Press





Il pane nel corso della storia umana non è mai cambiato, sia nell’epoca medievale sia sino ai giorni nostri.

  • Il pane nel corso della storia umana non è mai cambiato, sia nell’epoca medievale sia sino ai giorni nostri.







  • Grissino piemontese

  • Biova piemontese



Focaccia

  • Focaccia

  • Ciappe



Michetta

  • Michetta

  • Mantovano



Chifel

  • Chifel



La Biga si produce in particolare nella provincia di Trieste, con farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, lievito di birra, sale. L’impasto viene fatto lievitare per diverse ore e, una volta completata l’alzata, si formano dei panetti, dal peso variabile (80/200 gr. circa), di forma elissoidale con taglio centrale. Dalla provincia di Udine, per la precisione a Prisco di Socchieve, arriva invece il Grispolenta, una sorta di grissino dall'aspetto rustico, lungo circa 15 cm, dello spessore di un dito. Si prepara con farina di mais, farina di frumento tipo 0, acqua, olio di oliva, strutto, lievito naturale, sale. Grazie alla farina di mais il risultato finale è fragrante e friabile. Pane della tradizione contadine e prodotto solo in inverno in Friuli, il Pan de Frizze viene fatto con farina di grano tenero, uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido. Si stempera il lievito acido in acqua tiepida, dove si aggiunge un pizzico di zucchero. Si versa nella farina insieme agli sfrizzoli o ciccioli del maiale o al lardo rosolato e tagliato a dadini, il burro fuso e il sale, si impasta a lungo fino ad ottenere un tutto omogeneo di media consistenza. 

  • La Biga si produce in particolare nella provincia di Trieste, con farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, lievito di birra, sale. L’impasto viene fatto lievitare per diverse ore e, una volta completata l’alzata, si formano dei panetti, dal peso variabile (80/200 gr. circa), di forma elissoidale con taglio centrale. Dalla provincia di Udine, per la precisione a Prisco di Socchieve, arriva invece il Grispolenta, una sorta di grissino dall'aspetto rustico, lungo circa 15 cm, dello spessore di un dito. Si prepara con farina di mais, farina di frumento tipo 0, acqua, olio di oliva, strutto, lievito naturale, sale. Grazie alla farina di mais il risultato finale è fragrante e friabile. Pane della tradizione contadine e prodotto solo in inverno in Friuli, il Pan de Frizze viene fatto con farina di grano tenero, uova, ciccioli di maiale, burro, lardo, sale, lievito acido. Si stempera il lievito acido in acqua tiepida, dove si aggiunge un pizzico di zucchero. Si versa nella farina insieme agli sfrizzoli o ciccioli del maiale o al lardo rosolato e tagliato a dadini, il burro fuso e il sale, si impasta a lungo fino ad ottenere un tutto omogeneo di media consistenza. 



Bovolo

  • Bovolo



Piada romagnola

  • Piada romagnola



Il Pane Toscano è famoso per il suo sapore “sciapo” ovvero privo di sale. Può avere forma rettangolare-ovoidale o rotonda, e colore dorato all’esterno; la mollica di colore bianco è alveolata in maniera non regolare. La crosta è friabile, croccante e molto sottile. In tutta la Maremma si produce la Pagnotta Maremmana, fatta con farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, lievito di birra. Il lievito acido viene miscelato con farina e acqua e lo si lascia fermentare per diverse ore. Si aggiunge la farina, il sale, l’acqua, il lievito di birra. Si impasta nell’impastatrice e si lascia fermentare ancora per qualche ora. Poi, dopo breve rimpasto, si formano i pezzi, che possono essere rotondi e a filone. Si mettono sulla tavola di legno ricoperta di un panno bianco, si spolverano di tritello e si mettono al caldo.

  • Il Pane Toscano è famoso per il suo sapore “sciapo” ovvero privo di sale. Può avere forma rettangolare-ovoidale o rotonda, e colore dorato all’esterno; la mollica di colore bianco è alveolata in maniera non regolare. La crosta è friabile, croccante e molto sottile. In tutta la Maremma si produce la Pagnotta Maremmana, fatta con farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, lievito di birra. Il lievito acido viene miscelato con farina e acqua e lo si lascia fermentare per diverse ore. Si aggiunge la farina, il sale, l’acqua, il lievito di birra. Si impasta nell’impastatrice e si lascia fermentare ancora per qualche ora. Poi, dopo breve rimpasto, si formano i pezzi, che possono essere rotondi e a filone. Si mettono sulla tavola di legno ricoperta di un panno bianco, si spolverano di tritello e si mettono al caldo.



La Crescia

  • La Crescia



Pane dei Terni

  • Pane dei Terni



Pane Casareccio di Genzano

  • Pane Casareccio di Genzano



Pane Casereccio Aquilano

  • Pane Casereccio Aquilano



Il Parrozzo Molisano viene prodotto, nel periodo invernale, con farina di mais (rannarinne), farina di grano tenero, lievito naturale, patate lessate, acqua, sale. Si mettono le farine sul pianale di lavorazione, si mescolano e si impastano aggiungendo acqua calda in cui è stato disciolto il sale, fino ad ottenere una massa morbida; si aggiungono le patate schiacciate e il lievito naturale e si mette il tutto in un recipiente (fruscelle di canne) contenente un panno di cotone e si lascia lievitare. Il giorno seguente si rimette la pasta cresciuta sul pianale, la si lavora ancora un po’ e la si rimette nella fruscella con il tovagliolo lasciandola lievitare per una seconda volta. Si lascia crescere la pasta e si cuoce il caratteristico panello ottenuto nel forno a fiamma viva.

  • Il Parrozzo Molisano viene prodotto, nel periodo invernale, con farina di mais (rannarinne), farina di grano tenero, lievito naturale, patate lessate, acqua, sale. Si mettono le farine sul pianale di lavorazione, si mescolano e si impastano aggiungendo acqua calda in cui è stato disciolto il sale, fino ad ottenere una massa morbida; si aggiungono le patate schiacciate e il lievito naturale e si mette il tutto in un recipiente (fruscelle di canne) contenente un panno di cotone e si lascia lievitare. Il giorno seguente si rimette la pasta cresciuta sul pianale, la si lavora ancora un po’ e la si rimette nella fruscella con il tovagliolo lasciandola lievitare per una seconda volta. Si lascia crescere la pasta e si cuoce il caratteristico panello ottenuto nel forno a fiamma viva.



Il Pane Cafone è la classica pagnotta napoletana, che si differenzia dalle altre similari del meridione per l’assenza di segnatura nella parte superiore. Si compone di farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, sale. La farina, impastata nell’impastatrice con il lievito sciolto in acqua tiepida, viene fatta lievitare per almeno 5 ore.  La Pagnotta di Santa Chiara consiste in fagottini a base di farina e patate schiacciate, lievito, strutto e pepe; farciti con alici e pomodori cotti a parte, origano e prezzemolo. L’impasto della farina e delle patate, precedentemente lessate, sbucciate e schiacciate dopo la lievitazione c’è la rilavorazione della pasta si procede con la formazione di dischi di pasta del diametro di circa 20 cm, per poi passare alla preparazione del ripieno a base di alici e pomodoro e cottura in forno a legna.

  • Il Pane Cafone è la classica pagnotta napoletana, che si differenzia dalle altre similari del meridione per l’assenza di segnatura nella parte superiore. Si compone di farina di grano tenero, acqua, lievito naturale, sale. La farina, impastata nell’impastatrice con il lievito sciolto in acqua tiepida, viene fatta lievitare per almeno 5 ore.  La Pagnotta di Santa Chiara consiste in fagottini a base di farina e patate schiacciate, lievito, strutto e pepe; farciti con alici e pomodori cotti a parte, origano e prezzemolo. L’impasto della farina e delle patate, precedentemente lessate, sbucciate e schiacciate dopo la lievitazione c’è la rilavorazione della pasta si procede con la formazione di dischi di pasta del diametro di circa 20 cm, per poi passare alla preparazione del ripieno a base di alici e pomodoro e cottura in forno a legna.



Taralli

  • Taralli



Pane di Matera igp

  • Pane di Matera igp



Pitta

  • Pitta



Pagnotta del Dittaino Dop

  • Pagnotta del Dittaino Dop



Pane Carasau

  • Pane Carasau






























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