Indice della relazione Premessa: un bilancio utile, complesso e problematico


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Sana14.08.2018
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Indice della relazione

  • 1. Premessa: un bilancio utile, complesso e problematico

  • 2. Unità: da tanti Stati preunitari a un solo Stato italiano

  • 3. Indipendenza/sovranità: da dominazioni/predomini stra-

  • nieri alla sovranità nazionale

  • 4. Laicità: dallo Stato confessionale allo Stato laico

  • 5. Democrazia: i processi di democratizzazione fra conqui-

  • ste e regressioni

  • 6. Problemi aperti: quali priorità?

  • 7. Riferimenti bibliografici



Premessa: un bilancio utile, ma complesso e problematico

  • 1.1 Utilità, complessità e problematicità di un

  • bilancio

  • 1.2 Processi di unificazione nazionale e di

  • democratizzazione



1.1 Utilità, complessità e problematicità di un bilancio

  • 1.1.1 Utilità del bilancio

  • 1.1.2 Complessità e problematicità del bilan-

  • cio



1.1.1 Utilità del bilancio

  • 1.1.1.1 La storia è maestra di vita solo per

  • chi non la dimentica e sa interpretarla

  • 1.1.1.2 Un bilancio sensato è una selezione

  • critica di punti fermi e problemi aperti

  • 1.1.1.3 La democrazia è un patrimonio e un

  • processo aperto e non irreversibile



1.1.1.1 La storia è maestra di vita solo per chi sa interpretarla

  • Se non si conosce il passato e non ci si orienta nel

  • presente, non si può progettare bene il futuro.

  • La storia è maestra di vita solo per chi non la ri-

  • muove/dimentica, ma ha la pazienza di studiarla e

  • la competenza di interpretarla.

  • Si possono imparare tante cose dai nostri prede-

  • cessori, sia dagli errori (per non ripeterli), sia dalle

  • loro conquiste (per salvaguardarle, perfezionarle e

  • trasmetterle alle future generazioni).



1.1.1.2 Un bilancio sensato è una selezione critica di eredità e problemi

  • Un bilancio storico sensato è una selezione

  • critica di

  • - punti fermi da cui ripartire, eredità da as-

  • sumere e trasmettere, patrimoni da salva-

  • guardare, valorizzare, ampliare e diffondere;

  • problemi aperti, da affrontare lucidamente,

  • cercando di evitare gli errori del passato.



1.1.1.3 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (I)

  • Nessun processo storico (tanto meno un

  • processo di democratizzazione) è ineluttabi-

  • le e irreversibile. Le conquiste democratiche

  • sono il risultato dell’impegno e delle lotte di

  • uomini e donne del passato, a cui dobbiamo

  • riconoscenza e di cui dobbiamo assumere e

  • trasmettere l’eredità.



1.1.1.3 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (II)

  • “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va

  • avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e

  • non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il

  • combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di

  • mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una

  • delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica.

  • […] Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete ve-

  • dere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati,

  • morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in A-

  • frica, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno

  • dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su que-

  • sta carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no,

  • non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila

  • morti”.

  • Piero Calamandrei, La Costituzione e la gioventù, discorso del 26.1.’55



1.1.1.3 La democrazia è un patri- monio e un processo aperto (III)

  • “Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella

  • Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che […]

  • può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli di-

  • venti realtà […]. […] non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento.

  • […] durante la Liberazione e la Resistenza […] Ci sono stati professori

  • e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. […] E

  • tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome dei nostri

  • studenti che […] hanno dato il sangue per la libertà d’Italia. Pensiamo a

  • questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a lo-

  • ro, non disperiamo dell’avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza.

  • Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la

  • continuità della coscienza morale”.

  • Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Asso-

  • ciazione a difesa della scuola nazionale (Roma, 11 febbraio 1950)



1.1.2 Complessità e problematicità del bilancio

  • Tale bilancio è complesso e problematico

  • per vari motivi.

  • 1.1.2.1 Complessità del periodo storico e

  • tendenze a una sua lettura strumentale

  • 1.1.2.2 Necessità di ridefinire preliminar-

  • mente alcuni concetti chiave



1.1.2.1 Complessità del periodo storico e tendenze a una sua lettura strumentale

  • Si tratta di un periodo storico piuttosto lungo

  • e tormentato, che risente di eredità storiche

  • di lunghissima durata e in cui siamo ancora

  • immersi. La bibliografia scientifica è amplis-

  • sima; il dibattito storiografico è molto vivace

  • e variegato, ma molto meno noto di quello

  • mediatico e politico, in cui a volte prevalgo-

  • no le mode e gli approcci strumentali.



1.1.2.2 Necessità di ridefinire preliminarmente alcuni concetti chiave

  • 1.1.2.2.1 Identità personale e sociale

  • 1.1.2.2.2 Nazione e identità nazionale

  • 1.1.2.2.3 Democrazia e processi di demo-

  • cratizzazione

  • 1.1.2.2.4 Diritti/responsabilità

  • 1.1.2.2.5 Altri esempi di concetti chiave da

  • ridefinire



1.1.2.2.1 Identità personale e sociale

  • Identità personale/sociale come combinatoria

  • globale di differenti tratti di identità individuali/so-

  • ciali (di specie, età/generazione, genere, ruolo,

  • geoambientali, socioeconomici, politici, culturali…)

  • B) L’identità personale/sociale non è un’essenza

  • pura, statica, astorica, decontestualizzata e asso-

  • luta, ma un complesso processo storico, contrad-

  • dittorio/conflittuale, dinamico, non lineare, relativo,

  • contestuale, inevitabilmente meticcio



1.1.2.2.2 Nazione e identità nazionale

  • Concetti come ‘nazione’, ‘etnia’, ‘popolo’,

  • ‘patria’, ‘carattere nazionale’, ‘identità nazio-

  • nale’ e ‘identità etnica’ sono usati per lo più

  • in modo non scientifico, ma ideologico, as-

  • soluto/decontestualizzato e astorico.

  • Occorre, quindi, o sostituirli con categorie

  • più scientifiche, o almeno riconvenzionarne i

  • significati in modo critico e trasparente



1.1.2.2.3 Democrazia e processi di democratizzazione

  • 1.1.2.2.3.1 Diverse definizioni di democrazia

  • 1.1.2.2.3.2 Che cosa significa ‘processi di

  • democratizzazione’?



1.1.2.2.3.1 Diverse definizioni di democrazia

  • Nella storiografia e nelle scienze sociali si

  • incontrano diverse definizioni e concettualiz-

  • zazioni di “democrazia”.

  • Per esempio, per indicare le forme più avan-

  • zate di democrazia, Robert A. Dahl usa il

  • termine “poliarchia”.



1.1.2.2.3.2 Che cosa significa ‘processi di democratizzazione’?

  • Si tratta di un concetto usato in modo consa-

  • pevolmente convenzionale per indicare per-

  • corsi non irreversibili di costruzione di una

  • società più giusta, inclusiva e solidale, ri-

  • spettosa dei beni comuni, delle regole de-

  • mocratiche, delle differenze e delle respon-

  • sabilità e dei diritti fondamentali di tutti gli

  • esseri viventi.



1.1.2.2.4 Diritti/responsabilità

  • A) Diritti e responsabilità: due facce della

  • stessa medaglia

  • B) Diritti umani

  • C) Diritti dei minori e pari opportunità

  • D) Diritti civili e politici

  • E) Diritto socio-economici

  • F) Diritti culturali

  • G) Diritti bioetici ecc.



1.1.2.2.5 Altri esempi di concetti chiave da ridefinire

  • A) Cultura, identità culturale, multiculturalità/

  • multiculturalisno, dialogo interculturale

  • B) Popolo e classi sociali

  • C) Politica

  • D) Legalità democratica

  • E) Laicità dello Stato e pluralismo

  • F) Sistema delle autonomie, federalismo ecc.



1.2 Processi di unificazione nazio-nale e di democratizzazione

  • Per evitare interpretazioni ideologiche (es.:

  • nazionaliste) dei processi di unificazione na-

  • zionale, occorre verificarne il grado di effet-

  • tiva democraticità. Si tratterà, quindi, di esa-

  • minare in che misura i processi di unificazio-

  • ne nazionale producano società più demo-

  • cratiche sul piano locale, nazionale e inter-

  • nazionale



2. Unità: fare l’Italia e fare gli italiani

  • 2.1 Fare l’Italia e fare gli italiani

  • 2.2 Fare l’Italia: unificazione territoriale e

  • spinte centrifughe

  • 2.3 Fare gli italiani: diversi modelli di costru-

  • zione di una comunità italiana



2.1 Fare l’Italia e fare gli italiani (I)

  • “I più pericolosi nemici d’Italia non sono gli Austriaci, sono gl’Italiani.

  • E perché?

  • Per la ragione che gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro ri-

  • manere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie mora-

  • li che furono ab antico il loro retaggio; […] pensano a riformare l’Italia, e

  • nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino lo-

  • ro […]”. “[…] il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti

  • e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno verso il polo opposto: pur

  • troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani”.

  • Massimo Taparelli d’Azeglio, I Miei Ricordi (opera postuma, 1867), a

  • cura di Alberto M. Ghisalberti, Einaudi, Torinio, 1971, pp.8 e 9 (Origine

  • e scopi dell’opera): cfr.

  • www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_8/t207.pdf



2.1 Fare l’Italia e fare gli italiani (II)

  • “’Professore’ esclamò Nando a testa bassa, ‘voi a-

  • mate l’Italia?’

  • Di nuovo ebbi intorno a me le facce di tutti: Tono,

  • la vecchia, le ragazze, Cate. Fonso sorrise.

  • ‘No’ dissi adagio, ‘non amo l’Italia. Gli italiani’.

  • ‘Qua la mano’ disse Nando. ‘Ci siamo capiti’”.

  • Cesare Pavese, La casa in collina, in Prima che il

  • gallo canti, Arnoldo Mondadori, Milano, 1967, p.

  • 196 (I ed.: Einaudi, Torino, 1949).



2.2 Fare l’Italia: unificazione territoriale e spinte centrifughe

  • 2.2.1 Da tanti Stati preunitari a un solo Stato italia-

  • no

  • 2.2.2 Le tappe dell’unificazione italiana

  • 2.2.3 Le spinte centrifughe nell’Italia liberale

  • 2.2.4 L’Italia fuori d’Italia

  • 2.2.5 L’Italia ridivisa e la sua riunificazione (1943-

  • 1945)

  • 2.2.6 Le spinte centrifughe nell’Italia repubblicana



2.2.1 Da tanti Stati preunitari a un solo Stato italiano

  • 2.2.1.1 Assenza di uno Stato unitario italiano

  • dal ‘condominio’ longobardo-bizantino (568)

  • al 1861

  • 2.2.1.2 Situazione anteriore alla prima guer-

  • ra d’indipendenza italiana (1859)



2.2.1.1 Assenza di uno Stato unitario italiano dal ‘condominio’ longobardo-bizantino (568) al 1861

  • L’invasione longobarda (568) sostituisce l’I-

  • talia bizantina unitaria con una specie di

  • ‘condominio’ longobardo-bizantino. Da allora

  • fino al 1861 (o meglio al 1918) l’attuale terri-

  • torio italiano resta diviso fra due o più Stati.

  • Quasi 1.300 anni senza unità politica hanno

  • reso difficile e complicato il successivo pro-

  • cesso di unificazione nazionale.



2.2.1.2 Situazione anteriore alla pri-ma guerra d’indipendenza (1859)

  • Prima di tale guerra l’attuale territorio italiano era diviso in sette Stati:

  • 1. Regno di Sardegna (attuali Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Sar-

  • degna), sotto la dinastia sabauda

  • 2. Regno Lombardo-Veneto (attuali Lombardia, Veneto e Friuli), sotto

  • la dinastia absburgica dell’Impero d’Austria, a cui appartenevano anche

  • i territori degli attuali Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia

  • 3. Ducato di Parma e Piacenza (attuali province di Parma e Piacenza),

  • sotto un ramo della dinastia borbonica

  • 4. Ducato di Modena e Reggio (attuali province di Modena e Reggio E-

  • milia), sotto la dinastia degli Austria-Este

  • 5. Granducato di Toscana, sotto la dinastia degli Absburgo-Lorena

  • 6. Stato della Chiesa (attuali province di Ferrara e Bologna, Romagna,

  • Marche, Umbria e Lazio), sotto il papa

  • 7. Regno delle Due Sicilie (attuali regioni meridionali, Abruzzi, Molise e

  • Sicilia), sotto la dinastia borbonica



2.2.2 Le tappe dell’unificazione italiana

  • 2.2.2.1 Sconfitte dei moti risorgimentali (1820-

  • 1849) e della I guerra d’indipendenza (1848-1849)

  • 2.2.2.2 II guerra d’indipendenza (1859), spedizione

  • dei Mille (1861) e proclamazione del Regno d’Italia

  • (17 marzo 1861)

  • 2.2.2.3 III guerra d’indipendenza (1866), conquista

  • di Roma (1870) e ‘Grande Guerra’ (1915-1918)



2.2.2.1 Sconfitte dei moti risorgimentali (1820- 1849) e della I guerra d’indipendenza (1848-1849)

  • Repressione dei moti liberali (1820-1821

  • e 1831) e democratici (dal 1834 al 1857).

  • B) I moti rivoluzionari del 1848-1849: con-

  • quiste parziali durevoli (es.: lo Statuto alber-

  • tino) e temporanee (Costituzioni e Repubbli-

  • ca romana) e eredità politico-culturali.

  • C) Sconfitta della I guerra d’indipendenza

  • (1848-1849) e abdicazione di Carlo Alberto.



2.2.2.2 Dopo la II guerra d’indipendenza (1859) e la spedizione dei Mille (1860-1861)

  • Il nuovo Regno d’Italia incorpora al Regno di

  • Sardegna la Lombardia, i ducati di Parma e

  • Piacenza e di Modena e Reggio, il Grandu-

  • cato di Toscana e tutti i territori del Regno

  • delle Due Sicilie e dello Stato della Chiesa

  • (ad eccezione del Lazio). La capitale nel

  • 1864 viene spostata provvisoriamente da

  • Torino a Firenze (per avvicinarsi a Roma).



2.2.2.3 Fra la terza guerra d’indipendenza, la conquista di Roma e la ‘Grande Guerra’

  • Al Regno d’Italia vengono annessi

  • - il Veneto e il Friuli dopo la terza guerra d’indipen-

  • denza (1866);

  • - il Lazio dopo la ‘breccia di Porta Pia’ (1870);

  • - il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia, l’Istria

  • e Zara dopo la prima guerra mondiale.

  • A parte la Repubblica di San Marino, la Città del

  • Vaticano e le questioni controverse di Fiume e

  • Dalmazia, l’Italia resta unita dal 1919 fino all’8 set-

  • tembre 1943.



2.2.3 Le spinte centrifughe nell’Italia liberale

  • 2.2.3.1 I legittimisti (seguaci delle dinastie spode-

  • state: es.: filoborbonici)

  • 2.2.3.2 I ‘papalini’. Pio IX, il Sillabo e il non expedit

  • 2.2.3.3 Il ‘brigantaggio’ e la ‘questione meridionale’

  • 2.2.3.4 Repubblicani, anarchici, operaisti, sociali-

  • sti

  • 2.2.3.5 La Massoneria

  • 2.2.3.6 Le mafie



2.2.4 L’Italia fuori d’Italia

  • 2.2.4.1 L’emigrazione italiana stabile

  • 2.2.4.2 Colonialismo italiano, annessione

  • dell’Alto Adige e processi di italianizzazione

  • forzata



2.2.4.1 L’emigrazione italiana stabile

  • Le diverse ondate emigratorie italiane (e in

  • particolare la massiccia emigrazione transo-

  • ceanica a cavallo fra XIX e XX secolo) por-

  • tano alla diffusione del fenomeno della Little

  • Italy, ossia delle colonie di italiani immigrati

  • in altri Stati, con tutti i problemi del riconosci-

  • mento o meno dei loro diritti da parte dello

  • Stato italiano e degli Stati di immigrazione.



2.2.4.2 Colonialismo italiano, annessione dell’Alto Adige e italianizzazione forzata

  • A) Tappe del colonialismo italiano: Eritrea

  • (1890), Somalia (1892), Libia e Dodecane-

  • so (1911), Etiopia (1936).

  • B) L’annessione dell’Alto Adige (1919).

  • C) Italianizzazione forzata in epoca fascista

  • della maggioranza sudtirolese dell’Alto Adi-

  • ge e franco-provenzale in Valle d’Aosta e

  • delle minoranze slovene e croate nella Ve-

  • nezia Giulia e in Istria



2.2.5 L’Italia ridivisa e la sua riunificazione (1943-1945)

  • Dopo l’8 settembre 1943 l’Italia torna a dividersi fra

  • - i territori occupati dai tedeschi e poi sotto il gover-

  • no della Repubblica Sociale Italiana, con l’eccezio-

  • ne parziale delle aree controllate dai partigiani;

  • - il ‘Regno del Sud’ (sotto la dinastia sabauda), che

  • gradualmente si espande verso Nord grazie all’a-

  • zione congiunta dei partigiani e dell’avanzata degli

  • Alleati.

  • L’Italia viene riunificata dalla Resistenza (per certi

  • versi un ‘secondo Risorgimento’) e dagli Alleati.



2.2.6 Le spinte centrifughe nell’Italia repubblicana

  • 2.2.6.1 Neofascisti e monarchici

  • 2.2.6.2 Le mafie

  • 2.2.6.3 I complessi rapporti fra Stato e Chiese

  • 2.2.6.4 I separatisti e terroristi altoatesini

  • 2.2.6.5 Golpisti, corpi deviati dello Stato, ‘strategia della

  • tensione, servizi segreti, stragismi, P2, ‘imprenditoria della

  • paura’

  • 2.2.6.6 Terrorismo di estrema sinistra

  • 2.2.6.7 Inversione della corrente migratoria

  • 2.2.6.8 I fondamentalismi

  • 2.2.6.9 ‘Le ‘tre Italie’, la ‘questione meridionale’ e la ‘que-

  • stione settentrionale’; le leghe del Nord e del Sud



2.3 Fare gli italiani: diversi modelli di costruzione di una comunità

  • 2.3.1 Modelli liberali

  • 2.3.3 Modelli democratici

  • 2.3.4 Modelli autoritari, nazionalisti, totalita-

  • ri e populisti



3. Indipendenza: da dominazioni/ predomini stranieri alla sovranità

  • 3.1 Tre secoli di domini/predomini stranieri (1559-

  • 1859)

  • 3.2 L’Italia conquista l’indipendenza grazie all’ap-

  • poggio di altri Stati europei

  • 3.3 L’Italia riperde e riconquista l’indipendenza

  • (1943-1945)

  • 3.4 Condizionamenti degli Stati-guida (Usa e Urss)

  • durante la ‘guerra fredda’

  • 3.5 Altre limitazioni alla sovranità nazionale italiana



3.1 Tre secoli di domini/predomini stranieri (1559-1859)

  • Dopo le guerre per l’egemonia europea

  • (1494-1559) in Italia predominano prima gli

  • Absburgo di Spagna (1559-1713), poi gli

  • Absburgo d’Austria e i Borboni (1713-1796),

  • poi la Francia napoleonica (1805-1815) e

  • infine gli Absburgo d’Austria e i Borboni

  • (1815-1859).



3.2 L’Italia conquista l’indipendenza grazie all’appoggio di altri Stati

  • L’Italia conquista l’indipendenza e l’unità

  • grazie all’appoggio indiretto inglese (es.:

  • spedizione dei Mille) e diretto francese (se-

  • conda guerra d’indipendenza: 1859), prus-

  • siano (1866) e dell’Intesa (‘Grande Guerra’).



3.3 L’Italia riperde e riconquista l’indipendenza (1943-1945)

  • 3.3.1 L’Italia riperde e riconquista l’indipen-

  • denza durante l’occupazione tedesca

  • 3.3.2 L’Italia riconquista l’indipendenza

  • grazie alla Resistenza e agli Alleati



3.4 Condizionamenti degli Stati-guida durante la ‘guerra fredda’

  • Fra il 1947 e il 1989 (e in particolare durante

  • le varie fasi della ‘guerra fredda’) i governi a

  • guida DC sono subordinati a Usa e Nato; il

  • PCI si sgancia molto lentamente dal PCUS.

  • Alla fine, dopo la caduta dei regimi ‘comuni-

  • sti’ dell’Europa orientale (1989) e la dissolu-

  • zione dell’URSS (1991), si afferma il model-

  • lo USA.



3.5 Altre limitazioni alla sovranità nazionale italiana

  • 3.5.1 Le mafie

  • 3.5.2 I servizi segreti stranieri e i corpi devia-

  • ti dello Stato

  • 3.5.3 Il potere temporale e le interferenze di

  • alcune organizzazioni religiose

  • 3.5.4 Le imprese multinazionali

  • 3.5.5 Normativa europea e internazionale



4. Laicità: dallo Stato confessionale allo Stato laico

  • 4.1 Lo Stato della Chiesa / Stato Pontificio (752-

  • 1870)

  • 4.2 La Repubblica romana (1848-1849), la politica

  • ecclesiastica del Cavour e del Regno d’Italia’

  • 4.3 La conquista italiana di Roma (1870) e il con-

  • flitto fra Stato italiano e Papato (1870-1929)

  • 4.4 I Patti lateranensi (11 febbraio 1929)

  • 4.5 L’articolo 7 della Costituzione repubblicana

  • 4.6 Il nuovo Concordato del 1984 e i nodi irrisolti



4.1 Lo Stato della Chiesa / Stato Pontificio (752-1870)

  • Stato della Chiesa o Stato pontificio è il no-

  • me dell’entità statuale formata dall’insieme

  • dei territori su cui la Santa Sede ha eserci-

  • tato il proprio potere temporale dal 752 al

  • 1870.

  • La forma di governo è una monarchia asso-

  • luta elettiva (a suffragio maschile ristretto).



4.2 La Repubblica romana (1848-1849) e la politica ecclesiastica del Cavour e del Regno d’Italia

  • 4.2.1 La Repubblica romana (1848-1849)

  • 4.2.2 La politica ecclesiastica nel ‘decennio di pre-

  • parazione cavourriano’ nel Regno di Sardegna e

  • nel Regno d’Italia. Il principio “Libera Chiesa in Li-

  • bero Stato”, adottato da Cavour e dalla ‘Destra

  • storica’, accomunava i pensatori francesi Alexan-

  • dre Vinet (pastore calvinista) e Charles Forbes Re-

  • né, conte di Montalembert (cattolico liberale)

  • 4.2.3 La ‘questione romana’: un nodo irrisolto



4.3 La conquista italiana di Roma (1870) e il conflitto Stato – Chiesa (1870-1929)

  • 4.3.1 La ‘breccia di Porta Pia’ (20 settembre

  • 1870)

  • 4.3.2 La “Legge delle Guarentigie” (13 mag-

  • gio 1871) e il suo disconoscimento da parte

  • del papa Pio IX. Il non expedit (1874)

  • 4.3.3 Oltre il non expedit: il Patto Gentiloni e

  • la nascita del Partito Popolare Italiano

  • (1919)



4.4 I Patti lateranensi (11 febbraio 1929)

  • Accordi sottoscritti l’11 febbraio 1929 nel palazzo di S.Gio-

  • vanni in Laterano, da Benito Mussolini, come primo mini-

  • stro italiano, e dal cardinale Segretario di Stato Pietro Ga-

  • sparri, per conto della Santa Sede:

  • a) il Trattato riconosce l’indipendenza e la sovranità della

  • S.Sede e lo Stato della Città del Vaticano; fra gli allegati è

  • particolarmente importante la Convenzione Finanziaria;

  • b) il Concordato definisce le relazioni civili e religiose in Ita-

  • lia fra governo e Chiesa cattolica.

  • I Patti, fra l’altro, riconoscono il Cattolicesimo come religio-

  • ne di Stato in Italia e rendono obbligatorio a scuola l’inse-

  • gnamento scolastico della religione cattolica (IRC)



4.5 L’articolo 7 della Costituzione repubblicana

  • La Costituzione all'art. 7 recita: “Lo Stato e la Chie-

  • sa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indi-

  • pendenti e sovrani.

  • I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.

  • Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti,

  • non richiedono procedimento di revisione costitu-

  • zionale”.



4.6 Il nuovo Concordato del 1984 e i nodi irrisolti nelle relazioni Stato - Chiese

  • 4.6.1 L’accordo di Villa Madama (18 febbra-

  • io 1984) e la legge n.121 del 25 marzo 1985

  • 4.6.2 Alcuni nodi irrisolti nelle relazioni fra

  • Stato, Chiese e libertà di pensiero



4.6.1 L’accordo di Villa Madama (18.2.1984) e la legge n.121 del 25.3.1985

  • L’accordo di Villa Madama (18.2.1984), stipulato

  • dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi,

  • per la Repubblica italiana, e dal Cardinale Segre-

  • tario di Stato Agostino Casaroli per la Santa Sede,

  • si è tradotto nella Legge n. 121 del 25.3.1985.

  • I rapporti fra Santa Sede e Stato italiano restano

  • regolati dai Patti lateranensi del 1929, che, però, si

  • prevede possano essere modificati di comune ac-

  • cordo senza ricorrere a revisione costituzionale.

  • Introduzione dell’8x1000 e trasformazione dell’IRC

  • da insegnamento obbligatorio a facoltativo.



4.6.2 Alcuni nodi irrisolti nelle relazioni fra Stato, Chiese e libertà di pensiero

  • 4.6.2.1 La forma di organizzazione politica non de-

  • mocratica della Santa Sede e i frequenti interventi

  • nella politica interna italiana differenziano la Chie-

  • sa cattolica dalle Chiese protestanti e valdese

  • 4.6.2.2 I cattolici in Italia godono di un trattamento

  • privilegiato nei confronti dei membri di altre religio-

  • ni, degli agnostici e degli atei. Un esempio: le di-

  • sparità di trattamento fra l’ora di Insegnamento

  • della Religione cattolica e l’”ora alternativa”



5. Democrazia: i processi di democra-tizzazione fra conquiste e regressioni

  • Alcuni esempi di processi di democratizza-

  • zione, fra conquiste e regressioni

  • 5.1 I diritti umani, delle donne e dei minori

  • 5.2 I diritti civili e politici

  • 5.3 I diritti socioeconomici

  • 5.4 I diritti culturali

  • 5.5 Un esempio: alcune conquiste dal 1945

  • in poi



5.1 I diritti umani, delle donne e dei minori

  • Le Carte internazionali dei diritti umani, delle don-

  • ne e dei minori: alcuni esempi

  • A) Dichiarazione universale dei diritti umani (ONU,

  • 10 dicembre 1948).

  • B) Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di

  • discriminazione nei confronti della donna (ONU, 18

  • dicembre 1979).

  • C) Convenzione sui diritti dell’infanzia (ONU, 20

  • novembre 1989).



5.2 I diritti civili e politici. Un esempio: il diritto di voto

  • Il processo di democratizzazione del voto in Italia, fra con-

  • quiste e regressioni

  • 5.2.1 Il sistema elettorale nel Regno d’Italia nel 1861

  • 5.2.2 Il sistema elettorale nel 1912

  • 5.2.3 Il sistema elettorale nel 1919

  • 5.2.4 La Legge Acerbo (1923) spiana la strada al regime

  • fascista

  • 5.2.5 La negazione fascista del diritto di voto: plebisciti del

  • 1929 e 1934

  • 5.2.6 Il sistema elettorale nell’Italia liberata dai nazifascisti

  • (1946): le donne conquistano il diritto di voto



5.2.1 Il sistema elettorale nel Regno d’Italia nel 1861

  • 1861: in base alla Legge 680 del 17 marzo 1848 del Regno

  • di Sardegna (parzialmente modificata da una legge del

  • 1859, estesa nel 1861 al Regno d’Italia), solo il 2% della

  • popolazione italiana può eleggere i deputati della Camera.

  • Sono esclusi, infatti, le donne, gli analfabeti, le classi sociali

  • medio-basse (chi non paga un censo/un’imposta almeno di

  • 40 lire: suffragio censitario ristretto), i maschi minori di 25

  • anni, i non cittadini italiani. Il Senato è di nomina regia.

  • Circa il 50% degli aventi diritto al voto (legittimisti, anarchi-

  • ci, clericali ecc.) si astiene.



5.2.2 Il sistema elettorale nel 1912

  • Legge n. 666 del 30 giugno 1912 (età giolittiana, dopo il de-

  • collo dell’industrializzazione e del movimento operaio), a-

  • dottata per la prima volta nelle elezioni del 1913: suffragio

  • quasi semiuniversale maschile: possono eleggere i deputa-

  • ti solo i cittadini italiani maschi alfabeti che abbiano com-

  • piuto 21 anni, maschi analfabeti che abbiano compiuto 30

  • anni e maschi minori di 30 anni che abbiano un reddito di

  • almeno 19,20 lire o abbiano già prestato servizio militare (il

  • 23,2% della popolazione italiana).

  • Il Senato rimane di nomina regia.

  • Tutte le donne continuano a non avere diritto di voto.



5.2.3 Il sistema elettorale nel 1919

  • Leggi n. 1985 del 16 dicembre 1918 e n. 1401 del

  • 15 agosto 1919 (dopo la prima guerra mondiale):

  • suffragio semiuniversale maschile: possono eleg-

  • gere i deputati tutti i cittadini italiani maschi di al-

  • meno 21 anni o che abbiano prestato il servizio mi-

  • litare. Cade ogni residua limitazione legata al livel-

  • lo di istruzione.

  • Il corpo elettorale viene portato a 11 milioni.

  • Il Senato resta di nomina regia. Tutte le donne

  • continuano a restare escluse dal diritto di voto.



5.2.4 La Legge Acerbo (1923) spiana la strada al regime fascista

  • La Legge (1923) prende il nome dal deputato Giacomo A-

  • cerbo, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Go-

  • verno Mussolini (incaricato il 29 ottobre 1922 dal re Vittorio

  • Emanuele III di formare il nuovo governo, in seguito alla

  • marcia fascista su Roma del 28 ottobre 1922). Essa con-

  • sente alla lista di coalizione che ottiene la maggioranza re-

  • lativa, con una percentuale superiore al 25%, dei voti di ot-

  • tenere due terzi dei seggi alla Camera, cosa che avviene al

  • ‘Listone’, capeggiato da Benito Mussolini nelle elezioni del

  • 6 aprile 1924.

  • La Legge Acerbo spiana la strada alla dittatura fascista.



5.2.5 La negazione fascista del diritto di voto: i plebisciti del 1929 e 1934

  • In base alle “leggi fascistissime” (1925-1926), l’uni-

  • co sindacato e l’unico partito ammessi sono quelli

  • fascisti.

  • Nel 1928 una modifica della legge elettorale per la

  • Camera prevede per gli elettori (cittadini italiani

  • maschi di almeno 21 anni) solo la possibilità di dire

  • sì o no in blocco a un’unica lista nazionale di 400

  • candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo

  • (plebisciti del 1929 e 1934).



5.2.6 Il sistema elettorale nell’Italia liberata dai nazifascisti (1946): il suffragio femminile

  • Suffragio universale (dopo la Liberazione): in base al De-

  • creto legislativo luogotenenziale (il luogotenente del Regno

  • d’Italia era Umberto di Savoia, figlio del re Vittorio Emanue-

  • le III) n. 23 del 2 febbraio 1945 (terzo governo Bonomi), il

  • diritto di voto viene esteso alle donne. In base a tale Decre-

  • to e al Decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 mar-

  • zo 1946, hanno diritto di voto tutti i cittadini e le cittadine i-

  • taliani di almeno 21 anni. Per la prima volta nella storia del-

  • lo Stato italiano unitario, le donne votano nelle elezioni am-

  • ministrative del marzo-aprile 1946, nel referendum istituzio-

  • nale e nelle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giu-

  • gno 1946 e nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948.



5.5 Un esempio: alcune conquiste dal 1945 in poi

  • A) Liberazione dall’occupazione tedesca e dal nazifascismo

  • B) Repubblica e Costituzione; partecipazione a ONU e CEE

  • C) Diritti umani: adesione dell’Italia alle Carte internazionali dei diritti

  • D) Diritti delle donne e nuovo diritto di famiglia: diritto di voto per le donne

  • (1945); nuovo Codice di famiglia (1975); leggi su divorzio (1970) e aborto

  • (1978); parità di trattamento lavorativo donne/uomini (1977)

  • E) Diritti dei minori: asili nido, riforma della scuola media ecc.

  • F) Diritti dei lavoratori: libertà sindacali, Statuto dei lavoratori (1970), ‘150 ore’

  • (1973)

  • G) Diritti civili e politici: libertà sindacali, di opinione, informazione; pluripartiti-

  • smo; suffragio universale; Senato elettivo; obiezione di coscienza (1972);

  • riduzione della maggior età da 21 a 18 anni (1975) ecc.

  • H) Welfare State: pensione sociale (1969); Servizio Sanitario Nazionale (1978)

  • I) Istituzione della Corte Costituzionale (1955) e delle Regioni a statuto specia-

  • le (1946-1948 e 1963) e ordinario (1970)



6. Problemi aperti: quali priorità?

  • 5.1 Impegno contro le mafie e contro ogni intreccio fra politica/econo-

  • mia e criminalità

  • 5.2 Difesa della sovranità nazionale e assunzione di responsabilità eu-

  • ropee e internazionali

  • 5.3 Superamento della strategia della tensione, dello ‘stragismo’ e del-

  • l’’imprenditoria della paura’

  • 5.4 Difesa della laicità dello Stato e del pluralismo

  • 5.5 Rispetto dei diritti umani, dei minori, delle donne, delle minoranze e

  • impegno contro ogni forma di discriminazione

  • 5.6 Rispetto dei diritti civili e politici

  • 5.7 Rispetto dei diritti socioeconomici

  • 5.8 Rispetto dei diritti culturali e rilancio della ricerca e della formazione

  • 5.9 Rispetto dei diritti ambientali

  • 5.10 Equilibrio fra autonomie locali, forme efficaci e sostenibili di fede-

  • ralismo e quadro nazionale di riferimento



7.1 Testi su alcuni campi semantici e con-

  • 7.1 Testi su alcuni campi semantici e con-

  • cetti chiave

  • 7.2 Scritti su identità nazionale e ‘carattere’

  • degli italiani

  • 7.3 Testi storiografici chiave sulla storia del

  • Risorgimento

  • 7.4 Testi storiografici chiave sulla storia

  • Italiana fra Unità e seconda guerra mondiale

  • 7.5 Testi storiografici chiave sulla storia ita-

  • liana fra 1943 e 1980



7.1 Testi su alcuni campi semantici e concetti chiave

  • 7.1.1 Democrazia e processi di democratiz-

  • zazione

  • 7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità naziona-

  • le/etnica



7.1.1 Democrazia e processi di democratizzazione (I)

  • - Aa.Vv., Rapporto 2002 su Lo sviluppo umano. 13. La qualità della

  • democrazia, United Nations Development Programme – Rosenberg &

  • Sellier, Torino, 2002 (ed.or.: 2002)

  • - N.Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Torino, 2005 (III ed.; I

  • ed.: ivi, 1984)

  • - Id., Liberalismo e democrazia, Simonelli, Milano, 2006 (I ed.: Angeli,

  • Milano, 1985)

  • - R.A.Dahl, I dilemmi della democrazia pluralista, Il Saggiatore, Milano,

  • 1988 e 1996 (ed.or.: 1982)

  • - Id., Poliarchia. Partecipazione e opposizione nei sistemi politici, Ange-

  • li, Milano, 1997 (VII ed.; I ed.: ivi: 1981; ed.or.: 1971)

  • - Id., Politica e virtù. La teoria democratica nel nuovo secolo, a c. di S.

  • Fabbrini, Laterza, Roma-Bari, 2001 (ed.or.: 1997)



7.1.1 Democrazia e processi di democratizzazione (II)

  • - Id., Sulla democrazia, ivi, 2010 (II ed.; I ed.: ivi, 2000; ed.or.: 1998)

  • - S.P.Huntington, La terza ondata. I processi di democratizzazione alla

  • fine del XX secolo, Il Mulino, Bologna, 1995 e 1998 (ed.or.: 1991)

  • - H.Kelsen, La democrazia, a c. di M.Barberis, ivi, 2010 (nuova ed.)

  • - J.J.Linz – A.Stepan, Transizione e consolidamento democratico, ed.it.

  • a c. di L.Morlino, ivi, 2000 (ed.or.: 1996)

  • - G.Sartori, Democrazia: cosa è, Rizzoli, Milano, 2007 (nuova ed. ag-

  • giornata; I ed.: ivi, 1993)

  • - J.A.Schumpeter, Capitalismo, socialismo, democrazia, ETAS, Milano,

  • 2009 (V ed.; I ed.: Edizioni di Comunità, Milano, 1955; ed.or.: 1943)

  • - G.Zagrebelsky, Imparare democrazia, Einaudi, Torino, 2009 (VIII ed.;

  • I ed.: ivi, 1995)

  • - D.Zolo, Il principato democratico. Per una teoria realistica della demo-

  • crazia, Feltrinelli, Milano, 1996 (II ed. riv.; I ed.: ivi, 1992)



7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (I)

  • - B.Anderson, Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi,

  • Manifestolibri, Roma, 2009 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1996; ed.or.: 1983 e

  • 2006)

  • - É.Balibar, La forma nazione. Storia e ideologia, in É.Balibar – I.Wal-

  • lerstein, Razza nazione classe. Le identità ambigue, Edizioni Associa-

  • te, Roma, 1990, pp.96-116 (II ed. riv.: ivi, 1996; ed.or.: 1988)

  • - W.Connor, Etnonazionalismo. Quando e perché emergono le nazioni,

  • Dedalo, Bari, 1995 (ed.or.: 1994)

  • - U.Fabietti, L’identità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco,

  • Carocci, Roma, 2010 (nuova ed.; I ed.: La Nuova Italia Scientifica, Ro-

  • ma, 1995)

  • - E.Gellner, Nazioni e nazionalismo, Editori Riuniti, Roma, 1997 (III ed.;

  • I ed.: ivi, 1985; ed.or.: 1983)

  • - F.Goio, Teorie della nazione, “Quaderni di Scienza Politica”, 1994, n.

  • 2, pp.181-255



7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (II)

  • - E.J.Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito e

  • realtà, Einaudi, Torino, 2002 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1991; ed.or.: 1990 e

  • 1992)

  • - E.J.Hobsbawm – Th.Ranger (a c. di), L’invenzione della tradizione, ivi,

  • 2002 (I ed.: ivi, 1987; ed.or.: 1983)

  • - J.G.Kellas, Nazionalismi ed etnie, Il Mulino, Bologna, 1993 e 2000

  • (ed.or.: 1991 e 1998)

  • - S.Lanaro, Patria. Circumnavigazione di un’idea controversa, Marsilio,

  • Venezia, 1996

  • - J.J.Linz, Costruzione dello stato e costruzione della nazione, in J.J.

  • Linz, Democrazia e autoritarismo. Problemi e sfide tra XX e XXI secolo,

  • ed.it. a c. di M.Tarchi, Il Mulino, Bologna, 2006, pp.61-94 (ed.or.: 1993)

  • - A.Melucci – M.Diani, Nazioni senza Stato. I movimenti etnico-naziona-

  • li in Occidente, Feltrinelli, Milano, 1992 (I ed.: Loescher, Torino, 1983)



7.1.2 Etnia, nazione, patria, identità nazionale/etnica (III)

  • - D.Petrosino, Stati, nazioni, etnie. Il pluralismo etnico nella teoria so-

  • ciologica contemporanea, Angeli, Milano, 1991

  • - G.Pollini, Appartenenza nazionale. Tra localismo e cosmopolitismo,

  • “Studi di sociologia”, 1991, n.2, pp.27-38

  • - P.Scarduelli, Stati, etnie, culture, Guerini e Associati, Milano, 1996

  • - A.D.Smith, Il revival etnico, Il Mulino, Bologna, 1984 (ed.or.: 1981)

  • - Id., Le origini etniche delle nazioni, ivi, 1992 e 1998 (ed.or.: 1986)

  • - Id., Le origini culturali delle nazioni. Gerarchia, alleanza, repubblica,

  • ivi, 2010 (ed.or.: 2008)

  • - M.Viroli, Per amore della patria. Patriottismo e nazionalismo nella sto-

  • ria, Laterza, Roma-Bari, 1995 e 2001



7.2 Scritti su identità nazionale e ‘carattere’ degli italiani (I)

  • - A.Abruzzese – G.Scurti, L’identità mediale degli italiani. Contro la repubblica

  • degli scrittori, Marsilio, Venezia, 2001

  • - W.Barberis, Il bisogno di patria, Einaudi, Torino, 2002 e 2004

  • - G.Bechelloni, Diventare italiani. Coltivare e comunicare la memoria collettiva,

  • Ipermedium, Napoli, 2003 (II ed. riv. e ampliata; I ed.: Diventare italiani, ivi,

  • 2001)

  • - R.Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dell’Italia repubblicana, Einaudi, Torino,

  • 1998

  • - G.Bollati, L’italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione, ivi,

  • 1996 (I ed.: ivi, 1983)

  • - G.Calcagno (a c. di, Bianco, rosso e verde: l’identità degli italiani, Laterza, Ro-

  • ma-Bari, 1993 e 2005

  • - U.Cerroni, L’identità civile degli italiani, Manni, Lecce, 1997 (II ed. ampliata; I

  • ed.: ivi, 1996)

  • - M.De Giorgio, Le italiane dall’Unità a oggi. Modelli culturali e comportamenti

  • sociali, Laterza, Roma-Bari, 1993 (II ed.; I ed.: ivi, 1992)



7.2 Scritti su identità nazionale e ‘carattere’ degli italiani (II)

  • - F.Ferrarotti, L’Italia tra storia e memoria. Appartenenza e identità, Donzelli,

  • Roma, 1998 (nuova ed.; I ed.: ivi, 1997)

  • - J.Foot, Fratture d’Italia, Rizzoli, Milano, 2009 (ed.or.: 2009)

  • - E.Galli Della Loggia, L’identità italiana, Il Mulino, Bologna, 2010 (I id.: ivi,

  • 1998)

  • - E.Gentile, La Grande Italia. Il mito della nazione nel XX secolo, Laterza, Ro-

  • ma-Bari, 2006 e 2009 (cfr. La grande Italia. Ascesa e declino del mito della na-

  • zione nel ventesimo secolo, Arnoldo Mondadori, Milano, 1997 e 1999)

  • - E.Gentile, Né Stato né Nazione. Italiani senza meta, Laterza, Roma-Bari,

  • 2010

  • - M.Isnenghi (a c. di), I luoghi della memoria, ivi, voll.3, 2010 (nuova ed. amplia-

  • ta; I ed.: ivi, voll.3, 1996-1997)

  • - S.Patriarca, Italianità. La costruzione del carattere nazionale, ivi, 2010

  • - P.Pezzino, Senza Stato: le radici storiche della crisi italiana, ivi, 2002

  • - R.Romano, Paese Italia. Venti secoli di identità, Donzelli, Roma, 1997 (II ed.

  • riv. e ampliata; I ed.: ivi, 1994)



7.2 Scritti su identità nazionale e ‘carattere’ degli italiani (III)

  • - R.Romano – C.Vivanti (coord.), Storia d’Italia, vol.I (I caratteri origina-

  • li), Einaudi, Torino, 1989 (I ed.: ivi, 1972)

  • - G.Ruffolo, Un paese troppo lungo. L’unità nazionale in pericolo, ivi,

  • 2009

  • - G.E.Rusconi, Se cessiamo di essere una nazione: tra etnodemocrazie

  • regionali e cittadinanza europea, Il Mulino, Bologna, 1993

  • - Id., Patria e repubblica, ivi, 1997

  • - A.Schiavone, Italiani senza Italia. Storia e identità, Einaudi, Torino,

  • 1998

  • - C.Tullio-Altan, La coscienza civile degli italiani. Valori e disvalori nella

  • storia nazionale, Gaspari, Udine, 1997

  • - Id., Italia: una nazione senza religione civile. Le ragioni di una demo-

  • crazia incompiuta, ivi, 1995

  • - M.Viroli, La libertà dei servi, Laterza, Roma-Bari, 2010



7.3 Testi storiografici chiave sulla storia del Risorgimento

  • - A.M.Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, Roma-Bari,

  • 2004

  • - A.M.Banti (a c. di), Nel nome dell’Italia. Il Risorgimento

  • nelle testimonianze, nei documenti e nelle immagini, ivi,

  • 2010

  • - A.M.Banti – P.Ginsborg (a c. di), Storia d’Italia. Annali 22.

  • Il Risorgimento, Einaudi, Torino, 2007

  • - L.Riall, Il Risorgimento italiano, Laterza, Roma-Bari, 2007

  • - L.Villari, Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento, ivi,

  • 2009

  • - S.J.Woolf, Il Risrgimento italiano, Einaudi, Torino, 1981,

  • voll.2



7.4 Testi sulla storia italiana fra Unità e seconda guerra mondiale

  • - A.De Bernardi, Una dittatura moderna: il fasci-

  • smo come problema storico, Bruno Mondadori, Mi-

  • lano,2006 (II ed.; I ed.: ivi, 2001)

  • - A.De Bernardi – L.Ganapini, Storia d’Italia

  • 1860/1995, ivi, 1996

  • - M.Isnenghi (a c. di), I luoghi della memoria cit.

  • - R.Romanelli (a c. di), Storia dello Stato italiano

  • dall’Unità a oggi, Donzelli, Roma, 1995



7.5 Testi storiografici chiave sulla storia italiana fra 1943 e 1980

  • - C.Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resi-

  • stenza, Bollati Boringhieri, Torino, 1991

  • - S.Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Einaudi, Torino, 2004

  • - P.Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica

  • 1943-1988, Einaudi, Torino, 1989

  • - M.Revelli, Movimenti sociali e spazio politico, in F.Barbagallo (coord.),

  • Storia dell’Italia repubblicana, Einaudi, Torino, 1995, vol.II, tomo I, pp.

  • 383-476

  • - G.Crainz, Storia del miracolo italiano. Culture, identità, trasformazioni

  • fra anni cinquanta e sessanta, Donzelli, Roma, 1996

  • - Id., Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, ivi,

  • 2003 (2005)

  • - Id., Autobiografia di una repubblica. Le radici dell’Italia attuale, ivi,

  • 2009

  • - F.Barbagallo, L’Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme manca-

  • te (1945-2008), Carocci, Roma, 2009




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