Napoli 15 marzo 2010 Stazione Zoologica “A. Dohrn”


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La Biodiversità: una risorsa essenziale della natura. Conoscenza e valorizzazione attraverso la scuola

  • Napoli 15 marzo 2010

  • Stazione Zoologica “A. Dohrn”


Iniziative e programma sulla biodiversità in agricoltura della Regione Campania

  • Assessorato all’Agricoltura

  • Aziende Speciali delle CCIAA

  • Centri e Unità di Ricerca del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione Agraria – (CRA)

  • Consorzio per la Ricerca Applicata in Agricoltura (CRAA)

  • Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione ed Applicazione di Biotecniche innovative (ConSDABI)

  • Ente Nazionale per le Sementi Elette (ENSE)

  • EURECO (già Cirio Ricerche)

  • Orto Botanico di Napoli

  • Slow Food

  • Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei

  • Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA)

  • Università degli Studi



Risorse genetiche in agricoltura

  • Le risorse genetiche in agricoltura sono definite come “qualsiasi materiale genetico di origine vegetale, microbica o animale che abbia o possa avere un valore per l'agricoltura” (Reg.CE 870/04)



Biodiversità in agricoltura

  • La biodiversità in generale è costituita dall’enorme quantità di germoplasma delle piante e degli animali che si sono differenziati nel corso della lunga storia dell’evoluzione biologica delle specie.

  • La biodiversità in agricoltura è anche frutto del lavoro di selezione compiuto dall’uomo partendo da un pool genetico “selvatico”, per l’ottenimento di razze e varietà adattate alle più svariate condizioni ecologiche, economiche e sociali



… biodiversità in agricoltura

  • Le risorse agrogenetiche vegetali ed animali hanno subìto negli ultimi decenni un declino che ne ha messo a repentaglio la sopravvivenza a causa di:

    • specializzazione colturale,
    • agricoltura intensiva
    • esigenze di omologazione delle produzioni,
    • marginalizzazione ed abbandono dei terreni coltivati,
    • coltivazione di un numero sempre più ristretto di varietà selezionate e di ibridi commerciali in sostituzione di innumerevoli ecotipi e razze locali.


Perché è importante garantire la variabilità genetica in agricoltura?

  • La variabilità genetica garantisce l’adattamento alle diverse condizioni ambientali, in continuo cambiamento. (nello spazio e nel tempo)



Le varietà e gli ibridi selezionati spesso:

  • Le varietà e gli ibridi selezionati spesso:

  • sono caratterizzati da qualità organolettiche scarsamente paragonabili a quelle possedute dagli ecotipi locali (perdita dei sapori)

  • sono sempre più produttivi degli ecotipi ma hanno un costo energetico molto più elevato perché per estrinsecare le loro potenzialità in tutti gli ambienti in cui vengono introdotti necessitano di maggiori quantità di fertilizzanti, pesticidi, riscaldamento, acqua, etc.



Trattato Internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO 2001)

  • Trattato Internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO 2001)

  • Legge italiana di ratifica n.101 del 6 aprile 2004

  • Piano Nazionale sulla Biodiversità di interesse Agricolo (MiPAAF- febbraio 2008)

  • Leggi e iniziative regionali



TRATTATO FAO

  • Gli obiettivi sono la conservazione, l'uso sostenibile, lo scambio facilitato delle risorse genetiche vegetali per l’Alimentazione e l’Agricoltura e la giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro uso, al fine di perseguire un’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare.

  • Esso si identifica, pertanto, come uno strumento essenziale nella lotta contro la fame e la povertà (il numero degli affamati e denutriti supera ormai il miliardo di persone in tutto il mondo).



... Trattato FAO

  • la legge italiana n. 101 del 6 aprile 2004 di ratifica del Trattato FAO affida, tra l’altro, alle Regioni e alle Province Autonome le competenze in merito all’attuazione e all’esecuzione del Trattato stesso.



Piano Nazionale sulla Biodiversità di interesse agricolo

  • Mira a definire un metodo comune di lavoro e di approccio alla tutela della biodiversità agraria vegetale e animale, condiviso tra tutti i soggetti operanti nel settore pubblico e privato e nel mondo della ricerca in modo tale da rendere omogenei gli interventi specifici e confrontabili i risultati.



Le leggi regionali

  • Diverse Regioni italiane si sono dotate di leggi specifiche volte alla tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario, zootecnico e forestale al fine di individuare, catalogare e sostenere quelle risorse genetiche a rischio di estinzione, significative per il proprio territorio e meritevoli di essere tutelate.

  • (Toscana, Friuli V.G., Umbria, Lazio, Marche, Emilia Romagna).

  • La Regione Campania ha inserito Il tema della tutela della biodiversità nella Legge Finanziaria regionale del 2007 (art.33 della LR 1/2007). E’ in itinere l’approvazione del relativo regolamento di attuazione.



Legge Regione Campania n.1/2007

  • Il regolamento di attuazione dell’art.33 della legge regionale 19 gennaio 2007, n.1 “per la salvaguardia delle risorse genetiche agrarie a rischio di estinzione” istituisce, tra l’altro:

    • La Rete di conservazione e sicurezza delle risorse genetiche, della quale fanno parte di diritto i coltivatori custodi e le banche regionali del germoplasma, al fine di rendere disponibile il materiale genetico agli operatori agricoli che ne fanno richiesta ;
    • il Repertorio regionale e le banche delle risorse genetiche a rischio di estinzione;
    • L’elenco dei “coltivatori custodi”.


Le attività della Regione Campania

  • L’Assessorato all’Agricoltura ha già realizzato ed ha in programma di realizzare una serie di iniziative per contrastare la perdità della biodiversità in agricoltura con la collaborazione di enti di ricerca e sperimentazione.



Sin dagli anni ’90 su tutto il territorio regionale è stato avviato un lavoro di censimento e descrizione delle popolazioni genetiche di specie arboree da frutto, di vitigni e di specie ortive di probabile origine autoctona.

  • Sin dagli anni ’90 su tutto il territorio regionale è stato avviato un lavoro di censimento e descrizione delle popolazioni genetiche di specie arboree da frutto, di vitigni e di specie ortive di probabile origine autoctona.

  • Tale attività ha consentito di aggiornare i risultati di precedenti ricerche realizzate negli anni ’50-‘60 da istituzioni scientifiche locali.

  • La strategia dell’Assessorato in materia di biodiversità agricola mira in generale ad inserire la diversità biologica nel quadro complessivo delle politiche di valorizzazione delle risorse genetiche autoctone e dello sviluppo rurale a carattere locale.



Attività in campo vegetale

  • Riguardano la:

  • frutticoltura

  • viticoltura

  • olivicoltura

  • orticoltura

  • Inoltre sono state realizzate iniziative in campo forestale



Frutticoltura

  • La frutticoltura campana per decenni è stata caratterizzata da modelli di coltivazione tradizionale associati alla conservazione di un vastissimo patrimonio varietale, tramandato per generazioni.

  • Il progressivo rinnovamento degli impianti produttivi ha portato, col tempo, ad un’inevitabile modificazione anche delle varietà in uso con l’introduzione, spesso incontrollata, di nuovo materiale genetico proveniente da altre realtà produttive.



  • Obiettivi in frutticoltura :

  • la salvaguardia delle risorse genetiche autoctone e la difesa della biodiversità in generale;

  • il recupero produttivo di varietà tradizionali locali che oggi potrebbero riproporsi, anche alla luce del Reg. CEE n. 510/06, come produzioni tipiche da tutelare;

  • la valorizzazione di ecotipi locali con caratteristiche qualitative e commerciali interessanti;

  • l’utilizzazione di caratteri peculiari, insiti in alcune varietà tradizionali (sapore, serbevolezza, resistenza a parassiti o ad avversità in genere, ecc.), in eventuali programmi di miglioramento genetico;

  • la selezione clonale delle principali cultivar frutticole campane, in particolare di quelle oggetto di riconoscimento di marchi collettivi IGP/DOP (es. annurca, fico bianco del Cilento, noce di Sorrento, tonda di Giffoni, limoni di Amalfi e di Sorrento), al fine di produrre materiale di moltiplicazione adeguato.



La Campania è stata tra le prime Regioni italiane a finanziare ricerche per la caratterizzazione del patrimonio genetico autoctono che prevedevano l’utilizzo di marcatori molecolari (RFLP, i RAPD, i microsatelliti, gli AFLP). In particolare per il comparto frutticolo il lavoro è stato finalizzato all’identificazione e controllo vivaistico del materiale vegetale.

  • La Campania è stata tra le prime Regioni italiane a finanziare ricerche per la caratterizzazione del patrimonio genetico autoctono che prevedevano l’utilizzo di marcatori molecolari (RFLP, i RAPD, i microsatelliti, gli AFLP). In particolare per il comparto frutticolo il lavoro è stato finalizzato all’identificazione e controllo vivaistico del materiale vegetale.



in frutticoltura

  • Il materiale censito e raccolto è stato collocato presso 8 campi di conservazione regionali istituiti presso idonee strutture pubbliche, ciascuno specifico per le specie oggetto di intervento (pesco, melo, ciliegio, albicocco, susino, noce, castagno, limone). Le accessioni in collezione, sono state circa 600.

  • Dal 2002 le collezioni (ad eccezione di quelle del melo e del limone) sono state trasferite in un unico sito di conservazione istituito presso l’Azienda agricola sperimentale “Improsta” di Eboli.

  • Elenco delle accessioni presenti presso l’Azienda Improsta alla pagina web:

  • http://www.agricoltura.regione.campania.it/frutticoltura/cv-eboli.pdf



Prevede:

  • Prevede:

    • recupero delle varietà di melo (Sergente, Chianella, Limoncella, Capo ‘e ciuccio, Purtuallo (Arancio), Bianca di Grottolella, Fierro, Mela Rosa, Genovese, Cassanese, Suricillo, Barile, Rossa).
    • caratterizzazione, selezione e moltiplicazione del materiale individuato a cura del CRA-Unità di ricerca per la frutticoltura di Caserta.
    • produzione di piante delle cultivar studiate e selezionate presso vivai convenzionati che serviranno sia per realizzare campi dimostrativi e sia per la distribuzione promozionale alle aziende locali che ne faranno richiesta.
    • Interventi promozionali, in collaborazione con gli enti locali, di consulenza aziendale, formazione degli operatori, marketing del prodotto, etc.


VITIGNI

  • La Campania ha costituito, per caratteristiche geografiche e climatiche, uno dei più antichi ed importanti “centri” di diffusione della viticoltura. Uno degli elementi di forza del comparto è rappresentato dalla composizione della piattaforma ampelografica, che appare molto ricca ed originale. Infatti, grazie alla natura vulcanica dei terreni, che ha ostacolato la diffusione della fillossera, gran parte delle aree viticole regionali ha preservato l’originario patrimonio ampelografico.



Programma di selezione clonale e ampelografica della vite

  • Prevede :

  • Caratterizzazione varietale ed enologica di vitigni minori

  • grazie anche all’utilizzo delle tecniche biomolecolari è’ stato accertata la presenza, accanto ai vitigni autoctoni più noti e iscritti nel Registro Nazionale delle Varietà, come l’Aglianico, il Fiano, ecc. di moltissimi vitigni “minori” (ne sono stati segnalati circa 100), spesso rappresentati da pochi e centenari ceppi.

  • Per molti di questi vitigni è stata accertata anche la validità enologica con particolare riferimento ai profili aromatici tipici ed originali dei vini.



Infatti per il Casavecchia n., il Pallagrello b, il Pallagrello n, la Pepella b., il Ripoli b., il Fenile b., il Tronto n., la Ginestra b., la Catalanesca b. il Roviello b., si è pervenuti alla classificazione del vitigno, alla sua iscrizione nel Registro e, successivamente, alla valorizzazione commerciale, con risultati molto incoraggianti.

  • Infatti per il Casavecchia n., il Pallagrello b, il Pallagrello n, la Pepella b., il Ripoli b., il Fenile b., il Tronto n., la Ginestra b., la Catalanesca b. il Roviello b., si è pervenuti alla classificazione del vitigno, alla sua iscrizione nel Registro e, successivamente, alla valorizzazione commerciale, con risultati molto incoraggianti.



  • lo studio viticolo enologico è stato esteso ai seguenti vitigni:

  • Aglianicone n., Barbera del Sannio n., Lacrima n., Olivella n., Sabato n., Suppezza n., Tintore n., Cacazzara n., Cacamosca b., Cavalla b., Moscatello salernitano b., Moscato di Baselice b., Passolara b., Pignola b., Sanginella b., Santa Sofia b., Arilla b., Don Lunardo b., Guarnaccia n., Livella n., Caprettone b.

  • per i quali è stata accertata l’identità varietale, escludendo casi di sinonimia e/o omonimia



Sono, poi, posti in collezione, oltre ai suddetti vitigni, le varietà di seguito riportate, in attesa di successivi approfondimenti :

  • Sono, poi, posti in collezione, oltre ai suddetti vitigni, le varietà di seguito riportate, in attesa di successivi approfondimenti :

  • PALUMMINA, TIGNITORIA, SANT‘ANTONINO BIANCO, CASCOLO, NOCELLA, GRECANICA, SANT’ ANNA, MENTORESE, NERELLA, GRALLUOPPOLO, CANELLA, SURICILLO, REGINELLA, CASTAGNARA.



OLIVICOLTURA DA OLIO

  • Progetto “Miglioramento qualità degli oli campani”

  • Il progetto ha consentito di individuare e descrivere numerose varietà di olivo utilizzando sia metodi descrittivi (Scheda UPOV), che metodiche molecolari.

  • Per gran parte delle varietà studiate si è proceduto alla individuazione di un ampio numero di ecotipi, esenti da affezioni patologiche o risanati.



… in olivicoltura

  • Aspirina, Asprinia, Aiatanella, Aurelia, Biancolilla, Caiazzana, Caiazzana di Caiazzo, Cammarotana, Carboncella, Carpellese, Cersegna, Cicinella, Cicione, Cornia, Corniola, Corneglia, Curatora, Femminella, Femminella di Torraca, Formichella, Groia, Grossale, Marinella, Marinese, Nostrale, Ogliara, Ogliarola, Ogliastro di Torre Orsaia, Ogliastro di Castellammare, Oliva Bianca, Oliva Torsa, Oliva da olio, Olivastro di Palma, Olivella di Alife,



orticoltura

  • La diffusione in orticoltura di ibridi d’elevata capacità produttiva ha portato alla quasi completa scomparsa di molte produzioni tipiche e di pregio campane, la cui sopravvivenza è stata resa possibile solo grazie alla presenza sul territorio regionale di una diffusa attività di piccole aziende agricole di tipo familiare.

  • Anche per questo comparto l’Assessorato all’Agricoltura ha perciò realizzato una serie di iniziative volte al recupero, alla caratterizzazione e alla valorizzazione di ecotipi locali di pregio.



Le prime iniziative condotte negli anni ‘90 hanno riguardato il recupero e la caratterizzazione del germoplasma del pomodoro S.Marzano, del pomodorino di Corbara, del pomodorino del Vesuvio, del fagiolo di Controne e di Oliveto Citra.

  • Le prime iniziative condotte negli anni ‘90 hanno riguardato il recupero e la caratterizzazione del germoplasma del pomodoro S.Marzano, del pomodorino di Corbara, del pomodorino del Vesuvio, del fagiolo di Controne e di Oliveto Citra.

  • Per alcuni di essi è stato anche ottenuto il marchio UE DOP/IGP. (Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino –DOP; Pomodorino del Piennolo del Vesuvio-DOP).

  • Tali iniziative sono state condotte con la collaborazione di numerose istituzioni scientifiche ma il recupero non sarebbe stato possibile senza l’opera di piccoli agricoltori (agricoltori custodi)



Iniziative più recenti :

  • Iniziative più recenti :

  • Progetto regionale “Recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo campano” (2004-2006)- CRAA, EURECO, CRA ORT

  • Programma interregionale Biodiversità: azioni integrate nel campo della biodiversità per la tutela e la valorizzazione del germoplasma orticolo autoctono” (2007-2008) CRAA (socio EURECO) – CRA ORT

  • Azione pilota “Orti di Napoli” (con la collaborazione di AGRIPROMOS, Azienda Speciale della CCIAA di Napoli)

  • Centro Orticolo Campano: azioni di recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo (EURECO, CRA ORT, CRA CAT, Slow Food)

  • Iniziativa con la Sovrintendenza di Pompei



in orticoltura

  • Con il progetto “Recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo campano”, è stato avviato un complesso programma di recupero, esteso su tutto il territorio campano e ad altri ecotipi a rischio di estinzione.

  • L’obiettivo è stato quello di attivare un sistema permanente di monitoraggio e di tutela delle risorse orticole tipiche campane.

  • Sono stati reperiti oltre 100 ecotipi e caratterizzate oltre 500 linee/accessioni, per le quali si è provveduto alla moltiplicazione in purezza e alla conservazione.



con il programma interregionale biodiversità :

  • con il programma interregionale biodiversità :

    • è stata arricchita la banca del germoplasma orticolo (143 ecotipi) comprendente tra l’altro il famoso pomodoro di Sorrento
    • Sono state valutate le potenzialità produttive di taluni ecotipi di pregio, già selezionati e stabilizzati (peperone “papaccella napoletana”, peperone “cazzone”, zucchino “San Pasquale” e mais “spogna bianca”).


Azione pilota

  • Per la valorizzazione commerciale di alcuni ecotipi è stata anche avviata un’azione pilota, attraverso la costituzione di specifiche filiere produttive: è il caso dell’iniziativa “Orti di Napoli” che ha avuto una eco nazionale nell’ambito dell’edizione 2006 della manifestazione “Il Salone del Gusto” di Torino promossa da SLOW FOOD.



…Orti di Napoli

  • Si tratta di un paniere di prodotti tipici (peperone papaccella, torzella, zucca lunga di Napoli, fagiolo a formella e mais spogna bianca) sottoposti a trasformazione artigianale e/o a preparazioni culinarie, messi in mostra in diverse occasioni tra le quali il Salone del Gusto di Torino.



Progetto in collaborazione con la Sovrintendenza ai beni Archeologici di Napoli e Pompei

  • Il progetto prevede lo studio e il recupero dei biotipi orticoli coltivati nell’area demaniale degli Scavi di Pompei, i cui prodotti saranno mostrati e fatti degustare ai turisti visitatori dell’importante sito artistico-culturale.

  • Con tale iniziativa si spera di incentivare la produzione e la diffusione di questo straordinario patrimonio culinario e storico-culturale in Campania e nel mondo.



….. in orticoltura

  • Il progetto prevede anche attività divulgative con il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado per diffondere le conoscenze storiche del patrimonio alimentare campano che fonda le sue radici nell’antichità.

  • Alcune specie (cipolla, cavolo, albicocco, pesco, nocciolo, di piante officinali, infatti, oltre che essere citate nelle opere di Plinio e Columella, sono anche rappresentate in molti affreschi dell’antica Pompei.



Centro Orticolo Campano

  • Messa in rete dei soggetti pubblici che operano in Campania nel campo della sperimentazione e collaudo delle innovazioni in orticoltura sia da pieno campo che in coltura protetta (al momento CRA ORT, CRA CAT ed EURECO)



Centro Orticolo Campano

  • che realizzano iniziative sinergiche in tre aree di intervento:

    • Orientamento varietale
    • Tecniche agronomiche ecosostenibili
    • Recupero e valorizzazione del germoplasma orticolo


… in orticoltura



Riepilogo delle azioni principali svolte in campo orticolo:

  • Indagine e censimento degli ecotipi di specie orticole originarie e/o storicamente presenti nelle aree agricole campane

  • Reperimento del materiale genetico di propagazione delle accessioni individuate

  • Catalogazione del materiale genetico individuato (scheda di catalogazione)

  • Costituzione della banca del germoplasma (conservazione del seme in ambiente a T° e umidità controllata)

  • campi di collezione del germoplasma per la caratterizzazione e la moltiplicazione conservativa

  • Costituzione di una banca dati del materiale genetico collezionato (scheda di identificazione)



… azioni principali

  • valutazione delle potenzialità agronomiche e commerciali in situ di popolazioni/ecotipi di pregio;

  • valutazione di metodi tradizionali di conservazione e di trasformazione di alcuni ecotipi

  • azioni pilota per la diffusione in coltura degli ortaggi tipici di pregio (popolazioni/ecotipi)

  • disciplinari di produzione e richiesta di rilascio di marchi collettivi di protezione

  • azioni di promozione commerciale degli ortaggi (campagna di sensibilizzazione ed informazione)



Iniziative in campo forestale

  • Sono in corso due programmi di ricerca rivolti :

  • 1) Protezione e conservazione di specie a rischio di estinzione come Abies alba e Betula pendula, presenti nel Parco Nazionale del Cilento e nel Vallo di Diano ma soprattutto Celtis australis che è presente nel Vallo di Diano con pochi esemplari.

    • in collaborazione dell’Orto Botanico di Napoli


Iniziative in campo forestale

  • 2) Individuazione di Materiali di Base dei boschi da seme finalizzato alla Produzione vivaistica di piante forestali autoctone da utilizzare per interventi di rimboschimento o interventi di naturalizzazione

    • in collaborazione del CRA Centro di Ricerca per la Selvicoltura di Arezzo


Attività in campo zootecnico

  • Interventi per la valorizzazione del tipo genetico ovino ”Laticauda” realizzato con il CRAA Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Benevento

    • La pecora Laticauda originata attraverso incroci casuali tra una razza locale e una del Nord Africa. Si ritiene che sia originaria dei territori di Avellino e Benevento.
  • Iniziative per il recupero e la valorizzazione di risorse genetiche autoctone- Tutela del Tipo Genetico Autoctono Antico (TGAA) “Casertana”- realizzate con il ConSDABI

    • La Casertana, detta anche “pelatella” è una tra le migliori popolazioni suine autoctone italiane allevata prevalentemente nelle province di Benevento, Campobasso, Caserta


Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 Reg.CE 1698/05

  • La tutela e la conservazione delle risorse genetiche in agricoltura sono considerate attività che rivestono un ruolo importante per lo sviluppo sostenibile delle aree rurali e per il soddisfacimento della crescente richiesta di servizi ambientali da parte della società.



Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013

  • Nell’ambito degli “Orientamenti Strategici Comunitari per lo sviluppo rurale” la tutela delle risorse genetiche in agricoltura rientra nella tematica prioritaria:

  • la biodiversità e la preservazione e lo sviluppo dell’attività agricola e di sistemi forestali ad elevata valenza naturale e dei paesaggi agrari tradizionali



Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013

  • L’obiettivo della tutela della biodiversità e quindi l’arresto del declino della biodiversità è stato rafforzato con la revisione degli Orientamenti Strategici Comunitari operata dalla Decisione 2009/61 CE del Consiglio (cosiddetta Health Check)



Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013

  • In particolare la Regione Campania ha attivato una serie di Misure che in maniera diretta o indiretta possono contribuire alla conservazione degli ecotipi e delle razze locali vegetali ed animali.

  • la Misura 214 “Pagamenti agroambientali” comprende le seguenti azioni:

    • a) Agricoltura integrata
    • b) Agricoltura biologica
    • c) Mantenimento sostanza organica
    • d) Azioni extra Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali:
      • Pratiche agronomiche conservative
      • Sostegno al pascolo estensivo in aree destinate al pascolo
    • e) Allevamento di specie animali in via d’estinzione
    • f) Allevamento di specie vegetali autoctone in via d’estinzione
    • g) Conservazione di ceppi centenari di vite


Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013

  • Tali azioni rappresentano un’opportunità per favorire la tutela e la conservazione della biodiversità. E’ l’investimento più importante programmato finora in termini di risorse finanziarie.

  • Consente, inoltre, di mettere a sistema tutte le iniziative finora realizzate ed i soggetti coinvolti nel recupero, conservazione e valorizzazione del ricco patrimonio di biodiversità agricola e zootecnica della regione.



Allevamento di specie animali locali in via di estinzione

  • Obiettivi :

  • incoraggiare gli imprenditori agricoli a mantenere ed incrementare la biodiversità delle specie animali in produzione zootecnica;

  • sostenere la zootecnia estensiva di qualità;

  • salvaguardare il patrimonio genetico regionale, costituito da razze animali spesso a rischio di estinzione.



  • Ovino laticauda

  • Ovino bagnolese

  • Capra cilentana

  • Bovino agerolese

  • Cavallo napoletano

  • Cavallo persano

  • Cavallo salernitano

  • Suino casertano



Allevamento di specie vegetali autoctone in via di estinzione

  • Obiettivi :

  • incoraggiare gli imprenditori agricoli a conservare o introdurre nei propri ordinamenti produttivi ecotipi vegetali a rischio di erosione genetica;

  • favorire la conservazione degli ecotipi locali minacciati da erosione genetica;

  • favorire la individuazione, la caratterizzazione, la raccolta e la valorizzazione degli ecotipi vegetali a rischio di estinzione;

  • favorire l’informazione, la diffusione e la consulenza aziendale, nonché la formazione degli operatori agricoli, anche con la partecipazione di organizzazioni non governative e di altri soggetti interessati.



Allevamento di specie vegetali autoctone in via di estinzione

  • La misura prevede la corresponsione di aiuti:

  • agli imprenditori che si impegnano alla coltivazione e/o la conservazione degli ecotipi locali individuati dall’Amministrazione regionale. (sinergia con attività C,.O.C.)

  • a favore di Enti ed Istituti di Ricerca e Sperimentazione, pubblici e privati, per attività concernenti la conservazione, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzo delle risorse genetiche vegetali



Allevamento di specie vegetali autoctone in via di estinzione

  • Gli ecotipi di specie arboree, erbacee ed i vitigni autoctoni minacciati di estinzione individuati sono riportati in apposite tabelle soggette ad aggiornamenti.

  • Nel 2009 sono state aggiornate le tabelle relative alle erbacee e ai vitigni



Allevamento di specie animali locali e di specie vegetali autoctone in via di estinzione

  • Sia per le specie animali che per quelle vegetali sono inoltre previste iniziative di informazione, diffusione e consulenza che comportano l’organizzazione di seminari, conferenze tecniche, corsi di formazione etc. in cui andranno coinvolte anche le scuole.



Conservazione di ceppi centenari di vite

  • Nell’ambito della viticoltura tradizionale campana esistono forme di allevamento particolari (ceppi centenari), considerate antieconomiche dalla moderna viticoltura, non adatte alla raccolta meccanizzata, che tendono pertanto ad essere abbandonate a favore di una impostazione più razionale del vitigno.





Conservazione di ceppi centenari di vite

  • Obiettivi :

  • conservare forme di allevamento tradizionali in un sistema di produzione a basso impatto ambientale

  • contribuire alla conservazione di aspetti caratteristici del paesaggio e di forme di agricoltura tradizionali.



OGM e AGROBIODIVERSITA’

  • L’impiego degli OGM in agricoltura è autorizzato dalla Direttiva 2001/18/CE sulla base della valutazione dei rischi per la salute e per l’ambiente. Tale valutazione è tuttora oggetto di studio.

  • Piani di coesistenza

  • Raccomandazione 2003/553/CE

  • Legge italiana n.5 del 28 gennaio 2005

  • Sentenza Corte costituzionale n.116 del 17 marzo 2006



OGM e AGROBIODIVERSITA

  • La Regione Campania, dopo l’approvazione delle linee guida interregionali, deve dotarsi di Piani di “coesistenza” tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali che devono essere praticate senza che l’esercizio di una di esse possa compromettere lo svolgimento delle altre.

  • Difficoltà di controllo di alcuni fattori in grado di influenzare il trasporto del polline e di semi, quali l’azione dei venti, delle acque, degli uccelli, degli insetti e della stessa attività dell’uomo.



Conclusioni

  • “I diversi vanno considerati in quanto tali, come delle risorse fondamentali per tutti gli esseri viventi, nessuno dei quali è il migliore in assoluto mentre ognuno contribuisce in modo diverso alla ricchezza vivente del nostro pianeta”

  • (Marcello Buiatti – La biodiversità Ed. il Mulino)



Riferimenti regionali




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