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di” agricoli, col  va   a conduzione fami-

liare, sono anche ricchi di fru  e  . Si trat-

ta di una vasta gamma di prodo    che nel 

periodo es  vo vengono propos   ai turis   

e ai buongustai tramite feste di piazza. 

Par  colarmente  appe  tosi sono i fi -

chi, fa    essiccare al sole su gra  cci; ven-

gono poi farci   con mandorle, buccia di 

limone e vari aromi, quindi confeziona   

in vari modi. L’olio extravergine di oliva è 

ormai noto anche oltre i confi ni naziona-

li. Pastoso e aroma  co il vino. 

La cucina sammaurese è ricca di ricet-

te a base di pasta, legumi, ortaggi; par-

 colarmente gustosi i dolci, tra i quali si 

dis  ngue il   pico “cannolo cilentano” far-

cito di crema al cacao o al la  e naturale 

senza uso di burro. 

Insomma qui si pra  ca per tradizione 

an  ca la Dieta Mediterranea.

Gli ulivi fanno da primo piano al pano-

rama luminoso, immenso, che si stende a 

valle. In fondo verso sud-est, su una lin-

gua di terra, Acciaroli, col suo porto, guar-

dato dalla torre normanna e dalla chiesa

a nord-ovest, la Punta della Licosa, sug-

ges  va ed evanescente nella foschia e nei 

mi   che il suo nome rievoca: qui Ulisse 

ascoltò il canto delle Sirene. Se avessi-

mo la ventura di salire queste colline in 

Prodo      pici - Fichi secchi

Mezzatorre


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un giorno di par  colare limpidezza o al 

ma   no presto, allora potremmo ammi-

rare in lontananza, verso sud, i contorni 

dello Stromboli che sembra concludere i 

mon   della Calabria; e verso nord-ovest 

la cos  era Sorren  na coronata dall’isola 

di Capri e, alle sue spalle, Ischia.

Alla sommità di ques   rilievi, quando 

la strada ci porta a dominare anche il pa-

norama verso est, non meno sugges  vo, 

hanno inizio i nuclei abita   di San Mauro 

Cilento. 

Ma prima di ascendere nel primo nu-

cleo di abitazioni, la frazione Casal So  a-

no, un’escursione interessante può esse-

re fa  a sulla collina della Sala. La zona è 

accessibile tramite una rotabile che se-

gue la dorsale di una collina tu  a col  va-

ta ad ulivi, tra i quali è possibile scorgere 

numerose case coloniche an  che, diver-

se nella   pologia abita  va. Incantevole il 

panorama che si presenta ai nostri occhi 

appena raggiunta la sommità, spaziando 

sull’ampio golfo di Salerno verso nord-o-

vest e su quello di Policastro verso sud.

Su un piccolo pianoro, vi sorge una 

cappella rurale di minuscole dimensioni, 

ricostruita nell’immediato secondo dopo-

guerra, ma molto an  ca come impianto. 

Essa è de   a anche Madonna della Sala, o 

anche di Fiumicello, dal nome del centro 

abitato che quivi sorgeva nel XII secolo. 

Le leggende popolari me  ono in re-

lazione la costruzione originaria della 

cappella con le devastazioni dei Saraceni. 

Si racconta, infa   ,  che  dei  monaci  na-

scosero l’an  ca icona so  o un cumulo di 

pietre e solo dopo mol   anni un pasto-

re, seguendo 

le tracce di 

una capra, 

la rinvenne 

e sul luogo 

fece edifi care 

la cappella. 

Si tra  a della 

comune leg-

genda circa 

la fondazione 

di un santua-

Loc. Sala - Veduta

Cappella Madonna della Sala - Par  colare

Mezzatorre



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rio mariano: ques    elemen    ricordano 

simbolicamente fa    storici ben precisi. 

I Saraceni che, nella memoria popola-

re, distruggono le immagini sacre, corri-

spondono alla persecuzione iconoclas  ca 

dell’VIII secolo; il cumulo di pietre indica 

il primo periodo di dominazione dei Nor-

manni, i quali ostacolarono i monaci ita-

lo-greci e i loro cul  ; la scoperta della sa-

cra immagine ricorda la ripresa della vita 

religiosa (la costruzione della chiesa) ed 

economica per merito dei Benede   ni a 

par  re dal XII secolo. 

La cappella è meta di un pellegrinag-

gio rurale l’8 se  embre. Essa è in mura-

tura con poca malta e pietre incastona-

te a secco; sulla facciata un piccolo arco 

regge una campanella sulla quale è im-

pressa l’immagine della Madonna. Molto 

bella nella sua semplicità è la statua della 

Vergine che vi si custodisce: è in fabbrica 

policroma, fa  a secondo i canoni di s  le 

popolare, con lineamen   “alla greca”, ma 

col bambino nella destra. 

Di fronte si aprono il colle e la vallata di 

Quarrata, centro abitato scomparso, che 

è il più an  co dei villaggi che sorgevano 

un tempo nel Tenimento di San Mauro. 

La prima no  zia del toponimo risale 

al 774, anno di un privilegio di Arechi, 

col quale costui concedeva al monastero 

di Santa Sofi a di Benevento, dodici pro-

prietà comuni, le an  che condomas e 

proprio qui compare per la prima volta 

un ci  adino di nome “Mauro”.

Cappella Mad. della Sala - Par  colare

Località Sala - Panorama

Mezzatorre


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Riguadagnata la strada maestra, ini-

ziamo la visita a San Mauro Cilento. Con 

questo toponimo si indica oggi due nu-

clei principali di abitazioni di modesta 

grandezza, denomina   Casal So  ano, a 

quota 460 m. l/m e Casal Soprano a 561 

m. 1/m. In quest’ul  mo si usa ancora di-

s  nguere i vari quar  eri col nome an  co 

di Serre, Vallongella, Ra  o e Sorren  ni, 

che un tempo erano qua  ro ben dis  n   

centri abita  . Nello spazio che intercorre 

tra i due casali, indicato un tempo col to-

ponimo Cerzagallàra, oggi semplicemen-

te Serrùni, sorgono i più an  chi centri di 

culto che hanno segnato la storia di San 

Mauro fi no ai giorni nostri: il Convento 

del Carmine, la cappella dell’Addolora-

ta, la chiesa parrocchiale in  tolata a San 

Mauro mar  re e la cappella dello Spirito 

Santo. 

Tu    i nuclei abita   conservano an-



cora in parte l’an  co aspe   o; li a  raver-

sano vicoli lastrica   con arenaria “cilen-

tana”; ogni casa possiede un orto e un 

pozzo sul retro e a fi anco alle moderne 

stru   ure, ancora si scorgono i segni del-

la passata civiltà rurale che in quella at-

tuale trova la naturale con  nuazione. Il 

tu  o è dominato a nord-est dalla mas-

siccia mole del Monte della Stella. 

La prima no  zia di un centro abitato 

di nome “Santo Mauro” risale al 1092; 

probabilmente sorse nei pressi dell’o-

monima chiesa. La zona era comunque 

già abitata e forse cos  tuiva un insedia-

mento longobardo. Fin dal 1043, inoltre, 

è no  zia di un’altra chiesa, in  tolata  a 

San Mar  no, che ancora esisteva nel XVI 

secolo, a  orno alla quale si formò il Ca-

sal Soprano; oggi è ricordata dal nome di 

una via, il Vicolo San Mar  no, che cos  -

tuisce un tra  o dell’an  ca Via Pubblica. 

A Casal So  ano si entra nel paese da 

Paloguercio, an  co quar  ere di servizio, 

seguendo la Via Cappella che prende il 

nome da un an  co luogo di culto dedica-

to a Sant’Anna, oggi non più esistente. Lo 

si può percorrere longitudinalmente per 

An  co palazzo in via Cappella - Par  colare

Casal Sottano


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la via principale an  ca, lastricata, lungo 

la quale sorgono alcuni palazzi gen  lizi 

dei Marrocchi e dei Pascale. Quello dei 

Cilento, casato borghese, è da ricordare 

per essere stato il luogo di nascita di Mat-

teo, ‘u pi   ore (1829-1916) l’ar  sta che ha 

aff rescato chiese e palazzi del territorio 

cilentano.

Si giunge, così, alla “Piazza” di San Cri-

stoforo che era un an  co sedile, il luogo 

decisionale partecipato del Casale; a   -

guo è il quar  ere Forge, legato alla bor-

ghesia ar  gianale, dove si fabbricavano 

tegole da coperture ed utensili di terra-

co  a. 


Invece nel quar  ere nobile di Aria dei 

San  , a cui si accede da Porta del Savuco, 

ci si trova improvvisamente di fronte a ‘U 

Palazzo. Ha le cara  eris  che di tante al-

tre dimore dei ricchi di un tempo: ampio 

portale in pietra che imme  e nel cor  le 

da dove si diparte una rampa di scale con 

due diramazioni che perme  ono di acce-

dere al piano superiore. A pianterreno si 

intravede ancora quel che resta delle bot-

teghe degli ar  giani  e le stalle. Tra il XV 

e il XVIII secolo ebbe la funzione di curia, 

cioè vi risiedeva il rappresentante del po-

tere regio per i contra   . 

Ma questo palazzo ha una memoria 

ben più nobile: fu la residenza dell’ul  mo 

erede al trono di Costan  nopoli, Ruggero 

Paleologo Porfi rogenito, che vi dimorò a 

par  re dal 1441 e fi no alla sua morte av-

venuta prima del 1489; era fi glio di Tom-

maso, fratello dell’imperatore Costan  no 

XI, che non aveva fi gli. Si tra  a di una di 

quelle pagine della storia di San Mauro, 

e non solo, che ha lasciato memorie do-

cumentate e mol  ssime  sugges  oni  in 

alcuni manufa   . Alla caduta della ci  à 

nel 1453, egli viveva a San Mauro Cilen-

to per ragioni diploma  che, in pra  ca ivi 

tra  enuto come “ostaggio” fi n  dall’età 

di undici anni, a garanzia di un tra  ato 

per le pretese che il re di Napoli Alfon-

so V aveva su territori dell’impero di Co-

stan  nopoli. Allora mol   nobili greci si 

rifugiarono nella diocesi di Capaccio ed 

Casal So  ano - An  co palazzo 

Casal Sottano



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in par  colare alcune di queste famiglie 

(Mazzarella, Maiuri, Pascale, Notaro, Ral-

li, Comneno, Tipaldi) raggiunsero Rogerio 

a San Mauro Cilento e qui prima fondaro-

no una comunità greca che si riconobbe 

inizialmente nell’an  ca chiesa di Santa 

Sofi a, oggi dell’Addolorata, successiva-

mente eressero una chiesa in  tolata allo 

Spirito Santo. Rogerio ricoprì la carica 

di giudice ad contracta e poco prima di 

morire commissionò il coro ligneo per la 

chiesa parrocchiale, che ancora oggi vi si 

ammira sebbene con mol   ritocchi se  e-

centeschi. I suoi eredi dimorarono a San 

Mauro Cilento fi no al 1571. 

Proseguendo lungo un intricato in-

treccio di vicoli e viuzze, riguadagniamo 

la via principale, e raggiungiamo la piazza 

Notar Pe  llo  (l’an  ca piazza Sant’Anto-

nio) dove si imme  e la nuova rotabile 

per Mezzatorre; l’a  raversiamo e ripren-

diamo la via vecchia, oggi Via Roma, che 

sta al centro degli an  chi quar  eri urbani 

tra Lo Vicinanzo e Sant’Antonio che sor-

gono, si sviluppano e si inseriscono pro-

prio nell’area geografi ca del Capocasale, 

tra la cappella dello Spirito Santo e il Ter-

rachino. La cappella dello Spirito Santo, 

restaurata nel 1991, secondo la tradizio-

ne, venne fondata dai profughi greci che 

scamparono al sacco di Costan  nopoli. 

Ne è tes  mone il fa   o che vi fu rinvenuta 

una campanella con impressa da un lato 

la fi gura di San Mauro abate (o, più vero-

similmente, di S. Basilio) che regge nella 

destra la ci  à in fi amme e dall’altro l’im-

magine della Vergine che il popolo vene-

ra col   tolo di Madonna di Costan  no-

poli. La chiese  a si dis  ngue sopra  u  o 

per l’originale campanile edifi cato  nel 

1748, collocato in fondo, sul lato destro. 

È a base quadrata, ha la cella campanaria 

cilindrica, con qua  ro monofore a tu  o 

sesto e chiuso dalla cupole  a dalla for-

ma unica nel suo genere, ma che richia-

ma cara   eri di un’edilizia rurale e povera, 

dove l’ornamento è rido  o all’essenziale 

come, all’interno, le se  e ampie arcate 

cieche, un tempo aff rescate.

Palazzo paleologo di Bisanzio - par  colare

Casal Sottano



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LA CHIESA PARROCCHIALE E IL CORO 

LIGNEO

Proseguendo oltre, si a  raversa  un 

piccolo gruppo di abitazioni dislocate 

lungo la Via Roma e si raggiunge la chiesa 

parrocchiale che sve  a nel bel centro dei 

Serrùni per la sua mole imponente e per 

l’al  ssima torre campanaria. 

La prima no  zia di una chiesa in  tola-

ta a San Mauro risale al 1130. Sappiamo 

che era il centro spirituale e sociale del 

casale omonimo, in quanto sui suo sa-

grato si dirimevano le ques  oni ineren   

la conduzione dei fondi e si s  pulavano 

contra   . La chiesa presenta esterna-

mente un prospe   o a salien   di impianto 

romanico; sul lato sinistro della facciata 

si erge la torre campanaria, molto alta, 

composta di qua  ro ordini, ne  amen-

te divisi tra loro da cornici in agge  o. Il 

primo piano giunge fi no all’altezza della 

navata centrale e sul lato della facciata 

presenta una monofora a tu  o  sesto, 

molto piccola; il secondo e il terzo sono 

ingen  li   su ogni lato da una monofora 

a tu  o sesto, balaustrata; l’ul  mo piano 

è realizzato da un tamburo o  agonale, 

concluso da una cupola ed alleggerito da 

aperture a tu  o sesto che si alternano a 

contraff or  , sormonta   da oculi in dire-

zione degli spigoli di base. Sulla facciata, 

che svolge le sue pare   interne da cornici 

trasversali in agge  o, si apre, tra due co-

lonne, la porta principale. È a tre navate; 

quelle laterali sono basse, ciascuna con 

sei volte a croce in corrispondenza delle 

cappelle gen  lizie, ricavate nei muri peri-

Casal So  ano - Chiesa Madre

Casal Sottano

Casal So  ano -Chiesa dello Spirito Santo


21

Casal Sottano

metrali. Queste hanno le volte a bo  e e 

ciascuna reca un altare in muratura. Die-

tro l’ingresso sorge un matroneo, sede 

dell’organo, che poggia su qua  ro colon-

ne di pietra; alla base di una di queste si 

legge: “Opus Jseph Franc. e Ant.y Pe  l-

lo A. D. 1735”. A  accata al soffi

    o, una 

grande tela di Ma  eo Cilento, dipinta nel 

1915, che rappresenta la gloria del santo 

Patrono. 

Una gradinata a sinistra, imme  e nel 

succorpo, de   o anche “congrèga” perché 

un tempo era sede della confraternita: 

è formata da due locali a croce egizia; il 

primo che corrisponde, nella parte su-

periore al coro, reca ancora una grande 

apertura a circa due metri da terra e che 

un tempo, tramite una gradinata, immet-

teva nella nave del Rosario; a destra, alla 

stessa altezza, si nota un’altra apertura 

ed un’altra rudimentale scala che dal pa-

vimento della chiesa portava alle tombe. 

Il secondo locale, più ampio, ha la volta 

a bo  e ornata con pi  ure  recen  ;  nel 

muro di fondo, là dove forse un tempo vi 

era una tomba gen  lizia (forse di Rugge-

ro Paleologo) vi è stato ricavato un sug-

ges  vo angolo del Museo dedicato alle 

memorie dei profughi greci del 1453.

Si può uscire all’esterno tramite una 

porta che ha come s  pi   due colonne di 

pietra squadrate, sormontate da un ar-

chitrave su cui è incisa la data 1747. Sopra 

di esse è collocata una lapide di pietra, 

in parte corrosa, che in tono apocali   co 

ammonisce: “[…] Menar deve / anchor a 

Dio / te duro lascivo iniquo e rio / questa 

è sede comun senza riparo / Sacellum hoc 

dicatum est non aliis nisi confratribus et 

sororibus pii mon  s mortuorum”. I1 sen-

so della scri  a si intende considerando il 

fa  o che a  raverso questa porta veniva-

no introdo    in chiesa i confratelli defun   

(a San Mauro quasi tu    erano iscri    alla 

confraternita del Pio Monte dei Mor  ) e, 

prima dei funerali, depos   nel succorpo 

durante la no  e per la veglia funebre. 

Il Coro ligneo è posto alle spalle dell’al-

tare maggiore e si presenta nella nuova 

veste acquisita nel 1727-1730 ad opera di 

un “mastro” tedesco, Johan Ma   a Biber, 

che lo ricostruì quasi per intero inseren-

dovi mo  vi ornamentali propri della sua 

cultura e ineren   alle con  ngenze  per-

sonali e poli  che. In par  colare va citata 

l’aquila bicipite che sormonta il le  orino 

grande e troneggia sui pannelli superiori 

delle ante della porta che imme  e in sa-

gres  a. 

È a  ribuito come donazione a Rugge-

ro Paleologo fi glio di Tommaso e nipote 

dell’ul  mo imperatore di Costan  nopoli, 

Costan  no XI. 

Poche sono le no  zie di questo primi-

 vo coro, mentre numerosi sono le tes  -

monianze del suo rifacimento se  ecen-

tesco, annotate con me  colosa chiarezza 

nei registri parrocchiali nel corso dei tre 


22

anni di lavoro. Il procuratore della chie-

sa reperì i fondi necessari riscuotendo le 

off erte dagli en    ecclesias  ci,  dall’Uni-

versità, da priva   e dal clero. Si acquistò 

legno di castagno, noce ed ebano. I lavori 

furono inizia   nel 1727, dire    dal mastro 

Ma   a Biber, un fuoriuscito prussiano, 

coadiuvato dala bo  ega del “mastràs-

cia” locale Giuseppe Pe  llo e fi gli, poi nel 

1729 da mastro Camillo De Feo. Il coro 

fu ul  mato ne 1730 con la costruzione 

della porta che imme  e nella sagres  a 

grande. Il Biber dimorò in paese solo in 

questa occasione, in quanto dai registri 

parrocchiali risulta che la chiesa gli forni-

va vi  o e alloggio; d’altra parte non era 

l’unico a vivere nella zona, se il vescovo 

aveva favorito un “ospitale per i signori 

tedeschi”. 

La stru  ura lignea si presenta ancora 

in discreto stato, anche grazie ai restauri 

del 2010 realizza   per inizia  va  dell’As-

sociazione “Eleusa”. Dodici stalli corrono 

lungo le tre pare    del presbiterio e copro-

no armonicamente i muri. Su quello late-

rale destro, un’apertura imme  e  nella 

nave del Rosario. Gli stalli sono su un pia-

no rialzato, qua  ro su ogni parete; quelli 

addossa   al muro di fondo sono separa   

nel mezzo dall’ar  s  ca porta che immet-

te nella sagres  a. Sui pannelli superiori di 

questa, a bassorilievo, è scolpita l’aquila 

bicipite sormontata da corona; lo stesso 

mo  vo è ripetuto poi alla sommità del 

le  orino, in una scultura bellissima nella 

semplicità delle linee. Su questo, sul let-

torino piccolo e sugli stalli sono poi ripe-

tu   gli usuali mo  vi ornamentali liturgici: 

il leone, il pellicano, il drago alato, le ma-

schere tragiche, le foglie d’acanto; tu    

s  lizza   secondo un gusto che si innesta 

nel tardo-barocco, esprimendone i toni e 

le forme provinciali. 



IL MUSEO DELLA STORIA 

SOCIO-RELIGIOSA  DEL CILENTO ANTICO

Lo spazio esposi  vo del “Museo e 

dell’Archivio e Biblioteca per la Storia so-

cio-religiosa del Cilento An  co” si colloca 

prevalentemente all’interno di una strut-

tura seicentesca, sede an  ca della Con-

fraternita Pio Monte dei Mor  . 

Un “tesoro” culturale è l’Archivio sto-

rico-diploma  co in cui sono conserva   

manoscri    dal XVI al XX secolo: 40 vo-

lumi e innumerevoli altre carte e docu-

men  , 50 pergamene del XV-XVIII secolo 

(a  ualmente depositate presso l’Archivio 

diocesano di Vallo della Lucania) e nume-

rose stampe del XVII-XIX secolo. Per la ri-

Casal Sottano

Chiesa Madre - Interno


23

costruzione delle vicende demografi che 

tra il XVII e il XIX secolo, anche in assenza 

di fon   pubbliche, risultano essenziali i 

registri dei ba  esimi, dei matrimoni, dei 

mor   e gli sta   delle anime, compila   e 

tenu   con grande cura dai sacerdo  ,  a 

par  re dalla fi ne del XVI secolo, in segui-

to a norme precise stabilite nel Concilio 

di Trento. 

Le statue a mezzo busto di San Mauro 

Mar  re e di San Mauro Abate del XVI se-

colo tes  moniano l’evolversi della storia 

religiosa del paese e sono custodia delle 

“reliquie”. Elemen   vo  vi sono all’origi-

ne delle statue lignee se  ecentesche di 

Santa Lucia, San Vincenzo, San Donato 

vescovo, San Luigi Gonzaga, Santa Cate-

rina da Siena, Santa Brigida di Svezia, al-

cune delle quali “ves  te”. Di par  colare 

bellezza appaiono anche cinque statuet-

te policrome raffi

  guran   Gesù Bambino e 

San Giovanni Ba   sta del XVIII-XIX secolo, 

rispe   vamente in legno, in cartapesta, in 

cera, in gesso, in ceramica. 

La pinacoteca accoglie alcune tele, 

per la maggior parte del XVIII secolo: San 

Giuseppe e le anime del Purgatorio; San 

Rocco (sullo sfondo Pollica); un Volto di 

Cristo;  San Carlo Borrorneo; la Madon-

na del la  e (opera del pi  ore Giovanni 

Russo di Cannicchio); la Madonna delle 

Grazie, già nella cappella dei Curzio, la 

Madonna Immacolata (impianto an  co 

francescano).

È possibile “incontrare” e “rivivere” 

tu  a la storia, tra documen   e reper  , 

della Confraternita “Maria Ss. delle Gra-

zie”. Il Museo custodisce, tra l’altro, arre-

di liturgici, paramen   sacri, una “cénta”, 

an  co dono vo  vo, a forma di barca, 

adornata di fi ori e candele, coppi di ter-

raco  a, riggiole smaltate e policrome, 

pietre sacre, lapidi sepolcrali, maschere 

dell’an  co carnevale sanmaurese.

È di par  colare interesse il materiale 

ceramico di epoca lucana (V-IV secolo 

a.C.) e quello romano e medievale suc-

cessivo, insieme ad una gorgoneion (V 

sec. a.C.) di terraco  a.

Nella biblioteca vi sono conserva  ,  fra 

gli altri, 400 volumi a stampa dalla fi ne 

del XV al XIX secolo.

Museo - Interno

Par  colare

Casal Sottano



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