Quando morirò vedrò la fodera del mondo. Quando morirò vedrò la fodera del mondo


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Sana14.08.2018
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Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • L'altra parte, dietro l'uccello, la montagna,

  • il tramonto.

  • Il vero significato che vorrà essere letto.

  • Ciò che era inconciliabile, si concilierà.

  • E sarà compreso ciò ch'era incomprensibile.

  • Ma se non c'è una fodera del mondo?



Se il tordo sul ramo non è affatto un segno,

  • Se il tordo sul ramo non è affatto un segno,

  • ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte

  • si susseguono senza badare a un senso

  • e non c'è nulla sulla terra, oltre questa terra?

  • Se così fosse resterebbe ancora la parola

  • suscitata una volta da effimere labbra,

  • che corre e corre, messaggero instancabile,

  • nei campi interstellari, nei vortici galattici,

  • e protesta chiama grida.



Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • L'altra parte, dietro l'uccello, la montagna, il tramonto.

  • Il vero significato che vorrà essere letto.

  • Ciò che era inconciliabile, si concilierà.

  • E sarà compreso ciò ch'era incomprensibile.

  • Ma se non c'è una fodera del mondo?

  • Se il tordo sul ramo non è affatto un segno,

  • ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte

  • si susseguono senza badare a un senso

  • e non c'è nulla sulla terra, oltre questa terra?

  • Se così fosse resterebbe ancora la parola

  • suscitata una volta da effimere labbra,

  • che corre e corre, messaggero instancabile,

  • nei campi interstellari, nei vortici galattici,

  • e protesta chiama grida.







  • Un uomo è là, che sfoglia dalla prima

  • carta all’estrema, rapido, e pian piano

  • va, dall’estrema, a ritrovar la prima.



E ciò costituisce il romanzo sperimentale: possedere il meccanismo dei fenomeni umani, mettere in luce gli ingranaggi delle manifestazioni passionali ed intellettuali quali li spiegherà la fisiologia, sotto le influenze dell’ereditarietà e delle circostanze ambientali….perciò dunque basiamo il nostro lavoro sulla fisiologia, prendendo dalle mani del fisiologo l’uomo isolato, per contribuire alla soluzione del problema e risolvere su basi scientifiche l’interrogativo circa i comportamenti degli uomini…

  • E ciò costituisce il romanzo sperimentale: possedere il meccanismo dei fenomeni umani, mettere in luce gli ingranaggi delle manifestazioni passionali ed intellettuali quali li spiegherà la fisiologia, sotto le influenze dell’ereditarietà e delle circostanze ambientali….perciò dunque basiamo il nostro lavoro sulla fisiologia, prendendo dalle mani del fisiologo l’uomo isolato, per contribuire alla soluzione del problema e risolvere su basi scientifiche l’interrogativo circa i comportamenti degli uomini…

  • Si entrerà in un secolo in cui l’uomo, divenuto onnipotente, avrà soggiogato la natura utilizzandone le leggi per fare regnare su questa terra tutta la giustizia e la libertà possibili. Non vi è scopo più nobile, più elevato, più grande.



Non vi è scopo più nobile, più elevato, più grande. In esso consiste il nostro compito di esseri intelligenti: penetrare il COME delle cose per dominarle e ridurle allo stato di meccanismi ubbidienti.

  • Non vi è scopo più nobile, più elevato, più grande. In esso consiste il nostro compito di esseri intelligenti: penetrare il COME delle cose per dominarle e ridurle allo stato di meccanismi ubbidienti.

  • … Ecco in che consistono l’utilità pratica e la elevata moralità delle nostre opere naturalistiche, che sperimentano sull’uomo, che smontano e rimontano pezzo per pezzo la macchina umana per farla funzionare sotto l’influenza dei vari ambienti…Essere in grado di controllare il bene e il male, regolare la vita, risolvere tutti i problemi…









Non è chiaro certo neanche a voi neppur quel poco che vi viene mano a mano determinato dalle consuetissime condizioni in cui vivete. C’è un oltre in tutto.

  • Non è chiaro certo neanche a voi neppur quel poco che vi viene mano a mano determinato dalle consuetissime condizioni in cui vivete. C’è un oltre in tutto.

  • Voi non volete o non sapete vederlo. Ma appena quest’oltre baleni negli occhi d’un ozioso come me, che si mette a osservarvi, ecco, vi smarrite, vi turbate o irritate.

  • Conosco anch’io il congegno esterno, vorrei dir meccanico della vita che fragorosamente e vertiginosamente ci affaccenda senza requie. Oggi, così e così;

  • questo e quest’altro da fare; correre qua, con l’orologio alla mano, per essere in tempo là. - No, caro, grazie: non posso! - Ah sì, davvero? Beato te! Debbo scappare... - Alle undici, la colazione.

  • - Il giornale, la borsa, l’ufficio, la scuola... - Bel tempo, peccato! Ma gli affari... - Chi passa?



Ah, un carro funebre... Un saluto, di corsa, a chi se n’è andato. - La bottega, la fabbrica, il tribunale…...

  • Ah, un carro funebre... Un saluto, di corsa, a chi se n’è andato. - La bottega, la fabbrica, il tribunale…...

  • mi domando se veramente tutto questo fragoroso e vertiginoso meccanismo della vita, che di giorno in

  • giorno sempre più si complica e s’accelera, non abbia ridotto l’umanità in tale stato di follia, che presto proromperà frenetica a sconvolgere e a distruggere tutto.

  • Avanti.

  • Avanti perchè non s’abbia tempo nè modo d’avvertire il peso della tristezza, l’avvilimento della vergogna, che restano dentro, in fondo. Fuori, è un balenìo continuo, uno sbarbaglio incessante: tutto guizza e scompare.

  • Che cos’è? Niente, è passato! Era forse una cosa triste; ma niente, ora è passata.



‘800

  • ‘800

  • Quando nel romanzo l’affinità e la coesione di ogni sua parte sarà così completa….che la mano dell’artista rimarrà assolutamente invisibile, allora avrà l’impronta dell’avvenimento reale, l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sè ….senza serbare alcun punto di contatto col suo autore, alcuna macchia del peccato d’origine.

  • (G.Verga – prefazione a “L’amante di Gramigna”)



800 (Verga)

  • 800 (Verga)

  • La realtà puo’ essere “fotografata”

  • Romanzo: documento umano

  • Riduzione positivistica dell’uomo a neutro ed impassibile registratore di eventi



900

  • 900

  • “..Se è meccanismo, come puo’ essere vita, come puo’ essere arte? E’ quasi come entrare in uno di quei musei di statue viventi, di cera,vestite e dipinte..”

  • Pirandello. “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”



‘900

  • ‘900

  • La realtà dietro le apparenze non puo’ essere fissata in una forma

  • La funzione dell’uomo e dello scrittore è spingere lo sguardo oltre la superficie dei fenomeni







Romanticismo- Naturalismo

  • Romanticismo- Naturalismo

  • Non si mette in discussione la consistenza della realtà e dell’io

  • Rimane la fiducia in una possibilità di vivere ed orientarsi nella realtà

  • L’io si percepisce ancora come un organismo, magari alla ricerca della totalità



Viene meno la possibilità di orientamento: l’io si smarrisce all’interno di una realtà labirintica

  • Viene meno la possibilità di orientamento: l’io si smarrisce all’interno di una realtà labirintica



C’E’ UN PARADOSSO:

  • C’E’ UN PARADOSSO:

  • Tutto converge verso l’io – crisi dell’io

  • Man mano che il soggetto diventa l’oggetto si capisce sempre meno del soggetto



Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • Quando morirò vedrò la fodera del mondo.

  • L'altra parte, dietro l'uccello, la montagna, il tramonto.

  • Il vero significato che vorrà essere letto.

  • Ciò che era inconciliabile, si concilierà.

  • E sarà compreso ciò che'era incomprensibile.

  • Ma se non c'è una fodera del mondo?



La grande cultura precipita in uno smarrimento profondo,perché da una parte Dio era ormai svanito dall’orizzonte umano e dall’altra parte l’uomo, nuovo dio, si è ormai detronizzato con le sue stesse mani

  • La grande cultura precipita in uno smarrimento profondo,perché da una parte Dio era ormai svanito dall’orizzonte umano e dall’altra parte l’uomo, nuovo dio, si è ormai detronizzato con le sue stesse mani

  • La natura umana è presa sul serio, non si può accontentare del come, ha bisogno, un bisogno vitale non intellettuale del perché, ma il significato è enigmatico per questo l’uomo si smarrisce.

  • Nel Novecento entra in crisi tutta l’antropologia, la duplice immagine dell’uomo che ha percorso la storia europea: quella cristiana e quella elaborata dal Rinascimento inpoi dell’homo faber fortunae suae, del borghese soddisfatto di sè



E sarà compreso ciò ch'era incomprensibile.

  • E sarà compreso ciò ch'era incomprensibile.

  • Ma se non c'è una fodera del mondo?

  • Se il tordo sul ramo non è affatto un segno,

  • ma solo un tordo sul ramo,

  • se il giorno e la notte

  • si susseguono senza badare a un senso

  • e non c'è nulla sulla terra, oltre questa terra?



C’è una opzione di fondo:

  • C’è una opzione di fondo:

  • O il mondo ha una fodera e la realtà non è solo quella che è, ma è segno

  • O il mondo non ha una fodera e il tordo è solo un tordo

  • Affermare che non c’è un senso equivale a dire non solo che non c’è un oltre, ma che non c’è nulla sulla terra

  • Se non c’è la fodera, la realtà non ha consistenza: Nulla



Taci, anima stanca di godere

  • Taci, anima stanca di godere

  • e di soffrire (all’uno e all’altro vai

  • rassegnata).

  • Nessuna voce tua odo se ascolto:

  • non di rimpianto per la miserabile

  • giovinezza, non d’ira o di speranza,

  • e neppure di te.

  • Giaci come

  • il corpo, ammutolita, tutta piena

  • d’una rassegnazione disperata.

  • Non ci stupiremmo,

  • non è vero, mia anima, se il cuore

  • si fermasse, sospeso se ci fosse

  • il fiato…



Invece camminiamo,

  • Invece camminiamo,

  • camminiamo io e te come sonnambuli.

  • E gli alberi sono alberi, le case

  • sono case, le donne

  • che passano son donne, e tutto è quello

  • che è, soltanto quel che è.

  • La vicenda di gioia e di dolore

  • non ci tocca. Perduto ha la voce

  • la sirena del mondo, e il mondo è un grande

  • deserto.

  • Nel deserto

  • io guardo con asciutti occhi me stesso.

  • C.Sbarbaro



Forse un mattino andando in un'aria di vetro, arida,rivolgendomi vedró compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto alberi case colli per l'inganno consueto. Ma sará troppo tardi; ed io me n'andró zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

  • Forse un mattino andando in un'aria di vetro, arida,rivolgendomi vedró compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto alberi case colli per l'inganno consueto. Ma sará troppo tardi; ed io me n'andró zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

  • E.Montale



Chi sono? E’ tanto strano

  • Chi sono? E’ tanto strano

  • Fra tante cose strambe

  • Un coso con due gambe

  • Detto guidogozzano!

  • Bada che non ti parlo

  • Per acrimonia mia:

  • Da tempo ho ucciso il tarlo

  • Della malinconia.

  • Socchiudo gli occhi,

  • Estranio

  • Ai casi della vita:

  • Sento fra le mie dita

  • La forma del mio cranio.



Il mestiere di vivere

  • Il mestiere di vivere

  • Il male di vivere

  • L’uomo senza qualità

  • Un inetto

  • Uno, nessuno, centomila



“L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio,l’uomo non conosce la sua formula”

  • “L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio,l’uomo non conosce la sua formula”

  • (Dostoevskij)

  • Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato.

  • Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro!

  • Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

  • (Eugenio Montale, Ossi di seppia)



“Tutto è finito, tutto è perduto, tutto è chiuso. Non c'è più nulla da fare. Consolarsi? Neppure. Piangere? Ma per piangere ci vuole ancora dell'energia, ci vuole un po' di speranza! Io non son più nulla, non conto più, non voglio niente: non mi muovo. Sono una cosa e non un uomo. Toccatemi: sono freddo come una pietra, freddo come un sepolcro. Qui è sotterrato un uomo che non poté diventare Dio" .

  • “Tutto è finito, tutto è perduto, tutto è chiuso. Non c'è più nulla da fare. Consolarsi? Neppure. Piangere? Ma per piangere ci vuole ancora dell'energia, ci vuole un po' di speranza! Io non son più nulla, non conto più, non voglio niente: non mi muovo. Sono una cosa e non un uomo. Toccatemi: sono freddo come una pietra, freddo come un sepolcro. Qui è sotterrato un uomo che non poté diventare Dio" .

  • G. Papini

  • . "Io non chiedo né pane, né gloria, né compassione. Ma chiedo e domando, umilmente, in ginocchio, con tutta la forza e la passione dell'anima, un po' di certezza: una sola, una piccola fede sicura, un atomo di verità. Ho bisogno di un po' di certezza, ho bisogno di qualcosa di vero. Non posso farne a meno; non so più vivere senza. Non chiedo altro, non chiedo nulla di più, ma questo che chiedo è molto, è una straordinaria cosa: lo so. Ma la voglio in tutti i modi, a tutti i costi mi deve essere data, se pur c'è qualcuno al mondo cui preme la mia vita. Senza questa verità non riesco più a vivere e se nessuno ha pietà di me, se nessuno può rispondermi, cercherò nella morte la beatitudine della piena luce o la quiete dell'eterno nulla" .

  • G. Papini



Nascondi le cose lontane Che vogliono ch'ami e che vada! Ch'io veda là solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane... Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore! Ch'io veda il cipresso là, solo, qui, quest'orto, cui presso sonnecchia il mio cane. (Pascoli - Nebbia)

  • Nascondi le cose lontane Che vogliono ch'ami e che vada! Ch'io veda là solo quel bianco di strada, che un giorno ho da fare tra stanco don don di campane... Nascondi le cose lontane, nascondile, involale al volo del cuore! Ch'io veda il cipresso là, solo, qui, quest'orto, cui presso sonnecchia il mio cane. (Pascoli - Nebbia)



Le mie mani, cosa sono le mie mani?

  • Le mie mani, cosa sono le mie mani?

  • La distanza incommensurabile che mi divide dal mondo degli oggetti e mi separa da essi per sempre.

  • Sartre



come segno del disagio esistenziale

  • come segno del disagio esistenziale

  • nevrosi che nasce dalla domanda insoddisfatta di senso

  • Uomo dissociato, schizoide, fisicamente deformato.

  • “Sono malato, sono malvagio..”

  • Dostoevskij – Memorie del sottosuolo



Inettitudine: Incapacità di vivere

  • Inettitudine: Incapacità di vivere

  • Incapacità di decidere

  • Malattia della volontà

  • Doloroso privilegio: essere in divenire

  • aperto alle infinite serie di

  • possibilità

  • privilegio di conoscenza



Il sano sa godere la vita, ma è inautentico, crede di vivere ma è vissuto

  • Il sano sa godere la vita, ma è inautentico, crede di vivere ma è vissuto

  • Il malato è inadatto a vivere, insoddisfatto, ma autentico

  • Paradosso drammatico:

  • L’uomo per vivere autenticamente è costretto a rinunciare alla vita



l’inautenticità della vita che la società offre porta a non identificarsi più con essa e i suoi valori

  • l’inautenticità della vita che la società offre porta a non identificarsi più con essa e i suoi valori

  • il poeta rifiuta il ruolo di colui che attraverso la sua opera porta avanti gli ideali condivisi e i significati dell’esistenza



Chi sono? Son forse un poeta? No certo. Non scrive che una parola,ben strana, la penna dell'anima mia: "follia". Son dunque un pittore? Neanche. Non ha che un colore la tavolozza dell'anima mia: "malinconia". Un musico,allora? Nemmeno. Non c'è che una nota nella tastiera dell'anima mia: "nostalgia" Son dunque...che cosa? Io metto una lente davanti il mio cuore per farlo vedere alla gente. Chi sono? Il saltimbanco dell'anima mia. raticadoc

  • Chi sono? Son forse un poeta? No certo. Non scrive che una parola,ben strana, la penna dell'anima mia: "follia". Son dunque un pittore? Neanche. Non ha che un colore la tavolozza dell'anima mia: "malinconia". Un musico,allora? Nemmeno. Non c'è che una nota nella tastiera dell'anima mia: "nostalgia" Son dunque...che cosa? Io metto una lente davanti il mio cuore per farlo vedere alla gente. Chi sono? Il saltimbanco dell'anima mia. raticadoc

  • Aldo Palazzeschi



Milosz

  • Milosz

  • Se così fosse resterebbe ancora la parola

  • Suscitata una volta da effimere labbra,

  • che corre e corre, messaggero instancabile,

  • nei campi interstellari, nei vortici galattici,

  • e protesta chiama grida.



Privilegio della parola – tramite per l’assoluto

  • Privilegio della parola – tramite per l’assoluto

  • Crea, tenta di creare ciò che manca

  • O anche solo di gridare ciò che manca

  • Idea del messaggero che corre e corre, si affatica instancabile ma forse inutilmente

  • (Il messaggio dell’Imperatore – Kafka,

  • Sette messaggeri – Buzzati)



Quando si usa un linguaggio normale, vuol dire che dell’ universo si ha un’idea sicura e precisa, che si crede in un mondo certo, ontologicamente ben determinato, in un mondo gerarchizzato dove i rapporti stessi tra l’uomo e il cosmo sono determinati. (Contini)

  • Quando si usa un linguaggio normale, vuol dire che dell’ universo si ha un’idea sicura e precisa, che si crede in un mondo certo, ontologicamente ben determinato, in un mondo gerarchizzato dove i rapporti stessi tra l’uomo e il cosmo sono determinati. (Contini)

  • Questo cambiamento della concezione di sé e della realtà determina un cambiamento delle modalità di scrittura, poetica e narrativa.

  • Dalla crisi del rapporto io – mondo, nasce la fine dell’impianto naturalistico e si modifica il rapporto tra scrittore e materia narrata che non formano più due entità distinte.



Oggettività e realismo nell’impianto narrativo

  • Oggettività e realismo nell’impianto narrativo

  • fiducia nel rapporto comunicativo (fiducia nella parola, la quale può descrivere la realtà, costruire un corrispettivo del mondo reale)

  • mondo: ordinato, chiaro, coerente

  • La situazione narrativa si incardina nelle categorie per eccellenza della realtà: spazio, tempo, causalità.

  • tempo lineare: trama - eventi dislocati in una successione cronologica

  • collegati tra loro da rapporti di causa – effetto

  • deficit iniziale - finale compensazione del deficit –

  • tempo narrativo per eccellenza (l’imperfetto o il passato remoto).



personaggi individuati singolarmente e socialmente

  • personaggi individuati singolarmente e socialmente

    • portatore di valori - eroe positivo
    • Il narratore è al di fuori della macchina narrativa e sovrintende al suo funzionamento.
  • Narrazione in terza persona

  • Narratore regista, onnisciente

  • (Natural. e verismo): procedimento narrativo impersonale

  • lo scrittore deve comportarsi di fronte alla realtà come uno scienziato e ricercare il csd documento umano; la letteratura viene ad essere determinata da cause ben precise e condizionanti (race, moment, milieu).



Dalla crisi del rapporto io – mondo, nasce la fine dell’impianto naturalistico

  • Dalla crisi del rapporto io – mondo, nasce la fine dell’impianto naturalistico

  • De Benedetti: la narrativa moderna mette in crisi la possibilità di leggere i romanzi standosene in poltrona, tranquilli, non sono romanzi di evasione, sono inquietanti perché rappresentano lo sgretolamento dell’uomo borghese, della concezione unitaria e coerente che l’uomo ha di sé.



Il venir meno di certezze universali porta alla impossibilità di affermare un significato unitario nella realtà che si rivela inconsistente, frammentata

  • Il venir meno di certezze universali porta alla impossibilità di affermare un significato unitario nella realtà che si rivela inconsistente, frammentata

  • Viene meno nel romanzo novecentesco la possibilità di ricostruire in unità il mondo, la vita, perché manca il soggetto unitario che possa dare ordine alla realtà da una prospettiva superiore.



  • tempo come durata (spt dopo Bergson) - profonda modificazione delle categorie gnoseologiche di tempo – spazio – causalità,

  • Il tempo interiorizzato: il tempo - funzione della coscienza individuale

  • dimensione della memoria

  • andirivieni continuo di passato e presente

  • Il vicino viene allontanato e il lontano avvicinato, l’importante trascurato e il banale valorizzato

  • tempo della narrazione: presente - romanzo opera aperta

  • destrutturazione dell’intreccio: attenzione alle vicende interiori

  • Narratore e materia non distaccati

  • Abbandono della terza persona e adozione della prima persona

  • Narratore inattendibile (vedi Zeno)



Scelta del banale e del quotidiano, in cui i personaggi non fanno, ma subiscono passivi e disorientati

  • Scelta del banale e del quotidiano, in cui i personaggi non fanno, ma subiscono passivi e disorientati

  • Il protagonista non è più un individuo per un verso o per l’altro esemplare, ma un uomo senza qualità spesso alla ricerca di una identità, di un ubi consistam. E’ l’eroe negativo.

  • (Vinti di Verga e inetto sveviano)



tecniche:

  • tecniche:

  • Monologo interiore: punto di vista sempre più interno

  • Flusso di coscienza. Alterazioni anche delle strutture sintattiche e grammaticali

  • Manipolazione dei codici – linguaggio – rimescolamento dei registri linguistici



Il linguaggio della realtà è misterioso, oscuramente simbolico e addirittura indecifrabile.

  • Il linguaggio della realtà è misterioso, oscuramente simbolico e addirittura indecifrabile.

  • Poesia penetra il mistero delle cose

  • valore della parola: tramite per l’assoluto, rivela l’ignoto

  • musicalità

  • frammento



1° dec scopre le relazioni nascoste gli elementi della realtà collegati da una logica inedita e personalissima – parola imprecisa, vaga suggestiva

  • 1° dec scopre le relazioni nascoste gli elementi della realtà collegati da una logica inedita e personalissima – parola imprecisa, vaga suggestiva

  • 2° dec riflette il caos – parola incomprensibile, oscura

  • crea a volte diventa il sostituto della vita

  • entra in crisi l’ordinamento sintattico tradizionale, razionalizzazione della realtà

  • linguaggio metaforico:

  • simbolo/allegoria

  • analogia

  • sinestesia



FINE

  • FINE



Ma ben verrà la cosa

  • Ma ben verrà la cosa

  • “vera” chiamata Morte:

  • Che giova ansimar forte

  • Per l’erta faticosa?

  • Gozzano da “Nimesis”





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