“È solo la lingua che fa eguali. “È solo la lingua che fa eguali


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Sana14.08.2018
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“È solo la lingua che fa eguali.

  • “È solo la lingua che fa eguali.

  • Eguale è chi sa esprimersi e intende

  • l’espressione altrui”.

  • Da don Lorenzo Milani

  • a Tullio De Mauro

  • M. Emanuela Piemontese

  • Siena, 14-15 dicembre 2017






Firenze, 27 maggio 1923

  • Firenze, 27 maggio 1923

  • 1930: trasferimento a Milano (Liceo Berchet con Oreste Del Buono)

  • 1941: iscrizione all’Accademia di Brera

  • Nov. 1942: ritorno a Firenze

  • 8 nov. 1943 ingresso in Seminario

  • 13 luglio 1947: ordinazione sacerdotale – San Donato di Calenzano come cappellano dell’anziano Preposto don Pugi. Pochi mesi dopo morte del padre.

  • Dal 1947 al 1954 a San Donato di Calenzano: Scuola popolare

  • Morto don Pugi, il 14 nov. 1954: Priore di Sant’Andrea a Barbiana.

  • Dal 1955 (al 1967): Scuola di Barbiana.



Maggio 1958: conclusione e pubblicazione di Esperienze Pastorali (iniziate 8 anni prima a S. Donato) con il Nihil Obstat di P. Reginaldo Santilli O.P*, l’imprimatur del cardinale Elia Dalla Costa e la Prefazione di mons. Giuseppe D’Avack, Arcivescovo di Camerino

  • Maggio 1958: conclusione e pubblicazione di Esperienze Pastorali (iniziate 8 anni prima a S. Donato) con il Nihil Obstat di P. Reginaldo Santilli O.P*, l’imprimatur del cardinale Elia Dalla Costa e la Prefazione di mons. Giuseppe D’Avack, Arcivescovo di Camerino

  • Dicembre 1958: ritirate dal commercio EP per decreto del S. Uffizio perché “inopportuno” (primi mesi di pontificato di Giovanni XXIII)

  • Lettera alla mamma 12/12/1960: primi sintomi della malattia

  • Febbraio 1965: Lettera aperta ai Cappellani militari

  • 1965-1966: Denuncia - Processo. Lettera di autodifesa ai giudici.

  • 15 febbraio 1966: assoluzione in prima istanza

  • Luglio 1966: inizio della stesura della Lettera a una professoressa, sotto la guida del Priore

  • Maggio 1967: pubblicazione di Lettera a una professoressa

  • 26 giugno 1967: morte di don Milani a Firenze, in casa della madre

  • 28 ottobre 1968: Condanna della Corte d’Appello di Luca Pavolini e don L.M. (per quest’ultimo non applicabile per morte del reo).

  • * Ordo Patrum Predicatorum (domenicani)



Un uomo che ha scritto poco e ha fatto scrivere moltissimo di sé. (…)

  • Un uomo che ha scritto poco e ha fatto scrivere moltissimo di sé. (…)

  • Mi pare che il semplice rapporto tra “gli scritti di” e “gli scritti su”

  • misuri l’eccezionalità dell’uomo. (…). La sua scelta di vita, una e

  • duplice, sacerdote e ‘povero’, è scelta del messaggio vissuto

  • contro quello scritto, del lavoro contro le lettere ”.

  • «Ci ho messo ventidue anni per uscire dalla classe sociale che scrive e

  • legge L’Espresso e Il Mondo. Non devo farmene ricatturare neanche

  • per un giorno solo. Devono snobbarmi, dire che sono ingenuo e

  • demagogo, non onorarmi come uno di loro. Perché di loro non sono. Io

  • da diciotto anni in qua non ho più letto un libro né un giornale se non

  • ad alta voce con dei piccoli uditori. Nella chiesuola dell’élite

  • intellettuale tutti hanno letto tutto e quel che non han letto fingono

  • d’averlo letto *». * Lettera all’avv. Adolfo Gatti del 20/10/1965

  • .



  • Qual è il segno che ha lasciato, cosa ha dato alla nostra coscienza, che cosa di

  • noi associamo a lui? Due cose: un nuovo modo di intendere e vivere la

  • parrocchia (la comunità cristiana di base), un nuovo modo di intendere la

  • scuola.

  • Non è possibile “laicizzare” don Milani prete. La sua battaglia laica -

  • istruzione, libertà, promozione dei lavoratori - aveva come scopo la

  • Parola, la Salvezza.

  • «L’uomo non vive di solo pane e casa, ma di scuola e di pensiero e di libertà

  • interiore perché da queste si passa direttamente alla fede e alla vita eterna,

  • mentre dal pane e dalla casa si può tranquillamente passare alla televisione e al

  • cinema *».

  • * Lettera a Gian Paolo Meucci, “La Rocca”, 1° luglio 1977.





Non era il gesto fisico ad assumere valore, il rannicchiarsi

  • Non era il gesto fisico ad assumere valore, il rannicchiarsi

  • vicini in un contatto imbarazzante, ma erano piuttosto le

  • parole ad ad accendere l’attenzione, il sorriso, la complicità

  • del padre e della madre. (…) La parola, il linguaggio

  • verbale è quindi il veicolo, lo strumento con cui questi

  • bambini possono avvicinare i genitori. Gli abbracci sono

  • sostituiti da tante parole che il padre e la madre (…)

  • mostrano di accogliere e ricambiare con piacere. I piccoli

  • imparano presto che la parola è anche il veicolo di

  • sentimenti e affetto” (p. 24).





“Ho l’impressione che la mia carriera ecclesiastica stia

  • “Ho l’impressione che la mia carriera ecclesiastica stia

  • precipitando. Ma te non cominciare a allarmarti. (…)

  • In quanto alla data dell’attacco finale probabilmente era

  • fissata per il giorno della morte del Proposto. Ma se il

  • Proposto non accenna ad ammalarsi non credo che mi

  • lasceranno qui fino alle prossime elezioni.

  • (…)

  • In quanto a S. Donato, io ho la superba convinzione che le

  • cariche di esplosivo che ci ho ammonticchiato in questi 5

  • anni non smetteranno di scoppiettare per almeno 50 anni

  • sotto il sedere dei miei vincitori”.





Resta ancora abbastanza inesplorato il perché di questo ricorrente

  • Resta ancora abbastanza inesplorato il perché di questo ricorrente

  • interesse di don Milani per il linguaggio, la lingua e gli interventi

  • linguistici. Vanno ancora rintracciate e messe in evidenza le radici di

  • questo interesse ricorrente di don Milani per la realtà e le forme del

  • linguaggio. Proverei a indicarne tre. Primo interesse, prima radice

  • dell’interesse linguistico: don Lorenzo, non è una notizia per

  • nessuno, don Lorenzo era un prete. Non è una grande notizia. Ma

  • dall’essere tale, egli fu profondamente segnato, molto più di altri

  • preti. (…) In una bottega di antico credito come la Chiesa di Roma,

  • una bottega seria, il linguaggio è stato (…) sempre tenuto bene

  • d’occhio. (…) Questa è una radice, una parte di quella che chiamerei

  • la radice ecclesiale degli interessi di don Milani per il linguaggio:

  • sapere che sul terreno del linguaggio si combattono partite formative

  • di interesse generale, partite formative decisive per gli individui.



È una radice bifida quella ecclesiale, perché, poi, c’è un altro

  • È una radice bifida quella ecclesiale, perché, poi, c’è un altro

  • fittone, che è quello dell’interesse evangelico per il linguaggio.

  • I quattro Vangeli sono anche un libro straordinario di linguistica.

  • Non vi si parla solo per metafora del Verbo. Vi si parla anche in

  • termini appropriati di parole e linguaggio, in un modo eccezionale

  • nel quadro storico del mondo antico. (…) Soltanto i sempliciotti

  • Epicurei avranno il coraggio dei Vangeli nel mettere in guardia

  • contro i pericoli del linguaggio e richiamare, per questi pericoli,

  • alla necessità di schiettezza, di autenticità, di semplicità del

  • linguaggio. (…)

  • In quanto prete, prima volutamente quanto mai conformista,

  • poi impegnato nel difficile conformismo, nella difficile

  • ortodossia (…) don Milani inciampa continuamente nella

  • riflessione sul linguaggio”.



Nell’affrontare il nodo del rapporto di don Milani con la

  • Nell’affrontare il nodo del rapporto di don Milani con la

  • Chiesa del suo tempo non intendo tentare una sintesi o una

  • ricostruzione complessiva. (…) Penso che un approccio

  • puntuale, settoriale, specifico sia a questo punto degli studi e

  • delle conoscenze di don Milani l’unico produttivo: per verificare

  • -partendo dai suoi scritti- l’adeguatezza o meno di certi schemi

  • interpretativi, per individuarne con puntualità i problemi aperti, le

  • domande irrisolte, le nuove piste da battere. (…) Il problema

  • della Chiesa - e del giudizio su quella Chiesa - è centrale, in

  • modo più o meno diretto ed esplicito negli scritti di don

  • Milani” (1980: 27).



(…) Fondamento della Dottrina è (a mio avviso) quel minimo di

  • (…) Fondamento della Dottrina è (a mio avviso) quel minimo di

  • padronanza del linguaggio che dovrebbe distinguere l’uomo dalla

  • bestia, ma che manca invece a gran parte di questo popolo.

  • Lasciatemi dunque il tempo di far le cose per benino, rifacendomi alla

  • grammatica italiana e su su nel giro di 20 giorni vi riempirò di nuovo la

  • chiesa (p. 88).

  • (…) Non si può proibire a quelle poverine di spender male i soldi che han

  • guadagnato. Ma si può far scuola alle poverine e ai poverini. Far

  • scuola di idee più sane. (p. 105)

  • (…) L’illetterato preferisce spesso l’incoerenza perché sa che la coerenza

  • lo condurrebbe all’isolamento dal vicinato che è una condizione di vita

  • insostenibile per chi non padroneggia la parola e il pensiero. (p. 122)



A questo popolo non manca questa o quella lingua, ma

  • A questo popolo non manca questa o quella lingua, ma

  • semplicemente la lingua. Il mezzo di espressione di qualcosa che

  • vada appena al di là e al di sopra del trito vivere quotidiano

  • campagnolo e terreno. Ma state tranquilli, non sarò io a

  • consigliarvi di scendere a lui [popolo]. Chi sa volare non deve

  • buttar via le ali per solodarietà coi pedoni, deve piuttosto

  • insegnare a tutti il volo. (p. 192)

  • (…) Mi pare di poter concludere che la scuola, in questo popolo

  • e in questo momento, non è uno dei tanti metodi possibili, ma

  • un mezzo necessario, un passaggio obbligato né più né meno di

  • quel che non lo sia la parola per i missionari dell’Istituto

  • Gualandi o la lingua per i missionari in Cina. (p. 201)



Michele Gesualdi fu il primo ragazzo della Scuola di Barbiana a essere chiamato al servizio militare.

  • Michele Gesualdi fu il primo ragazzo della Scuola di Barbiana a essere chiamato al servizio militare.

  • Michele non voleva partire. Il Priore lo convinse a presentarsi con l’accordo di obiettare a “singoli atti

  • cattivi”. Dopo alcuni giorni Miche fu dichiarato r.a.m. (ridotta attitudine militare) e rispedito a casa.

  • Caro Michele,

  • (…) la cosa che vorrei spiegarti è che riconosco che nello scrivere certe frasi mi

  • viene un’angoscia addosso al pensiero che tu mi rinfaccerai di scrivere queste

  • belle cose e poi d’averti impedito di farle. Ma teniamo tutti e due i piedi ben saldi

  • per terra.

  • In ultima analisi sai bene che le lodi agli obiettori nella mia lettera sono del tutto

  • casuali, perché la mia tesi fondamentale è proprio l’obiezione ai singoli atti

  • cattivi. (…) Marciare, fare il saluto, vestirsi con stellette o senza , dire signorsì,

  • infilare sacchetti di sabbia con la baionetta sono cose ridicole, ma non cattive. O

  • almeno non così cattive da finire in prigione per non farle. (…) Di fronte alla

  • chiarezza universale della frase “il cristiano deve rifiutarsi di incendiare un

  • villaggio con donne e bambini” stonerebbe la frase “il cristiano deve rifiutarsi di

  • mettersi sull’attenti”. (…)







L’opinione pubblica attribuisce ai cattolici di destra lo strano privilegio d’apparire

  • L’opinione pubblica attribuisce ai cattolici di destra lo strano privilegio d’apparire

  • quelli che viaggiano sul sicuro, agganciati alla roccia della Chiesa. Voi invece quelli

  • della zona pericolosa sull’orlo del precipizio. Le cose non sono così semplici. La via

  • che conduce alla Verità è stretta e ha da ambo i lati precipizi. Esistono eresie di sinistra

  • ed eresie di destra. Il fatto che qualche cardinale importante penda verso le eresie di

  • destra non dà ad esse patente di ortodossia. (…) Io non mi spiego come voi cattolici di

  • sinistra siate ancora tanto timidi di fronte ai cardinali. Forse è che mancate di

  • quadratura teologica. (…) La Dottrina dice che il Papa è infallibile. Eretico è chi lo

  • nega ed eretico è chi estende ad altri questo attributo. Cattolico è dunque chi si ricorda

  • che i cardinali e i vescovi sono creature fallibili. (…)

  • Criticheremo i nostri vescovi perché vogliamo loro bene. Vogliamo il loro bene,cioè

  • che diventino migliori, più informati, più seri, più umili. (…) Vedi dunque che non è

  • sdegno per i vescovi che occorre, ma per noi stessi figli vili ed egoisti che abbiamo

  • amato più la nostra pace che il bene del nostro padre e della nostra Chiesa.





Questo secolo passerà dunque alla storia per

  • Questo secolo passerà dunque alla storia per

  • quello in cui il nostro popolo ha rotto la sua

  • millenaria schiavitù intellettuale? Sarà bene

  • andar cauti coll’entusiasmo. Nelle pagine che

  • seguono abbiamo raccolto ulteriori elementi di

  • giudizio.

  • Potrebbe anche darsi che si dovesse alla fine

  • concludere che nulla di veramente sostanziale

  • sia ancora mutato o in via di mutare.



“Il primo equivoco, forse il più diffuso tra gli

  • “Il primo equivoco, forse il più diffuso tra gli

  • avversari, è che don Milani fosse un ‘comunista

  • bianco’, un ‘cattolico di sinistra’, un filocomunista”.

  • Altro equivoco: don Milani confuso con i

  • contestatori all’italiana o, più nobilmente, con

  • generici eversori o anarchici”.



“Veniamo all’equivoco più sottile alimentato da Nicola Matteucci. In un articolo

  • “Veniamo all’equivoco più sottile alimentato da Nicola Matteucci. In un articolo

  • nel Mulino di gennaio-febbraio 1970, dedicato a descrivere e combattere

  • ‘l’insorgenza populistica’ nella cultura e politica italiana, Matteucci confonde don

  • Milani tra i populisti e degli ultimi scritti dice: «La denuncia delle carenze della

  • scuola dell’obbligo nell’educare i cittadini nella nuova società che sta sorgendo

  • … trasuda ad ogni passo di una profonda avversione, meglio di uno sprezzo per

  • quella tradizione, per quella cultura, per quella storia in cui consiste la nostra

  • civiltà». Forse Matteucci è stato tratto in inganno dalle pagine 117 e seguenti

  • della Lettera a una professoressa, dal paragrafo La cultura che chiedete (…). La

  • polemica non tocca nemmeno alla lontana la serietà degli studi più duri, più

  • tecnici, più faticosi, meno graditi ai populisti. I ragazzi di don Milani hanno

  • studiato a fondo quella statistica che professori delle facoltà di lettere continuano

  • a credere cosa ridicola. Studiavano e sapevano le lingue. Scrivevano da maestri.

  • Questo significa rottura e crescita culturale.”.



“C’è un’esigenza di razionalità. Don Milani ne ha tirato fuori

  • “C’è un’esigenza di razionalità. Don Milani ne ha tirato fuori

  • un insegnamento tutto sostanziato di analisi rigorose, di dati

  • filologici, sperimentali, scientifici. (…) Mancano gli

  • sdilinquimenti dei populisti su popolare, le loro dannate

  • facilonerie.

  • Ecco come fa lezione nel 1954: «Abbiamo fatto un microfilm

  • della partitura dell’allegretto della Settima e lo proiettiamo sullo

  • schermo nel tempo che gira il disco. S’è fatto e rifatto da capo

  • tante volte quanto è bastato al più duro dei ragazzi di imparare a

  • seguirla tutta colla canna, voce per voce. Insomma una

  • soddisfazione immensa. Ne è rimasto annebbiato per qualche

  • giorno il francese».





Don Milani sognava una scuola non dei ricchi ma di tutti, con il professore uguale ai suoi alunni, dialogante, senza bocciature e senza autorità, perché “l’obbedienza non è una virtù”. Nobili intenzioni, ma spostiamoci sugli effetti.

  • Don Milani sognava una scuola non dei ricchi ma di tutti, con il professore uguale ai suoi alunni, dialogante, senza bocciature e senza autorità, perché “l’obbedienza non è una virtù”. Nobili intenzioni, ma spostiamoci sugli effetti.

  • La conoscenza della lingua italiana era un modo per uscire dalla loro origine umile e contadina e integrarsi. La valorizzazione del dialetto e del gergo quotidiano, che voleva don Milani, invece li restituisce alla loro condizione di partenza e al turpiloquio delle periferie degradate. Se ha prodotto un livellamento è stato verso il basso, nel senso che anche i figli di papà hanno cominciato a usare il turpiloquio sgangherato della tv e delle borgate.

  • La fine delle bocciature ha coinciso con la fine della meritocrazia, così si va avanti più di ieri per affiliazione, se si è figli o protetti dai potenti. La fine della leva obbligatoria, come sognava don Milani, ha prodotto la fine di uno dei pochi luoghi di socializzazione in cui i terroni convivevano coi polentoni, i ricchi con i poveri, ed ha eliminato pure gli obiettori di coscienza che servivano proprio ai preti per aiutare i malati, gli invalidi e gli anziani.

  • Vorrei che don Milani fosse riconosciuto per la sua forte personalità e la sua grande idealità ma fosse riconosciuto come un cattivo maestro. A giudicare dai frutti, non dalle intenzioni. Non un maestro cattivo, ma un cattivo maestro.





Caro Gianni,

  • Caro Gianni,

  • cercami per piacere nel Codice penale un articolo che preveda il

  • reato che ora ti dirò. E se non c’è di’ a qualche amico deputato

  • che lo facciano subito (…). Il titolo dev’essere press’a poco così:

  • «Circonvenzione di contadino giovandosi di circostanze storiche

  • favorevoli per le quali senza mai fare alcunché di legalmente

  • perseguibile gli si fa però un danno umano così enorme che se ne

  • accorgerebbe anche un bambino e che solo il Codice per una sua

  • inspiegabile anomalia non vede». (…)

  • Sono trecent’anni precisi che la famiglia secolarmente analfabeta

  • di Adolfo mantiene agli studi la famiglia secolarmente

  • universitaria del signorino. (…)



Katalog: docenti
docenti -> Catalano stefana dolce maria iovino rosalia
docenti -> Alternanza scuola lavoro rete di gavirate ambienti e modelli di apprendimento
docenti -> Il programma che presiede alla concezione dell’opera è significativo: in esso si attua il più alto
docenti -> All’estero
docenti -> Romanzo pubblicato a puntate in appendice a quotidiani o riviste in pieno sviluppo con l’allargamento del pubblico e dell’industria dell’editoria
docenti -> Una parola, una struttura sintattica, un fonema, che entrano a far parte del patrimonio di una determinata lingua, importate da un diverso idioma
docenti -> Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca
docenti -> Ma se questo graticolato è una cosa fatta dai Romani ed è qui nel Veneto, che età può avere? Quando può essere stato realizzato?
docenti -> The novel in India has seen its rise and development as an autonomous genre in coincidence with fundamental experiences such as the conquest of independence, the achievements and failures of the nationalist project, the internal and overseas mass

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