Il merletto a tombolo


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Sana17.03.2017
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Il merletto a tombolo

  • “Fra donneschi eleganti lavori nobilissimo è quello che, germano della pittura, richiede mente poetica inventrice, delicato sentire per la convenevole scelta degli argomenti, cognizione di effetti di luce, costanza nel condor l’opera con diligenza amorevole, infine richiede mano esperta e franca” (V. Merli, 1815-1874).


Il merletto a tombolo

  • Si perde nella notte dei tempi l’origine e il natale del merletto inteso così come oggi. Leggende erudite come il mito di Aracne, storie suggestive e poetiche che ci parlano di alghe pietrificate riprodotte intrecciando i fili tra lacrime e preghiere, orali tradizioni locali ci introducono in un mondo incantato in cui i “miracoli bianchi delle mani”, i “cristalli di neve”, sono auliche espressioni moderne riferite alla raffinata e intensa attività artigianale, quella del merletto, che attraverso alterne vicende e fortune nel corso dei secoli è pervenuta fino a noi..



Il merletto a tombolo

  • Ogni paese vanta oggi se non l’invenzione il perfezionamento di questa arte, ma le notizie storiche accertate sono ancora poche e poco note.

  • Certo è che nel ‘500 compare la parola merletto e che prima di questo secolo il merletto è così strettamente connesso al ricamo da poter essere assai difficilmente distinto da esso. La separazione fra le due categorie non era assolutamente netta così come oggi e si attua in maniera definitiva nel ‘600, per cui sotto il nome di merletto si indicavano in precedenza vari tipi di manufatti.



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Il merletto a tombolo

  • Ora tutte le voci antiche utilizzate nel ‘500 nei manoscritti possono avere indistintamente il significato di ricamo o trina e non è sempre agevole operare una distinzione. E’ certo che la manifattura della trina sul finire del ‘400 si sostituisce alle costosissime trine d’oro e ai fili di seta colorati utilizzati fino ad allora. Nel ‘400 aumenta l’uso della biancheria e per la maggiore frequenza dei lavaggi si utilizzano sempre più i fili di lino bianco creando effetti di trasparenza levando e/o raggruppando i fili della tela: nascono così gli sfilati.



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Il merletto a tombolo

  • Nel ‘400 aumenta l’uso della biancheria e per la maggiore frequenza dei lavaggi si utilizzano sempre più i fili di lino bianco creando effetti di trasparenza levando e/o raggruppando i fili della tela: nascono così gli sfilati. Nella ricerca di ottenere sempre più alternanze pieno-vuoto, trasparenze ed effetti chiaroscurali si arriva al punto tagliato: si taglia la stoffa che è delimitata dai motivi ricamati, le parti tagliate rifinite a punto asola o a giorno, all’inizio limitate, crescono via via in ampiezza e frequenza; si giunge così al punto reticella e di qui utilizzando tele sempre meno fitte si perviene ad una rete in cui le maglie sono riempite con motivi a stella e barrette.



Il merletto a tombolo

  • E’ così che attraverso successivi passaggi dal ricamo attraverso l’intaglio e gli sfilati si giunge al merletto vero e proprio.

  • Testimonianza di questa evoluzione è la ricca documentazione del ‘500, fornitaci da Tagliante (1528), Zoppino (1530), Guadagnino (1546), Vinciolo (1587), Vecellio (1591), Mignerac (1605), etc., dedicata alle donne che nel XVI secolo fanno il loro ingresso nella società, con il favore della Chiesa e il benestare della famiglia (condanna dell’ozio femminile ed elogio del fruttuoso lavoro); in precedenza l’arte del ricamo era prerogativa maschile per la parte progettuale e grafica: esisteva la figura professionale del ricamatore e spesso pittori anche di fama erano chiamati a creare per i ricamatori.



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  • L’intensa attività commerciale svolta con le altre città italiane e straniere favorisce altresì gli scambi di ogni conoscenza e influenza notevolmente ogni aspetto della vita della città, dall’economia alla cultura, dalla cultura all’arte. Se l’architettura può essere considerata espressione del grado di civiltà raggiunto da una società basti pensare che L’Aquila era già famosa a quel tempo per i suoi monumenti. Ma per avere un’idea del clima cittadino, a titolo di esempio, possiamo citare i rapporti di lavoro della famiglia Branconio con lo Stato Pontificio o quelli di amicizia della stessa con Raffaello Sanzio (testimonianze rimaste dal soggiorno di otto anni di Raffaello in casa Branconio negli affreschi del palazzo di città dovuti alla cerchia di Raffaello o nel disegno di progetto di Raffaello per palazzo Branconio in Borgo Vaticano).



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