“Le donne i cavallier le armi gli amori


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Sana14.08.2018
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“Le donne i cavallier le armi gli amori

  • “Le donne i cavallier le armi gli amori

  • le cortesie le audaci imprese io canto….”

  • “Musa, quell’uom di multiforme ingegno

  • Dimmi che molto errò poich’ebbe a terra

  • Gittate d’ilion le sacre torri

  • Che città vide molte, e delle genti

  • L’indole conobbe; ….



Le storie fondamentali di ogni tempo sono due, Cenerentola e Pollicino”

  • Le storie fondamentali di ogni tempo sono due, Cenerentola e Pollicino”

  • (F.Scott Fitzgerald)

  • Secondo te, perché?

  • E le trame?

  • … un’idea che si dipana nello spazio e nel tempo attraverso le azioni, le riflessioni, i dialoghi, etc



“Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No non voglio vedere la televisione!” Alza la voce se non ti sentono. “Sto leggendo, Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” E se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. (…)”

  • “Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No non voglio vedere la televisione!” Alza la voce se non ti sentono. “Sto leggendo, Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” E se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. (…)”

  • “ se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e come è stata la mia infanzia schifa e cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. (…)” (J.Salinger, Il giovane Holden)

  • “Un leggero colpo di martello all’uscio del giardino: tanto leggiero, da non poter essere udito se non dalle donne che stavano ad aspettare lì dietro.“Chi è?” “Io, Angela”. Aprirono. “Che notizie?” chiesero tutte, a bassa voce. La comare Angela, trafelata, rispose, piano piano: “Niente!... E’ morto!... Potete far conto che gli recitino il de Profundis, a stasera non ci arriva” (F. De Roberto, Il rosario)



C’era una volta un mugnaio, che aveva una bella figlia…” (J. Grimm)

  • C’era una volta un mugnaio, che aveva una bella figlia…” (J. Grimm)

  • Nel mezzo del cammin di nostra vita

  • mi ritrovai per una selva oscura…” (Dante)

  • INDIETRO TUTTA (cioè il flashbacK…)

  • Io fui concepito nella notte tra la domenica e il primo lunedì di marzo nell’anno di Nostro Signore Millesettecentodiciotto. Ne sono matematicamente certo. Ma come sia giunto ora ad essere così preciso su di un fatto avvenuto prima che nascessi, dipende da un altro piccolo aneddoto, noto soltanto alla nostra famiglia, ma che io rendo qui di pubblica ragione per chiarire meglio il punto

  • (L.Sterne, Tristam Shandy)

  • AVANTI TUTTA (cioè, la prolessi…)

  • Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggiop in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio…

  • G.Garcìa Marquez, Cent’anni di solitudine



FERMI TUTTI! (ovvero le pause…)

  • FERMI TUTTI! (ovvero le pause…)

  • Don Abbondio (il lettore se n’è avveduto) non era nato con un cuor di leone. Ma fin dai suoi primi anni aveva dovuto comprendere che la peggior condizione a quei tempi era quella di un animale senza artigli e senza zampe, e che pure non si sentisse inclinazione di esser divorato. (…) Promessi sposi, I

  • STRINGIAMO UN PO’…(ovvero ellissi e sommari)

  • Così il padre di Ludovico passò gli ultimi suoi anni in angustie continue, temendo sempre di essere schernito(…) Fece educare il figlio nobilmente, secondo la condizione dei tempi e per quanto gli era concesso dalle leggi e dalle consuetudini; gli diede maestri di lettere e d’esercizi cavallereschi; e morì lasciandolo ricco e giovanetto” (Pr.Sp. IV)

  • “Solamente molti anni dopo, quando vennero a pignorargli le mule in nome del Re, perché non aveva potuto pagare il debito, Compare Cosimo non si dava pace, pensando che pure quelle erano le mule che gli avevano portato la moglie sana e salva, al Re, povere bestie” (G. Verga, Cos’è il re)



Riconosci questa storia?

  • Riconosci questa storia?

  • Concilio degli dei: Atena prega Zeus di aiutare Ulisse a tornare a Itaca

  • Atena convince Telemaco ad andare a cercar notizie del padre. Telemaco parte

  • Ermes convince Calipso a far partire Ulisse

  • Ulisse lascia Calipso, ma naufraga e viene accolto da Alcinoo

  • Odisseo racconta ad Alcinoo di esser partito da Troia e aver affrontato molteplici avventure fino all’arrivo da Calipso

  • Alla fine del racconto Alcinoo gli offre l’aiuto necessario per rientrare in patria



Odisseo parte da Troia e affronta molteplici avventure (Ciconi, Lotofagi, Ciclopi, Circe, Sirene, Scilla e Cariddi, naufragio ad Ogigia e “prigionia” presso Calipso)

  • Odisseo parte da Troia e affronta molteplici avventure (Ciconi, Lotofagi, Ciclopi, Circe, Sirene, Scilla e Cariddi, naufragio ad Ogigia e “prigionia” presso Calipso)

  • Concilio degli dei

  • Atena convince Telemaco MENTRE Ermes convince Calipso

  • Odisseo lascia Calipso ma naufraga e viene accolto da Alcinoo. Al banchetto del re, si commuove ascoltando i fatti della guerra, svela l’identitàe racconta le sue avventure

  • Alcinoo decide di aiutarlo a riprendere la via per Itaca



  • Spazi reali e determinati

  • “Quel ramo del lago di Como…”

  • Spazi simbolici

  • “ Sono salito sulla più alta montagna; i venti imperversavano; io vedeva le quercie ondeggiar sotto i miei piedi; la selva fremeva come mar burrascoso (…) nella terribile maestà della Natura la mia anima attonita ha dimenticato i suoi mali ed è tornata per poco in pace con se stessa”

  • “…mi ritrovai in una selva oscura

  • che la diretta via era smarrita”

  • N.B. IL RACCONTO MODERNO NASCE QUANDO IL TEMPO (C’era una volta) e lo SPAZIO (…un regno…) DIVENTANO REALI E DETERMINATI



Spazi indeterminati, aperti, paradossali, ….

  • Spazi indeterminati, aperti, paradossali, ….

  • Narrano gli uomini degni di fede che nei tempi antichi ci fu un re delle isole di Babilonia che riunì i suoi architetti e i suoi maghi e comandò loro di costruire un labirinto tanto involuto e arduo che gli uomini non si avventuravano ad entrarvi e chi vi entrava si perdeva. (…)

  • Passando il tempo, venne alla sua corte un re degli Arabi e il re di Babilonia (per burlarsi della sua semplicità) lo fece penetrare nel labirinto, dove vagò offeso e confuso sino al crepuscolo.Allora implorò il soccorso divino e trovò la porta. Le sue labbra non proferirono alcun lamento, ma disse al re di Babilonia che egli in Arabia aveva un labirinto migliore e che a Dio piacendo un giorno glielo avrebbe fatto conoscere.

  • Poi fece ritorno in Arabia, riunì i suoi capitani e guerrieri e devastò il regno di Babilonia, con tanta fortuna che rase al suolo i castelli, sgominò gli eserciti e fece prigioniero lo stesso re. Lo legò su un cammello e lo portò nel deserto. Andarono tre giorni e gli disse “O re, in Babilonia mi volesti perdere in un labirinto di bronzo con molte scale, porte e muri; ora l’Onnipotente ha voluto che io ti mostri il mio, dove non ci sono scale da salire, né porte da forzare, né corridoi da percorrere, né mura che ti sbarrano il passo”

  • Poi gli sciolse i legami e lo abbandonò in mezzo al deserto, dove quegli morì di fame e di sete. La Gloria sia con colui che non muore.

  • Jorge Luis Borges, da L’Aleph



Problema chiave: nella strutturazione di una storia si parte dalla situazione o dal personaggio?

  • Problema chiave: nella strutturazione di una storia si parte dalla situazione o dal personaggio?

  • l’ipotesi funzionalista (Todorov, anche Greimas) accentua la preminenza della trama sui personaggi, dei ruoli sui caratteri. Il personaggio è subordinato dunque alla funzione (che rappresenta le azioni)

  • l’ottica di Bachtin è diversa, e per lui la tipologia delle trame narrative dipende dalla caratterizzazione dei ruoli e delle funzioni storico-sociali dei personaggi

  • Muir individua tipologie di racconto basate sul rapporto trama-personaggio: romanzo di azione (personaggi come parte della trama), romanzo di carattere (subordinazione della azione ai personaggi), romanzo drammatico (nessuna separazione trama/ personaggi, si influenzano reciprocamente)



  • un triangolo classico: “isso, essa … e ‘o malamente”

  • per capirsi….

  • Renzo, Lucia e Don Rodrigo

  • ma anche

  • Biancaneve, il principe, la strega





del narratore, del personaggio, di più personaggi….

  • del narratore, del personaggio, di più personaggi….



a) punto di vista

  • a) punto di vista

  • modalità panoramica (James: telling): narratore onnisciente che ne sa più dei personaggi

  • modalità mimetica (James: showing) o “scenica” gestita da un personaggio : focalizzazione interna

  • racconto gestito da un narratore che “ne sa meno” dei personaggi : focalizzazione esterna





discorso narrativizzato o raccontato (il più distante perché il narratore riassume le parole dei personaggi)

  • discorso narrativizzato o raccontato (il più distante perché il narratore riassume le parole dei personaggi)

  • discorso trasposto in stile indiretto : più mimetico e meno distante: il narratore è presente e cita a suo modo le parole/pensieri dei personaggi

  • discorso trasposto in stile indiretto libero : il narratore recupera nella sua trasposizione le parole dei personaggi e il personaggio si “infiltra” nella voce del narratore

  • discorso riferito o diretto: è il più mimetico e meno distante





Una storia portante (o racconto principale, o “cornice”, o macrotesto) iscrive la collezione delle cento novelle decameroniane all’interno di una finzione narrativa che trae origine da un evento storico di eccezionale rilevanza.

  • Una storia portante (o racconto principale, o “cornice”, o macrotesto) iscrive la collezione delle cento novelle decameroniane all’interno di una finzione narrativa che trae origine da un evento storico di eccezionale rilevanza.

  • La terribile pestilenza, che nel 1348 devasta Firenze, campeggia nelle pagine iniziali del Decameron, come ricordo della testimonianza oculare di Boccaccio e per il tramite di un’inquietante ricostruzione letteraria, dietro la quale affiorano i modelli dell’Historia Longobardorum di Paolo Diacono e di Lucrezio.

  • All’affresco della città sovvertita nel suo ordine civile e nel suo paesaggio urbano dal flagello della malattia si contrappone il quadro agreste delle ville del contado, nelle quali dieci giovani aristocratici, Pampinea, Fiammetta, Filomena, Emilia, Lauretta, Neifile, Elissa, Panfilo, Filostrato e Dioneo, decidono di trovare ricovero.

  • La lieta brigata, costituitasi nella chiesa di Santa Maria Novella, dove i giovani casualmente si incontrano, delibera di scampare al clima di morte e di degrado civile e morale, ormai imperante in Firenze, allontanandosi dalla città.

  • Nel nuovo contesto campagnolo, questa microsocietà organizza con regole ferree,dettate da un re eletto a turno, lo svolgimento delle attività quotidiane. Appuntamento fisso è il novellare, che impegna le ore più calde della giornata, durante le quali i membri della brigata, seduti in cerchio su un prato, si alternano nel raccontare, conformandosi al tema imposto dal re.



Una complessa stratigrafia di voci caratterizza la narrazione

  • Una complessa stratigrafia di voci caratterizza la narrazione

  • decameroniana.

  • a) A livello extradiegetico a prendere la parola è il narratore, che relega

  • al paratesto, costituito da proemio, introduzione alla IV giornata e

  • conclusioni la discussione di questioni metatestuali, inerenti la

  • composizione dell’opera

  • b) con la cornice, o macrotesto, avviene il passaggio al livello intradiegetico della narrazione. Il racconto si articola

  • in tre momenti principali, che comprendono lo scenario di morte della

  • peste, la fuga della brigata verso la campagna e la descrizione del nuovo

  • modus vivendi seguito dai giovani fiorentini nelle dimore signorili del

  • contado.

  • c) Soltanto con le novelle si avvia la vera diegèsi narrativa. Alla

  • voce del narratore, protagonista dello spazio extradiegetico, e a quella dei

  • novellatori, padroni del livello intradiegetico, si sostituiscono adesso i

  • personaggi delle novelle, ovvero gli attori che si muovono sul piano

  • diegetico dell’azione narrativa. Il procedimento di focalizzazione

  • progressiva dell’istanza narrante, che sembra proiettare il lettore in una

  • dimensione sempre più intima della finzione letteraria, ricorda nella sua

  • costruzione gerarchica il meccanismo delle scatole cinesi.



  • Nella complessa architettura del Decameron un ruolo di particolare rilievo spetta alle questioni affrontate nel paratesto.

  • Con questo termine, introdotto da G. Genette, si indica una serie di elementi distinti, testuali e grafici, che sono di “contorno” al testo.

  • Da un lato il paratesto comprende sedi deputate ad accogliere informazioni riguardanti l’opera, come il titolo, il proemio e le conclusioni; dall’altro abbraccia tutte le caratteristiche grafiche legate alla materialità con la quale il testo si presenta come libro.

  • Nel Decameron titolo, proemio, introduzione alla IV giornata e conclusioni dell’autore costituiscono una corposa sezione paratestuale, alla quale sono affidate le riflessioni metaletterarie dell’autore.



Il titolo della raccolta di novelle è un neologismo coniato sul modello dell’Hexaemeron di Sant’Ambrogio, un trattato sulla creazione del mondo, al quale Boccaccio contrappone idealmente il racconto della “ri-creazione” della società a lui contemporanea, esemplificata dalla vita della lieta brigata. Il passaggio dai sei giorni della genesi alle dieci giornate della narrazione decameroniana potrebbe essere letto come un’allusione alla simbologia numerica della Commedia, alla quale più scoperto riferimento viene tributato nel “cognome” assegnato al libro: “Prencipe Galeotto”.

  • Il titolo della raccolta di novelle è un neologismo coniato sul modello dell’Hexaemeron di Sant’Ambrogio, un trattato sulla creazione del mondo, al quale Boccaccio contrappone idealmente il racconto della “ri-creazione” della società a lui contemporanea, esemplificata dalla vita della lieta brigata. Il passaggio dai sei giorni della genesi alle dieci giornate della narrazione decameroniana potrebbe essere letto come un’allusione alla simbologia numerica della Commedia, alla quale più scoperto riferimento viene tributato nel “cognome” assegnato al libro: “Prencipe Galeotto”.



Al proemio decameroniano è riservata la dedica del libro alle “vaghe donne”, che si identificano come pubblico d’elezione della raccolta di novelle. Il soggetto femminile e il tema chiave della “compassione”, rivolta a quanti sono “afflitti” da pene d’amore, legano l’esordio del Decameron alla precedente esperienza letteraria della Fiammetta

  • Al proemio decameroniano è riservata la dedica del libro alle “vaghe donne”, che si identificano come pubblico d’elezione della raccolta di novelle. Il soggetto femminile e il tema chiave della “compassione”, rivolta a quanti sono “afflitti” da pene d’amore, legano l’esordio del Decameron alla precedente esperienza letteraria della Fiammetta

  • Umana cosa è aver compassione degli afflitti: e come che a ciascuna persona stea bene, a coloro è massimamente richesto li quali già hanno di conforto avuto mestiere e hannol trovato in alcuni; fra’ quali, se alcuno mai n’ebbe bisogno o gli fu caro o già ne ricevette piacere, io sono uno di quegli. (…)

  • E chi negherà questo, quantunque egli si sia, non molto più alle vaghe donne che agli uomini convenirsi donare? Esse dentro a’ dilicati petti, temendo e vergognando, tengono l’amorose fiamme nascose, le quali quanto più di forza abbian che le palesi coloro il sanno che l’hanno provate: e oltre a ciò, ristrette da’ voleri, da’ piaceri, da’ comandamenti de’ padri, delle madri, de’ fratelli e de’ mariti, il più del tempo nel piccolo circuito delle loro camere racchiuse dimorano e quasi oziose sedendosi, volendo e non volendo in una medesima ora, seco rivolgendo diversi pensieri, li quali non è possibile che sempre sieno allegri.(…)

  • Adunque, acciò che in parte per me s’amendi il peccato della fortuna, la quale dove meno era di forza, sì come noi nelle dilicate donne veggiamo, quivi più avara fu di sostegno, in soccorso e rifugio di quelle che amano, per ciò che all’altre è assai l’ago e ’l fuso e l’arcolaio, intendo di raccontare cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le vogliamo, raccontate in diece giorni da una onesta brigata di sette donne e di tre giovani nel pistelenzioso tempo della passata mortalità fatta, e alcune canzonette dalle predette donne cantate al lor diletto. Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti si vederanno così ne’ moderni tempi avvenuti come negli antichi; delle quali le già dette donne, che queste leggeranno, parimente diletto delle sollazzevoli cose in quelle mostrate e utile consiglio potranno pigliare, in quanto potranno cognoscere quello che sia da fuggire e che sia similmente da seguitare: le quali cose senza passamento di noia non credo che possano intervenire. Il che se avviene, che voglia Idio che così sia, a Amore ne rendano grazie, il quale liberandomi da’ suoi legami m’ha conceduto il potere attendere a’ lor piaceri.



che si è scelto un genere “basso” (la tradizione della novella era molto ricca, andava dagli exempla medievali alle fiabe orientali, ai racconti popolari e orali, al romanzo cavalleresco).

  • che si è scelto un genere “basso” (la tradizione della novella era molto ricca, andava dagli exempla medievali alle fiabe orientali, ai racconti popolari e orali, al romanzo cavalleresco).

  • Che il fine dell’opera è l’intrattenimento, l’evasione, e questo permette la varietas degli argomenti (motto arguto, beffa, storia d’amore tragica, situazione licenziosa, etc)

  • Che se è vero che il pubblico è umile (le donne), è anche vero che è qualificato come “civile e raffinato” dal fatto che l’amore è sintomo di nobiltà secondo la tradizione cortese

  • DUNQUE affermazione di una poetica nuova per il genere: non più novelle a scopo edificante (exempla) ma a scopo di “diletto”: affermazione dell’autonomia dell’arte (vedi passaggio Dante/Petrarca)



Tratto caratteristico della narrazione decameroniana è il deciso ridimensionamento dell’ingerenza autoriale, per il quale l’opera si distingue dai modelli danteschi e si mostra impermeabile all’influenza petrarchesca. Se Dante è autore/attore della Commedia e Petrarca risulta protagonista indiscusso dei Rerum Vulgarium Fragmenta, Boccaccio, decuplicando la voce narrativa grazie all’invenzione della cerchia dei novellatori, propende piuttosto a eclissarsi nel testo.

  • Tratto caratteristico della narrazione decameroniana è il deciso ridimensionamento dell’ingerenza autoriale, per il quale l’opera si distingue dai modelli danteschi e si mostra impermeabile all’influenza petrarchesca. Se Dante è autore/attore della Commedia e Petrarca risulta protagonista indiscusso dei Rerum Vulgarium Fragmenta, Boccaccio, decuplicando la voce narrativa grazie all’invenzione della cerchia dei novellatori, propende piuttosto a eclissarsi nel testo.

  • MA

  • Nell’introduzione alla IV giornata….l’autore/narratore prende la parola

  • Sono adunque, discrete donne, stati alcuni che, queste novellette leggendo, hanno detto che voi mi piacete troppo e che onesta cosa non è che io tanto diletto prenda di piacervi e di consolarvi e, alcuni han detto peggio, di commendarvi, come io fo. Altri, più maturamente mostrando di voler dire, hanno detto che alla mia età non sta bene l’andare omai dietro a queste cose, cioè a ragionar di donne o a compiacer loro. E molti, molto teneri della mia fama mostrandosi, dicono che io farei più saviamente a starmi con le Muse in Parnaso che con queste ciance mescolarmi tra voi. E son di quegli ancora che, più dispettosamente che saviamente parlando, hanno detto che io farei più discretamente a pensare donde io dovessi aver del pane che dietro a queste frasche andarmi pascendo di vento. E certi altri in altra guisa essere state le cose da me raccontatevi che come io le vi porgo s’ingegnano in detrimento della mia fatica di dimostrare.

  • Per difendersi dalle critiche dei detrattori, Boccaccio sceglie di replicare con un apologo, la celebre novelletta delle papere. Lasciando il campo a Filippo Balducci e al proprio figliuolo, che dimostrano l’ineluttabilità della forza di natura e l’indiscutibilità dell’attrazione femminile, la polemica personale è oggettivata e, se il bersaglio era l’autore, a rispondere è però il testo.



(…) mi piace in favor di me raccontare, non una novella intera, acciò che non paia che io voglia le mie novelle con quelle di così laudevole compagnia, quale fu quella che dimostrata v’ho, mescolare, ma parte d’una, acciò che il suo difetto stesso sé mostri non esser di quelle; e a’ miei assalitori favelando dico…

  • (…) mi piace in favor di me raccontare, non una novella intera, acciò che non paia che io voglia le mie novelle con quelle di così laudevole compagnia, quale fu quella che dimostrata v’ho, mescolare, ma parte d’una, acciò che il suo difetto stesso sé mostri non esser di quelle; e a’ miei assalitori favelando dico…

  • Che nella nostra città, già è buon tempo passato, fu un cittadino il quale fu nominato Filippo Balducci, uomo di condizione assai leggiere, ma ricco e bene inviato e esperto nelle cose quanto lo stato suo richiedea; e aveva una sua donna moglie, la quale egli sommamente amava, e ella lui, e insieme in riposata vita si stavano, a niuna altra cosa tanto studio ponendo quanto in piacere interamente l’uno all’altro. Ora avvenne, sì come di tutti avviene, che la buona donna passò di questa vita, né altro di sé a Filippo lasciò che un solo figliuolo di lui conceputo, il quale forse d’età di due anni era. Costui per la morte della sua donna tanto sconsolato rimase, quanto mai alcuno altro amata cosa perdendo rimanesse; e veggendosi di quella compagnia, la quale egli più amava, rimaso solo, del tutto si dispose di non volere più essere al mondo ma di darsi al servigio di Dio e il simigliante fare del suo piccol figliuolo. Per che, data ogni sua cosa per Dio, senza indugio se n’andò sopra Monte Asinaio, e quivi in una piccola celletta se mise col suo figliuolo, col quale di limosine in digiuni e in orazioni vivendo, sommamente si guardava di non ragionare, là dove egli fosse, d’alcuna temporal cosa né di lasciarnegli alcuna vedere acciò che esse da così fatto servigio nol traessero, ma sempre della gloria di vita eterna e di Dio e de’ santi gli ragionava, nulla altro che sante orazioni insegnandogli. E in questa vita molti anni il tenne, mai della cella non lasciandolo uscire né alcuna altra cosa che sé dimostrandogli.

  • Era usato il valente uomo di venire alcuna volta a Firenze: e quivi secondo le sue oportunità dagli amici di Dio sovenuto, alla sua cella tornava.

  • Ora avvenne che, essendo già il garzone d’età di diciotto anni e Filippo vecchio, un dì il domandò ov’egli andava. Filippo gliele disse; al quale il garzon disse: “Padre mio, voi siete oggimai vecchio e potete male durar fatica; perché non mi menate voi una volta a Firenze, acciò che, faccendomi cognoscere gli amici e divoti di Dio e vostri, io, che son giovane e posso meglio faticar di voi, possa poscia pe’ nostri bisogni a Firenze andare quando vi piacerà, e voi rimanervi qui?”



Il valente uomo, pensando che già questo suo figliuolo era grande e era sì abituato al servigio di Dio, che malagevolmente le cose del mondo a sé il dovrebbono omai poter trarre, seco stesso disse: “Costui dice bene”; per che, avendovi a andare, seco il menò.

  • Il valente uomo, pensando che già questo suo figliuolo era grande e era sì abituato al servigio di Dio, che malagevolmente le cose del mondo a sé il dovrebbono omai poter trarre, seco stesso disse: “Costui dice bene”; per che, avendovi a andare, seco il menò.

  • Quivi il giovane veggendo i palagi, le case, le chiese e tutte l’altre cose delle quali tutta la città piena si vede, sì come colui che mai più per ricordanza vedute no’ n’avea, si cominciò forte a maravigliare e di molte domandava il padre che fossero e come si chiamassero. Il padre gliele diceva; e egli, avendolo udito, rimaneva contento e domandava d’un’altra. E così domandando il figliuolo e il padre rispondendo, per avventura si scontrarono in una brigata di belle giovani donne e ornate, che da un paio di nozze venieno: le quali come il giovane vide, così domandò il padre che cosa quelle fossero.

  • A cui il padre disse: “Figliuol mio, bassa gli occhi in terra, non le guatare, ch’elle son mala cosa.”

  • Disse allora il figliuolo: “O come si chiamano?”

  • Il padre, per non destare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderio men che utile, non le volle nominare per lo proprio nome, cioè femine, ma disse: “Elle si chiamano papere.”

  • Maravigliosa cosa a udire! Colui che mai più alcuna veduta non avea, non curatosi de’ palagi, non del bue, non del cavallo, non dell’asino, non de’ denari né d’altra cosa che veduta avesse, subitamente disse: “Padre mio, io vi priego che voi facciate che io abbia una di quelle papere.”

  • “Oimè, figliuol mio, “ disse il padre “taci: elle son mala cosa.”

  • A cui il giovane domandando disse: “O son così fatte le male cose?”

  • “Sì” disse il padre.

  • E egli allora disse: “Io non so che voi vi dite, né perché queste sieno mala cosa: quanto è, a me non è ancora paruta vedere alcuna così bella né così piacevole come queste sono. Elle son più belle che gli agnoli dipinti che voi m’avete più volte mostrati. Deh! se vi cal di me, fate che noi ce ne meniamo una colà sù di queste papere, e io le darò beccare.” (…)



  • Nelle conclusioni dell’autore, controbattendo nuove “accuse” mosse dai lettori, Boccaccio replica alla licenziosità imputatagli, facendo proprio il principio di un necessario adeguamento alla materia narrata (“la qualità delle novelle l’hanno richiesta”) L’insistito annullamento dell’istanza autoriale, strategia narrativa perseguita da Boccaccio con costanza, si spinge fino all’ammissione di essere solo un fedele cronista dell’accaduto, impegnato in un resoconto accurato quanto imparziale, e dunque al riparo tanto da contaminazioni di tipo morale quanto da preoccupazioni di natura estetica:

  • “Saranno similmente di quelle che diranno qui esserne alcune [novelle] che, non essendoci, sarebbe stato assai meglio. Concedasi: ma io non pote' né doveva scrivere se non le raccontate, e per ciò esse che le dissero le dovevan dir belle e io l'avrei scritte belle



Per ciò che, fuggendo io e sempre essendomi di fuggire ingegnato * il fiero impeto di questo rabbioso spirito, non solamente pe' piani, ma ancora per le profondissime valli tacito e nascoso mi sono ingegnato d'andare. Il che assai manifesto può apparire a chi le presenti novellette riguarda **, le quali, non solamente in fiorentin volgare e in prosa scritte per me sono e senza titolo,ma ancora in istilo umilissimo e rimesso quanto il più possono***. Né per tutto ciò l'essere da cotal vento fieramente scrollato, anzi presso che diradicato e tutto da' morsi della invidia esser lacerato ****, non ho potuto cessare**.

  • Per ciò che, fuggendo io e sempre essendomi di fuggire ingegnato * il fiero impeto di questo rabbioso spirito, non solamente pe' piani, ma ancora per le profondissime valli tacito e nascoso mi sono ingegnato d'andare. Il che assai manifesto può apparire a chi le presenti novellette riguarda **, le quali, non solamente in fiorentin volgare e in prosa scritte per me sono e senza titolo,ma ancora in istilo umilissimo e rimesso quanto il più possono***. Né per tutto ciò l'essere da cotal vento fieramente scrollato, anzi presso che diradicato e tutto da' morsi della invidia esser lacerato ****, non ho potuto cessare**.



Madonna Oretta (VI, I) che si trova esattamente al centro del Decameron è una METANOVELLA, un testo il cui soggetto è l’atto stesso del narrare.

  • Madonna Oretta (VI, I) che si trova esattamente al centro del Decameron è una METANOVELLA, un testo il cui soggetto è l’atto stesso del narrare.

  • Essa è stata definita novella-cornice del VI libro perché esplicita una vera e propria teoria del “motto”



Giovani donne, come né lucidi sereni sono le stelle ornamento del cielo e nella primavera i fiori de'verdi prati, e de'colli i rivestiti albuscelli, così de'laudevoli costumi e de'ragionamenti belli sono i leggiadri motti, li quali, per ciò che brievi sono, tanto stanno meglio alle donne che agli uomini, quanto più alle donne che agli uomini il molto parlar si disdice. E' il vero che, qual si sia la cagione, o la malvagità del nostro ingegno o inimicizia singulare che à nostri secoli sia portata dà cieli, oggi poche o non niuna donna rimasa ci è, la qual ne sappi né tempi opportuni dire alcuno, o, se detto l'è, intenderlo come si conviene: general vergogna di tutte noi. Ma per ciò che già sopra questa materia assai da Pampinea fu detto, più oltre non intendo di dirne. Ma per farvi avvedere quanto abbiano in sé di bellezza à tempi detti, un cortese impor di silenzio fatto da una gentil donna ad un cavaliere mi piace di raccontarvi.

  • Giovani donne, come né lucidi sereni sono le stelle ornamento del cielo e nella primavera i fiori de'verdi prati, e de'colli i rivestiti albuscelli, così de'laudevoli costumi e de'ragionamenti belli sono i leggiadri motti, li quali, per ciò che brievi sono, tanto stanno meglio alle donne che agli uomini, quanto più alle donne che agli uomini il molto parlar si disdice. E' il vero che, qual si sia la cagione, o la malvagità del nostro ingegno o inimicizia singulare che à nostri secoli sia portata dà cieli, oggi poche o non niuna donna rimasa ci è, la qual ne sappi né tempi opportuni dire alcuno, o, se detto l'è, intenderlo come si conviene: general vergogna di tutte noi. Ma per ciò che già sopra questa materia assai da Pampinea fu detto, più oltre non intendo di dirne. Ma per farvi avvedere quanto abbiano in sé di bellezza à tempi detti, un cortese impor di silenzio fatto da una gentil donna ad un cavaliere mi piace di raccontarvi.

  • Sì come molte di voi o possono per veduta sapere o possono avere udito, egli non è ancora guari che nella nostra città fu una gentile e costumata donna e ben parlante, il cui valore non meritò che il suo nome si taccia. Fu adunque chiamata madonna Oretta, e fu moglie di messer Geri Spina; la quale per avventura essendo in contado, come noi siamo, e da un luogo ad un altro andando per via di diporto insieme con donne e con cavalieri, li quali a casa sua il dì avuti avea a desinare, ed essendo forse la via lunghetta di là onde si partivano a colà dove tutti a piè d'andare intendevano disse uno de' cavalieri della brigata: - Madonna Oretta, quando voi vogliate, io vi porterò, gran parte della via che ad andare abbiamo, a cavallo, con una delle belle novelle del mondo. Al quale la donna rispose: - Messere, anzi ve ne priego io molto, e sarammi carissimo. –

  • Messer lo cavaliere, al quale forse non stava meglio la spada allato che '1 novellar nella lingua, udito questo, cominciò una sua novella, la quale nel vero da sé era bellissima; ma egli or tre e quattro e sei volte replicando una medesima parola, e ora indietro tornando, e talvolta dicendo: - Io non dissi bene - ; e spesso né nomi errando, un per un altro ponendone, fieramente la guastava; senza che egli pessimamente, secondo le qualità delle persone e gli atti che accadevano, proffereva. Di che a madonna Oretta, udendolo, spesse volte veniva un sudore e uno sfinimento di cuore, come se inferma fosse stata per terminare; la qual cosa poi che più sofferir non potè, conoscendo che il cavaliere era entrato nel pecoreccio, né era per riuscirne, piacevolmente disse: - Messere, questo vostro cavallo ha troppo duro trotto; per che io vi priego che vi piaccia di pormi a piè. –

  • Il cavaliere, il qual per avventura era molto migliore intenditore che novellatore, inteso il motto, e quello in festa e in gabbo preso, mise mano in altre novelle, e quella che cominciata avea e mai seguita, senza finita lasciò stare.



Esso si muove intorno a due poli a cui fanno capo i diversi temi:

  • Esso si muove intorno a due poli a cui fanno capo i diversi temi:

  • l’eros, ovvero la natura

  • l’ingegno, ovvero la ragione, che rende possibile il passaggio dalla ferinità all’umanità, ed eleva l’eros in amore

  • L’humanitas è nell’equilibrio tra i due elementi.

  • Viceversa l’assolutizzazione di uno o dell’altro comporta disumanizzazione, deformazione grottesca come mostrano molte novelle senza alcuna censura morale (intelligenza senza scrupoli morali, istinti bassi e carnali, etc. Tutto il campionario dell’umanità reale)

  • Al di fuori del controllo umano si colloca la fortuna, non intesa come fato, destino, ma laicizzata come caso.



Una società che riesca a fondere i valori della borghesia (industria, capacità di approfittare della fortuna, intelligenza acuta e rapida) con quelli della “cortesia” (cultura, capacità di espressione, nobili sentimenti, generosità disinteressata, buon gusto)

  • Una società che riesca a fondere i valori della borghesia (industria, capacità di approfittare della fortuna, intelligenza acuta e rapida) con quelli della “cortesia” (cultura, capacità di espressione, nobili sentimenti, generosità disinteressata, buon gusto)

  • Eroi di questa società ideale sono alcuni dei personaggi tratteggiati dalle novelle, maschili e femminili, indipendentemente dalle loro origini umili o alte

  • Il rapporto tra la tradizione novellistica, la storia e i valori costituisce un mix unico e originale

  • www.villarufolo.it



Landolfo Rufolo (II, 4)

  • Landolfo Rufolo (II, 4)

  • Tema della giornata: avventure pericolose che, a fronte di circostanze disperate, si risolvono imprevedibilmente con un lieto fine. A raccontare le avventure di Landolfo Rufolo sarà Lauretta, che affronta una tematica molto sentita ai tempi di Boccaccio: quella della sorte precaria dei mercanti e commercianti

  • SEQUENZE

  • Landolfo, ricco mercante di Ravello parte con le mercanzie alla volta di Cipro in cerca di commerci più ricchi (CUPIDIGIA)

  • I commerci vanno male, svende tutto ma acquista una nave e si dà alla pirateria contri le navi turche diventando ricco (FORTUNA AVVERSA / INTRAPRENDENZA / MANCANZA DI SCRUPOLI MORALI)

  • Sceglie di tornare ma nell’Egeo è sorpreso dalla tempesta. Ripara in una baia ma qui due navi genovesi lo scovano, lo riconoscono, lo derubano e fanno prigioniero (CAPOVOLGIMENTO DELLA FORTUNA)

  • Le navi genovesi naufragano: appeso ad una cassa Landolfo si salva approdando a Corfù dove una donna, che lavava i panni sulla riva, lo aiuta e lo rimette in sesto (MODELLO CLASSICO – vedi ULISSE)

  • Nella cassa scopre ricchezze inestimabili ma non lo dice né alla donna (le regala la cassa vuota) né ai mercanti di Trani che lo aiutano a rientrare (CONSAPEVOLEZZA = ASTUZIA)

  • Una volta rientrato, scopre che il suo tesoro è immenso, ne manda parte alla donna e ai suoi benefattori di Trani e smette di commerciare vivendo felice per il resto della vita



Virtù vs fortuna

  • Virtù vs fortuna

  • Astuzia e furbizia vs intelligenza (perché l’eccesso è condannato…)

  • Laicità dei valori : il bene è la ricchezza materiale, da cui ci si lascia guidare

  • Superamento della società feudale (la nobiltà non è più di casta) MA recupero dei valori morali (nobiltà d’animo)

  • Infine il MARE (come la foresta): metafora dell’universo di possibilità in cui si muove l’uomo.



Modello classico : Ulisse…

  • Modello classico : Ulisse…

  • l’avventura/ricerca: attraverso le tappe del conflitto (agon: viaggio, incidenti), del pathos (lotta tra eroe e antagonista), dell’anagnòrisis (scoperta o agnizione)

  • Ma anche Dante…

  • la metamorfosi secondo lo schema colpa-nemesi-purificazione-felicità

  • IL CONTESTO : affermazione della borghesia

  • Villa Rufolo (Ravello XIII secolo) intitolata alla potente famiglia di mercanti realmente vissuti

  • (furono potenti banchieri del regno di Napoli ai tempi degli Angioini, andati in rovina nel XIV secolo)



http://www.pierpaolopasolini.eu/cinema_decameron_AM.htm

  • http://www.pierpaolopasolini.eu/cinema_decameron_AM.htm




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