Le Parrocchie coinvolte nella ricerca


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Sana08.07.2018
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ORATORI E DISAGIO   SGUARDO SINTETICO sulle interviste a 20 Parrocchie Luigi Regoliosi – Sintema


Le Parrocchie coinvolte nella ricerca

  • •ALBINO

  • •ARCENE

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  • •GRUMELLO DEL PIANO

  • •MAPELLO



Immagine dell’Oratorio in rapporto agli adolescenti

    • qui non c’è l’oratorio vero e proprio, c’è una realtà parrocchiale, con un paio di ambienti denominati neanche troppo oratorio….
        • l’abbiamo avuto chiuso per alcuni anni e abbiamo perso una fascia, la fascia degli adolescenti
    • di adolescenti in oratorio ne passano molti, perché la struttura è ampia ed è bella


Immagine dell’Oratorio in rapporto agli adolescenti

  • Città di Bergamo e hinterland: Oratori forti e organizzati, con una frequenza regolare di adolescenti. Situazioni analoghe a Ponte San Pietro, a Capriate, ad Albino e a Gandino.

  • Aree di alta montagna : manca l’Oratorio, o consiste di pochi locali, o è utilizzato solo come punto d’appoggio.

  • Pianura : grande eterogeneità, accanto a Oratori “strapieni” di adolescenti, abbiamo situazioni di presenza limitata o occasionale.

  • E’ molto frequente il fenomeno dei ‘gruppi soglia’.  



Vissuti rispetto al disagio adolescenziale.

  • Fa un po’ dispiacere…

  • Ci sono rimasto male

  • Mi fa specie sentire che…

  • Queste cose sorprendono, fan venire meno la terra sotto i piedi

  • Si cerca di capire…

  • Stare lì ed ascoltarli

  • Le non risposte dei ragazzi a volte sono interessantissime



Vissuti rispetto al disagio adolescenziale.

  • I comportamenti giovanili suscitano un’ampia gamma di emozioni: indignazione, irritazione, impazienza, tristezza, delusione, preoccupazione e sconcerto.

  • In sette Oratori su venti troviamo anche maggiore tolleranza e comprensione e una esplicita volontà di dialogo

  • Unanime è la critica nei confronti del mondo adulto e dei genitori (inadempienza, latitanza, chiusura e inadeguatezza).

  • Talvolta la critica anche ai collaboratori pastorali ( troppo rigidi e intransigenti).

  • Frequente comunque la ‘fatica’ di portare innovazione di fronte all’immobilismo di genitori e animatori.



Tipologie disagio.

  • difficoltà di fare gruppo, di stare insieme, difficoltà di comunicare

  • molto spenti dal punto di vista degli interessi

  • passaggio continuo di gente che fa due o tre scuole prima di trovare la sua

  • cominciano ad essere un po’ più sballati

  • tante volte si mettono a bere. ..molto diffuso è anche il circolo di stupefacenti



Tipologie disagio.

  • Le principali difficoltà riguardano le relazioni con i pari e con i genitori.

  • Montagna : immagine complessiva di fragilità e isolamento, cui si accompagna tendenza a stabilire rapporti violenti.

  • Città : apatia, incostanza e ricerca di evasione.

  • Pianura: apatia e mancanza di interessi e di iniziativa, problemi legati all’identità, alla sessualità, al rapporto con la propria immagine, alla difficoltà di raccontarsi e di porsi domande.

  • Scuola: rapporto travagliato, nomadismo da un istituto all’altro, insuccessi, abbandoni. Nelle aree montane e nella bassa viene rischio di abbandono precoce dello studio per seguire il mito del lavoro e del guadagno immediato.

  • Frequenti l’abuso di sostanze, comportamenti violenti, suicidi, microcriminalità.



Interpretazioni.

  • passaggio da una società contadina,, a una società industrializzata

  • la città ti rende un po’ anonimo…

  • adolescenti che hanno soldi...

  • d’estate in montagna arriva su di tutto..

  • poco seguiti, perché i genitori lavorano entrambi ..

  • troppo pieni di cose da fare

  • scuola che gli ammazza quel poco di autostima che hanno



Interpretazioni. Fattori sociali

  • Fattori di rischio legati alla realtà socioeconomica e socioculturale del territorio : anonimato e alienazione dell’ambiente urbano, solitudine, disgregazione e pendolarismo per la montagna, squilibrio tra arricchimento economico e scarsa crescita culturale nella pianura.

  • Nell’alta montagna il peso del turismo, che importa modelli di vita e consumi pericolosi.

  • Nelle aree di città e nella bassa : l’immigrazione e la mancanza di spazi di aggregazione.

  • Un altro fattore di rischio, la frequentazione dei luoghi del divertimento (bar, pub) e il condizionamento da parte di “cattive compagnie” (sottovalutazione del rischio-droghe). 



Interpretazioni: fattori educativi

  • La ‘colpa’ è dei genitori: troppo presi dal lavoro, latitanti, inadeguati, iperprotettivi e nello stesso tempo incapaci di cogliere i segni del pericolo, preoccupati solo dell’immagine esterna e deleganti.

  • Incide negativamente la ‘cultura del lavoro’, che spinge i ragazzi a lasciare precocemente lo studio attratti da immediati guadagni

  • Difficoltà di integrazione tra scuola e famiglia.

  • La trasgressione come evasione, compensazione di una settimana lavorativa pesante, ma anche occasione di aggregazione tra pari, ricerca di autonomia, modalità espressiva.  



Strategie.

  • 14 realtà su 20 hanno percorsi specifici per gli adolescenti.

  • 12 hanno attivato iniziative per il disagio, investendo nell’area dell’informalità o attivando progetti specifici di educativa di strada.

  • In due Oratori vi sono spazi autogestiti per gli adolescenti. In altri due Oratori c’è un CAG parrocchiale.

  • In tre Oratori si parla di contenimento e negoziazione delle regole d’ingresso.

  • Si rileva un discreto investimento sulla formazione degli adulti nelle Parrocchie di città e pianura, più scarso invece nelle aree montane.



Il territorio

  • In quasi tutti gli intervistati una attenzione critica ai problemi del territorio

  • Il rapporto con le altre istituzioni e agenzie è controverso:

  • chiusura e autosufficienza (3),

  • lamentele circa la mancanza di una rete efficace (7).

  • esperienze di positiva collaborazione

  • conflitti

  • tre importanti esperienze di collegamento in rete  

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Rilettura critica.

  • In alcuni casi impotenza e fatalismo che nascono da una obiettiva difficoltà e da uno stato di disorientamento

  • Laddove si tenta una analisi del territorio due diversi atteggiamenti culturali (equamente distribuiti):

    • A.) interpretazione unilaterale e semplificata del disagio e della devianza legata ad uno-due fattori di rischio
    • B) Il tentativo di sviluppare una lettura critica attenta e articolata, con consapevolezza della complessità della situazione, buona conoscenza del territorio e delle diverse variabili in gioco, attenzione ai messaggi che mandano i giovani .
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A) Interpretazione unilaterale

    • Forte colpevolizzazione del mondo adulto, che in alcuni casi si riverbera anche sui giovani
    • Manca un approfondimento circa il significato che può assumere per un adolescente l’esperienza della trasgressione
    • Nelle aree di pianura e di montagna è frequente la tendenza a stigmatizzare alcuni luoghi e comportamenti di evasione.
    • Nelle Parrocchie di città, invece, non si rileva stigmatizzazione. Però il timore di applicare etichette negative a volte fa da freno ad una lettura più approfondita di certe devianze.


B) Lettura critica attenta e articolata

  • Riflessione puntuale sulle nuove sfide che l’evoluzione sociale pone all’oratorio (immigrazione), e sui limiti pedagogici di un modello di oratorio chiuso e auto-centrato

  • Ci si sofferma sulle dinamiche familiari della società di oggi e sul disagio degli adulti.

  • Si riscontrano visioni ambivalenti circa i gruppi soglia (apertura e impazienza, desiderio di dialogo e diffidenza).

  • Proposte:

    • -         Apertura a relazioni occasionali nell’informalità
    • -         Creazione di spazi specifici
    • -         Educativa di soglia e di strada, iniziative serali ed estive rivolte ai gruppi informali.  


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