Nuova costruzione, solide fondamenta


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il nuovo impianto di Lucignano



nuova costruzione, 

solide fondamenta

S

inceramente non me l’aspettavo: per “curiosità ferroviaria” 



avevo accettato di buon grado l’invito alla inaugurazione del 

nuovo stabilimento SVI di Lucignano, raccordato alla ferrovia 

Arezzo–Sinalunga, ma mai avrei pensato di trovarmi davanti a una 

realtà industriale di primo piano, un’eccellenza tutta italiana con 

enormi capacità di sviluppo. 

La SVI, la cui sede principale è a Città di Castello, è stata costituita 

in Umbria nel 1999 da Ivano Sambuchi e Mauro Vannoni, rispetti-

vamente attuali Presidente e Amministratore Delegato, con l’obiet-

tivo di porre sul mercato una società specializzata nella costruzione 

di mezzi d’opera ferroviari. Azienda dinamica e propositiva, con un 

ottimo rapporto qualità-prezzo, in poco tempo si è affermata in am-

bito nazionale. Nel corso degli anni le attività hanno assunto dimen-

sioni sempre crescenti, tali da suggerire l’acquisizione di un’unità pro-

duttiva esterna – poi inglobata a seguito di fusione per incorporazione 

– per lavorazioni meccaniche e carpenteria metallica; ciò ha consentito 

di acquisire flessibilità produttiva e prontezza di risposta nell’esecuzio-

ne delle commesse, mettendo in condizione la società di guardare al 

futuro con la consapevolezza di poter affrontare con le proprie risorse 

autonome gli elevati volumi di lavoro che il mercato lasciava intendere 

si sarebbero concretizzati negli anni seguenti.

Nei primi anni di vita la SVI ha dunque sviluppato il proprio business in 

ambito nazionale, favorito da alcuni fattori positivi legati alla realizza-

zione della rete dell’Alta Velocità: i lavori sulle linee ferroviarie venivano 

di regola affidati ad aziende ormai ingessate dopo anni di stagnazione, 

causa la mancanza di investimenti, che aveva prodotto un parco rotabile 

ormai obsoleto e carente dal punto di vista sia normativo che di funzio-

nalità operativa. In questo contesto la SVI ha saputo collocarsi sul mer-

cato con prodotti estremamente innovativi e performanti, a prezzi assai 

concorrenziali. A partire dal 2006, grazie a clienti che avevano acquistato 

mezzi ferroviari SVI per lavorare in Italia ma poi dirottati anche all’estero, 

l’orizzonte commerciale si è allargato contribuendo a far conoscere la 

NERI BALDI



Il convoglio con gli invitati viene 

spinto all’interno dello stabilimen-

to SVI dalla D.341.1041, apposita-

mente distaccata a Lucignano; è as-

sai probabile che il nuovo impianto 

generi in futuro un significativo 

traffico merci sulla Arezzo-Sinalun-

ga, oggi percorsa solo da sporadi-

che tradotte, oltre al ben assestato 

servizio viaggiatori (foto N. Baldi).

Il momento clou della manifesta-

zione con l’inizio dello spettacolo 

pirotecnico a cui hanno assistito 

centinaia di invitati (foto. G. Sodi).

Le dimensioni del nuo-

vo impianto appaiono 

evidenti dalla panora-

mica a volo d’uccello; 

spicca l’ampissimo 

piazzale ancora in lar-

ga parte da sistemare; 

notevoli sono le pos-

sibili potenzialità di 

sviluppo futuro (foto. 

G. Sodi).

L’Elfo con gli invitati 

sosta brevemente nel-

la stazione di Arezzo 

Pescaiola, come al 

solito affollata da nu-

merosi rotabili LFI in 

sosta; sul tronchino a 

sinistra è ricoverata la 

D. 341.1063 già pron-

ta per una tradotta di 

carri di pietrisco, pre-

vista per l’indomani 

sulla linea del Casenti-

no (foto N. Baldi).

SVI


Inaugurato in grande stile il 1° ottobre, 

il grande stabilimento in val di Chiana 

permetterà all’azienda toscana spe-

cializzata nel materiale rotabile per i 

cantieri di lavori di espandere le sue 

potenzialità.



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qualità dei prodotti SVI. Da qui l’acquisizione diretta di commesse un 



po’ in tutto il bacino del Mediterraneo, nell’area del Maghreb, nell’est 

europeo e anche in America Latina, a cui è sempre seguito un costante 

apprezzamento per i mezzi forniti: con l’esperienza acquisita sul campo, 

visto l’ottimo feedback che SVI stava ricevendo dai propri veicoli operan-

ti nelle condizioni di esercizio più gravose, e soprattutto con la fiducia 

che i vari mercati stavano sempre più ricambiando nei confronti della 

società, è stato quasi fisiologico che SVI si sia trovata a essere un mar-

cato punto di riferimento nel segmento di mercato mondiale relativo ai 

mezzi d’opera, fino a diventare una realtà industriale capace di produrre 

macchine ferroviarie per lavori sull’infrastruttura ferroviaria, gestendo 

tutte le varie fasi del processo produttivo, dalla progettazione al servizio 

assistenza post-vendita.

Il successo sempre crescente ha però reso evidente l’inadeguatezza del-

la sede storica e l’azienda ha cominciato a guardarsi intorno. Preso atto 

della tiepida accoglienza in Umbria alle richieste di poter realizzare una 

nuova infrastruttura collegata con la rete ferroviaria, le attenzioni si sono 

focalizzate su un vasto appezzamento di terreno adiacente alla stazione 

di Lucignano, facilmente raccordabile alla ferrovia, ma anche molto vici-

no all’Autostrada del Sole: il Comune ha creduto nella sfida e si è impe-

gnato alla necessaria variante urbanistica a patto che l’azienda reperisse 

adeguati finanziamenti – e così è stato – anche grazie al ruolo di suppor-

to e assistenza offerta dalla Regione Toscana.

Lo stabilimento SVI di Lucignano, nell’ambito di un progetto aziendale 

di sviluppo con investimenti integralmente privati per oltre 15 milioni di 

euro, ha già portato a 13 nuove assunzioni ed altre sono programmate 

in futuro, vista la dimensione del complesso e la potenzialità di crescita. 

La nuova struttura si sviluppa su 180 000 m

2

, con 11 000 m



2

 di superficie 

coperta, 49 000 m

2

 di piazzali, 2000 m



2

 di uffici, un ampio scalo con 4200 

m di binari e 5000 m

2

 disponibili per ulteriori ampliamenti. Il progetto è 



dell’architetto Lorenzo Bruni; il materiale prefabbricato è stato in massi-

ma parte fornito dalla Baraclit di Bibbiena.

Sono questi i numeri con i quali si presenta il nuovo opificio, ufficialmen-

te inaugurato il 1° ottobre alla presenza di diverse centinaia di persone, 

in parte giunte il loco con un Elfo di TFT, spinto sin dentro l’edificio prin-

cipale da una D.341 appositamente distaccata in stazione, che alle prime 

luci dell’alba aveva spostato dentro il capannone anche il Vivalto di TFT, 

lì posto in esposizione giusto per far capire le potenzialità della struttu-

ra. Dipendenti con le loro famiglie e politici (pochi), assieme a tecnici e 

funzionari esteri hanno preso parte alla kermesse conclusasi con fuochi 

d’artificio e un banchetto a base di specialità toscane: son sincero, face-

va una certa impressione sentir parlare in lingua straniera nella massa 

di invitati – i più con un marcato accento aretino – che si intratteneva-

no con curiosità nei pressi della mostra statica allestita nel capannone, 

comprendente i principali rotabili attualmente in produzione.

Una volta completato (il vastissimo piazzale esterno è ancora in par-

te da sistemare) il nuovo stabilimento SVI diventerà il più moderno ed 

attrezzato sito privato italiano per la costruzione, manutenzione e pro-

va in linea per omologazione dei mezzi d’opera ferroviari, direttamene 

raccordato all’infrastruttura nazionale. Non solo: il lungo capannone 

dotato di binari passanti (alcuni realizzati a tre scartamenti, con molta 

lungimiranza) e collegati a monte con un ponte trasbordatore, lasciano 

intuire enormi potenzialità pure per l’eventuale manutenzione ciclica di 

rotabili, magari a treno completo, tenuto conto che la struttura è dotata 

anche di tornio in fossa.

Dunque, la SVI si propone sul mercato internazionale come partner 

esperto e affidabile, capace di fornire il supporto, il know-how e la capa-

cità di sviluppo delle tecnologie non solo per i mezzi d’opera, ma anche 

in settori connessi: alcuni rotabili pronti per la consegna con il marchio 

Alstom lasciano intuire quali possano essere le possibili alleanze e stra-

tegie di sviluppo di un’azienda in cui mi è parso di capire che si tenda 

l’orecchio per sentire i suggerimenti dei dipendenti e i commenti dei 

clienti, più che i proclami dei politici: in bocca al lupo SVI, Sambuchi e 

Vannoni Imprenditori!



Un versatile Locotrattore Rail 

Rout (LRR 227) adatto per la 

manovra in scali ferroviari o in 

depositi ferroviari, tranviari e 

metropolitani e per il recupero 

di treni guasti in linea (foto G. 

Sodi).

Il Vivalto in esposizione con-

sente di apprezzare le generose 

dimensioni del capannone co-

perto, dotato anche di tornio in 

fossa (foto G. Sodi).

Mezzi d’opera Alstom, commis-

sionati per operare sulla cate-

naria, in particolare destinati 

all’attrezzaggio del passante 

ferroviario di Londra, in corso di 

realizzazione (foto G. Sodi).

Sotto:

alcune immagini dell’inaugura-

zione del grande stabilimento di 

Lucignano.


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