Piazzale Partigiani


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Sana03.09.2018
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Per conoscere meglio Sassoferrato siamo usciti per le sue Vie ed abbiamo fatto questo percorso. Siamo usciti dalla scuola nel piazzale Partigiani, abbiamo girato a destra verso sud e abbiamo percorso la prima discesa con tre curve. Prima della quarta curva c’è la chiesa di S. Bartolomeo che è sconsacrata cioè non ci si dice più la messa ma i locali vengono usati per fare corsi di musica. Abbiamo girato a sinistra, siamo scesi per le scalette e ci siamo immessi in Via Martiri della Libertà e abbiamo percorso questa Via fino all’incrocio con Via Cavour.

  • Per conoscere meglio Sassoferrato siamo usciti per le sue Vie ed abbiamo fatto questo percorso. Siamo usciti dalla scuola nel piazzale Partigiani, abbiamo girato a destra verso sud e abbiamo percorso la prima discesa con tre curve. Prima della quarta curva c’è la chiesa di S. Bartolomeo che è sconsacrata cioè non ci si dice più la messa ma i locali vengono usati per fare corsi di musica. Abbiamo girato a sinistra, siamo scesi per le scalette e ci siamo immessi in Via Martiri della Libertà e abbiamo percorso questa Via fino all’incrocio con Via Cavour.

  • Via Cavour è il corso principale di Sassoferrato e lo abbiamo percorso tutto fino a Piazza Bartolo.

  • Nella Piazza Bartolo c’è la chiesa di San Facondino che è la chiesa principale di Sassoferrato; da lì abbiamo proseguito fino a Via Antonio Fratti, l’abbiamo percorsa tutta e poi siamo tornati a scuola.



Per continuare la nostra scoperta di Sassoferrato ieri siamo andati a visitare il ”Castello”, siamo sempre partiti dal piazzale Partigiani davanti alla scuola, e abbiamo girato a sinistra e siamo saliti per via la Valle dirigendoci verso nord.

  • Per continuare la nostra scoperta di Sassoferrato ieri siamo andati a visitare il ”Castello”, siamo sempre partiti dal piazzale Partigiani davanti alla scuola, e abbiamo girato a sinistra e siamo saliti per via la Valle dirigendoci verso nord.

  • A metà della salita sulla sinistra c’era una casa (Boldrini) e una piccola chiesa.

  • A destra c’era il Parco della Rimembranza che si raggiunge attraverso Viale degli Eroi

  • Proseguendo per Via la Valle si arriva a piazza Giacomo Matteotti.

  • In questa piazza c’è la sede del Comune, la biblioteca, la pinacoteca, la posta, il bar e Palazzo Oliva .

  • Abbiamo girato a sinistra, siamo passati sotto un arco e abbiamo imboccato una stradina in salita a sinistra. Siamo arrivati al parco giochi sotto la costruzione della Rocca di Albornoz, immerso tra gli alberi.





STORICO

  • STORICO

  • Situato nella parte alta che comprende la parte più antica e storica chiamata “Castello” con piazza Giacomo Matteotti, il Comune, i Palazzi e i monumenti più significativi di Sassoferrato, come Palazzo Oliva, la Chiesa di San Francesco, la chiesa di S. Pietro, che è la seconda parrocchia di Sassoferrato, e la Pinacoteca .







Ogni Comune ha un suo stemma che lo rappresenta.

  • Ogni Comune ha un suo stemma che lo rappresenta.

  • Il nostro stemma è formato da un sasso cinto da un cerchio di ferro con la scritta S.P.Q.S (Senatus, Popolusque, Sentinas.)



ESIGENZE

  • ESIGENZE

  • 1) Spostarsi da un luogo all’altro del territorio.

  • 2) Custodire i bambini fino a 3 anni mentre i genitori lavorano .

  • 3) Eliminare i rifiuti prodotti.

  • 4) Aiutare gli anziani soli e le famiglie con i ragazzi in difficoltà.

  • 5) Leggere libri, giornali e riviste gratuitamente.

  • 6) Controllare il traffico.

  • 7) Custodire i bambini oltre l’orario scolastico

  • 8) Trasporto dei bambini a logopedia.



















  • PER MEGLIO FAR CONOSCERE IL PROPRIO PASSATO E LE PROPRIE ORIGINI AI BAMBINI, ABBIAMO INVITATO A SCUOLA DUE NONNE CHE CI HANNO RACCONTATO LA LORO INFANZIA E LE LORO ABITUDINI.







Il loro tempo libero non era molto, però anche se poco e con pochi giochi si divertivano ugualmente. Solitamente i bambini di tutto il paese giocavano insieme alla domenica pomeriggio quando i genitori dormivano.

  • Il loro tempo libero non era molto, però anche se poco e con pochi giochi si divertivano ugualmente. Solitamente i bambini di tutto il paese giocavano insieme alla domenica pomeriggio quando i genitori dormivano.

  • I nostri nonni giocavano: a nascondino, a campana, a chiapparella, a un due tre stella, a tiro alla fune, a mosca cieca e con una palla fatta con un sacco pieno d’erba. Sandrina ed Assuntina avevano la sorellina più piccola che facevano salire



Al mattino i bambini si alzavano molto presto e prima di andare a scuola dovevano pulire e dare da mangiare agli animali (le galline, i conigli ecc..).

  • Al mattino i bambini si alzavano molto presto e prima di andare a scuola dovevano pulire e dare da mangiare agli animali (le galline, i conigli ecc..).

  • All’ora dei pasti, quando era possibile, si mangiava tutti insieme, si stava seduti composti e non si doveva parlare altrimenti non si mangiava. Se qualcuno aveva finito di mangiare aspettava che tutti avessero finito prima di alzarsi.

  • Dopo aver lavorato nei campi e fatto tutti i lavori di casa si facevano i compiti e poi si giocava, e se facevano qualcosa di sbagliato venivano puniti andando a letto senza cena o non facendo alcune cose alle quali tenevano.



Quando i nostri nonni erano bambini per colazione mangiavano il pane inzuppato nel latte, se il latte non c’era lo andavano a mungere direttamente dalle pecore o dalle mucche che erano nella stalla sotto la loro abitazione.

  • Quando i nostri nonni erano bambini per colazione mangiavano il pane inzuppato nel latte, se il latte non c’era lo andavano a mungere direttamente dalle pecore o dalle mucche che erano nella stalla sotto la loro abitazione.

  • Gli adulti di solito mangiavano gli avanzi di cibo della sera prima: pane, formaggio, uova ecc... e facevano una colazione più abbondante dei piccoli perché stavano tutto il giorno in montagna o nei campi a lavorare e ritornavano alla sera.



I mezzi di trasporto all’epoca dei nonni e dei bisnonni erano pochi: si camminava a piedi o ci si spostava in bicicletta oppure con il cavallo e il calesse, che venivano usati soprattutto nei giorni di festa. A quel tempo le automobili le possedevano pochissime persone; solo quelle più ricche. Quando si andava a Sassoferrato per il mercato del venerdì ci si spostava a piedi anche dalle frazioni più lontane. Per andare più lontano ancora si prendeva la corriera e, ad esempio, quando il babbo di Assuntina e Sandrina andava a lavorare a Roma in inverno, viaggiava con il treno.

  • I mezzi di trasporto all’epoca dei nonni e dei bisnonni erano pochi: si camminava a piedi o ci si spostava in bicicletta oppure con il cavallo e il calesse, che venivano usati soprattutto nei giorni di festa. A quel tempo le automobili le possedevano pochissime persone; solo quelle più ricche. Quando si andava a Sassoferrato per il mercato del venerdì ci si spostava a piedi anche dalle frazioni più lontane. Per andare più lontano ancora si prendeva la corriera e, ad esempio, quando il babbo di Assuntina e Sandrina andava a lavorare a Roma in inverno, viaggiava con il treno.





La Rocca è situata nella parte più elevata di Sassoferrato che è chiamata “Castello”. Essa è una massiccia costruzione militare che risale al XIV Sec. ed è il simbolo della città, sia perché si trova in una posizione dominante, sia per la sua storia.

  • La Rocca è situata nella parte più elevata di Sassoferrato che è chiamata “Castello”. Essa è una massiccia costruzione militare che risale al XIV Sec. ed è il simbolo della città, sia perché si trova in una posizione dominante, sia per la sua storia.

  • Essa sorge su uno scoglio stratificato bianco e nero usato anche per costruirla, adeguatamente squadrato.

  • La tradizione dice che é stata fatta erigere nel 1365 per ordine del Cardinale Egidio Albornoz, legato papale, con il denaro ricavato dalla vendita dei beni confiscati alla famiglia dei Conti Atti di Sassoferrato; sembra, però, che il nucleo più antico sia stato costruito prima del 1365 e che Albornoz abbia restaurato dei resti preesistenti.

  • La Rocca era una fortezza difensiva all’interno della quale si rifugiavano gli abitanti di Sassoferrato con il loro bestiame in caso di attacco da parte dei nemici ed era di grande importanza per tutta la zona.



E’ stata restaurata varie volte nel corso dei secoli e grazie agli ultimi restauri se ne ammirano ancora i resti imponenti. Un tempo superava i 30 metri di altezza oggi affiora solo in minima parte.

  • E’ stata restaurata varie volte nel corso dei secoli e grazie agli ultimi restauri se ne ammirano ancora i resti imponenti. Un tempo superava i 30 metri di altezza oggi affiora solo in minima parte.

  • La costruzione che vediamo noi oggi ha dei particolari che non c’erano all’epoca di Albornoz come la scalinata e l’ingresso attuale che non era posizionato in quel punto ma doveva essere più nascosto. La sua forma è squadrata e lineare composta da una torre principale ed altre due parti: sul lato sud la finestra più piccola, squadrata ha uno stemma a forma di croce che è stato aggiunto più tardi e proviene, probabilmente da una chiesetta, su tutti i lati, in genere, le finestre più grandi si trovano in alto e servivano per avvistare i nemici con una feritoia per le armi, mentre più si scende verso il basso più le finestre sono strette e piccole, simili a fessure, spesso con feritoie per non fare entrare i soldati nemici. Attualmente al suo interno vi è il serbatoio che fornisce acqua a tutto il paese trovandosi nel punto più alto.

  • Probabilmente tra due anni si potrà visitare l’interno che attualmente è inagibile, anche se negli anni scorsi, nel periodo estivo, ci sono stati dei concertini musicali ed eventi culturali.



La chiesa di San Pietro si trova in Castello dove anticamente vi era una piccola cappella annessa al primitivo castello feudale dei Conti della Genga (1245-1275).

  • La chiesa di San Pietro si trova in Castello dove anticamente vi era una piccola cappella annessa al primitivo castello feudale dei Conti della Genga (1245-1275).

  • Acquistò grande importanza a partire dal 1580 quando, l’allora vescovo di Nocera, Mons. Mannelli, diede alla Parrocchia di San Pietro il titolo di collegiata nella quale operavano un arciprete e undici canonici. Nonostante gli speroni fatti nel 1555, il tempio rovinò nel 1688, ma nel 1717 fu ricostruito e notevolmente ampliato così com’è conservato tuttora.

  • La Chiesa oltre ad essere proprietaria di due Madonne del Salvi, custodite dalla monache di Santa Chiara, possiede Fuga in Egitto di Giovanni Contarini, Consegna delle Chiavi a San Pietro, tavola di Pietro Paolo Agabiti, e Madonna col bambino, S. Caterina e S. Giuseppe attribuito allo stesso. Nell’ultima cappella Il battesimo, scultura dell’Agabiti ed inoltre tele del Ridolfi.

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Palazzo Oliva è un palazzo signorile fatto costruire dal Cardinale Oliva nel XV secolo, ha la facciata che si apre sulla Piazza Matteotti in Castello. All’interno sono ospitate importanti collezioni d’arte e testimonianze storiche.

  • Palazzo Oliva è un palazzo signorile fatto costruire dal Cardinale Oliva nel XV secolo, ha la facciata che si apre sulla Piazza Matteotti in Castello. All’interno sono ospitate importanti collezioni d’arte e testimonianze storiche.

  • A piano terra del Palazzo è situata la Biblioteca Comunale.

  • Al secondo piano vi è la Civica Raccolta d’Arte, recentemente istituita a seguito del terremoto del 1997 per poter far ammirare ad un maggior numero di persone delle opere che appartenevano a collezioni di privati cittadini , che comprende 26 opere d’arte, tra tele e tavole, che vanno dal 1400 al 1700. Tra queste ci sono tre tavole appartenenti a Pietro Paolo Agabiti (1465 o 1470 - 1540) e due tele di Giovan Battista Salvi (1609 - 1685), il grande artista universalmente conosciuto come Il Sassoferrato.

  • All’interno dell’edificio sono inoltre conservati gli stemmi della famiglia Oliva che rappresentano un albero di ulivo.



Il Cardinale Alessandro Oliva (1407-1463), è un illustre personaggio sassoferratese nato nella frazione di Caboccolino da genitori probabilmente benestanti ma non nobili. Dalla sua biografia apprendiamo che quando aveva tre anni mentre coglieva fiori in un prato cadde in un pozzo e dopo esser rimasto nove ore come morto riprese conoscenza grazie alle preghiere della madre che aveva fatto il voto che se si fosse ripreso sarebbe entrato in monastero. Così fu e dopo aver studiato molto diventò cardinale ed anche uno scrittore (scriveva i discorsi per il Papa). Era un uomo molto affabile, simpatico e generoso, tanto che manteneva varie famiglie povere a Roma.

  • Il Cardinale Alessandro Oliva (1407-1463), è un illustre personaggio sassoferratese nato nella frazione di Caboccolino da genitori probabilmente benestanti ma non nobili. Dalla sua biografia apprendiamo che quando aveva tre anni mentre coglieva fiori in un prato cadde in un pozzo e dopo esser rimasto nove ore come morto riprese conoscenza grazie alle preghiere della madre che aveva fatto il voto che se si fosse ripreso sarebbe entrato in monastero. Così fu e dopo aver studiato molto diventò cardinale ed anche uno scrittore (scriveva i discorsi per il Papa). Era un uomo molto affabile, simpatico e generoso, tanto che manteneva varie famiglie povere a Roma.

  • Tra le opere che compongono la Raccolta di palazzo Oliva ci sono due tele di Giovan Battista Salvi (Breccia di Venatura 1609 - Roma 1685), il grande pittore conosciuto in tutto il mondo come Il Sassoferrato fu protagonista del classicismo europeo. Non si conosce molto della sua vita: fu avviato alla pittura dal padre, artista sassoferratese di un certo rilievo, poi si trasferì a Roma dove incontrò il favore entusiasta di ricchi aristocratici per i quali iniziò a lavorare. I soggetti che preferiva dipingere erano ritratti, soprattutto religiosi: figure di Santi e Madonne con Bambino. Un suo unico autoritratto è conservato a Firenze nella Galleria degli Uffizi mentre le sue opere si trovano nei musei di tutto il mondo.



LA STORIA

  • LA STORIA

  • Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari è ospitato a Palazzo Montanari, antico edificio situato su uno sperone di roccia circondato dal verde, sulla collina che divide in due il centro urbano della città. Il nucleo dell’attuale edificio ha origine, secondo le poche notizie tramandate dagli storici locali, intorno all’anno mille come fortilizio. Successivamente, nel XIII secolo, fu ampliato ed adibito a monastero per le suore Benedettine con la denominazione di Santa Margherita in Paravento.

  • Gli ampliamenti si susseguirono nei secoli fino a determinare l’attuale configurazione dell’intero complesso. Don Angelo Montanari, servendosi di una grossa somma di denaro elargitagli da una suora, vi istituì nel 1838 un orfanotrofio femminile.

  • L’edificio si sviluppa su tre livelli che si affacciano su una corte interna porticata, restaurata nel 1980, nella quale è presente un pozzo circolare da cui le monache benedettine attingevano l’acqua proveniente dal colle di San Pietro. Sul fronte di ingresso è localizzata l’antica chiesa (parte della cui struttura originaria è visibile al piano superiore), ad una sola navata, con ingresso indipendente dotato di un pregevole portale in pietra arenaria con iscrizione.

  • L’idea del progetto e l’inizio della raccolta dei materiali (oggetti, strumenti da lavoro, arredi ecc.) risalgono al 1954 per opera di Padre Stefano Troiani, allorché prese vita l’Istituto Internazionale di Studi Piceni a cui si deve la quasi totalità della raccolta stessa. Il Museo è sorto nel 1979 come progetto di ricognizione, conservazione e promozione della testimonianze delle arti e tradizioni del territorio di Sassoferrato. Nel 1997, in seguito al terremoto, il Museo è stato chiuso ed è stato riaperto nel mese di maggio del 2006, completamente “ridisegnato” su progetto dell’architetto Francesco Palmini.



IL MUSEO

  • IL MUSEO

  • Al Museo, situato in via Montanari, si accede dal centro storico del Castello, partendo da piazza Matteotti, proseguendo lungo viale degli Eroi ed il Parco della Rimembranza: un breve, ma suggestivo itinerario naturalistico.

  • Il Museo, come archivio, raccoglie e conserva le testimonianze di un tempo e di una civiltà, al fine di favorire la ricerca storica della cultura agricola e artigianale della gente e del territorio sassoferratese e oltre. Dunque, una raccolta che permette al visitatore di recuperare la cultura locale attraverso le diverse manifestazioni creative dell’uomo, quali le tradizioni popolari, gli antichi mestieri, gli oggetti del vivere quotidiano di ieri. Questa raccolta, ispirandosi alle indicazioni della moderna museologia, si costituisce anche come laboratorio e spazio aperto all’incontro, alla partecipazione, ed al dibattito dell’attualità culturale e dei valori della tradizione.

  • Articolato in sei sezioni, il Museo si sviluppa sui piani terra e seminterrato. Al piano terra si trovano quattro sezioni: Lavorazione della terra (aratura, semina) – Lavorazione dei prodotti (mietitura, trebbiatura) – Lavorazioni domestiche (filatura, tessitura) – Mezzi di trasporto (birocci, carri). Ciascuna di queste sezioni cerca di “raccontare”, tramite gli attrezzi e gli oggetti più rappresentativi, i modi di lavorare e di vivere in un preciso periodo storico, di una larga parte della popolazione del territorio sentinate.

  • Al piano seminterrato sono ubicate le due restanti sezioni: Ambienti domestici (forno, cantina, dispensa, camera da letto, cucina) – Lavorazioni artigiane (tornitore, falegname, arrotino, boscaiolo, ciabattino, bottaio, fabbro, maniscalco, muratore, cocciaro, cordaro, apicoltore). Queste sezioni ricostruiscono, attraverso gli arredi e gli oggetti dell’epoca, l’atmosfera che si respirava sia nella casa contadina, sia nelle botteghe degli artigiani.

  • La ricca raccolta (le 15 sale della sede espositiva ospitano circa 1.500 “pezzi”) è molto interessante dal punto di vista etnografico ed antropologico e riflette i lineamenti ed i tratti antropici e socio-culturali della gente sassoferratese, seppure con aperture agli orizzonti regionali.







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