Provincia: Alessandria. Area storica: Basso Monferrato. Abitanti


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Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte

Comune di Camagna Monferrato

Sandro Lombardini 2002

Comune: Camagna Monferrato

Provincia: Alessandria.

Area storica: Basso Monferrato.

Abitanti: 596 (censimento 1991).

Estensione: 939 ha (ISTAT); 901 ha (SITA).

Confini: a nord Casale Monferrato, a est Conzano e Lu, a sud Cuccaro Monferrato, a ovest

Vignale Monferrato e Frassinello Monferrato.



Frazioni: il centro di Camagna raccoglie circa l’80 per cento della popolazione in età

contemporanea. Secondo l’ISTAT, il restante 20 per cento è ripartito tra due «nuclei» e «case

sparse»: Bonina, Fanfarino, Mulino, Stramba.

Toponimo storico: «Camania», attestato nel 1224; «Camanea», variante attestata nel 1305;

«Camagna», la forma più diffusa, attestata dal 1247 (Gasca Queirazza 1997, pp. 119-120;

Olivieri 1965, p. 108); Camagna Monferrato dal 1863 (Ministero 1889, p. 4).

Diocesi: Vercelli fino alla costituzione della diocesi di Casale nel 1474, quando viene inclusa

nella nuova circoscrizione diocesana.



Pieve: dai secoli VII-VIII è quella di Medilano, nel territorio di Lu. La chiesa plebana,

originariamente intitolata a San Pietro, è sostituita, probabilmente a partire dal secolo XII,

dalla chiesa di San Giovanni, ubicata in Lu (Ferraris 1974-1975, pp. 17 e 63-64 n. 193), anche

se il riferimento alla primitiva ubicazione persiste, accompagnato dalla nuova dedicazione

(cfr. ARMO, XVIII, p. 36; XXIV, p. 107; CIX, p. 235).

Altre presenze ecclesiastiche: l’estimo delle chiese, dei benefici e dei monasteri della

Diocesi di Vercelli redatto nel 1299 per la riscossione di decime papali registra una «ecclesia

de chamagna», valutata per una lieve quota d’estimo (6 lire). In successivi registri delle

decime papali del 1348 e del 1360, essa compare come «ecclesia de sancti Eusebii de

camagna» (ARMO, XVIII, p. 36; XXXIV, p. 109; Cognasso 1929, p.223). Nella prima età

moderna, la dedicazione a Sant’Eusebio è propria della chiesa parrocchiale, che appare dotata

di un discreto patrimonio fondiario (66 moggia di Monferrato), acquisito in buona parte prima

del 1620. Alla metà del XVIII secolo, essa può contare su un reddito annuale stimato in 500

lire piemontesi. Presenti almeno dal 1620 sono la Confraternita della Santissima Trinità e le

Compagnia unite del Santissimo Sacramento e del Rosario. Il beneficio, o priorato

commendatizio, di San Benedetto, di collazione pontificia, è una vasta estensione, calcolata in

quasi 200 moggia, di terre fiscalmente immuni (AST, Camera dei conti, II archiviazione,

Capo 79, Statistica generale, m. 6, Relazione della Provincia di Casale, tabb. 1-2 e testo

corrispondente; AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 32, Monferrato,



Province di Casale ed Acqui:  memorie e stati concernenti la collettazione de’ beni

ecclesiastici e luoghi pii [1728-1729]; m. 37, Relazione generale dell’operato dal

Commendatore Petitti in dipendenza del Regio Editto delli 24 giugno 1728 concernente li

beni posseduti dalli ecclesiastici e luoghi pii nel Ducato di Monferrato [1729], cc. 15v-16r;

AC Camagna, Sez. I, n. 48).



Assetto insediativo: fortemente nucleato, con un solo insediamento principale disposto a

gradinate verso la sommità di un colle tra le valli dei torrenti Rotaldo e Grana e circondato da

piccoli appezzamenti agricoli, con forte vocazione alla viticoltura. Durante l’età moderna, sia

i Grisella, signori del luogo, sia i funzionari del governo sabaudo favoriscono l’aggregazione

delle terre di Castel Lignano (oggi appartenenti a Frassinello Monferrato), che

assicurerebbero a Camagna un passaggio attraverso il Rotaldo, ma il progetto non ha seguito.



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Comunità, origine, funzionamento: una ricca documentazione locale dello scorcio del

medioevo evidenzia il forte sviluppo di istituzioni comunitarie (AC Camagna), la cui effettiva

autonomia appare tuttavia rapidamente erosa, già a partire dal secolo XVI, dalle pressioni

annonarie della città di Casale e dallo sviluppo di una forte signoria territoriale da parte dei

signori locali.

Dipendenza nel Medioevo: nel marchesato del Monferrato.

Feudo: Sannazzaro (secc. XIII-XIV); Bobba (sec. XVI); Ceva (1671); Grisella (dal 1672)

(Cancian 1983, p. 737; Guasco 1911, vol. I, p. 355; Sergi 1983, pp. 515-520; AST, Corte,

Paesi, Monferrato, Feudi, m. 44; AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 79, Statistica

generale, m. 6, Relazione della Provincia di Casale [1753], tab. 1 e testo corrispondente;

AST, Corte, Paesi, Ducato del Monferrato, m. 50, fasc. 15, Stato delle città, communità e



cassinali del Ducato di Monferrato, coi nomi de’  vassalli ch’anno prestato il giuramento di

fedeltà a S. A. R., formato dal Consigliere Mellarede [s.d. ma attorno al 1710]).

Mutamenti di distrettuazione: appartenne al marchesato, poi ducato, del Monferrato,

quando, sebbene con nozione priva di un preciso contenuto amministrativo era classificata fra

le terre dello stato «al di qua del Tanaro» o «Monferrato fra Po e Tanaro» e direttamente

ricadenti nell’area di gravitazione della città di Casale. Dopo l’annessione del ducato del

Monferrato agli stati sabaudi nel 1708 entrò a far parte della provincia di Casale. Tale assetto

fu confermato dalla definitiva sistemazione delle province piemontesi attuata nel 1749 e si

mantenne perciò fino alla caduta dell’antico regime in Piemonte (1798) (Sturani 1995). Entro

la maglia amministrativa francese, Camagna seguì le sorti dell’intero territorio della vecchia

provincia di appartenenza, aggregato, senza sostanziali alterazioni, a una circoscrizione di

estensione variabile avente per capoluogo Alessandria. Si trattò dapprima del dipartimento del

Tanaro, creato durante il primo effimero periodo di occupazione (1799), e, dopo il ritorno dei

Francesi e in seguito alla riorganizzazione amministrativa del 1801, del dipartimento di

Marengo, circondario (arrondissement) di Casale. Non toccato dal successivo

rimaneggiamento del 1805, l’inquadramento amministrativo del Casalese e quindi di

Camagna non mutò fino alla Restaurazione (Sturani 2001; ANP, F

2

 I 863 [Montenotte]).



Dopo la parentesi napoleonica, Camagna rientrò a far parte della ricostituita provincia di

Casale, inclusa nel 1818 nella divisione di Alessandria e dopo ulteriori instabili

riorganizzazioni a livello sovraprovinciale durante la prima metà del secolo, ridotta a

circondario della provincia di Alessandria nel 1859 (Sturani 1995).



Mutamenti territoriali: pressoché assenti a partire dal tardo medioevo, salvo aggiustamenti

di confine con Cuccaro.



Comunanze: l’estensione dei beni della comunità appare ridotta già durante la prima età

moderna. Nel secolo XVIII, essa ammontava a circa 47 moggia, ossia a meno del 2 per cento

del territorio comunale, misurato come si è visto nel 1746. Quasi il 35 per cento di tali beni

era allora composto di terreni aratori, un altro 30 per cento circa di incolti e il resto era

pressoché egualmente distribuito tra prati e boschi. Queste quantità erano peraltro il risultato

di una semplice stima, poiché la caratteristica dei beni comunali di Camagna era quella di

essere, per la maggior parte, «incorporati» in un unico «tenimento», ubicato nella regione

detta di Grana sulla sponda del torrente dello stesso nome ed evidentemente escluso da una

misurazione accurata. I beni di questa tenuta assicuravano alla comunità un discreto reddito

monetario. Nel 1780 risultavano concessi in affitto a un membro del notabilato locale, il

medico Boveri, per un periodo di dodici anni, a un fitto di 330 lire di Piemonte annue. Anche


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i prati non compresi nella tenuta di Grana, situati al di là di quel torrente e oltre il rio Rotaldo,

venivano usualmente affittati: ad esempio, i contratti stipulati nel 1779, triennali, procuravano

fitti annui per un importo totale di circa 137 lire. Il ricavato di questi fitti e in genere dei

redditi derivanti dai beni comunali era impiegato, «per antico privilegio», a esclusivo

beneficio dei «terrieri», cioè dei possidenti che risiedevano nella comunità, a sconto, si può

presumere, di una quota del carico fiscale ricadente sulle loro proprietà. Nel 1990 il territorio

gravato da usi civici è calcolato in circa 5,6 ha (AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo

26, m. 13, Convocati delle città e comunità della Provincia di Casale, in risposta alla

circolare del Signor Intendente Generale, in data delli 10 dicembre 1781, cc. 43r-47v; m. 18,

Memorie del Basso Monferrato [s.d. ma 1784-1789]; I archiviazione, Provincia di Casale, m.

2, fasc. 4, Monferrato. Ricavo de’ redditi di quelle comunità, misura de’ territorj e de’ beni



antichi e moderni e notizie diverse [s.d. ma 1760-1769]; AC Camagna, Sez. I, n. 28; CLUC).

Luoghi scomparsi: non si hanno attestazioni.

Fonti:

ABPT (Archivio della Biblioteca della Provincia di Torino), Documenti storici Monferrato, I,

1, 9, Raggionamento sopra l’antiche strade militari del Monferrato fatto dal C. F. M. di

Casale già A. P. di questo D. [secolo XVIII], ms.

AC Camagna (Archivo storico del comune di Camagna Monferrato).

ANP (Archives Nationales, Paris), F

2

, Administration Départementale, I, 863 [Montenotte],



Département de Marengo, Tableau de la Population par commune d’après le récensement fait

par ordre du Préfet dans les derniers mois de l’an XII (1804).

ARMO (Acta Reginae Montis Oropae), Biella, Unione Tipografica Biellese, 1945 (i

documenti XVIII, XXXIV e CIX sono editi a cura di Giuseppe Ferraris).

ASA (Archivio di Stato di Alessandria), Senato del Monferrato, Atti di lite.

AST (Archivio di Stato di Torino):

Camera dei conti, I archiviazione, Provincia di Casale, m. 1, fasc. 18, Relazione dello



stato e coltura de’ beni de’ territorj delle città e comunità della Provincia di Casale

(1742-1743); n. 24, Casale. Stato delle liti attive e passive delle comunità (1757);

Camera dei conti, I archiviazione, Provincia di Casale, m. 2, fasc. 4, Monferrato. Ricavo

de’ redditi di quelle comunità, misura de’ territorj e de’ beni antichi e moderni e notizie

diverse (s.d. ma 1760-1769);

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 10, Consegna della bocche umane e della



bestie (regio editto 10 maggio 1734), mazzo 6, Provincia di Casale, n. 2;

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 13, Convocati delle città e comunità



della Provincia di Casale, in risposta alla circolare del Signor Intendente Generale, in

data delli 10 dicembre 1781;

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 17, Tributi. Descrizione delle liti attive



e passive delle comunità della Provincia di Casale (s.d. ma dopo il 1782);

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 18, Memorie del Basso Monferrato (s.d.

ma 1784-1789);

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 18, Comunità della Provincia di Casale



che affermano essere necessaria la misura de’ territorj loro (s.d. ma 1786);

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 32, Monferrato, Province di Casale ed



Acqui:  memorie e stati concernenti la collettazione de’ beni ecclesiastici e luoghi pii

(1728-1729);

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 37, Relazione generale dell’operato dal

Commendatore Petitti in dipendenza del Regio Editto delli 24 giugno 1728 concernente

li beni posseduti dalli ecclesiastici e luoghi pii nel Ducato di Monferrato (1729);


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Camera dei conti, II archiviazione, Capo 79, Statistica generale, m. 6, Relazione della



Provincia di Casale (1753);

Corte, Paesi, Ducato del Monferrato, m. 50, fasc. 15, Stato delle città, communità e



cassinali del Ducato di Monferrato, coi nomi de’ vassalli ch’anno prestato il

giuramento di fedeltà a S. A. R., formato dal Consigliere Mellarede (s.d. ma attorno al

1710); n. 28, Memorie diverse riguardanti le debiture del Monferrato e le alienazioni



cadenti sovra l'ordinario (1770);

Corte, Paesi, Paesi per A e per B, C, Camagna;

Corte, Monferrato, Materie economiche, Mazzo 18, n. 19, M. A. Tartaglione, Calcolo

delle città, terre, anime e moggia de’ terreni del ducato di Monferrato [inizi del secolo

XVII], ms.

CLUC (Commissariato per la liquidazione degli usi civici).

Saletta 1711 (AST, Corte, Monferrato Ducato, ultima addizione: Giacomo Giacinto Saletta,



Ducato del Monferrato descritto, 1711, 7 tomi ms.).

Catasti: conservati a partire dal 1539, a cui si aggiungono frammenti del secolo XV (AC

Camagna, Sez. I, nn. 92 e successivi). Verso la fine del XVIII secolo (1782) la comunità, il

cui territorio era stato misurato, si serviva di un catasto (privo di mappa) e di un libro dei

trasporti. Entrambi risalivano al 1746 e il libro dei trasporti veniva regolarmente aggiornato. Il

sistema di ripartizione del carico fiscale ricadente sulla proprietà terriera, seguendo una

tradizione evidentemente assai più antica, si effettuava sulla base della semplice estensione

degli appezzamenti, «a moggia di Monferrato», e non secondo un qualche distinto sistema di

allibramento degli stessi. Connessa con questa pratica era in vigore, anch’essa da tempo

«antichissimo e immemorabile», una classificazione del territorio a fini fiscali articolata in

quattro circoli, che prescindeva largamente dalle differenze di produttività dei suoli. Le

abitazioni con i loro siti, «massime quelle esistenti nel recinto del luogo», non erano

accatastate. Appariva però «dal catasto vecchio e nuovo» che quelle situate all’esterno del

recinto erano in parte accatastate e in parte no, apparentemente senza un criterio coerente.

Una netta distinzione separava questi edifici, esterni al recinto, ma probabilmente classificati

come ancora appartenenti al «luogo» dalle «case di campagna», concepite come elementi

inscindibili di un complesso produttivo agricolo e iscritte a catasto (AST, Camera dei conti, II

archiviazione, Capo 26, m. 13, Convocati delle città e comunità della Provincia di Casale, in

risposta alla circolare del Signor Intendente Generale, in data delli 10 dicembre 1781, cc.

43r-47v; m. 18, Memorie del Basso Monferrato [s.d. ma 1784-1789]; I archiviazione,

Provincia di Casale, m. 2, fasc. 4, Monferrato. Ricavo de’ redditi di quelle comunità, misura

de’ territorj e de’ beni antichi e moderni e notizie diverse [s.d. ma 1760-1769]).

Ordinati: conservati a partire dal 1623 (AC Camagna, Sez. 1, nn. 1 e successivi).

Statuti: attestati attraverso conferme del secolo XVII, ma non conservati (AST, Corte, Paesi

Monferrato, Feudi per A e per B).



Liti territoriali: lite tra Camagna e Cuccaro per ragioni di confine, nel 1505 (AC Camagna,

Sez. I, n. 29).



Bibliografia:

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Ferraris G., Le chiese “stazionali” delle rogazioni minori a Vercelli dal sec. X al sec. XIV, in

«Bollettino Storico Vercellese», 3 (1974), pp. 5-58; 4 (1975), pp. 9-92.

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Luparia E., Gli archivi storici di Camagna Monferrato, s. l. 1984.

Luparia E., Camagna Monferrato: il feudo, s. l. e s.d.

Luparia E., Camagna sacra, s. l. e s.d.

Luparia E., I cimiteri di Camagna Monferrato e il “Liber mortuorum”, s. l. 1986.

Ministero per l’agricoltura, industria e commercio, Variazioni nel nome del territorio o nella



dipendenza amministrativa dei comuni, dei circondari (o distretti) e delle provincie,

Tipografia Fratelli Centenari, Roma 1889.

Nicodemi O., Gli Statuti inediti di Rosignano sopravvissuti alla ruina delle Libertà Comunali

(secoli XIII-XVIII) con appendice di documenti membranacei, Alessandria 1907.

Olivieri D., Dizionario di toponomastica piemontese, Brescia 1965.

Raviola B.A., Il Monferrato gonzaghesco: istituzioni ed élites di un “micro-stato” (1536-

1708), tesi di dottorato in Storia della società europea in età moderna, Università degli Studi

di Torino, 1998-2001, coord. L. Allegra, tutor G. Ricuperati.

Saletta G.G., Decretorum Montisferrati (…) collectio, Casale 1675.

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Camagna Monferrato

Sebbene non sia del tutto assente, la letteratura storica locale presenta forti limiti per

una interpretazione plausibile dei processi politici ed economici che presiedettero alla

formazione del territorio di Camagna tra il medioevo e l’età moderna, a partire dalla spuria

attribuzione di prerogative signorili alla famiglia Valperga (Luparia s.d.; 1984; 1986). Di

fatto, mentre sono note l’infeudazione tardomedievale del luogo di Camagna ai Sannazzaro e

l’interesse successivo dei Visconti di dominarne il territorio attraverso una progettata

infeudazione ai de Barbavaris nel secolo XV, la storia di Camagna vede probabilmente, su un

arco di tempo lungo, un progressivo affievolirsi del controllo commerciale istituito dai

Sannazzaro lungo un asse di comunicazione aperto lungo il torrente Grana sull’altro loro

feudo di Giarole a fronte dello sviluppo della città di Casale e di una nuova élite politica

cittadina a partire dal secolo XVI. Allo stato attuale delle conoscenze, è probabilmente il

luogo di Castel Lignano, sulla sponda opposta del torrente Rotaldo rispetto al concentrico di

Camagna (e oggi facente parte del comune di Frassinello Monferrato), a offrirci un buon

punto di osservazione sul luogo di Camagna e sugli interessi politici ed economici presenti

entro l’area geografica di cui Camagna fa parte.

Soffermiamo dunque la nostra attenzione innanzitutto su Lignano, un’area che emerge,

insieme con il suo castello, al delinearsi, probabilmente nel tardo Trecento, di una specifica

signoria all’interno di quello che era prima un unico distretto facente capo a Frassinello

(Saletta 1711, vol. I, c. 127v). Lignano ha la caratteristica di essere ubicato sui terreni migliori

e più produttivi di un’area che confina, oltre che con Frassinello, con Rosignano, Vignale e

Camagna. Si tratta di un’area fertile e vasta, dai contorni indefiniti e dall’estensione

indefinibile, perlomeno da un punto di vista amministrativo e fiscale, tanto che nel corso del

Settecento essa sarà stimata in misura variabile e largamente aleatoria tra le circa 250, le circa

350 e le quasi 600 moggia di superficie: tale, cioè, da poter accrescere di oltre un quarto il

territorio complessivo di Camagna stessa. Lignano viene, però, considerato un luogo a sé

stante, «tenimento separato», «non facente corpo di comunità». L’importanza di Lignano

supera, in questo senso, quello dello stesso beneficio fiscalmente immune di San Benedetto,

con le sue quasi 200 moggia di estensione (Saletta 1711, vol. I, cc. 78e 80r; AST, Camera

dei conti, II archiviazione, Capo 26, m. 17, Tributi. Descrizione delle liti attive e passive delle



comunità della Provincia di Casale [s.d. ma dopo il 1782]; AST, Corte, Paesi, Monferrato,

Materie economiche, m.18, fasc. 17).

A Lignano, già nel 1415, i signori locali scompaiono in quanto ramo dei signori di

Frassinello, in corrispondenza di una investitura alla famiglia Cane di Casale, forse

condottieri di ventura (Saletta 1711, vol. I, c. 77v; Sergi 1986, pp. 515-20). Il luogo e la

giurisdizione resteranno un patrimonio indiviso entro la famiglia Cane fino al 1538; quindi

saranno oggetto di investiture «per metà». A partire dal 1617 comincerà a delinearsi una

sostituzione ai Cane di nuove famiglie, in particolare i Grisella (AST, Corte, Paesi,

Monferrato, Feudi per A e per B, m. 44). Gli interessi dei Grisella mirano chiaramente alla

costituzione di un dominio sulle aree adiacenti di Camagna e Rosignano: essi acquistano nel

1672 dalla Camera del Monferrato la contea di Camagna e, tra il 1679 e il 1697, parte della

giurisdizione e pertinenze feudali di Rosignano, di cui ottengono anche il titolo di marchesi

(Sergi 1986, p. 519).

Interessa sottolineare qui innanzitutto il successo dei Grisella nel realizzare un tipo di

dominio che presenta uno spiccato carattere territoriale: un dominio, per così dire, compatto

su Camagna e su entrambe le sponde del torrente Rotaldo. In secondo luogo, occorre

segnalare il carattere, per così dire, quiescente del territorio di Lignano, nonché la sua

collocazione interstiziale tra diverse comunità. Poiché la vasta proprietà di Lignano è

compattamente feudale, non insorgono problemi in materia di fiscalità, né vi sono conflitti di

giurisdizione che interessino strutture comunitarie concorrenti. Le successioni e i passaggi di



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proprietà nella famiglia Grisella appaiono, a lungo termine, efficaci e indolori. È possibile

ipotizzare che, nel cuore dell’età moderna, l’importanza economica di Lignano in quando

azienda agricola aumenti in corrispondenza sia di un crescente interesse dei proprietari per la

gestione diretta dei terreni sia di una crescente produzione e commercializzazione dei vini,

che vi costituiscono quasi una monocoltura. In questo senso, Lignano presenta un grado di

specializzazione produttiva maggiore che non Camagna stessa, il cui territorio è dedicato a

una policoltura fondata sul binomio cereali-vino, con un orientamento alla viticoltura forte,

ma, a differenza che in altre comunità monferrine, non predominante.

Sembra esservi, a quest’epoca, una tendenza all’annessione di Lignano vuoi a

Rosignano stessa vuoi a Camagna, i centri, cioè, della nuova giurisdizione dei Grisella, che,

ancora negli anni Ottanta del Settecento, appaiono assecondati dagli amministratori sabaudi

nella costruzione di una unità amministrativa comunale corrispondente al loro dominio

signorile e comprendente Lignano (AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 21,



Perequazione generale del Piemonte, fasc. 17, Tabella de’ cantoni, borgate e tenimenti

separati ed indipendenti per la rispettiva aggregazione alle città e comunità vicine, riguardo

à quali non avvi contradizione né ostacolo, s.d.). Gli sviluppi ottocenteschi dei rapporti

territoriali tra Lignano e Camagna avranno, naturalmente, un esito opposto, con

l’aggregazione di Lignano al comune di Frassinello.

Per cercare di valutare in modo più preciso i rapporti tra il territorio di Castel Lignano,

quello di Camagna e quello delle aree adiacenti sarebbe proficuo conoscere meglio i rapporti

tra le famiglie signorili e il problema del controllo dei transiti lungo il percorso

dell’importante asse di comunicazione che unisce Casale alla riviera genovese, rapporti a

tutt’oggi pressoché inesplorati. I transiti riguardano, in particolare, due sezioni dello Stato del

Monferrato, quella situata a nord del Tanaro e quella posta a sud del fiume, prive di continuità

territoriale perché ormai totalmente separate dall’incunearsi del territorio milanese.

Quest’area comprende importanti centri agricoli situati a nord del Tanaro, a ovest e a est

rispetto all’asse della strada, nello Stato di Milano, come Annone, Quargnento, Quattordio,

Solero e, nel Monferrato, come Montemagno, Altavilla, Cuccaro e soprattutto San Salvatore.

Da queste località si dipartono strade e cammini che convergono radialmente su Felizzano e

sul grande asse di comunicazione nord-sud, uno dei cui sbocchi è l’attraversamento del Po in

direzione di Trino (AST, Corte, Paesi, Monferrato, Materie Economiche, m. 16/1-2, Scritture



riguardanti la Strada Franca, che dal Monferrato tende al Genovesato, e le varie quistioni

eccitatesi col governo di Milano [1343-1706]; AST, Corte, Paesi di nuovo acquisto,

Alessandrino, m. 10, Felizzano, fasc. 10, Ordini, Lettere, e parei riguardanti la Strada



Franca di Felizzano, e differenze per essa insorte tra lo Stato di Milano, e quello di

Monferrato (1599-1704)].

In particolare, tuttavia, possiamo ipotizzare che a Camagna la gestione del commercio

di transito venga orientata in modo significativo, a partire almeno dallo scorcio del secolo

XVI, dalle pressioni delle magistrature del Monferrato e delle istituzioni annonarie della città

di Casale tese a stabilire un controllo diretto sulle fonti di approvvigionamento della città. Nel

corso dell’età moderna, questo sforzo tenderà sempre più a orientare lungo la valle del

torrente Rotaldo l’economia di Camagna e i flussi commerciali che vi transitano, a scapito

forse della tradizionale apertura di Camagna verso la valle del torrente Grana. Sul medio e

lungo periodo, questo processo di orientamento corrisponderà a una crescente

specializzazione di Camagna come centro di produzione, raccolta ed esportazione di derrate

agricole destinate alla città. Questo nuovo orientamento geografico ed economico raggiunge

un suo apice tardivo, per così dire, negli anni ottanta del secolo XIX, con il progetto di

costruzione della tranvia Casale-Vignale dotata di una stazione a Camagna (AC Camagna,

Sez. I, n. 38).

Sono tappe importanti di questo processo le misure prese agli inizi del secolo XVII

dalle magistrature del Monferrato per limitare e circoscrivere i diritti di possesso, accesso e



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uso dei mulini da parte degli abitanti di Camagna, sulle quali si afferma a mano a mano

concentrazione di prerogative signorili in mano ai Grisella (AST, Corte, Paesi, Monferrato,

Feudi per A e per B). La giurisdizione dei Grisella rinnova il possesso signorile degli

importanti diritti di natura pubblica direttamente legati al controllo dei transiti che già erano

stati dei Sannazzaro: il fodro e l’albergaria (Sangiorgio 1975, p. 58). Nel corso dell’età

moderna, è possibile ravvisare, su queste basi, il tendenziale consolidamento di un particolare

equilibrio politico, economico e fiscale locale: da un lato, i Grisella si affermano come garanti

e intermediari nei rapporti economici e fiscali tra la comunità di Camagna, il mercato di

Casale e le autorità statali; d’altro lato la comunità stessa conserva e cristallizza importanti

aspetti delle proprie istituzioni amministrative, finalizzate, in particolare, al pagamento dei

tributi «alienati» agli stessi Grisella, che diventano i massimi creditori della comunità.

Nel cuore dell’età moderna, troviamo più indizi di un simile assetto di rapporti, che

sarebbe necessario studiare in modo sistematico, in diversi aspetti della vita istituzionale

locale: dai modi di catastazione e di imposizione fiscale sulla terra, che viene effettuata «a

moggia», ossia sulla base dell’estensione delle proprietà, ma senza un estimo dei terreni, alla

organizzazione religiosa concentrata nella Confraternita della Santissima Trinità, che appare

meglio dotata della stessa parrocchia, e nel patrocinio del beneficio di Santa Maria della

Correra (i cui redditi sopno destinati alla dotazione di «figlie povere») da parte della comunità

stessa. L’impressione, a volte, è che la limitatezza di risorse economiche poste sotto

l’effettivo controllo della comunità accentui gli aspetti normativi e istituzionali del controllo

comunitario anziché affievolirli, come, per esempio, nel caso degli scarsissimi boschi comuni,

che sono fatti oggetto tuttavia di sopralluoghi o «visite» settimanali da parte della comunità

tra Sette e Ottocento, o, durante il secolo XIX, nella gestione dell’Opera Debernardi destinata

all’assistenza ai poveri (AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 26; AST, Camera dei

conti, II archiviazione, Capo 26, m. 32, Monferrato, Province di Casale ed Acquimemorie e



stati concernenti la collettazione de’ beni ecclesiastici e luoghi pii [1728-1729]; m. 37,

Relazione generale dell’operato dal Commendatore Petitti in dipendenza del Regio Editto

delli 24 giugno 1728 concernente li beni posseduti dalli ecclesiastici e luoghi pii nel Ducato

di Monferrato [1729], cc. 15v-16r; AST, Camera dei conti II archiviazione, Capo 79,

Statistica generale, m. 6, Relazione della Provincia di Casale, tabb. 1-2 e testo

corrispondente; AC Camagna, Sez. I, nn. 27, 28, 48).

Vediamo dunque, in questa luce, la situazione documentata sommariamente nel cuore

dell’età moderna dalle inchieste dei funzionari statali. Durante il Settecento, al feudatario, il

marchese Grisella, che risiede a Casale, spetta la bannalità del forno, dalla quale sono esenti i

«cassinali» e sottoposti unicamente gli abitanti del «luogo». Anche i pedaggi presenti nel

territorio appartengono al feudatario, sebbene non colpiscano i «locali». Il possesso dei due

mulini esistenti sul torrente Grana e sul rio Rotaldo è condiviso tra il feudo e la comunità.

Quest’ultima possiede due terzi del reddito del mulino del Grana, con l’obbligo di sostenere le

spese per la sua manutenzione. L’altra terza parte, «di ragion feudale», è posseduta dal

marchese Grisella, al quale spetta anche un quarto del reddito del mulino del Rotaldo, «netta

da tutte le spese», mentre i restanti tre quarti competono alla comunità, con gli stessi obblighi

connessi ai suoi diritti sul primo mulino.

Affittati, i due mulini fruttano, secondo i contratti stipulati nel 1779, complessivamente

483 lire circa. La comunità e i suoi due «antichissimi» mulini sono esentati, per privilegi

concessi dai marchesi e duchi del Monferrato, dalla soggezione al «moleggio» di Casale,

benché all’inizio degli anni 1780 tale immunità è stata impugnata di fronte al senato dal

concessionario dello stesso «moleggio», che lo tiene in affitto dal regio patrimonio.

Esclusivamente alla comunità spettano infine il reddito della «brenta», affittato, nel 1779, per

121 lire annue, e, «per antica privativa», il «prestino», che nel 1782 si affitta per 105 lire

all’anno. La Consegna del 1734 censisce a Camagna 174 capifamiglia e un totale di 884

abitanti, mentre la Statistica Generale del 1753 registra 182 «fuochi» e 1000 «anime». La



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Consegna, inoltre, censisce 364 capi di bestiame bovino, contro i 320 indicati nella Statistica

Generale.

Tra i «consegnanti» del 1734 si possono individuare, secondo un’approssimativa

classificazione socioeconomica, uno strato superiore di professionisti e redditieri, composto di

10 unità, 13 capifamiglia artigiani e 151 agricoltori, fra i quali 15 «massari». La categoria dei

massari si distingue nettamente dal resto dei coltivatori, per le caratteristiche demografiche, la

quantità del bestiame a disposizione (anche se, in generale, per quanto riguarda il bestiame, è

assai raramente specificato a quale titolo è presente presso il nucleo familiare censito –

proprietà, soccida, affidamento, «imprestanza» – e non è chiaro se l’assenza di specificazioni

indichi semplicemente la proprietà) e la provenienza geografica.

I 136 nuclei «consegnati» nel 1734 da capifamiglia qualificati semplicemente come

«[lavoranti] di campagna», contano in media 4,5 componenti, mentre quelli dei massari ne

contano 9,3. Si tratta in effetti, nel caso di questi ultimi, di unità che vedono frequentemente

la compresenza di più generazioni e di più famiglie o singoli collaterali d’uno stesso

cognome. Quanto al bestiame posseduto, ogni nucleo di massari dispone in media di 9,7

bovini, mentre una famiglia di «lavoranti di campagna» può contare, in media, su appena 1,4

capi (ma il 53 per cento di questi nuclei non ne possiede alcuno). Infine, i massari provengono

prevalentemente (11 capifamiglia su 15 e tutte le mogli censite) da altre località del casalese,

mentre i semplici contadini sono tutti tranne tre originari di Camagna.

Esclusi i massari, nella comunità sono presenti, sempre secondo i dati della Consegna

del 1734, 6 capifamiglia provenienti da località diverse, tutti, tranne uno scalpellino originario

del Luganese, provengono da vicine località del Basso Monferrato: due mugnai, da Roncaglia

e da Lu, tre contadini (uno dei quali classificato come servitore) da Castagnole, Olivola e

Vignale. Sempre non contando i massari, esistono 138 nuclei di capifamiglia ammogliati

originari della comunità. In 12 di questi (pari all’8,7 per cento), la moglie proviene da una

località diversa da Camagna. In 8 casi si tratta di mogli di contadini. Si contano 8 diverse

località di provenienza, tutte situate nel Basso Monferrato: Cereseto, Conzano, Fubine (dalla

quale provengono quattro spose), Lu (due spose), Mirabello, Montemagno, Occimiano e

Rosignano.

Camagna fa spicco tra le comunità monferrine censite dalla Consegna del 1734 per

l’alto numero di donne alle quali viene attribuito il mestiere di «tessitrice da tela», presenti in

effetti in 42 nuclei familiari, tutti contadini, tranne uno, in cui il capofamiglia esercita il

mestiere di falegname. Questa caratteristica è rilevata dalla Statistica Generale del 1753 che

segnala la presenza nel luogo di «tessitori di tele» (nella Consegna del 1734, tuttavia, a

Camagna, la tessitura figura come un’attività esclusivamente femminile) (AST, Camera dei

conti, II archiviazione, Capo 10, Consegna della bocche umane e della bestie [regio editto 10

maggio 1734], mazzo 6, Provincia di Casale, n. 2; AST, Camera dei conti, II archiviazione,

Capo 79, Statistica generale, m. 6, Relazione della Provincia di Casale, tabb. 1 e 11).

I dati relativi alla distribuzione delle colture sul territorio forniti e derivanti dal

convocato del consiglio comunitativo del 13 gennaio 1782 – redatto in ottemperanza alla

circolare emanata dall’intendenza provinciale del 16 dicembre 1781 – non sono perfettamente

confrontabili con quelli presenti nella Statistica generale, in quanto quest’ultima riporta un

dato sull’estensione complessiva del territorio (2418 moggia di Monferrato) inferiore di 82

moggia rispetto a quello indicato nel 1782 (2500 moggia). La distribuzione proporzionale

delle colture resta però non troppo dissimile. Secondo la Statistica generale, dunque, il

territorio di Camagna sarebbe stato composto per il 33,3 per cento da campi, per il 46,4 per

cento da vigne, per il 13,2 per cento da prati, per il 6,6 per cento da boschi e per lo 0,5 per

cento da pascoli e incolti.

Altre tabelle, dedicate alle stime dei generi prodotti, segnalano eccedenze di frumento

(il 27,3 per cento della produzione) e di vino (il 24,2 per cento). A tali eccedenze fa riscontro

il fortissimo deficit, rispetto al fabbisogno, della «meliga bianca» e dei cereali minori, i



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«marzaschi» (l’84,9 per cento per entrambi i generi), destinati al consumo locale. Nelle

dichiarazioni fornite dagli amministratori della comunità nel 1782 il ruolo della produzione

vinicola appare tuttavia assai maggiore, poiché secondo questa fonte l’esportazione avrebbe

riguardato circa il 60 per cento del prodotto, quota che si affermava essere a malapena

sufficiente per garantire, grazie al ricavato delle vendite, l’approvvigionamento delle

granaglie necessarie all’alimentazione degli abitanti, coprendo la produzione locale di questi

generi soltanto un terzo del fabbisogno (secondo una valutazione comunque più ottimistica di

quella fornita dalla Statistica Generale) (AST, Camera dei conti, I archiviazione, Provincia di

Casale, m. 1, fasc. 18, Relazione dello stato e coltura de’ beni de’ territorj delle città e



comunità della Provincia di Casale [1742-1743]; AST, Camera dei conti, II archiviazione,

Capo 26, m. 13, Convocati delle città e comunità della Provincia di Casale, in risposta alla



circolare del Signor Intendente Generale, in data delli 10 dicembre 1781, cc. 43r-47v; AST,

Camera dei conti, II archiviazione, Capo 79, Statistica generale, m. 6, Relazione della



Provincia di Casale [1753], tabb. 4, 7-9 e 11).


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