Una spiritualità dell’Amore


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Sana14.08.2018
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  • Una spiritualità dell’Amore



  • Con il termine carne san Paolo intende mettere in luce l’inclinazione umana all’egoismo, all’individualismo, cioè l’orientamento umano a scelte contrarie a Dio e all’amore del prossimo.

  • Con il termine spirito invece sottolinea l’orientamento dell’uomo verso Dio, in quanto è guidato dallo Spirito di Dio. La vita nello spirito è quindi vita secondo la regola dell’amore per Dio e per il prossimo; l’essenza stessa della vita di fede.







  • La centralità di Cristo

  • Seguire Cristo « evangelizzatore dei poveri»

  • Entrare nel grande progetto di Dio per l’umanità= conformarsi alla volontà del Padre.



“Andare verso i poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti, o una sorta di “barboni spirituali”! No, no, non significa questo! Significa che dobbiamo andare verso la carne di Gesù che soffre, ma anche soffre la carne di Gesù di quelli che non lo conoscono con il loro studio, con la loro intelligenza, con la loro cultura. Dobbiamo andare là!

  • “Andare verso i poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti, o una sorta di “barboni spirituali”! No, no, non significa questo! Significa che dobbiamo andare verso la carne di Gesù che soffre, ma anche soffre la carne di Gesù di quelli che non lo conoscono con il loro studio, con la loro intelligenza, con la loro cultura. Dobbiamo andare là!

  • ( Papa Francesco)



"Sembra che per amare si debba vedere e noi non vediamo Dio se non con gli occhi della fede, e la nostra fede è così debole! Ma, gli uomini, i poveri, li vediamo con gli occhi della carne, sono qua e noi possiamo mettere il dito e la mano nelle loro piaghe e i segni della corona di spine sono visibili sulla loro fronte, e noi dovremmo cadere ai loro piedi e dire loro con l'apostolo: Tu sei il mio Signore e il mio Dio. Voi siete i nostri padroni e noi saremo i vostri servitori, voi siete per noi l'immagine sacra di quel Dio che non vediamo, e non sapendolo amare in altro modo, noi l'ameremo nella vostra persona" (a Louis Janmot, Lione, 13 novembre 1836).

  • "Sembra che per amare si debba vedere e noi non vediamo Dio se non con gli occhi della fede, e la nostra fede è così debole! Ma, gli uomini, i poveri, li vediamo con gli occhi della carne, sono qua e noi possiamo mettere il dito e la mano nelle loro piaghe e i segni della corona di spine sono visibili sulla loro fronte, e noi dovremmo cadere ai loro piedi e dire loro con l'apostolo: Tu sei il mio Signore e il mio Dio. Voi siete i nostri padroni e noi saremo i vostri servitori, voi siete per noi l'immagine sacra di quel Dio che non vediamo, e non sapendolo amare in altro modo, noi l'ameremo nella vostra persona" (a Louis Janmot, Lione, 13 novembre 1836).



Il Cristo di Vincenzo è “il Signore e Figlio di Dio “ che vive nella persona dei poveri e continua a soffrire in loro: è perciò da trovarsi nel malato, nel carcerato, nell’abbandonato, nel profugo a causa della guerra. “In ogni fratello che mi fai incontrare”(Preghiera del vincenziano).

  • Il Cristo di Vincenzo è “il Signore e Figlio di Dio “ che vive nella persona dei poveri e continua a soffrire in loro: è perciò da trovarsi nel malato, nel carcerato, nell’abbandonato, nel profugo a causa della guerra. “In ogni fratello che mi fai incontrare”(Preghiera del vincenziano).





  • Consolidare la fede dei suoi membri e di diffonderla, soprattutto nella gioventù.

  • L’annuncio del Vangelo ai poveri, alla sequela di Cristo, attraverso la carità.



Una spiritualità

  • Una spiritualità

  • laicale (operare la carità per santificarsi)

  • comunitaria ( vita spirituale e azione comune)

  • di relazione (icona della Trinità)

  • sociale e politica (un Regno di giustizia e di pace)



Ozanam volle la Conferenza di Carità come « aggregazione di fedeli laici » che « partecipano alla missione salvifica della Chiesa e alla santificazione di se stessi e del mondo, animando le realtà temporali con la loro fede e la testimonianza di vita.»

  • Ozanam volle la Conferenza di Carità come « aggregazione di fedeli laici » che « partecipano alla missione salvifica della Chiesa e alla santificazione di se stessi e del mondo, animando le realtà temporali con la loro fede e la testimonianza di vita.»





L’apostolato in forma associata

  • L’apostolato in forma associata



Al centro la persona

  • Al centro la persona



  • Il fine dei primi membri della Società fu di promuovere la gloria di Dio e di conservarsi essi stessi nella fede e di condurvi i loro fratelli, soccorrendo le membra povere di Cristo.

  • La visita ai poveri deve essere un mezzo, non il fine della nostra Associazione.

  • Il fine, il pensiero dominante che non deve mai acquietarsi è l’estensione del Regno del Salvatore.”



  • Ora noialtri siamo troppo giovani per intervenire nella lotta sociale; resteremo dunque inerti in mezzo al mondo che soffre e geme? No, ci è stata aperta una via preparatoria: prima di fare il bene pubblico possiamo provare a fare il bene individuale e privato; prima di rigenerare la Francia possiamo alleviare alcuni dei suoi poveri.”

  • “ Si, indubbiamente, è troppo poco consolare l’indigente che soffre giorno dopo giorno. Bisogna mettere mano alla radice del male e, tramite sagge riforme, ridurre le cause della miseria pubblica.”



“Una comunità di fede

  • “Una comunità di fede

  • e di amore ,

  • di preghiera e di azione”



“ La Conferenza Di S. Vincenzo è veramente lo strumento più elementare e completo di santificazione.

  • “ La Conferenza Di S. Vincenzo è veramente lo strumento più elementare e completo di santificazione.

  • Infatti nella Conferenza il confratello:

  • a) è unito a Dio in una vita costante e crescente di grazia e di preghiera;

  • b) è unito ai suoi confratelli con i quali settimanalmente rinsalda ed accresce, in vista del comune obiettivo di carità, il vincolo soprannaturale di amicizia;

  • c) è unito ai poveri in virtù della visita settimanale , vero canale di grazia e di fraternità, strumento di reciproco amore e di reciproca elevazione.”

  • (Giorgio La Pira)



“ A che cosa mira , anzitutto, la Conferenza? Alla santificazione dei suoi membri.

  • “ A che cosa mira , anzitutto, la Conferenza? Alla santificazione dei suoi membri.

  • La Conferenza di S. Vincenzo è strutturata proprio in vista di questo fine: una piccola comunità di credenti che – in un certo senso- mette insieme le proprie ricchezze spirituali e temporali per sovvenire i fratelli poveri.

  • Una Conferenza che funzioni bene è come un riflesso – un piccolo specchio - della Chiesa primitiva; i fedeli erano riuniti dallo stesso vincolo dell’orazione , dell’Eucarestia ed avevano ogni cosa in comune ( At 4, 3-4)

  • Di una cosa dobbiamo essere persuasi: le nostre Conferenze non sono strumenti assistenziali.

  • Data la loro struttura e il loro fine esse sono essenzialmente strumenti , modesti, silenziosi, di carità fraterna: sono veicoli di amore, di pace, di fede; non vogliono né possono sostituire gli organismi di assistenza pubblica; le opere di misericordia corporale che essi esplicano sono opere piccole, sono canali silenziosi di grazia e di fraterna amorevolezza.»



“ Nell’ augurarvi di essere nella società italiana degni discepoli e continuatori dell’opera di Federico Ozanam, vi esorto a fare della preghiera e dell’esercizio concreto della fraternità l’anima del serizio ai poveri.

  • “ Nell’ augurarvi di essere nella società italiana degni discepoli e continuatori dell’opera di Federico Ozanam, vi esorto a fare della preghiera e dell’esercizio concreto della fraternità l’anima del serizio ai poveri.

  • Le vostre riunioni non siano soltanto occasioni per conoscere e servire i bisogni del prossimo, ma diventino momenti di crescita spirituale, attraverso l’ascolto della Parola di Dio, l’orazione fervente ed il dialogo fraterno. “

  • ( S. Giovanni Paolo II )



  • La visita

  • è

  • Una forma di spiritualità

  • Un atto di evangelizzazione

  • Un’azione ecclesiale

  • Una dimensione sociale



La visita alla casa del povero, secondo l’insegnamento di S. Vincenzo , consiste

  • La visita alla casa del povero, secondo l’insegnamento di S. Vincenzo , consiste

  • nell’onorare Nostro Signore Gesù Cristo, come la sorgente e il modello di ogni carità, servendolo corporalmente e spiritualmente nella persona dei poveri”

  • Figlie mie, come è vero! Servite Gesù Cristo nella persona dei poveri , e questo è vero, come è vero che siamo qui.



Guidati da Maria

  • Guidati da Maria

  • Ecce…

  • fiat..

  • stabat…

  • Magnificat !



Ecce…

  • Ecce…

  • «Eccomi, sono la serva del Signore»

  • L’umiltà è il fondamento della vocazione vincenziana. La logica del servo è al centro della spiritualità della visita.



  • È la ricerca della santità attraverso le azioni di carità e di misericordia, basate sulla preghiera, che deve essere l'orizzonte delle azioni del vincenziano.

  • La santità è l'obiettivo della Società di San Vincenzo de Paoli, e non possiamo mai perderlo di vista. Le nostre azioni non possono ridursi a un mero assistenzialismo materiale o a un attivismo sprovvisto di criteri e finalità. Da questa convinzione deriva la necessità e l'urgenza di trovare, nella nostra spiritualità vincenziana, le fondamenta e l'impulso di tutto ciò che dobbiamo fare con i poveri e a favore di essi.



semplicità

  • semplicità

  • umiltà

  • dolcezza

  • sacrificio

  • passione



  • NOUVELLE REGLE

  • nn. 1.1 ; 1.7 ; 2.1 ; 2.2 ; 2.4 ; 2.5

  • REGOLAMENTO SOCIETA’ DI S. VINCENZO

  • Dicembre 1835

  • CIRCOLARI PRESIDENTI INTERNAZIONALI

  • Bailly- 14 Luglio 1841

  • Bailly-1842

  • Hendecourt- 1915

  • Torremocha- 2003

  • Lima de Oliveira- 2017




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