Nel medio Evo erano diffusi i trattati intesi a tracciare il modello del principe e a indicare le virtù che egli doveva possedere


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Sana03.02.2018
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Nel medio Evo erano diffusi i trattati intesi a tracciare il modello del principe e a indicare le virtù che egli doveva possedere

  • Nel medio Evo erano diffusi i trattati intesi a tracciare il modello del principe e a indicare le virtù che egli doveva possedere

  • Erano gli “specula principis”, gli “specchi del principe”, perché dovevano fornirgli lo “specchio” in cui riflettersi e conoscersi, apprendendo quali dovevano essere i suoi comportamenti

  • Questi trattati mirano a fornire un’immagine ideale ed esemplare del principe, consigliando di praticare tutte le più lodevoli virtù: clemenza, mitezza, giustizia, liberalità etc. (politica subordinata alla morale)

  • M., invece, proclama di voler guardare alla “verità effettuale della cosa” e non all’ideale



Capitoli I-XI Varie specie di principati

  • Capitoli I-XI Varie specie di principati

    • Vari tipi di principato e i mezzi per conquistarlo e mantenerlo
    • Distinzione tra principe e tiranno
    • Principato civile
    • Come rafforzare un esercito
    • I principati ecclesiatici
  • Capitoli XII-XIV

    • Esercito deve essere composto da cittadini professionisti
    • Pericolosità degli eserciti ausiliari
    • Principe deve essere sempre pronto alla guerra


Capitoli XV-XXI

  • Capitoli XV-XXI

    • I comportamenti che deve tenere un principe nuovo
    • Le doti del principe: liberalità/parsimonia, pietà/crudeltà
    • L’etica del principe non deve coincidere con la morale politica. L’uomo è come un centauro
    • Comportamenti per evitare odio e disprezzo dei sudditi
    • Utilità o meno delle fortezze
    • Promuovere arte e cultura
  • Capitoli XXII-XXVI Qualità che devono avere i ministri dei principi

    • Come difendersi dagli adulatori
    • La fortuna
    • Appassionata esortazione a Lorenzo II de Medici


Le concezioni di M. scaturiscono dal rapporto diretto con la realtà storica (la verità effettuale)

  • Le concezioni di M. scaturiscono dal rapporto diretto con la realtà storica (la verità effettuale)

  • In lui vi è la coscienza lucida e sofferta della crisi che l’Italia sta attraversando

  • Gli stati italiani perdono la loro indipendenza politica e divengono satelliti delle potenze europee (Francia, Spagna) che si disputano il territorio della penisola



Gli Stati regionali italiani:

  • Gli Stati regionali italiani:

  • Frammentazione politica

  • Realtà deboli e instabili

  • Utilizzo di truppe mercenarie

  • Gli stati europei:

  • Francia, Spagna

  • Unità politica

  • Centralizzazione dei poteri

  • Eserciti nazionali



Regno di Napoli: conquistato dai Francesi nel 1494, poi definitivamente dagli Spagnoli nel 1503

  • Regno di Napoli: conquistato dai Francesi nel 1494, poi definitivamente dagli Spagnoli nel 1503

  • Ducato di Milano: sottomesso ai Francesi nel 1500

  • Venezia: salva a stento la propria indipendenza nel 1509

  • Gli Stati italiani rischiano di subire l’egemonia delle potenze straniere

  • E’ necessario dunque un Principe che possegga la virtù politica (non necessariamente coincidente con quella morale) per costituire in Italia uno Stato forte e ben ordinato, garantendo il perseguimento del bene comune



Partire dall’osservazione diretta della realtà,

  • Partire dall’osservazione diretta della realtà,

  • dai dati empirici offerti dall’esperienza

  • è l’aspetto che caratterizza il metodo scientifico moderno

  • quello che sarà poi di Galileo e delle scienze fisico-naturali

  • Machiavelli, prima ancora di Galileo, applica questo metodo alle scienze dell’uomo, le scienze che studiano il suo operare politico



L’esperienza è ricavabile anche dalla lettura degli autori antichi oltre che dalla “verità effettuale”

  • L’esperienza è ricavabile anche dalla lettura degli autori antichi oltre che dalla “verità effettuale”

  • Nei libri dei classici è accumulata una ricca esperienza diretta del reale



Per M. l’uomo è un fenomeno di natura al pari di altri

  • Per M. l’uomo è un fenomeno di natura al pari di altri

  • I suoi comportamenti non variano nel tempo, come non variano il corso del sole e delle stelle o i cicli delle stagioni

  • Per questo è convinto che, studiando il comportamento umano attraverso le fonti storiche e l’esperienza diretta, si possa arrivare a formulare delle vere e proprie LEGGI di validità universale, applicabili infallibilmente ad ogni situazione (teoria razionale dell’agire politico)

  • Se il comportamento dell’uomo non varia, l’agire degli antichi, in particolare, può offrire un modello e una lezione al nostro agire di oggi (principio rinascimentale dell’imitazione)



Per M. gli uomini sono malvagi

  • Per M. gli uomini sono malvagi

  • Le leggi della convivenza umana sono dure e spietate

  • Perciò il Principe non può seguire sempre l’ideale e la virtù “non può fare in tutte le parti la professione di buono” perché andrebbe incontro alla rovina

  • Deve sapere anche essere “non buono”, “saper entrare nel male”, dove lo richiedano le esigenze dello stato



Il Principe deve essere umano oppure feroce come una bestia, a seconda delle circostanze

  • Il Principe deve essere umano oppure feroce come una bestia, a seconda delle circostanze

  • M. propone per il politico l’immagine del centauro, che è appunto mezzo uomo e mezzo bestia

  • Non bisogna per questo credere che M. sia un diabolico consigliere di atti immorali e perversi

  • In M. c’è un sofferto travaglio morale.



M sa che certi comportamenti del Principe (venir meno alla parola data, uccidere senza pietà i nemici etc.) sono moralmente ripugnanti

  • M sa che certi comportamenti del Principe (venir meno alla parola data, uccidere senza pietà i nemici etc.) sono moralmente ripugnanti

  • Ma ha il coraggio di andare sino in fondo

  • Questi comportamenti che sono “malvagi” secondo la morale, sono “buoni”, cioè efficaci e produttivi, in politica perché assicurano il bene dello stato

  • Viceversa altri comportamenti che sarebbero “buoni” moralmente, risultano “cattivi” in politica perché indeboliscono lo stato

  • La politica dunque deve essere a-morale.



E’ stato detto che il principio basilare sistema di M. è “il fine giustifica i mezzi”, ma l’affermazione è inesatta

  • E’ stato detto che il principio basilare sistema di M. è “il fine giustifica i mezzi”, ma l’affermazione è inesatta

  • E’ inesatta, perché il verbo “giustificare” introdurrebbe proprio quel criterio morale che M. vuole escludere dal giudizio politico

  • M. non consiglia la spregiudicatezza dei mezzi all’uomo in genere, e in ogni caso

  • Certi comportamenti immorali e crudeli sono adottabili solo dal politico, solo per il bene dello stato e solo quando sono strettamente necessari

  • M. non “giustifica”, constata solo che certi comportamenti, buoni o cattivi che siano, sono indispensabili per conquistare e mantenere lo stato



Principe è chi opera a vantaggio dello stato e, se usa metodi riprovevoli, lo fa per il bene pubblico

  • Principe è chi opera a vantaggio dello stato e, se usa metodi riprovevoli, lo fa per il bene pubblico

  • Tiranno è chi è crudele senza necessità e solo a suo vantaggio

  • Il principe è dunque uno strumento al servizio dei sudditi, in quanto costruisce uno stato ben ordinato, pacifico e sicuro garantendo ai cittadini tranquillità e benessere



Solo lo stato può costituire un rimedio alla malvagità dell’uomo, al suo egoismo che disgregherebbe ogni comunità in un caos di spinte individualistiche

  • Solo lo stato può costituire un rimedio alla malvagità dell’uomo, al suo egoismo che disgregherebbe ogni comunità in un caos di spinte individualistiche

  • Per mantenere lo stato sono necessarie precise istituzioni

  • La religione, le leggi, le milizie



A M. non interessa, nella prospettiva del discorso politico, la religione nella sua dimensione spirituale

  • A M. non interessa, nella prospettiva del discorso politico, la religione nella sua dimensione spirituale

  • Gli interessa come “strumento di governo”

  • La religione obbliga i cittadini a rispettarsi gli uni con gli altri, a mantenere la parola data. Tiene salda la compagine sociale, dà stabilità allo stato



Le buone leggi sono il fondamento del vivere civile perché disciplinano il comportamento dei cittadini e li indirizzano a fini superiori

  • Le buone leggi sono il fondamento del vivere civile perché disciplinano il comportamento dei cittadini e li indirizzano a fini superiori

  • Le milizie sono il fondamento della forza dello stato

  • Le milizie devono però essere composte di cittadini perché solo così si possono avere truppe fedeli e valorose e perché assumere le armi rafforza i legami del cittadino con la sua patria, contribuendo a stimolare in lui le virtù civili



La forma di governo che meglio riassume in sé l’idea di Stato per M. è quella repubblicana (res publica = comunità in cui il fine delle azioni e la “cosa pubblica”)

  • La forma di governo che meglio riassume in sé l’idea di Stato per M. è quella repubblicana (res publica = comunità in cui il fine delle azioni e la “cosa pubblica”)

  • Il principato dunque è una forma di governo d’eccezione e transitoria, indispensabile solo in determinate circostanze, come quella che l’Italia sta vivendo, per costruire uno stato sufficientemente saldo

  • Lo stato creato dalla “virtù” eccezionale del singolo, per mantenersi, deve evolversi dando vita a un ordinamento repubblicano

  • La forma repubblicana è quella che meglio può garantire la continuità, perché non si fonda sulle doti di uno solo, che può venire meno in ogni momento, ma su istituzioni stabili



La Fortuna è un insieme di forze puramente casuali, accidentali, svincolate da ogni finalità trascendente. E’ una serie di fattori esterni all’uomo, che non dipendono dalla sua volontà. La Fortuna è l’oscuro e l’indeterminabile

  • La Fortuna è un insieme di forze puramente casuali, accidentali, svincolate da ogni finalità trascendente. E’ una serie di fattori esterni all’uomo, che non dipendono dalla sua volontà. La Fortuna è l’oscuro e l’indeterminabile

  • Quella di M. è una concezione laica e immanentistica che mette tra parentesi la presenza nel mondo della Provvidenza, cioè di un disegno divino indirizzato a un fine (cfr. Medio Evo)

  • Dalla tradizione umanistica, tuttavia,M. eredita la convinzione che l’uomo può fronteggiare vittoriosamente la fortuna. Egli ritiene infatti che la Fortuna sia arbitra solo della metà delle cose umane, e lasci regolare l’altra metà agli uomini



In primo luogo la Fortuna può costituire “l’occasione” dell’agire del Principe, la “materia” su cui egli può imprimere la “forma” da lui voluta

  • In primo luogo la Fortuna può costituire “l’occasione” dell’agire del Principe, la “materia” su cui egli può imprimere la “forma” da lui voluta

  • Sfruttando “l’occasione”, la “virtù” del Principe si afferma e costruisce il proprio successo, piegando la Fortuna ai propri fini



In secondo luogo la Virtù umana si impone alla Fortuna attraverso la capacità di previsione, il calcolo accorto

  • In secondo luogo la Virtù umana si impone alla Fortuna attraverso la capacità di previsione, il calcolo accorto

  • Nei momenti quieti l’abile politico deve pre-vedere i futuri rovesci e predisporre i necessari ripari, come si costruiscono gli argini per contenere i fiumi in piena

  • In questo modo la Virtù umana può imbrigliare la Fortuna impedendole di fare danno o limitandone gli effetti negativi



Vi è infine un terzo modo teorizzato da M. per opporsi alla fortuna

  • Vi è infine un terzo modo teorizzato da M. per opporsi alla fortuna

  • Il “riscontrarsi” con i tempi

  • Cioè la duttilità nell’adattare il proprio comportamento alle varie esigenze oggettive che via via si presentano, alle varie situazioni, ai vari contesti in cui si è obbligati ad operare

  • In certi casi occorre l’astuzia della volpe, in altri la forza del leone

  • Questa duttilità è una dote auspicabile, ma quasi mai si ritrova negli uomini (nota pessimistica)



La Virtù è l’insieme delle doti e delle capacità dell’individuo (non virtus cristiana, qualità moralmente positiva, ma virtus romana). Nel principe la virtù è:

  • La Virtù è l’insieme delle doti e delle capacità dell’individuo (non virtus cristiana, qualità moralmente positiva, ma virtus romana). Nel principe la virtù è:

  • a) la perfetta conoscenza delle leggi generali dell’agire politico (ricavabili sia dall’esperienza diretta, sia dalla “lezione” della storia passata)

  • b) la capacità di applicare queste leggi ai casi concreti e particolari

  • c) la decisione, l’energia, il coraggio nel mettere in pratica ciò che si è designato

  • La Virtù del politico è quindi una sintesi di doti intellettuali e pratiche (fusione di teoria e prassi)



M. costruisce le fondamenta teoriche di uno Stato moderno, unito e forte, libero dalle spinte disgregatrici del particolarismo feudale e municipale

  • M. costruisce le fondamenta teoriche di uno Stato moderno, unito e forte, libero dalle spinte disgregatrici del particolarismo feudale e municipale

  • Ma le condizioni per dar vita a tutto questo In Italia non esistevano più

  • Le idee di M. troveranno invece applicazione fuori d’Italia, in contesti più avanzati, e contribuiranno a creare i fondamenti teorici dei grandi Stati moderni



M rifiuta lo stile alto, aulico

  • M rifiuta lo stile alto, aulico

  • Si serve di una prosa agile, chiara, di immediata presa (funzionale allo stretto rapporto che l’opera vuole avere con la prassi, con la realtà politica effettuale, per incidere sul reale e per fornire uno strumento da applicare immediatamente)

  • Il lessico è fatto di latinismi tecnici e letterari, ma anche di parole comuni e quotidiane, addirittura di termini plebei (poliglottismo di M.)

  • Il linguaggio di M. rifugge dall’astratto e dal vago e ama le immagini corpose, concrete, materiali (fortuna = fiume, principe = centauro, volpe e leone etc.)

  • M. non è solo il fondatore della scienza politica, ma anche del moderno linguaggio della prosa scientifica




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