Foscolo è tra i massimi esponenti della letteratura italiana del neoclassicismo e del primo romanticismo


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Ugo Foscolo


Ugo Foscolo

Biografia



Foscolo è tra i massimi esponenti della letteratura italiana del neoclassicismo e del primo romanticismo.

Nasce a Zante (l'antica Zacinto), una delle isole Ionie allora appartenente alla Repubblica Veneta, il 6 febbraio 1778 — dal medico Andrea Foscolo, di antica famiglia veneziana, e dalla greca Diamantina Spathis (il classico è un elemento in lui grazie a lei). Il suo nome di battesimo è Niccolò, ma dal 1795 preferisce farsi chiamare Ugo. La famiglia si trasferisce successivamente a Spalato, in Dalmazia, e dopo la morte improvvisa del padre (1788), si trasferisce a causa delle difficoltà economiche, con la madre e i suoi tre fratelli, a Venezia. Pur nelle difficoltà economiche, approfondisce da solo gli studi classici e le letture di autori moderni, affacciandosi, pur ragazzo, negli ambienti intellettuali veneziani. Viene accolto dall’aristocrazia locale di Venezia, da Isabella Teotochi Albrizzi, che sarà la prima di una lunga serie di amori ad Ippolito Pindemonte.

Sostenitore strenuo della Rivoluzione francese e degli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità, si scontrò a più riprese con il governo oligarchico e conservatore della Repubblica di Venezia, tanto da dover abbandonare la città nel 1796 per sfuggire ai sospetti e va nei colli Euganei. Quando tornò fece rappresentare il Tieste (1797) tragedia di stile alferiano piena di accenti libertari. Successivamente con l’arrivo delle armate napoleoniche nel Nord Italia, Foscolo fuggì a Bologna, si arruolò nelle truppe della Repubblica Cisalpina e pubblicò un’ode “A Buonaparte liberatore” in cui esaltava il generale francese e i suoi progetti rivoluzionari. Formatosi a Venezia un governo democratico con i francesi, vi fece ritorno per impegnarsi attivamente nella vita politica, infatti svolse l’incarico di segretario della municipalità, ma proprio durante il suo servizio si rende conto dell’ambiguità del generale francese. Napoleone cedette la Repubblica Veneta all’Austria attraverso il trattato di Campoformio, il poeta, che si sente tradito e deluso, scappò di nuovo da Venezia e si rifugiò a Milano.

Milano fu per Foscolo un ambiente intellettuale vivace e stimolante: fu infatti in questa città che conobbe Parini, Monti e altri autori, con loro fondò il giornale “Il monitore italiano”, che promuove una visione patriottica e libertaria per l’Italia. Comincia a pubblicare, senza portarlo a conclusione, il romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis (edizione del 1798 o anche detta edizione Sassoli).

Quando le truppe austro-russe scendono in Italia, Foscolo si arruola con l’esercito francese, combattendo dapprima a Bologna e rimanendone ferito, quindi trasferendosi a Genova, per difendere la repubblica; qui nasce l’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo.

Scrisse “All’amica risanata” e nel 1802 muore forse suicida suo fratello Giovanni. Nel 1804 si unisce all’esercito che avrebbe dovuto sbarcare in Inghilterra ed in terra francese si dedicherà a traduzioni, fra cui il Viaggio sentimentale di Sterne. È in questa occasione che Foscolo si ritroverà padre di Mary, che egli chiamerà col nome di Floriana. Tornato a Milano, nel Regno d’Italia, dà alle stampe il suo capolavoro I Sepolcri. Nominato professore presso l’università di Pavia, ma la cattedra verrà soppressa. Scrive l’Aiace, tragedia di stampo alfieriano, ma accusato dalla polizia di aver voluto rappresentare dietro le spoglie del tiranno greco, la figura di Napoleone, viene invitato ad allontanarsi dalla città.

Quindi Foscolo lascia di nuovo Milano e si rifugia a Firenze, dove sembra trovare una maggiore serenità, testimoniata dal progetto di lavoro su Le Grazie, elaborandone il nucleo fondamentale.

Alla caduta di Napoleone, Foscolo si rifiuta di collaborare con il governo austriaco restaurato (nonostante criticasse molti atteggiamenti di Napoleone), si rifugia dapprima in Svizzera, ma ricercato dalla polizia, si rifugia in Inghilterra, tra le braccia della figlia Floriana. Si isola sempre più, circondato da debiti. Muore nel 1827 in un sobborgo di Londra. Dopo il raggiungimento dell’unità le sue ossa verranno trasferite a Firenze, a Santa Croce.

Personalità

La vita del Foscolo e la sua ideologia si può dire sia figlia di tre elementi, storici e letterari, che la forgiarono:



  • il ’700, col suo illuminismo;

  • la fine del secolo con la Rivoluzione Francese e l’avventura napoleonica, nonché con il neoclassicismo e le personalità di Parini e Alfieri;

  • e il primo ’800, con la cultura nordica europea e sturmundraghiana (della Germania).

Tuttavia egli riuscì, nonostante le diverse influenze a costruirsi una vera e propria individualità, assolutamente nuova nell’Italia di allora, che fece di lui una persona talmente eccezionale da costituire, sin da quando era in vita, un vero e proprio mito, fortemente operante per gli intellettuali immediatamente successivi. Si direbbe che il corso dell’esperienza foscoliana abbia qualcosa di provvisorio, di non definito, che insomma, nonostante la sua formazione illuministica, egli ubbidisca maggiormente all’istinto più che alla ragione, ma forse questo non corrisponderebbe alla realtà. La sua capacità invece è nel dominio, attraverso la parola poetica, di tutte le sue pulsioni. Egli, infatti, riesce, a volte più a volte meno, a dominare quello “spirito guerrier ch’entro (gli) rugge” entro un’armonia, un equilibrio, un ordine intellettuale e morale tipico del nostro autore, che la stessa retorica classica, nonché l’esperienza alfieriana, gli avevano insegnato. Ed è proprio in questo dominio delle passioni nella pagina scritta che il Foscolo incontra la cultura europea, di cui assimila gli aspetti più congeniali del suo tempo, senza rinnegare il neoclassicismo di cui il nostro autore fa parte. Egli vede la poesia come il risarcimento alla professionalizzazione dell’attività intellettuale, per questo Foscolo deve vivere del suo lavoro: scrive sui giornali, insegna, fa il critico letterario e via dicendo.

Funzione della poesia: Secondo Foscolo la poesia ha una funzione di celebrare e rendere eterna gli animi. Essa è lo strumento che serve per creare stabilità e armonia. Foscolo utilizza il classico per rendere eterna la poesia (perché rimane sempre)

  • Elementi illuministi

Fiducia nella ragione e una visione materialistica e atea della realtà, secondo cui l'uomo, come ogni altro elemento, è pura materia, destinata ad annullarsi completamente con la morte.

  • Elementi neoclassici

Dal Neoclassicismo Foscolo riprende l'aspirazione ad una poesia equilibrata e armoniosa. Foscolo predilige una forma composta e classicheggiante, un linguaggio elevato e letterario, ricco di immagini tratte dalla mitologia classica, di figure retoriche elaborate e di latinismi con forme come l'ode e il sonetto.

  • Elementi preromantici

Egli avverte l'importanza di ideali come la bellezza, l'amore, la patria e l'aspirazione all'immortalità. Valori che dal punto di vista razionale appaiono come "illusioni", ma senza i quali l'uomo non potrebbe vivere.

Si ha un’ammirazione verso Alfieri, che rappresenta una visione di libertà, che però Foscolo evolve in un’esigenza politica.

Le opere

  • Le ultime lettere di Jacopo Ortis (romanzo)

  • Le odi (due)

  • I sonetti

  • I sepolcri

  • Le grazie

Le ultime lettere di Jacopo Ortis

Uno dei romanzi più significativi del poeta e scrittore italiano Ugo Foscolo è “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”. Tale opera è considerata il primo romanzo epistolare della letteratura italiana. L’opera si ispira ad un fatto realmente accaduto: la vicenda del suicidio di uno studente universitario, Girolamo Ortis. Foscolo, in seguito, mutò il nome di Girolamo in Jacopo, in onore di Jean-Jacques Rousseau.

Esce per la prima volta nel 1798 col titolo Vera storia di due amanti infelici, ma l’opera è solo in parte del Foscolo; costretto ad interromperla, viene proseguita, per volere dell’editore, da Angelo Sassoli. Nel 1802 esce il romanzo terminato dal Foscolo, che poi lo corregge nel 1816-1817.

Foscolo si ispira al romanzo di Goethe, scrittore tedesco. Questo perché vi era una mancanza del genere romanzo nella nostra letteratura, che farà sì che il nostro debba necessariamente “inventarsi” una lingua, che non può, in una formazione classica come quella dell’autore, fare a meno della tradizione poetica italiana. Come si è già detto al tema di amore/morte, presente nei romanzi europei, si aggiunge quello politico, infatti parlerà soprattutto della sua delusione politica.

Le lettere del giovane suicida Jacopo Ortis sono indirizzate ad un amico, Lorenzo Alderani, che, dopo il suicidio di Jacopo, le avrebbe date alla stampa corredandole con una presentazione e con la rispettiva conclusione. Alcune sono indirizzate a Teresa e ad altri. Si tratta anche di un romanzo autobiografico, poiché si ispira alla doppia delusione (politica e amorosa) avuta da Foscolo, da una parte, per l’amore impossibile per Isabella Roncioni che non riuscì a sposare, e dall’altra parte, per la patria, riferendosi al Trattato di Campoformio dove Napoleone decide di cedere all’Austria parte del territorio (Si potrebbe quasi dire che alla “morte” della patria nell’incipit, corrisponda il vagheggiamento della morte dell’eroe, quasi a instaurare un rapporto tra Jacopo e patria). È una finzione narrativa perché si utilizzano dei personaggi che rispecchiano l’interiorità dell’autore.

Trama: dopo che Venezia è stata ceduta da Napoleone all’Austria, Jacopo Ortis si rifugia, deluso, presso i colli Euganei, dove incontra Teresa e se ne innamora; ma il padre di lei l’ha già promessa al ricco Odoardo. Quindi il giovane amareggiato per l’infelice amore e braccato dalla polizia si spinge in diverse città d’Italia, dapprima a Firenze, dove visita i sepolcri di Santa Croce, a Milano, dove incontra il Parini e a Ravenna, dove s’inchina di fronte alla tomba di Dante; disperato torna nel Veneto: rivede Teresa ormai sposa, saluta la madre e si uccide.

Nell’Ortis dunque è venuta meno ogni fiducia positiva nei valori civili e nella storia e l’ideologia illuministica è mostrata in crisi. Tutto ciò autorizza una lettera dell’Ortis in chiave preromantica. Il romanzo contiene solo le lettere di Jacopo e non quelle di risposta dello stesso Lorenzo, come fece Alfieri, perché in questo modo il lettore trae più esempio e conforto dalle sole riflessioni e stati d’animo del poeta.

Di fronte alla delusione politica, Jacopo cerca conforto nella letteratura e più espressamente nella lettura delle biografie plutarchiane, che tanto avevano affascinato anche Alfieri.

L’amore: La lettera in cui ci viene presentata Teresa, si può suddividere in due parti: la prima presenta il ritratto della ragazza nel suo ambiente familiare; l’altra la tempesta interiore che la “bellezza” può procurare in un animo romanticamente passionale come quello di Jacopo. È come se il Foscolo voglia già sottolineare il dualismo che gli rode l’anima: da una parte un ritratto dolce, scandito da gesti “leggiadri” (il disegno, la sorellina che le corre in grembo, il padre che le osserva con amore) dall’altra il fato quasi a prefigurare già un destino di morte. In un’altra lettera, infatti, ci viene presentato Odoardo, il promesso sposo di Teresa, che, pur avendo le piccole qualità “borghesi”, manca proprio di passionalità. Appare al protagonista come freddo, incapace di vero amore, dilettante nei giudizi letterari; insomma un vero e proprio alter-ego del protagonista.

Il tema della morte è fondamentale perché secondo il poeta è l’unica certezza in questa situazione precaria, visto che dopo il trattato è rimasto senza patria (Venezia non è più libera) e quindi l’unica possibilità è quella di morire.

Lettera da Ventimiglia: è questo uno dei passi più importanti dell’intero romanzo. Inizialmente rappresenta la natura come se fosse ostile all’uomo. Il discorso affronta poi i temi politici. Si propone subito l'immagine della schiavitù dell'Italia, oppressa dal dominio dell'Austria e della Francia napoleonica. Ne nasce in Jacopo uno slancio eroico di rivolta, bloccato però dalla consapevolezza che l'azione di un uomo solo è impotente a mutare le cose. Si affaccia allora il ricordo della libertà e delle glorie passate dell'Italia, ma esse agli occhi del giovane fanno risaltare ancor maggiormente la presente abiezione: la memoria di un grande passato non basta a risvegliare gli italiani dal loro letargo, ma è solo fonte di vano orgoglio. Non si prospetta pertanto alcuna possibilità di riscatto futuro: anzi, forse la condizione del paese peggiorerà e gli italiani diverranno come gli schiavi degli antichi o come gli africani venduti al pari di una merce. Visto che gli uomini non trovano più conforto nella loro patria visto che non esiste più, la religione viene utilizzata come uno strumento da parte del potere per comandare i popoli. Dice poi che l’uomo che possiede la vera virtù è quello che non persegue il potere, ma, con dolore cerca conforto nella poesia

La produzione poetica:

Le Odi guardano alla tradizione più recente, soprattutto al neoclassicismo di Giuseppe Parini. Al centro delle odi ci sono le figure femminili, la bellezza diventa un valore assoluto e le fragilità proprie della condizione umana vengono proiettate in una dimensione mitica. La donna è avvicinata ai modelli delle divinità greche.

Sono due:

"A Luigia Pallavicini caduta da cavallo" si racconta di un incidente accaduto alla contessa, che, sbalzata dal cavallo, aveva riportato ferite nel volto; il poeta augura alla donna di poter ritornare alla bellezza che la renderà simile a una dea;

“All’amica risanata” è dedicata ad Antonietta Fagnani Arese, una delle amanti di Foscolo. La celebrazione della bellezza diventa anche esaltazione della poesia, sentita come consolatrice ed eternatrice dei valori più alti.

I sonetti sono 12: 8 sono detti minori e 4 maggiori.

Gli 8 minori sono composizioni in cui prevale l’ego tormentato del poeta, con uno stile rivolto a sé, con espressioni tipicamente alferiane. Se quelli cosiddetti minori rappresentano un po’ la versione poetica del romanzo, in cui l’autobiografismo non riesce a diventare valore universale, questo non succede nei sonetti maggiori: Alla Musa, In morte del fratello Giovanni, A Zacinto, Alla sera che riescono a presentare in nota dolente la meditazione sulla sorte dell’uomo. Sono universali perché vengono scritti in lingua classica.



Sul piano formale, Foscolo rispetta la struttura classica, ma la rinnova dall’interno usando arditi enjambements e rompendo la corrispondenza tra periodo e strofa per esprimere una forte tensione emotiva.

  • Alla sera

Egli sviluppa il tema dell’oscurità legato allo scorrere del tempo e quindi della morte. Quindi la sera viene vista come l’immagine della morte. Foscolo invoca la sera sia quando giunge mentre c’è bel tempo, sia che porti nuvoloni in una giornata d’inverno. Con questo ci vuole dire che è da lui sempre invocata, la chiama in ogni momento. Con il tempo se ne vanno le preoccupazioni e le sofferenze per cui nel momento in cui la sera scende, il suo animo riposa, un animo che urla dall’interno del suo corpo, definito “spirito guerriero”. L’unico momento di pausa è la morte. Definita “nulla eterno”, vuoto. Descrivendosi come un eroe romantico che lotta contro il periodo storico in sui si trova, egli attende solo la morte per stare senza pensieri.

  • A Zacinto

In questo componimento viene celebrato l'isola greca di Zacinto (Zante), luogo di nascita di Foscolo, che fu costretto ad abbandonare. Il poeta tuttavia non celebra soltanto la sua patria, ma anche la Grecia classica, attraverso figure mitiche che incarnano i valori della classicità e di Foscolo: Venere, simbolo della bellezza, Omero, poeta come Foscolo e infine Ulisse, che come il poeta fu costretto all'esilio. Il sonetto si chiude con la previsione della morte di Foscolo lontana da Zacinto. Il fato, infatti, "prescrisse" questa "illacrimata sepoltura" (non potrà morire nella sua terra d’origine, quindi la sua tomba sarà illacrimata perché non ci saranno persone che piangeranno per lui perché è lontano la Zacinto).

Foscolo fa dei parallelismi:

  • L’isola greca e Venere appaiono ambedue come proiezioni “materne” e culturali. Venere, rendendo rigogliosa l’isola, ne ha permesso la lingua e la cultura;

  • Omero è il poeta che ha cantato, nell’Odissea, l’esilio di Ulisse; Foscolo è colui che canta il suo esilio;

  • Ulisse fa ritorno ad Itaca; Foscolo è colui che profetizza il suo seppellimento fuori dalla terra d’origine e quindi senza lacrime.

Il “né più mai” dell’incipit del sonetto sottolinea l’impossibilità, invece le rime terminanti in acque alludono all’elemento dell’acqua che è un elemento di continuità, da cui nasce la bellezza, a cui faranno riferimenti le figure d’Omero e Ulisse che proprio sul mare ambienta parte della sua Odissea. Nell’ “amica risanata” l’elemento centrale è l’aria.

  • In morte del fratello Giovanni

Composto in memoria del fratello Giovanni, che si uccise con una pugnalata (secondo alcune fonti, a causa di un debito di gioco, secondo altre per un’accusa di furto). Anche stavolta il poeta si avvale dei temi della cultura classica. Compaiono riferimenti ad alcuni celebri versi che il poeta Catullo scrisse per commemorare la morte del proprio fratello. È chiaro il riferimento al carme 101 del Liber catulliano, dove Foscolo fa il rovesciamento della “mutam cinerem” al femminile (è maschile e viene tradotta in femminile) per Catullo in “muto cenere”.

Si ha poesia eternatrice: il dolore catulliano si riflette nel dolore foscoliano che attraverso un diverso codice linguistico, ma con l’utilizzo di traduzioni lessicali può esprimere lo stesso concetto rendendolo eterno. Diversamente da Catullo non poté però piangere sulla sua tomba perché è in esilio. (sonetto autobiografico). Tornano in questo sonetto i temi della tomba illacrimata, della morte, della madre, della patria.

Foscolo fece una vera e propria rivoluzione del sonetto e per questo dopo di lui nessun altro riuscì a raggiungere la sua perfezione.

Il carme Dei sepolcri:

Nasce in seguito ad un decreto napoleonico che vietava il seppellimento entro le mura cittadine. (per ragioni igieniche) nega il nome. È costituito da 295 endecasillabi sciolti, suddivisi in quattro parti:

  • La prima parte, che comprende i versi da 1 a 90, si apre con due domande retoriche (il seppellimento può consolare la morte) e affronta il tema dell’utilità della tomba (che assume ruolo di simbolo di valore affettivo) e dei riti funebri. La tomba, da un punto di vista materialistico e laico, non può essere una consolazione per la morte. Ma l’attenzione si concentra sul tema della tomba e della corrispondenza tra vivi e morti: presso la tomba del defunto i vivi possono trovare conforto e memoria dei propri cari.

  • La seconda parte, che comprende i versi da 91 a 150, è dedicata ad un’analisi di tutte le concezioni della morte nel corso del tempo; si analizza anche il modello di sepoltura e le superstizioni.

  • La terza parte, che comprende i versi dal numero 151 al 212, indaga, grazie al ricordo delle tombe di grandi personaggi del passato, sul significato pubblico della morte. Si osserva il valore della tomba che ispira il buon esempio e trasmette gli ideali più giusti.

  • La quarta parte, che comprende i versi dal 213 al 295, si sofferma sul valore morale della morte, che ci rende tutti uguali. In questi versi ritroviamo il concetto di poesia eternatrice: l’unica cosa che sopravvive all’usura del tempo e alla morte stessa. Il poeta si appella alle muse perché la poesia, proprio come la tomba, preserva il ricordo delle persone. Ma in eterno.

Le convinzioni materialistiche sono sempre presenti nell’opera dunque, perché la morte non è altro che disfacimento totale.

Milano colpevole di non aver dato una bella sepoltura a parini.

Le Grazie: è un’opera neoclassica incompiuta composta da tre inni che Foscolo dedicò a Canova.

  • Il primo inno è dedicato a Venere, si canta la bellezza del creato.

  • Il secondo inno è dedicato a Vesta, la custode del fuoco che conserva le tradizioni familiari.

  • Il terzo inno è dedicato a Pallade e si incentra sul compito della cultura.

Senso civile della realtà- parini

Concetto di poesia civile



Omera che abbraccia le tombe greche – gesto

Continuità tra terzine e quartine
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