Quale formazione storica nella scuola secondaria superiore? Maurizio Gusso


Alcune ricorrenze europee o promosse dall’Europa


Download 446 b.
bet2/7
Sana16.06.2017
Hajmi446 b.
#9164
1   2   3   4   5   6   7

2.1.5 Alcune ricorrenze europee o promosse dall’Europa



2.1.1 La ‘strategia di Lisbona’

  • La ‘strategia di Lisbona’ (o ‘agenda di Lisbona’ o ‘processo di Lisbona’) prende il nome

  • dal programma di riforme (rivolte a rendere l’economia dell’Unione Europea la più com-

  • petitiva al mondo e a raggiungere la piena occupazione attorno al 2020)) approvato dai

  • Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea nella riunione straordinaria del Consiglio

  • europeo, svoltasi a Lisbona nel marzo 2000. Fra le priorità, quelle della conoscenza,

  • della ricerca, dell’innovazione, della riforma del Welfare State, dell’inclusione sociale,

  • della riqualificazione del lavoro, del coordinamento europeo delle politiche dell’istruzione,

  • dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, delle pari opportunità, della lotta contro

  • xenofobia e razzismo.

  • Il processo di attuazione di tale programma è stato ostacolato e rallentato da vari fattori

  • (resistenze e ritardi nazionali, accresciuta concorrenza internazionale, crisi economica

  • mondiale ecc.), ma è stato rilanciato, seppur con obiettivi in parte ridimensionati, nel

  • 2004-2005, e dal Trattato di Lisbona del dicembre 2007.

  • Le sue priorità sono ancora valide, sebbene alcuni aspetti restino da approfondire.

  • Cfr. Ian Davies, L’educazione e la cittadinanza europea. Un progetto educativo per la

  • strategia di Lisbona, in Paolo Bernardi – Saura Rabuiti (a c. di), Le scienze sociali per la

  • cittadinanza europea. Storia – Geografia – Educazione al patrimonio, “I Quaderni di Clio

  • ’92”, 2009, n.9, pp.9-33.



2.1.2 Le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente (I)

  • Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio

  • del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per

  • l’apprendimento permanente: 8 competenze chiave:

  • 1. comunicazione nella madrelingua;

  • 2. comunicazione nelle lingue straniere;

  • 3. competenza matematica e competenze di base in

  • scienza e tecnologia;

  • 4. competenza digitale;

  • 5. imparare a imparare;

  • 6. competenze sociali e civiche;

  • 7. spirito di iniziativa e imprenditorialità;

  • 8. consapevolezza ed espressione culturale.



2.1.2 Le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente (II)

  • Osservazioni critiche: sono competenze eterogenee:

  • a) solo la competenza n. 5 (“imparare a imparare”) è effet-

  • tivamente trasversale rispetto a tutte le discipline;

  • b) le altre competenze rappresentano la proiezione trasver-

  • sale di competenze proprie di singole discipline o aree di-

  • sciplinari: linguistiche (nn.1-2), matematiche (n.3), scientifi-

  • che (n.3), tecnologico-digitali (nn.3-4), sociali e civico-giu-

  • ridiche (n.6), economiche (n.7) e artistico-culturali (n.8).

  • Mancano, però, completamente competenze spaziali (o

  • geografiche) e temporali (o storiche).



2.1.3 Programmi e siti europei di Educazione alla cittadinanza

  • A) Sul 2005 Anno europeo della cittadinanza attraverso l'e-

  • ducazione cfr. il sito tematico in italiano

  • www.coe.int/T/I/Com/Dossier/Tematiche/Cittadinanza-

  • educazione del sito www.coe.int del Consiglio d’Europa.

  • B) Cfr. i siti tematici del Consiglio d’Europa

  • - Education for Democratic Citizenship and Human Rights

  • (in inglese)

  • www.coe.int/t/dg4/education/edc/default_EN.asp?;

  • - Éducation à la Citoyenneté Démocratique at aux Droits de

  • l’Homme (in francese)

  • www.coe.int/t/dg4/education/edc/default_FR.asp?.



2.1.4 Le raccomandazioni del Con- siglio d’Europa a proposito di Storia

  • A) Consiglio d’Europa, Recommendation 1283 (1996) on

  • history and the learning of history in Europe:

  • www.coe.int/t/dg4/education/historyteaching/Source/Result

  • s/AdoptedTexts/Rec1283_en.pdf.

  • B) Consiglio d’Europa, Recommendation Rec(2001)15 on

  • history teaching in twenty-first-century Europe:

  • www.coe.int/t/dg4/education/historyteaching/Source/Result

  • s/AdoptedTexts/Rec(2001)15_en.pdf.

  • Cfr. V.Micocci, L’insegnamento della storia nei programmi

  • del Consiglio d’Europa, “Società e storia”, 2004, n.103, pp.

  • 127-136.



2.1.5 Alcune ricorrenze europee o promosse dall’Europa

  • A) Il Giorno europeo o Festa dell’Europa (9 maggio).

  • B) Altre ricorrenze: es.:

  • - la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfo-

  • bia (17 maggio), ricorrenza internazionale promossa dal-

  • l’Europa;

  • - la Giornata europea delle lingue (26 settembre).

  • A parte vanno considerati gli “Anni Europei” (per esempio:

  • il 2005 Anno europeo della cittadinanza attraverso l'educa-

  • zione: cfr. il sito tematico del Consiglio d’Europa

  • www.coe.int/T/I/Com/Dossier/Tematiche/Cittadinanza-

  • Educazione).



2.2 La normativa italiana

  • 2.2.1 Mancanza di una normativa organica,

  • coesa e unitaria

  • 2.2.2 La ‘riforma Fioroni’

  • 2.2.3 La ‘riforma Gelmini’

  • 2.2.4 Un problema ineludibile: contempora-

  • neità e curricolo di Storia

  • 2.2.5 Il ‘Calendario civile scolastico’



2.2.1 Mancanza di una normativa organica, coesa e unitaria

  • La normativa vigente è la risultante eterogenea di scelte le-

  • gislative e normative di ispirazioni pedagogiche e politico-

  • scolastiche contrastanti:

  • a) la ‘riforma Moratti’, contrapposta al precedente tentativo

  • più organico di ‘riordino dei cicli Berlinguer/De Mauro’;

  • b) la ‘riforma Fioroni’;

  • c) la ‘riforma Gelmini’ (di fatto ‘riforma Gelmini-Tremonti’).

  • Manca, perciò, una normativa organica, coesa e unitaria

  • (anche nel senso della coerenza del curricolo ‘verticale’).



2.2.2 La ‘riforma Fioroni’

  • 2.2.2.1 Le 8 competenze chiave

  • di cittadinanza previste alla fine

  • del nuovo biennio obbligatorio

  • 2.2.2.2 Pregi e limiti della ‘rifor-

  • ma Fioroni’



2.2.2.1 8 competenze chiave di cittadinanza previste a fine biennio

  • DM 22.8.2007 (Ministero Fioroni): 8 “competenze chiave di cittadinanza da ac-

  • quisire al termine dell’istruzione obbligatoria”:

  • 1. imparare ad imparare;

  • 2. progettare;

  • 3. comunicare;

  • 4. collaborare e partecipare;

  • 5. agire in modo autonomo e responsabile;

  • 6. risolvere problemi;

  • 7. individuare collegamenti e relazioni;

  • 8. acquisire ed interpretare l’informazione;

  • da declinare in 4 “assi culturali”:

  • dei linguaggi;

  • matematico;

  • scientifico-tecnologico;

  • storico-sociale.



2.2.2.2 Pregi e limiti della ‘riforma Fioroni’

  • 2.2.2.2.1 Pregi e limiti del tentativo (DM 22.8.2007) di rein-

  • terpretare criticamente le otto “competenze chiave per l’ap-

  • prendimento permanente” europee, trasformandole in otto

  • “competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine

  • dell’istruzione obbligatoria”, da applicare a quattro “Assi

  • culturali”, fra cui quello “storico-sociale”.

  • 2.2.2.2.2 Pregi e limiti delle Indicazioni per il curricolo per

  • la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione alle-

  • gate al DM 31.7.2007.



2.2.2.2.1 Pregi e limiti delle 8 com-petenze chiave di cittadinanza (I)

  • A) Pregi: tutte e 8 le competenze sono effettivamente tra-

  • sversali e vanno applicate ai 4 “Assi culturali”, fra cui quello

  • storico-sociale.

  • B) Limiti: le 3 competenze specifiche dell’asse storico-so-

  • ciale non sono competenze ‘sistemiche’ fondative dell’asse

  • ed epistemicamente e formativamente aggiornate, ma una

  • sommatoria di ‘macrocompetenze’ (una geostorica, generi-

  • ca, troppo aggregata e scritta male; una civico-giuridica; u-

  • na economica, piuttosto riduttiva); non è chiaro il loro nesso

  • con le 8 competenze trasversali; chi le ha scritte non ha te-

  • nuto conto della ricerca didattica nell’area geo-storico-so-

  • ciale.



2.2.2.2.1 Pregi e limiti delle 8 com-petenze chiave di cittadinanza (II)

  • Competenze specifiche dell’asse storico-so-

  • ciale (nuovo biennio obbligatorio):

  • I) “Comprendere il cambiamento e la diversi-

  • tà dei tempi storici in una dimensione diacro-

  • nica attraverso il confronto fra epoche e in u-

  • na dimensione sincronica attraverso il con-

  • fronto fra aree geografiche e culturali”.



2.2.2.2.1 Pregi e limiti delle 8 com-petenze chiave di cittadinanza (III)

  • II) “Collocare l’esperienza personale in un si-

  • stema di regole fondato sul reciproco ricono-

  • scimento dei diritti garantiti dalla Costituzio-

  • ne, a tutela della persona, della collettività e

  • dell’ambiente”.



2.2.2.2.1 Pregi e limiti delle 8 com-petenze chiave di cittadinanza (IV)

  • III) “Riconoscere le caratteristiche essenziali

  • del sistema socio economico per orientarsi

  • nel tessuto produttivo del proprio territorio”.



2.2.2.2.1 Pregi e limiti delle 8 com-petenze chiave di cittadinanza (V)

  • Le cose migliorano parzialmente se passia-

  • mo da queste tre ‘macrocompetenze’ alle lo-

  • ro declinazioni in conoscenze e abilità.

  • Tuttavia, per esempio, manca qualsiasi ac-

  • cenno al ruolo dei soggetti (individui, gruppi

  • sociali primari e secondari, generi, movi-

  • menti, istituzioni, forze/oggettivazioni stori-

  • co-sociali) nei processi storici.



2.2.2.2.2 Pregi e limiti delle Indicazioni per il primo ciclo

  • A) Pregi: sono state scritte in modo unitario da sot-

  • tocommissioni formate da esperti di didattica della

  • Storia e della Geografia, che hanno tenuto conto

  • delle ricerche didattiche disciplinari integrandole.

  • B) Limiti: non sono state adeguatamente supporta-

  • te da un piano di formazione dei docenti, né prese

  • in debita considerazione dagli estensori delle Indi-

  • cazioni per il secondo ciclo.



2.2.3 La ‘riforma Gelmini’

  • 2.2.3.1 Limiti nel metodo

  • 2.2.3.2 Limiti nel merito

  • (comuni in larga parte alla ‘riforma Moratti’ e alla

  • ‘riforma Gelmini’ e molto più vistosi di quelli delle

  • ‘riforme’ Berlinguer-De Mauro e Fioroni)

  • 2.2.3.3 Storia nel riordino degli istituti professionali

  • 2.2.3.4 Storia nel riordino degli istituti tecnici

  • 2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei

  • 2.2.3.6 “Cittadinanza e Costituzione”



2.2.3.1 Limiti nel metodo

  • A) Mancato coinvolgimento delle forze sociali e

  • professionali (es.: associazioni disciplinari della

  • scuola) nella formulazione dei Regolamenti e delle

  • Indicazioni nazionali per gli obiettivi specifici di ap-

  • prendimento.

  • B) ‘Riforma’ imposta a Parlamento, Paese e case

  • editrici senza rispetto dei tempi di formalizzazione

  • e di attuazione.



2.2.3.2 Limiti nel merito

  • A) Limiti di carattere generale: es.:

  • - riduzione dei finanziamenti alla scuola pubblica;

  • - svuotamento del nuovo obbligo di istruzione, spendibile anche nell’istruzione

  • e formazione professionale regionale e nell’apprendistato;

  • - maggiore arretratezza delle scelte per i Licei (scarso rilievo dato ad abilità,

  • competenze e laboratori) rispetto a quelle per gli Istituti tecnici e professionali.

  • B) Limiti riguardanti specificamente Storia e Geografia: es.:

  • - Geografia è prevista nell’area di istruzione generale solo nei bienni dei Licei;

  • - riduzione dell’orario di Storia e Geografia nei bienni dei Licei;

  • - Storia nel nuovo biennio obbligatorio termina con l’Alto Medio Evo, anziché

  • con l’età contemporanea, anche negli Istituti professionali e nei corsi serali (ex

  • Progetto Sirio), in cui prima era previsto un insegnamento di storia contempora-

  • nea.



2.2.3.3 Storia nel riordino degli istituti professionali

  • 2.2.3.3.1 Il biennio iniziale

  • 2.2.3.3.2 Il secondo biennio e l’ultimo anno



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (I)

  • La scheda Disciplina: STORIA dell’Allegato A (Declinazione dei risultati di apprendimento

  • in conoscenze e abilità per il primo biennio) delle Linee guida per il passaggio al nuovo

  • ordinamento degli Istituti professionali (d.p.R. 15 marzo 2010, n.87, articolo 8, comma 6)

  • inizia così: “Il docente di ‘Storia’ concorre a far conseguire allo studente, al termine del

  • percorso quinquennale di istruzione professionale […], risultati di apprendimento che lo

  • mettono in grado di: valutare fatti ed orientare i propri comportamenti in base ad un siste-

  • ma di valori coerenti con i principi della Costituzione e con le carte internazionali dei diritti

  • umani; correlare la conoscenza storica generale agli sviluppi delle scienze, delle tecnolo-

  • gie e delle tecniche negli specifici campi professionali di riferimento; utilizzare gli stru-

  • menti culturali e metodologici per porsi con atteggiamento razionale, critico e responsabi-

  • le di fronte alla realtà, ai suoi fenomeni, ai suoi problemi anche ai fini dell’apprendimento

  • permanente; riconoscere gli aspetti geografici, ecologici, territoriali dell’ambiente naturale

  • ed antropico, le connessioni con le strutture demografiche, economiche, sociali, culturali

  • e le trasformazioni intervenute nel corso del tempo; partecipare attivamente alla vita so-

  • ciale e culturale a livello locale, nazionale e comunitario”.



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (II)

  • “Ai fini del raggiungimento dei risultati di apprendimento sopra riportati in esito al percor-

  • so quinquennale, nel primo biennio il docente persegue, nella propria azione didattica ed

  • educativa, l’obiettivo prioritario di far acquisire allo studente le competenze di base attese

  • a conclusione dell’obbligo di istruzione, di seguito richiamate:

  • comprendere il cambiamento e la diversità dei tempi storici in una dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una dimensione sincronica attraverso il confronto fra aree geografiche e culturali

  • collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente.

  • […] Le scelte didattiche effettuate dal docente, in funzione dei risultati di apprendimento

  • da conseguire al termine del percorso quinquennale, sopra descritti, e con riferimento al-

  • le predette competenze di base, sono orientate a mettere in grado lo studente, a conclu-

  • sione del primo biennio di istruzione professionale, di attribuire significato alle principali

  • componenti storiche della contemporaneità confrontando aspetti e processi presenti con

  • quelli del passato, di cogliere la componente storica dei problemi ecologici del pianeta, di

  • istituire connessioni tra i processi di sviluppo della scienza, della tecnica e della tecnolo-

  • gia, di comprendere la rilevanza storica delle attuali dinamiche della mobilità e della diffu-

  • sione di informazioni, culture, persone”.



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (III)

  • Gli approfondimenti dei nuclei tematici nel primo biennio sono indivi-

  • duati e selezionati dal docente tenendo conto della effettiva loro essen-

  • zialità e significatività ai fini della composizione organica di esaustivi e

  • coerenti quadri di civiltà e della concomitante necessità di valorizzare

  • gli stili cognitivi degli studenti.

  • In funzione di ciò, il docente di “Storia”, in rapporto agli autonomi orien-

  • tamenti del Collegio dei Docenti e sempre nell’ambito della programma-

  • zione collegiale del Consiglio di classe, valuta l’opportunità di adottare

  • strategie didattiche flessibili in cui specifiche aggregazioni tematiche

  • sono sviluppate dagli studenti in modo che ciascuna di esse rechi un

  • proprio autonomo apporto alla conoscenza degli aspetti generali della

  • disciplina”.



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (IV)

  • L’adozione di strategie didattiche flessibili sostiene, altresì, con le modalità pri-

  • ma richiamate, l’attività collegiale di progettazione nel caso di percorsi triennali

  • che comportano diversa periodizzazione della Storia. In tali percorsi l’articola-

  • zione quinquennale dell’impianto diacronico di “Storia” può essere riconsiderata

  • in base a una maggiore accentuazione della dimensione della contemporaneità

  • quale campo di conoscenza privilegiato nel rapporto presente – passato – pre-

  • sente, essenziale alla prospettiva di apprendimento permanente per i giovani.

  • Nei casi di cui sopra, fermo restando, in linea generale, il riferimento ai risultati

  • di apprendimento descritti in termine di competenze al termine del quinquennio,

  • opportunamente graduati in rapporto all’età degli studenti, alle loro attitudini ed

  • ai loro stili cognitivi, l’enfasi è posta su conoscenze ed abilità funzionali al con-

  • seguimento delle competenze descritte per l’Asse storico-sociale dell’obbligo di

  • istruzione”.



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (V)

  • Conoscenze Abilità

  • La diffusione della specie umana sul piane- Collocare gli eventi storici affrontati nella

  • ta, le diverse tipologie di civiltà e le periodiz- giusta successione cronologica e nelle aree

  • zazioni fondamentali della storia mondiale. geografiche di riferimento.

  • Le civiltà antiche e alto-medievali, con rife- Discutere e confrontare diverse interpreta-

  • rimenti a coeve civiltà diverse da quelle oc- zioni di fatti o fenomeni storici, sociali ed e-

  • cidentali. Approfondimenti esemplificativi conomici anche in riferimento alla realtà

  • relativi alle civiltà dell’Antico vicino Oriente; contemporanea.

  • la civiltà giudaica; la civiltà greca; la civiltà Utilizzare semplici strumenti della ricerca

  • romana; l’avvento del Cristianesimo; l’Eu- storica a partire dalle fonti e dai documenti

  • ropa romano barbarica; società ed econo- accessibili agli studenti con riferimento al

  • mia nell’Europa alto-medievale; la nascita e periodo e alle tematiche studiate nel primo

  • la diffusione dell’Islam; Imperi e regni nel- biennio.

  • l’alto medioevo; il particolarismo signorile e Sintetizzare e schematizzare un testo e-

  • feudale. spositivo di natura storica.



2.2.3.3.1 Il biennio iniziale (VI)

  • Conoscenze Abilità

  • Elementi di storia economica e sociale, delle Riconoscere le origini storiche delle princi-

  • tecniche e del lavoro, con riferimento al pe- pali istituzioni politiche, economiche e reli-

  • riodo studiato nel primo biennio e che hanno giose nel mondo attuale e le loro intercon-

  • coinvolto il territorio di appartenenza. nessioni.

  • Lessico di base della storiografia. Analizzare il ruolo dei diversi soggetti pub-

  • Origine ed evoluzione storica dei principi e blici e privati nel promuovere e orientare lo

  • dei valori fondativi della Costituzione italiana sviluppo economico e sociale, anche alla

  • luce della Costituzione italiana.

  • Nota: Conoscenze, Abilità e “competenze di base attese a conclusione dell’obbligo di i-

  • struzione” (che coincidono con le prime due competenze specifiche dell’asse storico-so-

  • ciale del nuovo biennio obbligatorio, previste dal DM 22.8.2007: cfr. il punto 2.2.2.2.1) so-

  • no le stesse per gli Istituti professionali e per gli Istituti tecnici.



2.2.3.3.2 Il secondo biennio e l’ultimo anno

  • Direttiva ministeriale n. 5 del 16 gennaio

  • 2012 in materia di Linee Guida per il secon-

  • do biennio e il quinto anno per i percorsi de-

  • gli Istituti professionali, scaricabile da

  • www.storieinrete.org/storie_wp/?p=6580, ma

  • non ancora dai siti ministeriali



2.2.3.4 Storia nel riordino degli istituti tecnici

  • 2.2.3.4.1 Il biennio iniziale

  • 2.2.3.4.2 Il secondo biennio e l’ultimo anno



2.2.3.4.1 Il biennio iniziale (I)

  • La scheda Disciplina: STORIA dell’Allegato A (Declinazione dei risultati di apprendimento

  • in conoscenze e abilità per il primo biennio) delle Linee guida per il passaggio al nuovo

  • ordinamento degli Istituti tecnici (d.p.R. 15 marzo 2010, articolo 8, comma 3) inizia così:

  • “Il docente di ‘Storia’ concorre a far conseguire allo studente, al termine del percorso

  • quinquennale, risultati di apprendimento che lo mettono in grado di: collocare le scoperte

  • scientifiche e le innovazioni tecnologiche in una dimensione storico-culturale ed etica,

  • nella consapevolezza della storicità del sapere; analizzare criticamente il contributo ap-

  • portato dalla scienza e dalla tecnologia allo sviluppo dei saperi e dei valori, al cambia-

  • mento delle condizioni di vita e dei modi di fruizione culturale; riconoscere l’interdipen-

  • denza tra fenomeni economici, sociali, istituzionali, culturali e la loro dimensione locale /

  • globale; stabilire collegamenti tra le tradizioni culturali locali, nazionali ed internazionali

  • sia in una prospettiva interculturale sia ai fini della mobilità di studio e di lavoro; essere

  • consapevole del valore sociale della propria attività, partecipando attivamente alla vita ci-

  • vile e culturale a livello locale, nazionale e comunitario; valutare fatti ed orientare i propri

  • comportamenti in base ad un sistema di valori coerenti con i principi della Costituzione e

  • con le carte internazionali dei diritti umani; riconoscere gli aspetti geografici, ecologici,

  • territoriali dell’ambiente naturale ed antropico, le connessioni con le strutture demografi-

  • che, economiche, sociali, culturali e le trasformazioni intervenute nel corso del tempo.



2.2.3.4.1 Il biennio iniziale (II)

  • “Ai fini del raggiungimento dei risultati di apprendimento sopra riportati in esito al percor-

  • so quinquennale, nel primo biennio il docente persegue, nella propria azione didattica ed

  • educativa, l’obiettivo prioritario di far acquisire allo studente le competenze di base attese

  • a conclusione dell’obbligo di istruzione, di seguito richiamate:

  • comprendere il cambiamento e la diversità dei tempi storici in una dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una dimensione sincronica attraverso il confronto fra aree geografiche e culturali.

  • collocare l’esperienza personale in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente.

  • […] Le scelte didattiche effettuate dal docente, in funzione dei risultati di apprendimento

  • da conseguire al termine del percorso quinquennale sopra descritti e con riferimento alle

  • predette competenze di base, sono orientate a mettere in grado lo studente, a conclusio-

  • ne del primo biennio di istruzione tecnica, di attribuire significato alle principali componen-

  • ti storiche della contemporaneità confrontando aspetti e processi presenti con quelli del

  • passato, di cogliere la componente storica dei problemi ecologici del pianeta, di istituire

  • connessioni tra i processi di sviluppo della scienza, della tecnica e della tecnologia, di

  • comprendere la rilevanza storica delle attuali dinamiche della mobilità e della diffusione di

  • informazioni, culture, persone”.



2.2.3.4.1 Il biennio iniziale (III)

  • La strutturazione quinquennale dell’impian-

  • to diacronico di Storia, peraltro, può essere

  • contemperata, nel primo biennio, con l’esi-

  • genza di conferire maggiore accentuazione

  • alla dimensione della contemporaneità per

  • approfondire il rapporto presente-passato-

  • presente, anche in una prospettiva di ap-

  • prendimento permanente”.



2.2.3.4.2 Il secondo biennio e l’ultimo anno

  • Direttiva ministeriale n. 4 del 16 gennaio

  • 2012 in materia di Linee Guida per il secon-

  • do biennio e il quinto anno per i percorsi de-

  • gli Istituti tecnici, scaricabile da

  • www.storieinrete.org/storie_wp/?p=6580, ma

  • non ancora dai siti ministeriali



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (I)

  • La sottovoce Storia delle Linee generali e competenze della voce Storia e Geografia del-

  • le Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento in relazione alle

  • attività e agli insegnamenti compresi nel piano degli studi previsto per il liceo artistico (vo-

  • ce identica a quella delle Indicazioni di ogni altro tipo di liceo), pubblicate nell’Allegato B

  • dello Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifi-

  • ci di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli stu-

  • di previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente

  • della Repubblica 15 marzo 2010, n.89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del mede-

  • simo regolamento”, così recita:

  • “Al termine del percorso liceale lo studente conosce i principali eventi e le trasformazioni

  • di lungo periodo della storia dell’Europa e dell’Italia, dall’antichità ai giorni nostri, nel qua-

  • dro della storia globale del mondo, usa in maniera appropriata il lessico e le categorie in-

  • terpretative proprie della disciplina; sa leggere e valutare le diverse fonti; guarda alla sto-

  • ria come a una dimensione significativa per comprendere, attraverso la discussione criti-

  • ca e il confronto fra una varietà di prospettive e interpretazioni, le radici del presente”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (II)

  • “Il punto di partenza sarà la sottolineatura della dimensione temporale

  • di ogni evento e la capacità di collocarlo nella giusta successione cro-

  • nologica, in quanto insegnare storia è proporre lo svolgimento di eventi

  • correlati fra loro secondo il tempo. D’altro canto non va trascurata la se-

  • conda dimensione della storia, cioè lo spazio. La storia comporta infatti

  • una dimensione geografica; e la geografia umana, a sua volta, necessi-

  • ta di coordinate temporali. Le due dimensioni spazio-temporali devono

  • far parte integrante dell’apprendimento della disciplina.

  • Avvalendosi del lessico di base della disciplina, lo studente rielabora ed

  • espone i temi trattati in modo articolato e attento alle loro relazioni, co-

  • glie gli elementi di affinità-continuità e diversità-discontinuità fra civiltà

  • diverse, si orienta sui concetti generali relativi alle istituzioni statali, ai

  • sistemi politici e giuridici, ai tipi di società, alla produzione artistica e

  • culturale”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (III)

  • “A tal proposito uno spazio adeguato dovrà essere riservato al tema della cittadinanza e

  • della Costituzione repubblicana, in modo che, al termine del quinquennio liceale, lo stu-

  • dente conosca bene i fondamenti del nostro ordinamento costituzionale, quali esplicita-

  • zioni valoriali delle esperienze storicamente rilevanti del nostro popolo, anche in rapporto

  • e confronto con altri documenti fondamentali (solo per citare qualche esempio, dalla Ma-

  • gna Charta Libertatum alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, dalla

  • Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino alla Dichiarazione universale dei diritti u-

  • mani), maturando altresì, anche in relazione con le attività svolte dalle istituzioni scola-

  • stiche, le necessarie competenze per una vita civile attiva e responsabile.

  • È utile ed auspicabile rivolgere l’attenzione alle civiltà diverse da quella occidentale per

  • tutto l’arco del percorso, dedicando opportuno spazio, per fare qualche esempio, alla ci-

  • viltà indiana al tempo delle conquiste di Alessandro Magno; alla civiltà cinese al tempo

  • dell’impero romano; alle culture americane precolombiane; ai paesi extraeuropei conqui-

  • stati dal colonialismo europeo tra Sette e Ottocento, per arrivare alla conoscenza del

  • quadro complessivo delle relazioni tra le diverse civiltà nel Novecento. Una particolare at-

  • tenzione sarà dedicata all’approfondimento di particolari nuclei tematici propri dei diversi

  • percorsi liceali”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (IV)

  • “Pur senza nulla togliere al quadro complessivo di riferimento, uno spazio adeguato potrà

  • essere riservato ad attività che portino a valutare diversi tipi di fonti, a leggere documenti

  • storici o confrontare diversi tesi interpretative: ciò al fine di comprendere i modi attraverso

  • cui gli studiosi costruiscono il racconto della storia, la varietà delle fonti adoperate, il suc-

  • cedersi e il contrapporsi di interpretazioni diverse. Lo studente maturerà inoltre un meto-

  • do di studio conforme all’oggetto indagato, che lo metta in grado di sintetizzare e sche-

  • matizzare un testo espositivo di natura storica, cogliendo i nodi salienti dell’interpretazio-

  • ne, dell’esposizione e i significati specifici del lessico disciplinare. Attenzione, altresì, do-

  • vrà essere dedicata alla verifica frequente dell’esposizione orale, della quale in particola-

  • re sarà auspicabile sorvegliare la precisione nel collocare gli eventi secondo le corrette

  • coordinate spazio-temporali, la coerenza del discorso e la padronanza terminologica”.

  • I successivi Obiettivi specifici di apprendimento sono solo elenchi di conoscenze, mentre,

  • a differenza che nelle Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento degli Istituti pro-

  • fessionali e tecnici, mancano sia la colonna delle Abilità, sia le “competenze di base atte-

  • se a conclusione dell’obbligo di istruzione”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (V)

  • OBIETTIVI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO. Storia

  • PRIMO BIENNIO: “Il primo biennio sarà dedicato allo studio delle civiltà

  • antiche e di quella altomedievale. Nella costruzione dei percorsi didatti-

  • ci non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici: le principali

  • civiltà dell’Antico vicino Oriente; la civiltà giudaica; la civiltà greca; la ci-

  • viltà romana; l’avvento del Cristianesimo; l’Europa romano-barbarica;

  • società ed economia nell’Europa altomedievale; la Chiesa nell’Europa

  • altomedievale; la nascita e la diffusione dell’Islam; Impero e regni nel-

  • l’altomedioevo; il particolarismo signorile e feudale.

  • Lo studio dei vari argomenti sarà accompagnato da una riflessione sul-

  • la natura delle fonti utilizzate nello studio della storia antica e medievale

  • e sul contributo di discipline come l’archeologia, l’epigrafia e la paleo-

  • grafia”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (VI)

  • SECONDO BIENNIO: “Il terzo e il quarto anno saranno dedicati allo studio del processo

  • di formazione dell’Europa e del suo aprirsi ad una dimensione globale tra medioevo ed e-

  • tà moderna, nell’arco cronologico che va dall’XI secolo fino alle soglie del Novecento.

  • Nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei

  • tematici: i diversi aspetti della rinascita dell’XI secolo; i poteri universali (Papato e Impe-

  • ro), comuni e monarchie; la Chiesa e i movimenti religiosi; società ed economia nell’Euro-

  • pa basso medievale; la crisi dei poteri universali e l’avvento delle monarchie territoriali e

  • delle Signorie; le scoperte geografiche e le loro conseguenze; la definitiva crisi dell’unità

  • religiosa dell’Europa; la costruzione degli stati moderni e l’assolutismo; lo sviluppo dell’e-

  • conomia fino alla rivoluzione industriale; le rivoluzioni politiche del Sei-Settecento (ingle-

  • se, americana, francese); l’età napoleonica e la Restaurazione; il problema della nazio-

  • nalità nell’Ottocento, il Risorgimento italiano e l’Italia unita; l’Occidente degli Stati-Nazio-

  • ne; la questione sociale e il movimento operaio; la seconda rivoluzione industriale; l’impe-

  • rialismo e il nazionalismo; lo sviluppo dello Stato italiano fino alla fine dell’Ottocento”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (VII)

  • “È opportuno che alcuni temi cruciali (ad esempio: società e cultura del Medioevo, il Ri-

  • nascimento, la nascita della cultura scientifica nel Seicento, l’Illuminismo, il Romantici-

  • smo) siano trattai in modo interdisciplinare, in relazione agli altri insegnamenti”.

  • QUINTO ANNO: “L’ultimo anno è dedicato allo studio dell’età contemporanea, dall’analisi

  • delle premesse della I guerra mondiale fino ai giorni nostri. Da un punto di vista metodo-

  • logico, ferma restando l’opportunità che lo studente conosca e sappia discutere critica-

  • mente anche i principali eventi contemporanei, è tuttavia necessario che ciò avvenga nel-

  • la chiara consapevolezza della differenza che sussiste tra storia e cronaca, tra eventi sui

  • quali esiste una storiografia consolidata e altri sui quali invece il dibattito storiografico è

  • ancora aperto.

  • Nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei

  • tematici: l’inizio della società di massa in Occidente; l’età giolittiana; la prima guerra mon-

  • diale; la rivoluzione russa e l’URSS da Lenin a Stalin; la crisi del dopoguerra; il fascismo;

  • la crisi del ’29 e le sue conseguenze negli Stati Uniti e nel mondo; il nazismo; la shoah e

  • gli altri genocidi del XX secolo; la seconda guerra mondiale; l’Italia dal Fascismo alla Re-

  • sistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (VIII)

  • “Il quadro storico del secondo Novecento dovrà costruirsi attorno a tre linee fondamentali:

  • 1) dalla “guerra fredda” alle svolte di fine Novecento: l’ONU, la questione tedesca, i due

  • blocchi, l’età di Kruscev e Kennedy, il crollo del sistema sovietico, il processo di formazio-

  • ne dell’Unione Europea, i processi di globalizzazione, la rivoluzione informatica e le nuo-

  • ve conflittualità del mondo globale; 2) decolonizzazione e lotta per lo sviluppo in Asia, A-

  • frica e America latina: la nascita dello stato d’Israele e la questione palestinese, il movi-

  • mento dei non-allineati, la rinascita della Cina e dell’India come potenze mondiali; 3) la

  • storia d’Italia nel secondo dopoguerra: la ricostruzione, il boom economico, le riforme de-

  • gli anni Sessanta e Settanta, il terrorismo,Tangentopoli e la crisi del sistema politico all’i-

  • nizio degli anni 90.

  • Alcuni temi del mondo contemporaneo andranno esaminati tenendo conto della loro na-

  • tura “geografica” (ad esempio, la distribuzione delle risorse maturali ed energetiche, le di-

  • namiche migratorie, le caratteristiche demografiche delle diverse aree del pianeta, le re-

  • lazioni tra clima ed economia). Particolare cura sarà dedicata a trattare in maniera inter-

  • disciplinare, in relazione agli altri insegnamenti, temi cruciali per la cultura europea (a tito-

  • lo di esempio: l’esperienza della guerra, società e cultura nell’epoca del totalitarismo, il

  • rapporto fra intellettuali e potere politico)”.



2.2.3.5 Storia nel riordino dei licei (IX)

  • Riassumendo: nelle Indicazioni nazionali per gli o-

  • biettivi specifici di apprendimento per i licei non vi

  • è traccia nemmeno delle timide aperture dei risul-

  • tati di apprendimento di Storia per il primo biennio

  • degli istituti professionali e degli istituti tecnici.

  • Le Indicazioni per i Licei si riducono a liste di con-

  • tenuti, senza riferimenti ad abilità e a vere compe-

  • tenze, non tenendo conto delle raccomandazioni

  • europee.



2.2.3.6 “Cittadinanza e Costituzione”

  • A) Legge 169/2008, art.1: “Cittadinanza e Costituzione“ (C&C) entro il monte

  • ore dell’area storico-geografica / storico-sociale: sperimentazione nazionale e

  • azioni di sensibilizzazione/ formazione del personale della scuola.

  • B) Documento d’indirizzo MIUR per la sperimentazione di C&C (4.3. 2009)

  • C) Bando di concorso per la sperimentazione di C&C (Decreto 114 del 27.5.

  • 2009 dell’ANSAS ex INDIRE)

  • D) Sito ANSAS ex INDIRE www.indire.it/cittadinanzaecostituzione.

  • E) Bando di concorso per le scuole Cittadinanza, Costituzione e Sicurezza

  • (Decreto n.45 del 10 febbraio 2011 dell’ANSAS ex INDIRE).

  • F) Decreto n.108 del 1.4.2011 dell’ANSAS ex INDIRE: proroga dal 4 aprile

  • 2011 al 5 maggio 2011 il termine della presentazione delle candidature relative

  • al Bando di concorso cit. al punto E).

  • Il Ministro è stato costretto a fare marcia indietro: C&C non è una materia con

  • monte ore e voto autonomi, ma un insegnamento in parte trasversale, ancor-

  • ché appoggiato a Storia (con o senza Geografia) o a Diritto ed Economia.



2.2.4 Un problema ineludibile: con-temporaneità e curricolo di Storia

  • Nel passaggio dai Ministeri Berlinguer - De Mauro a quelli successivi,

  • A) Storia e l’area geo-storico-sociale hanno visto ridursi sempre più il

  • monte ore;

  • B) all’interno del curricolo verticale di Storia, la storia contemporanea

  • ha visto ridursi vertiginosamente la percentuale di ore a disposizione;

  • C) più in particolare, il peso specifico del tempo dedicato alla storia del

  • Novecento nel curricolo verticale si è ridotto del 300%.

  • Inoltre, è particolarmente assurdo (e in contrasto con quanto avviene

  • nella maggior parte dei paesi europei e occidentali) che l’ultima epoca

  • affrontata dagli studenti, al termine del nuovo biennio obbligatorio, sia

  • l’alto medioevo, anziché l’età contemporanea.

  • Infine, l’abbinamento/interdisciplinarità fra Geografia (e Diritto ed Eco-

  • nomia), a forte vocazione sincronica, e Storia è più complicato da gesti-

  • re nel caso della storia antica e alto-medioevale che in quello della sto-

  • ria contemporanea.



2.2.5 Il ‘Calendario civile scolastico’ (I)

  • Con un’espressione un po’ gergale viene

  • chiamato ‘Calendario civile scolastico’ un in-

  • sieme di feste e ricorrenze civili in vari modi

  • riconosciute dal calendario scolastico ufficia-

  • le o valorizzate sul piano didattico dal Mini-

  • stero dell’Istruzione e/o dagli Istituti scolasti-

  • ci e/o dai docenti di un determinato Paese.



2.2.5 Il ‘Calendario civile scolastico’ (II)

  • La legislazione e la normativa italiane prevedono,

  • accanto alle feste religiose nazionali e locali, una

  • serie di festività civili.

  • A) Festività nazionali (riconosciute anche come

  • giorni di vacanza) significative anche da un punto

  • di vista formativo-didattico:

  • la Festa/Anniversario della Liberazione (25 apri-

  • le);

  • la Festa del lavoro/dei lavoratori (primo maggio);

  • la Festa della Repubblica italiana (2 giugno).



2.2.5 Il ‘Calendario civile scolastico’ (III)

  • B) Festività mobili nazionali (non riconosciute come giorni di vacanza) significa-

  • tive anche da un punto di vista formativo-didattico: la Giornata dell’Unità Nazio-

  • nale e delle Forze Armate (prima domenica di novembre).

  • C) Solennità e ricorrenze civili nazionali (non riconosciute come giorni di vacan-

  • za) significative anche da un punto di vista formativo-didattico:

  • - il Giorno della Memoria (27 gennaio);

  • - il Giorno del Ricordo (10 febbraio);

  • - il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e interna-

  • zionale e delle stragi di tale matrice (9 maggio).

  • Occorre, poi, aggiungere la Giornata Nazionale della Bandiera (7 gennaio), fe-

  • steggiata principalmente a Roma e a Reggio Emilia, e la Giornata nazionale

  • del Braille (21 febbraio).

  • A parte vanno considerate le ricorrenze civili europee (cfr. punto 1.1.5) e inter-

  • nazionali (es.: la Giornata internazionale della donna: 8 marzo; la Giornata in-

  • ternazionale della pace: 21 settembre; la Giornata Mondiale dei Diritti Umani:

  • 10 dicembre).



3. La ricerca didattica sul curricolo verticale geo-storico-sociale

  • 3.1 L’’area geo-storico-sociale’: una ‘convenzione di secondo grado’

  • 3.2 Indispensabilità e trasversalità delle dimensioni spazio- temporale-

  • sociali rispetto all’area geo-storico-sociale e alle sue singole discipline

  • 3.3 ‘Nuclei fondanti’ e competenze dell’area geo-storico-sociale

  • 3.4 Un esempio di epistemologia didattica dell’area geo-storico-socia-

  • le: la tematizzazione

  • 3.5 Ricerche dell’IRRSAE/IRRE Lombardia sul curricolo verticale geo-

  • storico-sociale

  • 3.6 Altre ricerche e ‘buone pratiche’ sul curricolo verticale geo-storico-

  • sociale



3.1 L’’area geo-storico-sociale’: una ‘convenzione di secondo grado’

  • L’’area formativo-didattica geo-storico-sociale’: una ‘convenzione di se-

  • condo grado’ che implica

  • a) una ‘convenzione di primo grado’: l’esistenza, a monte, di saperi di-

  • sciplinari/’discipline di ricerca’ geo-storico-sociali, accomunati da un’’a-

  • ria di famiglia’ (in senso epistemologico);

  • b) un approccio interdisciplinare/integrato (e non solo multidisciplinare/

  • paratattico/addizionale) alle materie d’insegnamento geo-storico-socia-

  • li;

  • c) alcune condizioni politico-scolastiche: la presenza in ogni ciclo sco-

  • lare (anche se non necessariamente in ogni anno) di almeno due mate-

  • rie riferibili all’’area formativo-didattica geo-storico-sociale’, con un con-

  • gruo orario e conseguenti modalità di formazione integrata dei docenti



3.2 Indispensabilità/trasversalità delle dimensioni spazio-temporale-sociali rispetto all’area geo-storico-sociale e alle sue singole discipline

  • A) La Geografia, sebbene abbia messo a fuoco in modo particolarmen-

  • te originale le categorie spaziali, abbisogna e fa largo uso anche di ca-

  • tegorie temporali e sociali (e più specificamente sociologiche, antropo-

  • logiche, demografiche, politologiche, giuridiche, economiche ecc.).

  • B) La Storiografia, benché abbia messo a fuoco in modo particolarmen-

  • te originale le categorie temporali, abbisogna e fa ampiamente uso an-

  • che di categorie spaziali e sociali.

  • C) Le Scienze sociali, sebbene abbiano messo a fuoco in modo parti-

  • colarmente originale le categorie sociali, abbisognano e fanno largo u-

  • so anche di categorie spaziali e temporali.

  • È impossibile fondare seriamente un’area geo-storico-sociale senza

  • queste tre grandi dimensioni geografica, storica e scientifico-sociale.



3.3 ‘Nuclei fondanti’ e competenze dell’area geo-storico-sociale

  • È possibile fondare un curricolo verticale di area spazio-temporale-sociale, prima, e geo-

  • storico-sociale, poi, su categorie

  • - spazio-temporale-sociali

  • - geografiche

  • - storiografiche

  • - sociologiche

  • - antropologiche

  • - demografiche

  • - politologiche

  • - giuridiche

  • - economiche ecc..

  • Per un repertorio di ‘nuclei fondanti’ e competenze di storia fra loro coerenti (riutiizzabile

  • anche per definire quelli dell’area geo-storico-sociale), cfr. M.Gusso – M.Medi, Raccordi

  • fra competenze storiche e nuclei fondanti di storia (23 agosto 2011), Competenze stori-

  • che e loro articolazioni e Nuclei fondanti di storia:conoscenze/campi semantico-concet-

  • tuali e abilità/operazioni cognitive (31 dicembre 2011), scaricabili da

  • www.storieinrete.org/storie_wp/?p=7036.



3.4 Un esempio di epistemologia didattica dell’area geo-storico-sociale: la tematizzazione

  • Tematizzare un contenuto geo-storico-sociale significa compiere alme-

  • no cinque grandi ordini di operazioni simili alle ‘5 w’ dell’educazione lin-

  • guistica e delle Scuole di giornalismo anglosassoni (What? Who?

  • Where? When? Why?):

  • 3.4.1 Definire il fenomeno geo-storico-sociale che si vuole indagare

  • (Che cosa?)

  • 3.4.2 Contestualizzarlo nella società (Chi?)

  • 3.4.3 Contestualizzarlo nello spazio (Dove?)

  • 3.4.4 Contestualizzarlo nel tempo (Quando?)

  • 3.4.5 Delimitarne le variabili privilegiate (Quali variabili privilegiare?)

  • A parte si potrebbero porre:

  • 3.4.6 Altre domande: Come? Come si fa a saperlo? Perché?



3.4.1 Definire il fenomeno geo-storico-sociale indagato (Che cosa?)

  • Definire/delimitare il fenomeno/fatto/processo geo-

  • storico-sociale indagato significa rispondere alle

  • domande Che cosa stiamo indagando/studiando/

  • insegnando? Che cosa è successo?

  • Corrisponde

  • - al campo semantico-concettuale chiave di ‘feno-

  • meno/fatto/processo geo-storico-sociale’;

  • - all’operazione della ‘costruzione operativa del

  • fenomeno/fatto/processo geo-storico-sociale’.



3.4.2 Contestualizzarlo nella società (Chi?)

  • Contestualizzare socialmente il fenomeno geo-storico-so-

  • ciale indagato significa rispondere alla domanda Chi è che

  • ha fatto quel ‘Che cosa’?

  • Corrisponde

  • - ai campi semantico-concettuali chiave di ‘forze geo-stori-

  • co-sociali’ e di ‘scala sociale’ (individuo – gruppi sociali pri-

  • mari e secondari – movimenti – istituzioni – oggettivazioni

  • geo-storico-sociali come ‘quadri di ambiente’ e ‘quadri di ci-

  • viltà);

  • - all’operazione della contestualizzazione sociale.



3.4.3 Contestualizzarlo nello spazio (Dove?)

  • Contestualizzare spazialmente il fenomeno geo-storico-so-

  • ciale indagato significa rispondere alla domanda Dove è

  • avvenuto quel ‘Che cosa’ ed ha agito quel ‘Chi’?

  • Corrisponde

  • - ai campi semantico-concettuali chiave di ‘contesto spa-

  • ziale e geografico’ e di ‘scala spaziale’ (locale, regionale,

  • nazionale, continentale, planetaria…);

  • - all’operazione della ‘contestualizzazione spaziale e geo-

  • grafica’.



3.4.4 Contestualizzarlo nel tempo (Quando?)

  • Contestualizzare temporalmente il fenomeno geo-storico-

  • sociale indagato significa rispondere alla domanda Quando

  • è avvenuto quel ‘Che cosa’ ed ha agito quel ‘Chi’?

  • Corrisponde

  • - ai campi semantico-concettuali chiave di ‘contesto tem-

  • porale e storico’, di ‘scala temporale’ e ‘durate’ (‘breve

  • durata degli avvenimenti’, ‘media durata di cicli/congiuntu-

  • re’, ‘lunga durata delle strutture’…);

  • - all’operazione della ‘contestualizzazione temporale e sto-

  • rica’.



3.4.5 Delimitarne le variabili privilegiate (Quali variabili privilegiare?)

  • Delimitare le variabili privilegiate del fenomeno geo-storico-

  • sociale indagato significa rispondere alla domanda Quali a-

  • spetti/variabili privilegiarne? quali mettere al centro e qua-

  • li lasciare sullo sfondo? (una specie di Che cosa? di secon-

  • do livello)

  • Corrisponde

  • - ai campi semantico-concettuali chiave di ‘variabili geo-

  • storico-sociali’ e di ‘scala di variabili’, il cui livello ‘macro’ è

  • dato dalle ‘variabili di civiltà’ ambientali, demografiche, eco-

  • nomiche, sociali, politiche, giuridiche, culturali ecc.;

  • - all’operazione ‘delimitazione delle variabili privilegiate’.



3.4.6 Altre domande: Come? Come si fa a saperlo? Perché?

  • Altre domande

  • A) Come? Come è avvenuto quel ‘che cosa’ e ha agito quel

  • ‘chi’? (es.: modelli narrativi o descrittivi).

  • B) Come si fa a saperlo? Qual è la base documentaria del-

  • la ‘costruzione operativa del fenomeno geo-storico-sociale’

  • indagato? (‘costruzione operativa’ e ‘critica delle fonti’).

  • C) Perché? di tipo ‘causale’ o meglio ‘condizionale’ (‘causa’

  • / ’condizione’; modelli esplicativi multifattoriali/interpretativi).

  • D) Perché? di tipo ‘intenzionale’ o ‘progettuale’ (intenzioni,

  • scopi e progettualità dei soggetti geo-storico-sociali’).



3.5 Ricerche dell’IRRE Lombardia sul curricolo verticale geo-storico-sociale

  • A) Ricerca-azione (1987-1991; due pubblicazioni del 1994) Per un cur-

  • ricolo continuo di area geostorico-sociale nella scuola di base, diretta

  • da Maurizio Gusso e coordinata da Eugenia Bergomi e Silvana Citterio:

  • un centinaio di insegnanti-ricercatori di scuola materna, elementare e

  • media di varie province lombarde.

  • B) Progetto di Sperimentazione Assistita sul curricolo verticale dell’area

  • geostorico-sociale (1995-1996; una pubblicazione del 1998): responsa-

  • bile scientifico: Maurizio Gusso; coordinatrice del progetto: Silvana Cit-

  • terio; 398 insegnanti sperimentatori delle scuole lombarde di ogni grado

  • e ordine, coordinati da 13 équipe territoriali, più un Gruppo Ricerca-a-

  • zione/curricolo continuo di area geostorico-sociale dell’IRRSAE Liguria.

  • C) Gruppo regionale di ricerca sul curricolo verticale dell’area geostori-

  • co-sociale (1999-2001; una pubblicazione del 2004); responsabile della

  • ricerca: Silvana Citterio; coordinatore scientifico: Maurizio Gusso.

  • Cfr. la bibliografia riportata al punto 6.3.1.



3.6 Altre ricerche e ‘buone pratiche’ sul curricolo verticale geo-storico-sociale

  • Non mi risultano in Italia altre ricerche e pubblicazioni sul curricolo ver-

  • ticale di area geo-storico-sociale analoghe, per il carattere istituzionale

  • e la scala spaziotemporale (oltre che per la ‘verticalità e ‘orizzontalità’

  • di ‘area’ del curricolo), a quelle dell’IRRSAE/IRRE Lombardia.

  • Non sono mancate esperienze significative, ma a carattere meno istitu-

  • zionale o su scala spaziotemporale e/o curricolare (‘verticale’ e/o ‘oriz-

  • zontale’) più ridotta: per esempio, programmazioni di Istituto (es.: Istituti

  • comprensivi, scuole primarie o secondarie di primo o secondo grado) di

  • area geo-storico-sociale; oppure gruppi sugli insegnamenti geo-storico-

  • sociali nella secondaria superiore (o nei bienni iniziali di Istituti profes-

  • sionali) all’interno di progetti interprovinciali o regionali.

  • Cfr. la bibliografia (molto selettiva ed esemplificativa, per limiti di spa-

  • zio) riportata al punto 6.3.2.



4. La ricerca didattica sul curricolo verticale di storia

  • 4.1 Le proposte delle associazioni di didatti-

  • ca della storia

  • 4.2 Le dimensioni del curricolo di storia

  • 4.3 Ipotesi di curricolo ‘verticale’ di storia

  • 4.4 La dimensione ‘orizzontale’ del curricolo:

  • storia e interdisciplinarità

  • 4.5 La terza dimensione del curricolo: meto-

  • dologia della progettazione curricolare



4.1 Le proposte delle associazioni di didattica della storia

  • Conviene riallacciarsi criticamente alle ipote-

  • si di curricolo verticale positivamente conti-

  • nuo/discontinuo di Storia, sperimentate negli

  • ultimi anni in Italia e in altri paesi e/o propo-

  • ste dalle associazioni disciplinari di Storia

  • con cui il MIUR ha protocolli d’intesa e/o

  • convenzioni (es.: Clio ’92, INSMLI, LANDIS)



4.2 Le dimensioni del curricolo di storia

  • A) Dimensione ‘verticale’: curricolo ‘verticale’

  • di storia

  • B) Dimensione ‘orizzontale’: storia e interdi-

  • sciplinarità

  • C) Dimensione ‘profonda’: metodologia della

  • progettazione curricolare



4.3 Ipotesi di curricolo ‘verticale’ di storia

  • 4.3.1 Evoluzione della politica scolastica e

  • della normativa

  • 4.3.2 Ipotesi innovative nell’ambito della ri-

  • cerca didattica



4.3.1 Evoluzione della politica scolastica e della normativa

  • 4.3.1.1 Il curricolo verticale tradizionale di storia: ri-

  • petizione della ‘storia generale’ in ogni grado di

  • scuola

  • 4.3.1.2 Un tentativo abortito (Ministero De Mauro)

  • di riforma del curricolo verticale tradizionale di

  • storia

  • 4.3.1.3 La successiva restaurazione del curricolo

  • verticale tradizionale di storia, alla prova dell’eleva-

  • mento dell’obbligo di istruzione e formazione



4.3.1.1 Il curricolo verticale tradizionale di storia: ripetizione della ‘storia generale’ in ogni grado di scuola

  • Il curricolo verticale tradizionale di storia in I-

  • talia si è fondato sulla ripetizione della ‘storia

  • generale’ (lungo tutto l’arco storico, con l’ec-

  • cezione della storia più recente) in ogni gra-

  • do di scuola (e perfino nell’università), più

  • che su un percorso ‘a spirale’, fondato su u-

  • na progressione di competenze/abilità e su

  • diverse tematizzazioni/problematizzazioni.



4.3.1.2 Un tentativo abortito (Ministero De Mauro) di riforma del curricolo verticale tradizionale di storia

  • Il tentativo più significativo, da un punto di vista politico-scolastico, di varare in Italia un

  • curricolo verticale di storia di respiro europeo è stato quello, al tempo del Ministero De

  • Mauro (Governo Amato II: 2000-2001), di superare la ciclicità ripetitiva del curricolo ver-

  • ticale tradizionale con un solo ciclo, centrale e quinquennale, di ‘nuova storia generale’,

  • preceduto da un approccio propedeutico e graduale alla ‘grammatica della storia’ e se-

  • guito, nel triennio finale della secondaria superiore, da un approfondimento critico per te-

  • mi, con particolare attenzione alle fonti e al dibattito storiografico. Tale tentativo abortì per

  • vari motivi: la fine prematura del Governo Amato II (dopo la vittoria della Casa delle Li-

  • bertà nelle elezioni politiche del 13.5.2001); l’ostilità politica e mediatica, alimentata

  • a) dai potentati accademici ostili alla riforma universitaria;

  • b) dalla lobby dei classicisti tradizionalisti (influenti soprattutto nei Licei classici), contrari

  • all’insegnamento della storia contemporanea nel biennio della secondaria superiore;

  • c) dai sostenitori della ciclicità ripetitiva (Repetita iuvant) della ‘storia generale’;

  • d) da una parte degli insegnanti elementari, ostili alla riduzione da 5 a 4 anni del loro gra-

  • do di scuola e all’accorpamento con la scuola media.



4.3.1.3 La successiva restaurazione del curricolo verticale tradizionale di storia

  • Il successivo Ministero Moratti (Governi Berlusconi II e III: 2001-2006) ha demolito le ri-

  • forme avviate dai Ministeri Berlinguer (si veda, in particolare, l’obbligatorietà della storia

  • del Novecento nell’ultimo anno di ogni grado di scuola) e De Mauro, abolendo la legge

  • 10.2.2000 n.30 (legge quadro in materia di riordino dei cicli) e restaurando, nella seconda


  • Download 446 b.

    Do'stlaringiz bilan baham:
1   2   3   4   5   6   7




Ma'lumotlar bazasi mualliflik huquqi bilan himoyalangan ©fayllar.org 2024
ma'muriyatiga murojaat qiling