Consorzio Commerciale Naturale


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AGRITURISMI 

DENOMINAZIONE 

SEDE 


TIPOLOGIA  

Arione di Sperandeo 

Giuseppa 

c.da Pozzetti 

Ricezione e 

somministrazione 

Franzò Giuseppe 

c.da Chiusilla 

Ricezione e 

somministrazione 

Pucci Donatella 

c.da Gargi di cenere 

Ricezione e 

somministrazione 

Invidita Sandra 

c.da S. Anastasia 

Ricezione, vendita prodotti 

agricoli, fattoria didattica 

Cangelosi Matteo 

c.da Tabarani 

Ricezione e 


somministrazione 

Mandra Chiusilla di 

Franzò Giuseppe  

c.da Chiusilla 

Ricezione e 

somministrazione 

Ilardo Lorenzo 

c.da Favara 

Ricezione e 

somministrazione 

Pucci di Benischi Alvise 

c.da Gargi di Cenere 

Ricezione e 

somministrazione 

 

 

TURISMO RURALE 



DENOMINAZIONE 

SEDE 


TIPOLOGIA  

L’Antico podere del nonno 

di Ortolano Fabrizia  

c.da Pozzetti 

 

Casena Mongerrati di 



Messina Maria Concetta 

c.da Mangiatoria 

 

 

Bed & Brekfast 



DENOMINAZIONE 

SEDE 


TIPOLOGIA  

Di Gaudio Antonio (Sealtur 

snc) 

c.da Drinzi 



 

Paropo di Federico 

Gianfranco 

c.da Favara 

 

L’Agrumendo di Scortino D 



c.da Gennara 

 

 



 

CASA VACANZA ALBERGO 

DENOMINAZIONE 

SEDE 

TIPOLOGIA  



Ecotenca srl 

c.da Bartuccelli 

 

 

CASEIFICI 



DENOMINAZIONE 

SEDE 


TIPOLOGIA  

Invidiata Grazia 

c.da S. Anastasia 

 

Lo Curto Antonino  



c.sa S. Agata 

Caseificio e macelleria rurale 

Dispenza Illuminato 

Via Palermo, 131 

 

Azienda Cirrito 



c.da Gianbardaro 

 

 



PRODUTTORI AGRICOLI 

DENOMINAZIONE 

SEDE 

TIPOLOGIA  



Russo Angela  

Via Isnello 

Miele 

Dispenza Gandolfo  



c.da Croce 

Prodotti ortofrutticoli 

Gulioso Matteo 

c.da Pozzetti 

Prodotti ortofr. Olivic. Agrumic. 

Inzinna Salvatore 

c.da Ventisalme/pozzetti 

Prodotti ortofr. Olivic. Agrumic 

Messina Pietro 

c.da Ventisalme 

Uova 

 


 

 

Vetrina Interattiva 32" - 42" a Video Proiezione  



 

 

 



Installazione a soffitto 

 

 

 

 

 

Installazione a pavimento 



 

 

 



Vetrina Interattiva 32" / 42" 

 

Composta da: 



1 x Videoproiettore 

1 x Personal Computer 

1 x Scheda acquisizione Video 

1 x Telecamera Infrarosso 

1 x Illuminatore Infrarosso (Opz.) 

1 x Schermo retroproiezione 

1 x Software gestione touch. 

 

 



 

Vetrina interattiva da Retrovetrina 

 

 

 



 

 

 



 

 

 



 

 

 

Installazione 

 

 

 

 

Vetrina Interattiva 19” 

Display Touch Screen da Retrovetrina 

CPU Dual Core T2130 

RAM 1024 Mb, HDD 80 GB 

Lettore Combo, Scheda Wireless 

Dimensioni: 432 x 363 x 80 mm

 

  



 

3

DESCRIZIONE TECNICA                       

  Gennaio 2001

MISURE ESPRESSE IN CENTIMETRI



FIORIERA

1:10

TIPOLOGIA

MODELLO

SCALA




A

B



ø 26

ø 28,5


C

5



ø 100


7

33

40



ø 41

Prospetto



                       2203.000

Sezione - Esploso



Descrizione

Fioriera formata da elementi in ghisa UNI EN 1561, il tutto corrispondente per forma, misure e decori vari al disegno che del progetto fa parte

integrante.

La fioriera è composta come segue:

1°) da un piedistallo in ghisa alto cm 7, diametro inferiore cm 41, superiore cm 26, a forma tronco conica con il lato a forma di onda, dotato di un

foro (B) (diam. cm 2,0) per il drenaggio dell'acqua e di tre fori (C) (diam. cm1,4) per il fissaggio al suolo con murature o tirafondi. Il piedistallo

viene fissato alla vasca (2°) con tre viti (A) M10 in acciaio inox;

2°) da una vasca in ghisa con funzione di fiorera alta cm 33, a forma tronco conica (diametro superiore cm 100, inferiore cm 28,5)  con il lato a forma

di onda, dotata nella parte superiore di un anello (spessore cm 5).

L'altezza totale della fioriera è di cm 40, il diametro cm 100. Il volume contenuto dalla vasca è di dm

3

 115, ed il peso totale è circa Kg. 134.



Protezione delle superfici in ghisa

La protezione delle superfici in ghisa è da ottenersi attraverso le seguenti fasi:

 sabbiatura; una mano di primer monocomponente allo zinco; una mano di primer epossidico bicomponente al fosfato di zinco; una mano

 applicata per immersione di primer sintetico a base di resine alchidiche; una mano a finire di smalto alchidico.



4

DESCRIZIONE TECNICA                        

Gennaio 2001

MISURE ESPRESSE IN CENTIMETRI



OROLOGI

1:20

TIPOLOGIA

MODELLO

SCALA


F

A



B

C

D



E

B

C



A

b

c



c

b

a



90

61,5


a

60



R 37

5,5


46

F



16

12,8


16

12,8


Ø 1,2

71

77



2205.000

Esploso


Fianco

Cassa orologio

Esploso

Prospetto



Descrizione

Orologio su mensola in fusione di ghisa UNI EN 1561 e

alluminio UNI 4514, il tutto corrispondente per forma,

misure e decori vari al disegno che del progetto fa parte

integrante.

L'orologio è composto come segue:

1°) da una mensola sporgente cm. 46 alta cm. 60, con

raggio di curvatura di cm. 37. La mensola è decorata

da otto scanalature lungo il tronco curvo (spessore

cm.  5,5)  e  da  due  cubi  con  pigna  liscia;  il  cubo

inferiore è decorato a sua volta con rosette, nella sua

parte alta si delinea l'innesto per la cassa dell' orolo-

gio; il cubo superiore è dotato di una piastra quadrata

(lato cm. 16) opportunamente sagomata, tale piastra

è munita di 4 fori Ø1,2 con interasse di cm. 12,8 per

il fissaggio a muro. La mensola è ottenuta da un'unica

fusione di ghisa.

2°) da una cassa orologio alta cm. 71, larga cm. 61,5,

composta da i seguenti elementi:

D - un telaio centrale in fusione di alluminio, fissato

alla mensola con due viti M10 in acciaio inox (a);

F - una corona in fusione di alluminio, decorata da

dieci spicchi e fissata al telaio centrale;

A- due cornici circolari esterne in fusione di alluminio,

decorate da piccole borchie sulla circonferenza e

fissate alla cassa ognuna con quattro viti M6 (b);

B - due schermi protettivi in materiale plastico traspa-

rente (PMMA);

C - due quadranti segna tempo con numerazione in

stile romano, realizzati in materiale plastico color

bianco opalino (PMMA) completi ognuno di meccani-

smo al quarzo, lancette segna ore e minuti e viti di

fissaggio in ottone (c);

E  -  una  scatola in materiale plastico contenente il

dispositivo elettronico che consente la ricezione e il

sincronismo via radio con automatica variazione del-

l'ora legale e solare. L'alimentazione  avviene tramite

speciali batterie al litio che ne garantiscono il funzio-

namento per diversi anni.

L'altezza totale dell'orologio è di cm. 90, la sporgenza

massima è di cm. 77.

Protezione delle superfici in ghisa e alluminio

La  protezione  delle  superfici  in  ghisa  è  da  ottenersi

attraverso le seguenti fasi:

sabbiatura;

una mano di primer monocomponente allo zinco;

una mano di primer epossidico bicomponente al fo-

sfato di zinco;

una mano applicata per immersione di primer sinteti-

co a base di resine alchidiche;

una mano a finire di smalto alchidico.

La protezione delle superfici in alluminio è da ottenersi

attraverso le seguenti fasi:

sabbiatura;

una mano di primer epossidico bicomponente

una mano a finire di smalto alchidico.


6

DESCRIZIONE TECNICA                        

Gennaio 2001

MISURE ESPRESSE IN CENTIMETRI



CESTINI PORTARIFIUTI

1:10

TIPOLOGIA

MODELLO

SCALA


14

33

ø 15



ø 3,3

ø 6


ø 11,5

53,5


A



B

C

a

b



c

d

e



7,5



2274.000

93

44



31

Descrizione

Cestino portarifiuti in fusione di ghisa sferoidale UNI EN

1563, acciaio FE 360 UNI 7810 e lamiera di ferro zincata

a caldo UNI EN ISO 1461, il tutto corrispondente per

forma misure e modanature varie al disegno che del

progetto fa parte integrante.

Il cestino portarifiuti è composto come segue:

1°) da una struttura porta cesto, realizzata da una colonnina

(A) in ghisa sferoidale, alta cm.33, con alla base una

flangia (diam. cm. 15), un corpo centrale (diam. cm.

6), sormontato da una scozia e un toro (a) (diam. cm.

11,5), e una parte superiore formata da un cubo (b) ed

un elemento decorativo a forma di pigna (c); un tubo

(B) in acciaio (diam. cm. 3,3) piegato e fuso unitamente

all'elemento A, completo di due boccole (d) per il

fissaggio del cesto tramite due viti M8; due elementi

(C) in fusione di ghisa, a forma di cubo (lato cm. 5),

saldati al tubo B, sui lati interni vi sono due boccole (e)

per il fissaggio al cesto tramite due viti M8;

2°) da  un  cesto realizzato in lamiera di ferro zincato,

spessore 15/10, alto cm.53,5 diametro cm. 30; il fondo

del cesto è dotato di fori per consentire all'acqua di

defluire.

L'altezza del cestino è di cm. 93, la larghezza massima di

cm.44, la muratura (fusa unitamente all'elemento A) è

alta cm.14.

Il volume di rifiuti che può essere contenuto è di litri 37.

Protezione delle superfici in ghisa e lamiera zincata

La protezione delle superfici in ghisa  è da ottenersi

attraverso le seguenti fasi:

sabbiatura;

una mano di primer monocomponente allo zinco;

una mano di primer epossidico bicomponente al fo-

sfato di zinco;

una mano applicata per immersione di primer sinteti-

co a base di resine alchidiche;

una mano a finire di smalto alchidico.

La  protezione  delle  superfici  in  lamiera  zincata  è  da

ottenersi attraverso le seguenti fasi:

una mano di primer epossidico bicomponente;

una mano a finire di smalto alchidico.

FIANCO

PROSPETTO



ESPLOSO

7

DESCRIZIONE TECNICA                       

 Gennaio 2001

MISURE ESPRESSE IN CENTIMETRI



STENDARDO

1:20

TIPOLOGIA

MODELLO

SCALA


85,5

ø 3,3


109

79

85,5



ø 3,3

8

M8



ø 4,8

M6

13



275

225


50





















A

ø 7



ø 14

B

C



D

E

a



b

F

F



14

230


105

101


71

91

                       2291.000

Prospetto

Esploso


Descrizione

Stendardo formato da elementi in ghisa UNI EN 1561 e

acciaio FE 510 UNI 7810, il tutto corrispondente per forma,

misure e decori vari al disegno che del progetto fa parte

integrante.

Lo stendardo è composto come segue:

1°) da due elementi di base in ghisa alti cm 13, a forma tronco

conica (diam. inferiore cm 14, superiore cm 7), decorati

nella parte centrale e superiore da venti piccole scana-

lature (A). Ogni elemento viene fissato al tubo portante

4° tramite un grano M6;

2°) da due elementi intermedi in ghisa alti cm 8, con funzione

di raccordo fra i tubi portanti 4° e il tubo inferiore 5°. Gli

elementi sono a forma di cubo, decorati  sulle facce

anteriore  e  posteriore  da  rosette  (B)  e  sulla  faccia

esterna da una piccola sfera;

3°) da due elementi terminali in ghisa alti cm 14, con funzione

di raccordo fra i tubi portanti 4° e il tubo superiore 5°. Gli

elementi sono per la parte inferiore a forma di cubo,

decorati  sulle facce anteriore e posteriore da rosette (C)

e sulla faccia esterna da una piccola sfera. La parte

superiore degli elementi è composta da una sfera con-

tenuta da otto spicchi (D);

4°) da due tubi portanti alti cm 275 (diam. cm 4,8) in acciaio

zincato a caldo UNI EN ISO 1461, di cui cm 50 andranno

cementati nei plinti di fondazione (F). Ogni tubo è predi-

sposto di due attacchi per il sostegno del pannello

pubblicitario;

5°) da due tubi in acciaio zincato a caldo UNI EN ISO 1461

lunghi cm 85,5 (diam. cm 3,3). Ogni tubo è predisposto

di due attacchi per il fissaggio del pannello pubblicitario;

6°) da un pannello pubblicitario composto da:

un telaio esterno (E) alto cm 109, lungo cm 79, realiz

zato con profilato angolare (mm 40 x 20 x 5) di acciaio

zincato a caldo UNI EN ISO 1461, dotato di attacchi per

il fissaggio ai tubi di sostegno 4° e 5°;

un telaio interno alto cm 107,5, lungo cm 77,5, realizza

to in profilato piatto (mm 30 x 5) di acciaio zincato a

caldo;

da un pannello in lamiera zincata (spess. 2 mm), alto



cm 106, lungo cm 76, fissato con 14 viti M6 in

acciaio inox fra i due telai in acciaio.

Il pannello pubblicitario viene fissato ai sostegni con 8 viti

M8 in acciaio inox (a).

Lo spazio pubblicitario utile è: altezza cm 101, lunghezza

cm 71.


L'altezza totale dello stendardo è di cm 230, la lunghezza cm

105 e l'interasse fra i sostegni cm 91.



Protezione delle superfici in ghisa e acciaio zincato

La protezione delle superfici in ghisa è da ottenersi attraver-

so le seguenti fasi:

sabbiatura;

una mano di primer monocomponente allo zinco;

una mano di primer epossidico bicomponente al fosfato

di zinco;

una mano applicata per immersione di primer sintetico a

base di resine alchidiche;

una mano a finire di smalto alchidico.

La protezione delle superfici in acciaio zincato è da ottenersi

attraverso le seguenti fasi:

una mano di primer epossidico bicomponente;

una mano a finire di smalto alchidico.



DOCUMENTAZIONE ALLEGATA  

 

 

Arte a Collesano  

La  cittadina  di  Collesano 

rappresenta, sicuramente per 

ogni  visitatore,  il  posto 

ideale per chi vuole vivere la 

natura, 


per 

un 


relax 

tranquillo 

rilassante, 



addentrarsi  nel  fascino  delle 

testimonianze 

culturali, 

monumentali,  artistiche,  religiose  e  sportive  e,  scoprire  il 

gusto dei prodotti tipici e gastronomici locali. 

Inoltre,  vivere  le  intense  emozioni  delle  feste  religiose, 

delle  manifestazioni  tradizionali  e  di  svago.  Il  territorio  di 

Collesano,  porta  naturale  del  Parco  delle  Madonie,  unisce 

quindi, l’incanto dei suoi luoghi, del paesaggio naturale, con il fascino della sua ricchezza 

storica, 

artistica, 

monumentale, 

scultorea 

pittorica.        



Il territorio di Collesano concede momenti di vera suggestione e fa rivivere in  ogni punto 

uno  scampolo  del  nostro  passato  e  della  nostra  storia.  Altro  elemento  distintivo  sono  i 

suoi abitanti, cordiali, premurosi con gli ospiti. 

 

 



ITINERARIO STORICO NEL CENTRO URBANO 

 

La  prima  consistenza  urbana  del  paese  si  ebbe  in  epoca 

normanna  e  si  sviluppo  attorno  al  Castello  con  l’antico 

quartiere “Bavarino”.  

In questo quartiere sono ubicati: il Castello, purtroppo oggi 

rimangono poche tracce dell’impianto originario e la Chiesa 

S.  Maria  La  Vecchia  titolata  inizialmente  a  S.  Nicolò  di 

Bari,  primo  Santo  Patrono  di  Collesano  dopo  la  conquista 

Normanna.  

Collesano  durante  il  ‘400  vive  un  periodo  di  espansione 

economica  ed  urbanistica.  Nel  1451  i  Francescani 

Conventuali  si  trasferirono  nel  nuovo  convento  con  annessa  la  chiesa  crollata 

definitivamente  nel  secolo  scorso.  Nello  stesso  periodo  si  costruisce  la  Chiesa  di  S. 

Giacomo, con la sua Piazza Grande e alla fine del secolo iniziarono i lavori della nuova 

Chiesa Madre: la Basilica minore di S. Pietro. 

Il Monastero benedettino di S. Caterina fondato col contributo di Giovanni De Jorno, fu 

costruito all’inizio del ‘500 ma, purtroppo nel 1976 crollò la chiesa di S. Caterina, mentre 

il  complesso  monastico  è  stato  riadattato  a  Scuola  Elementare  (Via  Tommaso  Villa). 

Intorno  alla  metà  del  ‘500  fu  costruito  il  Convento  di  San  Domenico  (oggi  il  palazzo  è 

sede  municipale)  e  alla  fine  del  ‘600  lo  sviluppo  urbanistico  collesanese  è  tracciata:  il 

Castello e le adiacenze del convento di S. Domenico. Con la costruzione del convento e 

la chiesa di S. Maria di Gesù, 1612, in zona periferia, secondo la tradizione Francescana, 

si delimita definitivamente l’impianto urbanistico.  

Su via Roma emerge il Municipio, ex Convento Domenicano, costruito col sostegno della 

Contessa Susanna Gonzaga, moglie di Pietro Cardona, all’interno è significativa la visita 


alla “Sala dei Sindaci” con un tavolo in legno intarsiato dedicato alle Vittime della mafia, 

di recente ristruttirazione. La stessa struttura al primo piano, adiacente al Municipio, con 

ingresso dalla parte destra, ospita da qualche anno il “Museo Targa Florio” che raccoglie 

immagini, foto inedite, documenti e cimeli della più antica gara del mondo, su strada, che 

tanto onore ha dato a Collesano e alla Sicilia. 

Attiguo al palazzo municipale la Chiesa dell’Annunziata Nuova o del Rosario. La chiesa 

a pianta centrale  con una sola navata con 8 cappelle laterali 

e  un  tiburio  di  forma  esagonale.  All’interno  è  conservato, 

all’entrata,  la  tomba  monumentale  marmorea  del  Conte 

Antonio  Ventimiglia,  della  moglie  Alvira  Moncada  e  della 

figlia Costanza datate 1460 e nella parte inferiore, la tomba 

del Conte Pietro Cardona.  

Fra  le  altre  opere  d’arte  in  essa  custodite  di  pregevole 

interesse è il quadro della “Madonna del Rosario” del primo 

’600,  attribuibile  allo  Zoppo  di  Gangi  e  la  tela  di  buona 

fattura  della  “Circoncisione”  (1634)  del  pittore  locale 

Giovanni 

Giacomo 


Lo 

Varchi 


(1606 

1683). 



la  Fontana  Quattro  Cannoli  costruita  sul  finire  del  1876 

dall’Ing. Diliberto D’Anna, sull’omonima piazza, di forma 

circolare con 4 cannelle, nella parte centrale un basamento 

a tronco di cono è  rialzato da un putto metallico poggiante 

su un grosso pesce nell’atto di suonare un corno. 

La Basilica di S. Pietro, o chiesa Madre, per il suo patrimonio artistico- 

storico è sicuramente una delle più importanti chiese delle Madonie, e 

seconda, per dimensione, solo a quella di Cefalù. La pianta della chiesa 

è a 3 navate, ampia la navata centrale e  minori le due laterali, sorrette 

da 14 colonne di base poligonale. 

Rappresenta  un  segno   architettonico  caratteristico  del  paese  la 

bellissima  scalinata  su  P.zza  Duomo.  L’ingresso  originario  era  quello 

laterale destro sormontato da un portale gotico–catalano prospiciente su 

P.zza  Plebiscito  (u  chianu  da  misericordia),  nella  quale  insiste,  fissata 

alla  navata  laterale  della  chiesa,  la  Torre  di  Guardia  sicuramente  del 

periodo  normanno,  come  testimonia  l’elegante  bifora  dallo  stile  duecentesco.   La  torre 

che  ha  subito  diversi  interventi,  venne  utilizzata  come  torre  campanaria  fino  al  1912. 

La  costruzione  della  chiesa  ebbe  inizio  alla  fine  del  ’400,  e  venne  completata  solo  nel 

1548. Le tre navate sono coperte da un tetto ligneo a capriate, decorato. Nel 1652 venne 

rifatto  il  prospetto  della  chiesa  che  rimarrà  fino  ai  primi  anni  del  ‘900.   

I  cambiamenti  effettivi  avvenuti  nella  facciata  sono  la  presenza  delle  due  nuove  torri 

campanarie  che  superano  una  per  lato  il  prospetto.  Nel  1985  nelle  due  piccole  nicchie 

della parete del primo ordine, vengono poste due statue in bronzo che raffigurano i Santi 

Basiliani  nativi  di  Collesano:  Saba  e  Macario,  vissuti  intorno  all’anno  1000.  Del  primo 

periodo permangono la statua della Madonna della Presentazione al tempio (1546) nella 

nicchia a sinistra e la tribuna marmorea della Cappella del Sacramento.  Un bassorilievo 

raffigurante  i  dodici  Apostoli  forse  di  scuola  gaginiana,  ai  lati  del  Tabernacolo  e 

un’Acquasantiera datata inizio ’500. 

Attaccato  alla  navata  centrale,  sospeso  a  mezz'aria,  il  complesso  ligneo  intagliato  del 

Crocifisso  della  Provvidenza,  un  esemplare  unico  in  Sicilia  per  la  sua  laboriosità  e 

ricchezza di rilievo, realizzato da G. Di Marzo e Vincenzo Pernaci, maestri intagliatori e 

da Sillaro per la parte pitturata. Mostra un motivo a candeliere con bracci reggi-dolenti in 

cui  poggiano  le  sculture  della  Madonna  e  di  S.  Giovanni,  centralmente  il  Crocifisso 

inserito  in  una  croce  dai  capicroce  gigliati.  È  dipinta  la  figura  del  Risorto  sull'avello 



scoperchiato  e  nei  bracci  e  nei  capicroce  sono  tracciate  le  figure  dei  profeti  Geremia, 

Isaia  e  David  e  dei  Padri  della  Chiesa   Gregorio  Magno,  Agostino,  e  Ambrogio.  Nella 

parte finale si riscontra la data 1555 e la firma del pittore. 

Inoltre,  troviamo  le  statue  lignee  di  S.  Giovanni  Battista  e  di  S. 

Rocco. Accanto all’ingresso è situata una Portantina settecentesca.  

Il  Fonte  Battesimale  marmoreo,  situato  a  destra  entrando,  è  datato 

1651 da Antonino Ardizzone. 

Spicca  per  la  sua  particolare  forma  il  Porta  Ostensorio  Quaresimale 

del XIX sec. , opera di notevole pregio è il Ciborio Marmoreo nella 

navata  destra  attribuito  a  Domenico  Gagini.  Accanto  al  Ciborio 

realizzato  dall’argentiere  palermitano  Giacinto  Omodei  il  Paliotto 

dell’altare maggiore. 

l’Organo di Antonino La Valle, di eccellente fattura è realizzato nel 

seicento,  la  parte  frontale  decorata  con  13  pannelli  ad  opera  del 

pittore Geronimo Lombardo.  

Fa  mostra  sul  presbiterio  il  Coro  ligneo,  composto  da  40  stalli  ed  attribuito  a  Jacopo 

Mangio e alle  maestranze locali, alla fine del ‘500. 

Due  imponenti  statue,  attribuite  a  Giuseppe  Li  Volsi,  raffiguranti  gli  Apostoli  Pietro  e 

Paolo,  sono  ubicate  nei  basamenti  dell’arco  trionfale.  Mentre  sono  state  pitturate  da 

Vazzano (lo Zoppo di Gangi) i grandi  affreschi che riportano le storie dei Santi Pietro e 

Paolo  presenti  nel  cappellone  e  di  alcune  storie  della  vita 

di Cristo riprodotte nella volta. 

Nella navata di sinistra troviamo la Cappella oggi dedicata 

alla Madonna dei Miracoli. La costruzione ha avuto inizio 

nel 1632 e, poi, è stata decorata con affreschi e stucchi dal 

collesanese Giuseppe G. Lo Varchi.  

Questa  cappella  contiene,  anche,  una  cassa  di  legno  con 

pennellate  oro  in  cui  sono  custodite  le  reliquie  dei  SS. 

Martiri: Marco, Giacinto e Balilla, traslate intorno al 1660. 

Nel 1846 venne trasferita la tela dell’Annunciazione, nota 

come  il  Quadro  della  Madonna  dei  Miracoli  patrona  e 

avvocata del paese. 

Nel  ‘600  vennero  aperte  dieci  Cappelle  lungo  le  due 

navate laterali, murate nel secondo dopoguerra per motivi 

di stabilità dell’edificio.  

L’ex  Chiesa  di  S.  Giacomo,  (patrono  di  Collesano  fino  al  1641)  oggi  è  adibita  a 

manifestazioni culturali e religiose dopo il completamento del restauro. La struttura la cui 

costruzione  risale  intorno  al  1470  realizzata  con  il  sostegno  dei  Cardona,  conti  di 

Collesano,  subì  il  crollo  della  navata  sinistra.  A  questo  complesso  è  fissata  in  un  piano 

sottostante  la  fontana  dei  “Due  Cannoli”  ricostruita  nel  1876  con  progetto  dell’Ing. 

Diliberto D’Anna. 

La Chiesa dei SS Sebastiano e Fabiano, chiamata del Collegio (delle figlie della Croce) è 

la  più  antica  chiesa  costruita  fuori  le  mura  del  quartiere  Bavarino,  si  presenta  con  una 

sola  navata  con  quattro  cappelle  laterali  dedicate  al  Crocifisso,  a  S.  Sebastiano,  a  S. 

Michele Arcangelo e alla Madonna col Bambino tra S. Giovanni della Croce e S. Teresa 

d’Avila. 

Nella  parte  absidale,  è  collocata  una  grande  tela  datata  1688  che  riproduce  nella  parte 

alta, la Sacra  Famiglia e in basso (come era  nel ‘600)  l’abitato di  Collesano (prima del 

terribile  terremoto  del  1693).  Inoltre,  al  suo  interno,  accoglie  la  vara  del   “Cristo 

nell’Urna” che viene portata in processione durante il Venerdì Santo.  



Risale al periodo normanno (1140) la Chiesa di S. Maria la 

Vecchia,  essa,  ha  un  impianto  a  tre  navate,  inizialmente 

titolata  a  S.  Pietro,  successivamente  dal  ‘300  dedicata  a 

Maria  Assunta.  La  facciata  della  Chiesa  è  caratterizzata 

dall’originale  arco  acuto  di  età  normanna  e  dalla  torre  è 

caratterizzata  dalla  policroma  guglia  maiolicata  a 

testimonianza 

della 


tradizione 

dell’arte 

ceramica 

collesanese.  I  circa  4000  mattoni  policromi  sono  disposti 

uno  sopra  l’altro,  con  un  particolare  sistema  ad  incastro  e 

sono  stati  ideati  e  prodotti  proprio  dalle  fornaci  locali  nel 

‘600  e  provenienti  dalla  chiesa  di  S.  Giovanni  Battista, 

crollata intorno al 1932. 

Intorno  al  ‘600,  sono  state  apportate  trasformazioni  del 

presbiterio,  con  una  presenza  di  affreschi  e  decorazioni  di 

stucchi  rappresentanti  la  storia  della  Vergine  Assunta,  a  cura  di  Giovanni  Lo  Varchi. 

All’interno  sono  presenti  la  scultura  lignea  policroma  della  Vergine  Assunta  realizzata 

nel XVI sec. di interessante lavorazione e una splendida statua in marmo della Madonna 

col bambino attribuita al Gagini (1516). 

La  cappella  di  destra  è  dedicata  a  S.  Lucia  martire  (protettrice  degli  occhi).  Ogni  13 

dicembre e per tradizione al termine della Santa Messa vengono offerti “gli occhialeddi”, 

biscotti  a  forma  di  occhiali  e  preparata  la  cuccia.   La 

cappella 

di 

sinistra 



è 

dedicata 

al 

Crocifisso. 



In  prossimità  della  Chiesa,  una  piccola  via  conduce  tra  i 

ruderi del Castello, di origine normanna, che nel periodo di 

splendore, ebbe diversi proprietari: Nel 1194 i normanni, lo 

cedettero al vescovato di Palermo per poi passare ai Cicala, 

ai  Ventimiglia,  ai  Cardona,  gli  Aragona  e  ai  Moncada. 

Sotto  il  dominio  di  quest’ultima  famiglia,  il  castello  ebbe 

un  periodo  di  grande  splendore  culturale  e  teatrale  per  le 

rappresentazioni,  spesso  a  carattere  religioso,  messe  in  scena  dall’Accademia  degli 

Offuscati. Purtroppo a causa del terremoto dell’11 gennaio 1693 viene reso inutilizzabile. 

Oggi  rimangono  solo  qualche  brandello  delle  mura  perimetrali  e  poche  tracce 

dell’impianto urbanistico.  

Dalla Piazza Rosario Gallo (dedicata allo storico collesanese) attraversando Via Collegio, 

arriviamo  “u  stazzuni”  antico  quartiere  di  S.  Francesco  che,  nel  ‘600  era  sede  di 

numerose  officine  di  ceramisti;  apprezzate  la  fattura  e  le  decorazioni   dei  manufatti  in 

tutta la Sicilia. Sono in fase di restauro le antiche fornaci, e in ristrutturazione le strutture 

che ospiteranno il Museo della Ceramica. 

Nella parte opposta del paese, la Chiesa di S. Maria di Gesù con annesso il Convento dei 

Frati Minori Osservanti Riformati. Fu fatta costruire nel 1611 da Maria Aragona e moglie 

di  Francesco  Moncada  Conte  di  Collesano  con  l’annesso  Convento.  Aveva  in  tutto  32 

stanze  e  un  chiostro  circondato  da  12  colonne  di  pietra,  nei  capitelli  delle  colonne  sono 

scolpiti gli stemmi dei devoti, che parteciparono alle spese.  

Dopo il 1866, anche il convento dei Frati Minori venne chiuso e l’edificio passò prima al 

demanio dello Stato e poi al Comune che lo adibì prima a caserma, poi a carcere ed oggi 

a biblioteca. 

Recentemente  il  chiostro  è  stato  restaurato  e  viene  usato  per  mostre  ed  eventi  culturali. 

Il  prospetto  della  chiesa  e  la  pavimentazione  sono  stati  rifatti  nel  1950.  L’interno  della 

chiesa  è  ad  una  sola  navata,  e  presenta  6  altari  laterali.  Fra  le  opere  d’arte  in  essa 

custodite il Quadro della Porziuncola, la  tela è datata 1625 di Gaspare Buzzata. L’altare 



maggiore  scolpito  in  legno  e  con  intarsi  in  madreperla  custodisce   un  artistico 

Tabernacolo. 

Il  Crocifisso,  opera  scultorea  lignea,  è  ubicata  nella 

cappella in fondo a sinistra dell’unica navata della Chiesa di 

S.  Maria  di  Gesù  (con  annesso  complesso  conventuale  dei 

Frati Minori Osservanti Riformati). 

Il  Crocifisso,  vera  e  propria  opera  d’arte  è  stata  scolpita  e 

pitturata nel 1635 da Fra’ Umile da Petralia (1600-1639), il 

cui  vero  nome  è  Giovanni  Francesco  Pintorno.  L’opera  a 

tutto  tondo  presenta  una  singolarità:  il  volto  del  Cristo  a 

seconda  da  dove  viene  osservato  (con  particolare  interesse),  presenta  tre  espressioni 

differenti: agonizzante da sinistra, sorridente al centro e morto a destra. Il SS. Crocifisso 

è anche compatrono locale sin dal 1635.  

I  festeggiamenti  del  SS.  Crocifisso  si  svolgono  nei  giorni  13  e  14  settembre.  La 

manifestazione religiosa viene curata dal Comitato omonimo con la direzione del rettore 

della  Chiesa  di  S.  Maria  di  Gesù  e  con  il  patrocinio  del  comune  di  Collesano.  

Dal lato opposto vi è l’altare della Madonna della Visitazione con l’immagine marmorea 

della vergine scolpita dal palermitano Carlo Aprile. 

I  Domenicani  si  stabilirono  a  Collesano,  attorno  alla  metà 

del  ‘400  e  presero  possesso  della  chiesa  dell’Annunziata 

Vecchia,  ubicata  in  prossimità  del  cimitero.  Nel  corso  dei 

secoli,  questa  struttura,  fu  curata  da  tre  ordini  religiosi 

(Domenicani, Carmelitani e Cappuccini). 

Oggi versa in uno stato rovinoso ed è priva  di arredi sacri, 

anche se la Chiesa possedeva un ricco patrimonio di opere 

d’arte che, dopo la sua chiusura al culto, è stato trasportato 

in  altre  chiese  di  Collesano,  anche  il  famoso  quadro  di  Maria  SS.ma  dei  Miracoli 

ritoccato dal collesanese G. G. Lo Varco nel 1643. 

Dell’Annunziata  Vecchia,  si  ricorda  per  una  serie  di  eventi  che  la  tradizione  locale 

identifica  come  i  miracoli  di  Maria  Santissima,  (poi  patrona  di  Collesano),  a  partire  dal 

27 aprile 1571. 

L’8 Settembre 1641 fu solennemente confermata e proclamata dai 

Giurati,  dal  Clero  e  dal  popolo  MARIA  SS.  DEI  MIRACOLI 

celeste  PATRONA  di  Collesano  né  è  testimonianza  un  atto 

pubblico del notaio Pietro Tortoreti del 29 Giugno 1643. 

La  tela  dell’effigie  miracolosa,  nel  1926,  fu  definitivamente 

trasferita dalla chiesa dei Cappuccini o Madonna dei Miracoli, alla 

Chiesa Madre. 

Suggeriamo anche, una visita  all’antica Abbazia di 

Pedale,  una  delle  più  antiche  abbazie  della  Sicilia, 

fondata  nel  1130  dai  monaci  basiliani,  ai  quali 

subentrarono  i  Benedettini  tra  il  1310-1347.  Il 

complesso  monastico,  oggi  ridotto  in  abbandono,  ha  una  pianta 

quadrangolare  con  corte  interna.  La  cappella  presenta  un  portale  ad  arco 

acuto  e  all’interno,  unico  elemento  rilevante  un  ciborio  in  pietra  con  lo 

stemma dei Cardona. 

 


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